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Storie dell’Italia precarizzata: una lettera fra i silenzi della politica
Buongiorno! Con la presente Vi invito ad aggiornarvi sulla situazione che si è creata negli aeroporti di Malpensa e Linate in conseguenza alla gestione del personale intrapresa dalla società SEA.
Se vi capita di partire o transitare da questi aeroporti, provate a chiedere al personale SEA,con cui venite a contatto se ha un contratto a tempo indeterminato o se sono lavoratori interinali. Provate a sondare il loro umore e chiedere cosa pensano della loro attuale situazione lavorativa.
Il fatto è che ormai la presenza di lavoratori interinali è massiccia negli aeroporti milanesi e nonostante ciò, la SEA intende aumentare il proprio valore sbarazzandosi del proprio personale. Evidentemente per l’attuale amministrazione le strutture aeroportuali sono più vantaggiose e remunerative dei lavoratori che vi lavorano.
Una situazione paradossale è rappresentata dagli impiegati che lavorano nelle sale vip di Alitalia a Malpensa, le sale Caravaggio e Botticelli. Questi lavoratori indossano la divisa verde di Alitalia, ma la indossano solo per essere “in tinta” col contesto ambientale. In realtà sono impiegati interinali alle dipendenze di SEA e non della compagnia aerea; ma in ultima analisi non sono nemmeno lavoratori SEA, in quanto questi sono presi in prestito da agenzie specializzate. Potete immaginarvi che confusione ci deve essere nelle loro teste quando qualche passeggero chiede di parlare con qualche loro responsabile? Chi dovranno chiamare?
Va da sé che molti di questi lavoratori, assunti da pochi mesi se non settimane, oltre a lavorare per le ore contrattuali, si sentono spesso contattate dalla segreteria del personale che chiede di fare dei rientri in servizio; in altre parole lavorare altre 3 ore dopo aver già lavorato per 8. Se li viene chiesto il motivo di questa loro disponibilità verso l’azienda, la risposta è la stessa: “eh cosa devo fare?” Già dal tono con cui me lo chiedono capisco che se dico di no, rischio di non essere più richiamato quando mi scade il contratto. Speriamo che questo non accada nella misura in cui la sicurezza nel lavoro e soprattutto del trasporto aereo non venga meno.
Qualche giorno fa 50 lavoratori SEA, tutti a contratto a tempo indeterminato, hanno ricevuto una lettera di licenziamento. La SEA, in virtù di un accordo commerciale, cede questi lavoratori a un'altra società. Motivo: esubero di personale per perdita di due compagnie aeree. La lettera firmata da Vincenzo Vaccari, rappresenta l’apoteosi di una politica aziendale che da anni svilisce i lavoratori di un importante azienda milanese.
Lo svilimento e la delusione dei lavoratori sono tanto più profondi tanto più la loro azienda continua ad impiegare nuovi interinali. Anche al centro di addestramento di Malpensa si stanno formando nuovi addetti al checkin. Ma la SEA si sta preparando gli interinali che sostituiranno i licenziati per esubero?
Gli interinali sono collocati in SEA perfino in quelle posizioni che nel passato erano ambite e raggiunte solo dopo anni di esperienza.
Diventare addetto di biglietteria, al bilanciamento degli aerei, agente di rampa, è ormai una chimera per chi ha un contratto a tempo indeterminato. Ognuno è costretto a svolgere il proprio compito senza prospettiva di crescita e diversificazione professionale. Da troppo tempo tutto è fermo e statico. La frustrazione é infinita. La SEA è irremovibile nel suo intento di soppressione del personale.
La sensazione, ormai diventata convinzione, dei lavoratori è che l’attuale gestione ha come obiettivo la totale perdita dell’attività di handling delle compagnie aeree. Questa scelta è del tutto legittima per un’azienda, se non fosse che il prezzo da pagare sia tutto a carico di coloro che da anni hanno contribuito con il proprio lavoro a far crescere la SEA. La subdola intenzione percepita dai lavoratori è che l’azienda intenda progressivamente perdere clienti, piuttosto che acquisirne di nuovi, allo scopo di dichiarare esubero di forze e dimettere i lavoratori.
Malpensa 2000 è stato un aeroporto che all’epoca della sua apertura è stato contestato un po’ da tutti. Dai comuni limitrofi che lamentavano il rumore infernale degli aerei (ricordate le tegole sollevate delle case del quartiere di Case Nuove?). Il parco del Ticino, che lamentava un aumento dell’inquinamento ambientale nelle zone limitrofe.Dagli altri aeroporti che non ne giustificavano il futuro ruolo di primo aeroporto lombardo. la SEA aveva sempre attenuato le critiche al suo nuovo aeroporto evidenziando l’importanza del suo ruolo come datore di lavoro. Praticamente aveva zittito un po’ tutti dicendo di che nel raggio di decine di chilometri in ogni casa ci sarebbe stata almeno una persona che avrebbe lavorato per il suo aeroporto.
Adesso che il terzo satellite di Malpensa (area di partenze) è in avanzata costruzione, che il mega hangar per la manutenzione aerei è realizzato, che si parla della futura realizzazione della terza pista, che si stanno realizzando gli scavi davanti all’aerostazione per un futuro hotel, la SEA sembra attuare la politica del “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato”.
Le istituzioni che si occupano di lavoro, società, leggi, sicurezza, trasporti, devono conoscere meglio cosa sta avvenendo in una grande impresa lombarda e chiarire cosa intende fare la SEA con il proprio aeroporto e con i suoi dipendenti. Qualcuno deve prendersi la responsabilità politica e sociale per dichiarare che i lavoratori non contano più nulla. Più il tempo passa, più negli aeroporti milanesi si distruggono professionalità, aspettative di miglior lavoro, progetti di vita.
Era questo la realtà lavorativa che immaginava il defunto Biagi, o è la SEA che per storpia le leggi per far cassa?
Un dipendente SEA
(Ripresa da Varesenews)
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Ingresso di lavoratori o lavoratrici stranieri in Italia nel 2006 (decreto flussi)
E' arrivata la tua domanda?
Sarà arrivata regolarmente la mia domanda di assunzione di un extracomunitario spedita col kit?
Alle ansie di molti che, magari dopo essersi sobbarcati di ore - o giorni - di fila presso gli Uffici Postali abilitati può dare una risposta il seguente link del sito delle Poste italiane:
http://www.poste.it/online/dovequando/assicurata.shtml
Nella form che compare è sufficiente inserire:
• il codice dell'invio, costituito dalle cifre segnate sotto il codice a barre che trovate sulla ricevuta della spedizione che vi è stata consegnata all'ufficio postale. Le cifre vanno inserite senza interruzioni e senza trattino (es.: 000920018274):
• la data di spedizione.
La risposta viene fornita in tempo reale. Se la spedizione è stata effettuata da più di due mesi, la risposta sarà disponibile il giorno successivo alla richiesta.
Ricordiamo che, ai fini dell'ottenimento della quota, ciò che fa fede è la data e l'orario di spedizione, e non la data e l'orario di arrivo. Il link comunque può essere utile per verificare il corretto inoltro della pratica al CSA delle Poste per la digitalizzazione (v. scheda su ciò che avviene dopo la presentazione della domanda).
Seguono gli inviti ricevuti e la posizione della commissione biotetica della Tavola valdese sull'eutanasia....
(leggi tutto...)
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La newsletter ha ricevuto un generoso contributo da parte dell'On. Alfonso Gianni, del PRC - Sinistra Europea, che ringraziamo sentitamente."Se un pazzo guida sul marciapiede della Kurfürstendamm, come pastore non posso limitarmi a seppellire i morti e consolare i parenti: devo strappare dal volante l'autista". Con queste emblematiche parole, il teologo luterano Dietrich Bonhoeffer sintetizzò dal carcere di Tegel le molteplici ragioni che lo avevano spinto a collaborare all'organizzazione del complotto contro Hitler.

Argentina: a trent’anni dal colpo di stato
Intervista a Sabatino Annechiarico
Trent’anni fa, il 24 marzo del 1976, cominciava uno dei periodi più bui della storia argentina, latinoamericana e mondiale. Ancora una volta, dopo l’eclatante e brutale caduta del governo Allende in Cile, i militari decisero di intervenire nell’agone politico, spazzando via con maldestra rozzezza ogni forma di opposizione. In ogni angolo del continente le Forze Armate uscirono dalle caserme e diedero inizio a brutali repressioni. Víctor Jara, cantautore cileno ucciso (dopo che gli furono recise le mani) nelle ore successive al golpe di Pinochet, lo espresse attraverso la voce e le note della propria chitarra con splendidi versi in rima:
“Que los derechos humanos
los violan en tantas partes,
en América Latina
domingo, lunes y martes.
Nos imponen militares
para sojuzgar los pueblos,
dictadores, asesinos,
gorilas y generales”.
“I diritti umani
sono violati in molte parti,
in America Latina
domenica, lunedì e martedì.
A noi impongono militari
per soggiogare i popoli,
dittatori, assassini,
gorilla e generali”.
Migliaia di persone vennero prelevate dalle proprie abitazioni, oppure mentre si recavano a scuola, al lavoro, e condotte nelle caserme e in gelidi scantinati. Il luogo più famoso è senza dubbio l’ESMA (Escuela de Mecánica de la Armada Argentina). L’enorme edificio al numero 8200 di Avenida Libertador, nel quartiere di Núñez, nella parte settentrionale della capitale Buenos Aires, divenne uno dei cinquecento luoghi adibiti alla detenzione e alla tortura, necessari alla giunta militare per compiere il proprio disegno di morte e barbarie. Ma anche altri nomi sono passati tristemente alla storia, come i centri di detenzione clandestini Club Atlético, Olimpo e Virrey Cevallos.
Per l’ESMA passarono moltissime persone, si stima cinquemila: solamente qualcuna di esse sfuggì alla morte, la maggioranza allungò la triste lista dei desaparecidos. Inoltre si procedeva anche a legalizzare la sottrazione dei beni dei prigionieri, a falsificare documenti, a raccogliere tutto quello che veniva trafugato dalle case ormai disabitate dove avevano vissuto le persone rapite. Il resoconto di quegli anni di terrore sembra il peggiore degli incubi, destinato a sconvolgere per sempre le menti di chi fu vittima e di chi di quelle vittime denunciò la scomparsa chiedendo verità, e poi giustizia. Fa rabbrividire ascoltare i ricordi di chi sopravvisse (quell’odore, quell’oscurità, quelle sensazioni…), oppure il dolore di chi si vide sconvolta l’esistenza dopo la sparizione di un proprio caro, per lo più ragazze e ragazzi.
Molti dei rinchiusi dell’ESMA furono infatti drogati, portati semicoscienti su aerei militari e gettati nel Rio della Plata ancora vivi, durante i famigerati vuelos de la muerte, come rivelò nel 1995 (anche se la notizia era già stata appurata) l’ex capitano dell’esercito Adolfo Scilingo. Ci furono donne che dovettero partorire nelle segrete dei centri di detenzione (nell’ESMA esisteva un reparto chiamato maternidad clandestina): a esse fu concesso di vedere per pochi attimi, a volte per giorni i propri figli, prima che venissero loro portati via per sempre, in moltissimi casi per essere affidati agli aguzzini che li segregavano oppure a loro conoscenti. Solo ultimamente sono state rivelate le identità di questi neonati (oggigiorno adulti) che hanno potuto così scoprire l’orribile segreto che celava loro la vita.
Esiste nella mente umana qualcosa di più diabolico, di più cinico del piano elaborato dai militari che si impossessarono dei locali della Casa Rosada, e della vita di un intero paese? Un continente che soffriva da quasi cinquecento anni di abusi e ingiustizie vedeva nella sua regione più benestante ed “europeizzata” lo svolgersi di pratiche repressive senza precedenti: corpi fatti a pezzi, persone rapite e presto scomparse, donne e bambini uccisi con metodica regolarità, senza che nulla si potesse fare. Trentamila esseri umani sparirono in tal modo, senza lasciar traccia.
E il mondo, come reagiva a quanto stava accadendo in Argentina? I paesi europei, Italia in testa, si preoccupavano solamente che i propri affari continuassero a prosperare, rinnovando accordi commerciali come se nulla fosse. Il Vaticano (mentre Pio Laghi, allora nunzio apostolico in Argentina e poi prefetto del Dicastero vaticano dell'Educazione cattolica, giocava a tennis con l’amico generale Emilio Massera) rimaneva stretto nella logica della Guerra Fredda. Nel 1978 addirittura si svolsero in Argentina i mondiali di calcio e, in piena mattanza, furono trasmessi in tutto il mondo i gol di Mario Kempes che portarono alla vittoria finale proprio la squadra di casa. La mente torna alle parole di Primo Levi “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici, considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no” e ai versi di Fabrizio De André nella Canzone del Maggio (del 1973…) “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”.
Fu solo nel 1983, dopo la parentesi dell’insensata guerra per il controllo delle Isole Malvinas, che l’Argentina vide di nuovo un governo civile a capo del paese, guidato da Raúl Alfonsín. L’eredità di quei sette anni, però, era troppo pesante, quasi onnipresente: si giunse a un’inspiegabile e vergognosa impunità per migliaia di torturatori e assassini che si videro dispensati dal rispondere delle proprie nefandezze davanti alla legge. E così ai parenti delle vittime toccò vedere in giro per la strada o nei ristoranti per esempio Alfredo Astiz, al riparo da qualsiasi possibilità di condanna grazie alle leggi Punto Final e Obediencia debida. Si cercava con l’amnistia di cancellare e seppellire la memoria sotto la spessa coltre del passato.
Il ricordo di quel periodo venne invece tenuto vivo con costanza e ostinazione dalle Madres de Plaza de Mayo, madri e nonne che, fazzoletto in testa e lacrime agli occhi, hanno sfidato le cariche della polizia ogni giovedì per oltre vent’anni, manifestando davanti al palazzo del governo.
Perché ci fosse una rottura, un’inversione di tendenza è stato necessario l’arrivo di Néstor Kirchner, chiamato alla guida del paese dopo le proteste della popolazione e dei piqueteros contro la politica economica imposta, su consiglio del Fondo Monetario Internazionale, da De la Rua. Kirchner ha infatti presenziato nei locali che furono dell’ESMA all'inaugurazione del museo della Memoria (mentre Carlos Menem aveva promosso un progetto per la sua demolizione), dopo aver ordinato di rimuovere dalle pareti della Casa militare di El Palomar i ritratti degli ex generali golpisti Jorge Rafael Videla e Reynaldo Bignone. Tutto ciò con un equilibrismo ragguardevole, dovuto alla necessità di non toccare chi ha in mano le leve del potere e degli affari: quella stessa élite che si arricchì nei funesti anni della dittatura. Questa è in estrema sintesi il resoconto di quei sette anni. Abbiamo chiesto a Sabatino Annecchiarico** di rispondere alle nostre domande, per capire più a fondo quanto accadde.

Intervista a Sabatino Annecchiarico
Com’è potuto accadere? Perché si giunse a tanta barbarie? Qual era il motivo di ricorrere a una violenza così spietata, con metodi disumani di repressione del dissenso?
Per capire meglio come tutto questo sia potuto accadere in un paese parte di un continente martoriato da un’inaudita violenza dal XVI secolo a oggi, basta ricordare per esempio le atrocità commesse dai primi invasori già nel 1500 con i cani portati dall’Europa, addestrati a uccidere, sbranandolo vivo, chiunque non accettava di essere sottomesso pacificamente alla colonizzazione. Con questa ferocia si stabilì che in quelle terre tutto diventava possibile pur di soddisfare le politiche colonialiste di sfruttamento nel continente di tutto l’esistente, incluse le persone. Da allora l’utilizzo della strategia di imporre il terrore tra la popolazione come metodo persuasivo è stato uno degli strumenti più adoperati dalle transnazionali per raggiungere i loro profitti.
In America Latina, nel ventennio tra la metà degli anni Sessanta e degli anni Ottanta si posero le basi delle politiche neoliberiste che conosciamo oggi. Una politica a senso unico, in pieno rispetto del profitto delle transnazionali. Un profitto garantito dalla mano forte dei militari (i pretoriani delle transnazionali), previamente addestrati nelle Escuelas de las Américas di Panama con istruttori prevalentemente nordamericani. Da queste scuole sono usciti i più raffinati metodi per imporre il terrore tra la gente: la tortura, la scomparsa di persone, il terrorismo. Metodi approvati da quasi tutte le aziende d’affari che si trovano in America Latina.
Questo è quello che accadde nell’Argentina di quelli anni: l’instaurazione di una strategia del terrore, dopo aver eliminato, con la violenza, coloro che ostacolavano la “pacifica” applicazione delle politiche neoliberiste del capitalismo. Un metodo terroristico per far piazza pulita di eventuali ostacoli per poi applicare liberamente le ricette di libero mercato, a partire dal 1983, quando finì la dittatura (non ce ne era più bisogno), iniziata sette anni prima. Diventava utile al sistema capitalista la democradura, come definì i governi del dopo dittatura lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano. Questa democradura rispettò a pieno titolo tutte le raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale, senza opposizione alcuna.
Insomma, la fine della dittatura è stata per molti aspetti effimera…
A riprova di questa continuità politica tra dittatura e democradura, è sufficiente osservare chi fu il ministro dell’Economia dell’Argentina ai tempi della dittatura del generale Videla: l’ideologo economista José Alfredo Martínez de Hoz, figlio prediletto delle politiche neoliberiste e padre istruttore di Domingo Felipe Cavallo, che fu a sua volta a capo dello stesso ministero ai tempi del governo di Carlos Menem. Proprio quel Menem che mise in pratica, già senza opposizione, i più evoluti programma neoliberisti. Cavallo era stato addirittura presidente della Banca Centrale dell’Argentina negli anni della dittatura del generale Leopoldo Galtieri, durante il conflitto bellico con la Gran Bretagna per il controllo dell’Oceano Atlantico meridionale.
Partendo da questa storica e secolare realtà, “che ogni crimine in quel continente è possibile”, insieme alle prime avvisaglie delle nuove politiche colonialiste e imperialiste di fine Novecento, sia da parte degli Stati Uniti (nel tentativo di creare un libero mercato continentale) sia da parte dell’Europa che non gradiva di perdere il mercato latinoamericano, è stato consentito di completare l’opera di azzittire ogni possibilità di dissidenza, imponendo quel terrore “dove non era importante il numero dei morti”, parafrasando le dichiarazioni pubbliche di Videla all’indomani del colpo di Stato del 1976. Si mise in atto un perverso meccanismo in cui torturare e uccidere diventava non solo la normalità, a volte anche macabro sport, bensì il “dovere” dinanzi la Patria e Dio, come recitavano i militari e i prelati complici del genocidio. Tutto divenne possibile grazie all’aiuto dei mezzi d’informazione (radio, TV e carta stampata), al silenzio complice (e non solo) della Chiesa, alla gioia della borghesia nazionale e al consenso dei paesi del Primo Mondo.
Vorrei ricordare che non è possibile risalire al numero esatto delle vittime causate da questa criminale politica di libero mercato. Si calcola che dal 1976 al 1983 siano stati più di trentamila i desaparecidos, ventimila i morti ammazzati con il ritrovamento dei corpi, una diaspora di oltre due milioni di persone, esuli in tutto il mondo e un paese in ginocchio che non ha mai finito di pagare tutto questo martirio.
Come spieghi il silenzio, e la complicità, di chi in Argentina e al mondo non mosse un dito per denunciare i crimini commessi?
Dove sono le transnazionali del petrolio, dell’industria chimica e farmaceutica, dell’alimentazione ecc.? Continuano senza disturbi nell’opera orripilante di fare affari con il silenzio dei paesi “ricchi”, della stampa internazionale e della Chiesa cattolica. Questo perché su ogni scrivania di ogni capo di governo di ogni paese del Primo Mondo ci sono gli accordi siglati con i presidenti delle transnazionali (in molti casi è la stessa persona fisica a occupare le due poltrone). Ecco la spiegazione del perché tanto silenzio da parte di chi avrebbe potuto fare qualcosa di concreto per evitare tanto massacro. Del resto, quelli più in basso nella scala sociale, il terrore li ha sepolti sotto il silenzio dell’omertà.
Nonostante i trentamila desaparecidos, chi rimase a lottare attivamente per la fine della repressione? Quali reali possibilità vi erano di sconfiggere la giunta militare, che disponeva di potenti appoggi all’interno e all’esterno del paese?
Se l’Argentina avesse avuto trentamila combattenti-oppositori alla dittatura militare, sicuramente oggi sarebbe stata un’altra storia. È opportuno chiarire che la maggior parte dei desaparecidos non erano militanti politici. Molti erano bambini e adolescenti. Molti ancora erano comuni cittadini senza una posizione politica d’appartenenza che, colpiti in modo diretto, creavano quel senso di terrore sopra citato. Tuttavia, i militanti politici furono nella maggior parte assassinati. Pochi si salvarono e di questi pochi furono in tanti quelli che scelsero la via dell’esilio. Il periodo di massimo terrore fu dal 1976 al 1979, quando avvenne la maggior parte dei crimini. Nella clandestinità, o nella semiclandestinità, si continuava a lavorare per salvare il salvabile. Le Madres de Plaza de Mayo sono un palese esempio di questa continuità di lotta che non è mai stata abbandonata. Molti continuarono a cadere nelle mani assassine dei militari. Molti venivano uccisi per vendetta trasversale o semplicemente caduti in qualche perverso destino dovuto al degrado morale in cui era arrivata la società.
Chi rimase a combattere in questo contesto capì che sconfiggere la dittatura era solo un sogno senza speranza, soprattutto perché il vero sconfitto era il popolo argentino privo di unità e chiarezza nella lotta contro il nemico comune. Una sconfitta che ancora continua dopo i clamorosi risultati economici e sociali a cui è arrivata l’Argentina nel dicembre del 2001: tutta nelle mani della grande finanza internazionale e delle transnazionali che mai hanno smesso di fare affari.
Cosa ne pensi del fatto che il governo Kirchner abbia deciso di aprire un museo della Memoria là dove trent’anni fa si trovava l’ESMA? Come si concilia, in sostanza, il valore della memoria, di cui noi siamo qui a sostenere l’importanza, con il fatto che in questo caso non sia mai stata fatta giustizia?
Un museo della memoria in un paese che non ha deciso di cambiare rotta politica uscendo dal sistema che l’ha ridotta alla fame (e alla miseria, soprattutto culturale) è solo umiliante. Quale memoria deve conservare un paese in cui i crimini continuano a esistere? Dove i criminali continuano a essere impuniti? Dove le cause che hanno provocato tutti quei crimini continuano intatte e sono addirittura state aggiornate? Perché dovrebbe gioire un popolo martoriato all’estremo per un museo che ricordi quei crimini quando non ha mai ricevuto un segnale di giustizia a tanto lutto? Oggi, nella sola provincia di Santiago del Estero, nel nord dell’Argentina, muoiono ogni mese più bambini per fame di quanti sono stati i morti nell’ESMA. Cosa dovremmo fare nel futuro prossimo, il museo della provincia di Santiago del Estero? E se facessimo il museo di tutta l’Argentina?
Ciò detto, non nego che la memoria è la base per la lotta del presente. A patto che sia una memoria attiva, partecipata e discussa, per cambiare l’orripilante sistema capitalista che continua a uccidere. Quello di cui non abbiamo bisogno è una memoria statica, rinchiusa in un museo “tutto da vedere”, magari come meta dei “turisti rivoluzionari”.
Trent'anni dopo, che cosa è rimasto in Argentina e nella coscienza degli argentini?
A trent’anni da quel terribile colpo di stato, per gli argentini è rimasta una miseria generalizzata, soprattutto nelle regioni dell’interno del paese. Una miseria non solo economica, bensì soprattutto culturale. Con la privatizzazione di tutto l’esistente durante il governo di Menem, sono state privatizzate anche le scuole pubbliche. Oggi il sistema educativo è basato principalmente su scuole private che, com’è logico supporre, rispondono a interessi di guadagni economici e non si curano della formazione degli argentini. Il costo per iscrivere un bambino a scuola è uno dei motivi della bassa affluenza scolastica, presupposto perché in futuro ci siano le condizioni per un paese ignorante e ancora più sottomesso. Esattamente il contrario di quello che diceva José Martí, quando si riferiva a un popolo colto come base per la sua libertà.
Trent’anni dopo, rimangono le nuove generazioni, che hanno ripreso, dal profondo e dall’inizio, questa guerra contro l’usurpazione straniera e del capitale colonialista. Sono i figli dei desaparecidos, degli esiliati che non sono tornati, degli argentini che sono rimasti e che non si sono mai arresi, perché, come dicono le Madres de Plaza de Mayo, “L’unica lotta che si perde è quella che si abbandona”. E oggi l’eredità di quegli anni è presente, anche se la strada è in salita e per nulla facile.
** Sabatino Annecchiarico (Buenos Aires, 1951) – Figlio di emigranti italiani, dal 1985 vive in Italia. Giornalista militante, esperto di geopolitica latinoamericana e politiche migratorie, ha lavorato come fotografo, fotoreporter e giornalista per diversi enti di Buenos Aires. Ha collaborato con il progetto “Sirams” dell’UNESCO e con l’Università di Architettura di Buenos Aires per la preservazione del patrimonio naturale, artistico e culturale del Cono Sur. È stato docente della Dirección Nacional de Educación para Adultos (DINEA), lavorando in programmi di alfabetizzazione nei quartieri poveri e nelle villas miserias di Buenos Aires. Collabora con numerosi settimanali, mensili e agenzie di stampa in Italia. Attualmente è socio fondatore e presidente dell’Associazione nazionale di mediatori interculturali “StraniEri”.
Fonte: Associazione Svizzera-Cuba
Segue "Le pazze" di Plaza de Mayo (leggi tutto...)
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Avviso: tutti gli articoli pubblicati dal dicembre 2004 ad oggi sono leggibili nelle rispettive pagine tematiche di approfondimento: festeggiamo così le 10.000 visite del sito. Grazie a tutte e a tutti!
MB
PS: la lentezza nella fase di caricamento del sito dipende proprio dalla mole di dati e immagini qui contenute. Ci scusiamo. Crediamo che ne valga comunque la pena. In queste ore siamo tra l'altro sommersi di messaggi di visitatori statunitensi (riteniamo soprattutto quaccheri) che plaudono per gli aspetti professionali, le belle immagini, ecc. Thanks american readers!
Caso Olanda: propagandisti scatenati dal ministro Giovanardi contro l’informazione corretta

Quando fu promulgata nel 2000 l’allora decano della Facoltà Valdese di teologia, il pastore Ermanno Genre, dichiarò: "la legge approvata in Olanda merita di essere conosciuta prima che 'scomunicata': e' una legge che tutela il diritto del cittadino, per evitare che altri decidano per lui. Il ministro Giovanardi scaglia ora, proprio contro quella Legge, veri e propri propagandisti scatenati sui vari media a danno dell’informazione corretta.
La legge olandese sull’eutanasia commentata in un libretto dell'editrice Claudiana
Bene ha fatto la Claudiana a pubblicare il testo della legge olandese modificativa di alcuni articoli del Codice penale in riferimento all'"interruzione della vita su richiesta e dell'assistenza al suicidio"(1). Legge esaltata e auspicata da alcuni come segno di civile progresso e da altri esecrata e respinta come segno di incivile regresso.
Una legge rigorosa
Intanto, al di là delle diatribe ideologiche, la conoscenza del testo della legge contribuisce a valutare positivamente la cautela e il grande senso di umana responsabilità che stanno alla sua base. Le rigorose condizioni poste per la sua applicazione consistono innanzitutto nel rispetto della volontà del paziente che deve essere più volte espressa in modo inequivocabile; in seguito deve risultare con altrettanta chiarezza la situazione di sofferenza insopportabile e senza prospettive di miglioramento. Il medico, accertate queste condizioni e dopo essersi confrontato con colleghi indipendenti, potrà agire applicando i più rigorosi criteri di diligenza, prudenza e perizia. Il testo della legge è integrato da risposte a ben 18 domande che possono essere formulate in relazione alla delicatezza della problematica affrontata. Inoltre il libro è corredato da documenti della Chiesa evangelica d'Olanda, della Chiesa valdese e da puntuali commenti dei pastori Ricca, E. Genre e Becchino.
Lo scrupolo con cui la legge viene applicata si può desumere dall'elevato numero di richieste di eutanasia non accolte e dal relativamente basso numero di situazioni in cui la legge può trovare legittima applicazione. Il punto di partenza è che il paziente non gode del diritto di eutanasia e che il medico non è obbligato a praticarla. L'eutanasia non dovrà mai diventare un intervento di routine, ma riguardare "casi limite" per i quali possa essere dimostrata l'inefficacia di ogni altro intervento.
Un discorso favorevole all'approvazione di una tale legge non può tuttavia non tener conto di alcuni elementi problematici. Alcuni sono segnalati dalla nota psicologa e psicoterapeuta francese Marie De Hennezel, ben conosciuta anche da noi per la pubblicazione del libro La mort intime, poco correttamente tradotto "La morte amica"(2), in cui descrive le sue toccanti esperienze nella pratica dell'accompagnamento dei morenti esercitata nell'unità di cure palliative all'Ospedale universitario di Parigi. In un secondi libro dal titolo significativo Nous ne nous sommes pas dit au revoir, anche in questo caso banalmente tradotto in "La dolce morte"(3), viene affrontato con serenità e umanità il problema dell'eutanasia. (leggi tutto...)
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La red

IL SOLE
“Poi che son servo del Sole vi parlerò del Sole;
notte non sono, né adoratore delle notti, non parlerò di sogni.
Come messaggero del Sole e suo interprete,
segreti messaggi prenderò da lui e vi porterò la risposta.
E poi che vado come sole, brillerò su rovinati deserti,
fuggirò dai luoghi abitati, parlerò deserte parole.
Assomiglio alla vetta di un albero lontano dalla radice:
pur ristretto in secca corteccia, parlerò di succoso midollo.
Se pur son mela secca son più alto d’un albero;
anche se ebbro e sconvolto, dico parole veraci!
Da quando il mio cuore ha sentito il profumo della polvere della
sua soglia,
ho vergogna anche della polvere sua, non parlo che d’acqua
purissima!
Togliti il velo dal volto, ché il volto hai glorioso!
Non permettere ch’io debba parlarti come sotto ad un velo!
Se hai il cuore di pietra, io son pieno di fuoco qual ferro;
se assumi trasparenza di cristallo, io parlo di calice e vino!
Poi che nato sono dal Sole come il Re Qobad antico,
non sorgerò nella notte, non parlerò di chiaro di luna.”
(Rumi, Poesie mistiche, Rizzoli)
Inserto sul pensiero arabo
L’inserto è curato da Mustafa T. , tecnico 46enne di Torino, appassionato di cultura islamica e yoga, autodidatta, socio fondatore di tre associazioni islamiche. Autore del libro: Asciurà: il martirio del sacro mese di Muharram, edizione Noctua, 1999, e curatore del libro di Gohar Shahi: Minareto di luce, SEB edizioni, 1998. Noto per i suoi viaggi e ritiri spirituali in Siria, Iran, Turchia e India, è oggi collaboratore di riviste islamiche.
Attualmente dirige il progetto Yoga e Islam ai seguenti indirizzi web:
http://tradizionesacra.blog.tiscali.it
http://it.groups.yahoo.com/group/yogaeislam/
La filosofia ebbe inizio nel mondo islamico nel III/IX secolo, con la traduzione in arabo di testi filosofici greci. Il primo filosofo musulmano, i cui scritti si sono tutti conservati - al-Kindi - fu celebrato anche nell'Occidente latino. Egli aveva una grande familiarità con le dottrine principali della filosofia greca e si era fatta fare espressamente la traduzione di una versione compendiata delle Enneadi. Fu lui a dare l'avvio alla formulazione di un vocabolario filosofico tecnico in arabo e a un ripensamento della filosofia greca nei termini di dottrine islamiche. Da entrambi questi due punti di vista fu seguito da al-Fàràbi, il quale dette un contributo determinante alla formazione in Islam di una salda base per la filosofia peripatetica. I filosofi di questa scuola avevano familiarità con i neoplatonici alessandrini e ateniesi e con i commentatori di Aristotele, e consideravano la filosofia di Aristotele alla luce del neoplatonismo. Sono inoltre identificabili elementi neopitagorici in al-Kindi, dottrine politiche sciite in al-Fàràbi e idee di ispirazione sciita in taluni scritti di Avicenna.
La principale tendenza della scuola peripatetica, la quale trovò il suo massimo esponente islamico in Avicenna, fu però verso una filosofia fondata sull'uso della facoltà discorsiva, la quale si affidava essenzialmente al metodo sillogistico. L'aspetto razionalistico di questa scuola raggiunse il suo punto terminale con Averroè, il quale divenne il peripatetico musulmano più ortodosso in senso aristotelico e rifiutò, come aspetto esplicito della filosofia, quegli elementi neoplatonici e musulmani che erano entrati nella visione del mondo dei peripatetici orientali come Avicenna.
Dal VI/XII secolo in avanti, si sviluppò l'altra scuola principale della filosofia islamica, o, per esprimerci in modo piú appropriato, la "teosofia" nel suo senso originario. Questa scuola, il cui fondatore fu Suhrawardi, divenne nota come la scuola illuminativa (ishràgz), in contrapposizione con quella peripatetica (mashashà'i). Mentre i peripatetici si fondavano piú decisamente sul metodo sillogistico di Aristotele e cercavano di raggiungere la verità per mezzo di argomenti fondati sulla ragione, gli illuminativisti, che attingevano le loro dottrine sia dai platonici e dagli antichi persiani sia dalla stessa rivelazione islamica, consideravano l'intuizione intellettuale e l'illuminazione il metodo fondamentale da seguire, di pari passo con l'uso della ragione. I filosofi razionalisti, pur lasciando un'impronta indelebile sulla terminologia della posteriore teologia musulmana, si allontanarono gradualmente dagli elementi ortodossi, sia teologici sia gnostici, cosicché dopo la loro "confutazione" da parte di al-Ghazzàli, esercitarono ben poca influenza sul corpo principale dell'opinione pubblica musulmana. La scuola illuminativi, che combinava il metodo della raziocinazione con quello dell'intuizione intellettuale e dell'illuminazione, balzò invece alla ribalta durante quello stesso periodo che viene considerato in generale - anche se del tutto erroneamente - la fine della filosofia islamica. Di fatto, assieme alla gnosi, essa occupò la posizione centrale nella vita intellettuale dell'Islam. Nel momento stesso in cui, in Occidente, il platonismo agostiniano (che considerava la conoscenza il frutto dell'illuminazione) cedeva il passo all'aristotelismo tomistico (che si allontanò da questa stessa dottrina illuminativi), nel mondo islamica stava avendo luogo il processo inverso.
Dobbiamo però operare una distinzione fra le reazioni sunnita e sciita alla filosofia. Il mondo sunnita, dopo Averroè, rifiutò quasi per intero la filosofia, eccezion fatta per la logica e per il persistere dell'influenza della filosofia sui suoi metodi di argomentazione, oltre che per alcune convinzioni cosmologiche che si erano conservate nelle formulazioni della teologia e in alcune dottrine sufi. Nel mondo sciita, invece, la filosofia di entrambe le scuole, peripatetica e illuminativi, continuò a essere insegnata come una tradizione viva nei secoli nelle scuole religiose; alcune fra le massime figure della filosofia islamica, come Mullà Sadrà, che fu un contemporaneo di Descartes e Leibniz, vennero molto tempo dopo il periodo considerato solitamente "la fase produttiva" della filosofia islamica.

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Come insiste giustamente la teologia della liberazione, la teologia non è che un “atto secondo”, non scopre proprio un bel niente , al massimo descrive, sistematizza , ordina con un linguaggio logico razionale una dimensione divina che si è fatta scoprire in mille altri modi; attraverso gli scritti sacri, attraverso la predicazione delle chiese ma anche nelle relazioni interpersonali, nella saggezza interpersonale di altri popoli e altre fedi, nelle cose più semplici, nella nostra solitudine, nelle nostre paure, nei nostri sogni, speranze, desideri. Se ho scoperto qualcosa della dimensione divina attraverso gli studi teologici ( e mano a mano che vado avanti penso di “aver scoperto” sempre di meno) è grazie alla bravura di quei teologi e quelle teologhe che hanno saputo trasmettere qualcosa di quel divino che altrove hanno sperimentato.
(Elisabeth Green, teologa battista in “L’autorità delle donne”, Gabrielli Editori in collaborazione con le amiche di Tempi di sorerità)
Noi ci abbiamo provato in questi anni… Tu, cosa ne pensi?
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Abbiamo bisogno di altre donne e di altri uomini che ci diano un grande o piccolo contributo finanziario. Un grazie sincero ai compagni e alle compagne Giorgio Saglietti, Doriana Goracci e Gian Luigi Bettoli.
Cerchiamo anche collaborazioni laiche col mondo ebraico e islamico progressista: potresti essere proprio tu la persona che ci interessa. Prendi dunque spazio fra gli altri...
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Siamo nella condizione di dover sospendere le pubblicazioni fino a quando non troveremo adeguati supporti di sostegno finanziario all'iniziativa o di uno sponsor che ci consenta di esprimerci comunque in piena autonomia.
Ci scusiamo con tutte e tutti per il disagio.
Maurizio Benazzi
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Abbiamo espresso in queste ore il nostro messaggio di arrivederci a Tom Fox, attivista quacchero americano dei Christian Peacemaker Teams*, ucciso nei giorni scorsi in Iraq, sul sito http://www.cpt.org/index.html

Esprimiamo un dolore profondo per la morte di un grande testimone della
Pace, un Amico quacchero seriamente impegnato nelle strade di questa
terra a cercare l'utopia di un mondo più giusto e umano.
L'Eterno lo accolga nelle sue braccia con tanto amore.
Ecumenical newsletter
http://ecumenici.altervista.org/html/index.php
*CPT è un'organizzazione che interviene, con metodi nonviolenti, in diverse regioni in cui sono in corso dei conflitti. L'organizzazione ha i suoi uffici a Chicago e Toronto. CPT è stata fondata nel 1984 da Mennoniti, Fratelli e Quaccheri, membri dunque delle cosiddette "chiese della pace" (peace churches).
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Dai nostri amici Rom e Sinti apprendiamo
…Dopo l'incendio di mercoledì 8 marzo al campo rom di via Triboniano 212, a Milano, riprende, senza un attimo di tregua, l'attività della polizia per allontanare i Rom. Si preannuncia una nuova installazione di containers di recupero dai terremotati per la 'messa in sicurezza' del NUOVO campo…..
Invitiamo chi legge questa notizia a diffondere il seguente comunicato stampa, ovunque sia possibile.
La red
Il Comune di Milano sta approntando, con ampio ritardo, la cosiddetta messa in sicurezza del campo comunale per Rom in via Triboniano 210-212, costituito il 6 nov. 2001 e subito uscito… di sicurezza, per un’improvvido squillo di trombe mediatiche che lo trasformò in un punto di raccolta di Rom da tutt’Italia, con la conseguente drammatica condizione d’ingovernabilità –sia da parte dei capi famiglia, che delle autorità municipali- che è sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere, invece di fare propaganda.
Il fuoco di mercoledì sera ha dato una mano, senza troppo distinguere fra regolari ed irregolari, come d’altronde fanno le autorità degli sgomberi.
* Il giorno dopo il disastro la polizia era già all’opera per l’ennesima conta e così 10-15 persone sono state portate via con un pulmino dalle macerie ancora fumanti e dalle famiglie.
Il progetto deliberato in Giunta prevedeva che l’insediamento sarebbe stato diviso in quattro settori. Gli abitanti di ognuno di questi settori sarebbero stati trasferiti in successione nel prato antistante, per consentire l’esecuzione dei lavori; quindi, gli aventi diritto (a giudizio insindacabile del Comune e con l’assistenza del servizio sociale, affidato alla Questura) avrebbero potuto poi prendere possesso dei containers messi a disposizione dal progetto (costo 1.050.000 €).
* Non stiamo qui a sottilizzare su altri aspetti, quali la realizzazione, nonostante l’ostilità degl’interessati e degli altri abitanti del quartiere, d’un insediamento di 300 persone, in area di rispetto cimiteriale, nella zona 8 del Decentramento, già carica di analoghe presenze, con conseguenze a ricaduta sull’uso di servizi pubblici (scuola, sanità, trasporti…).
* Contrariamente al previsto, si è cominciato dai Rom bosniaci, una famiglia allargata di 50 persone. Essi hanno assistito, dal fango del prato, in cui hanno trascorso questi mesi di pioggia e gelo, alle varie fasi dei lavori e, con grande sconcerto, a quella che ha portato all’installazione dei containers. Infatti, mentre la gru li sollevava per collocarli sul terreno, hanno potuto constatare che essi erano ampiamente danneggiati nella parte sottostante. Alcuni lo sono anche nell’interno e nel soffitto. Insomma, ci piove. Uno dovrà essere sostituito, perché i suoi allacciamenti non corrispondono a quelli che l’impresa ha realizzato nel terreno.
*Ci chiediamo se questi scatoloni, ammassati a due metri l’uno dall’altro, abbiano veramente un costo tale da corrispondere a quello previsto in delibera, dove peraltro non si parla di materiali di recupero.
Su ognuno di essi, infatti, una targhetta metallica recita: Commissario del Governatorato del Friuli. Ditta Autocar Nuova di Battistini Ezio. Cesena. Contr. N° 301. 9.7.1992. Riparato 11.2.1993.
*I Rom romeni, autentici emigranti, a poco tempo dal preannunciato inizio (?) dei lavori, ancora non sanno con che criterio saranno scelti gl’inquilini e gli espulsi, col solito probabilissimo esito di famiglie spezzate, di bambini tolti dalla scuola, di lavoro faticosamente trovato e subito perso.
Insomma una nuova Capo Rizzuto.
*Non ci rimane che ricordare che dentro quelle scatole vivranno delle persone, che verranno a rilassarsi, tornando dal lavoro in cantiere, dei bambini ci ritorneranno da scuola e ci faranno i compiti, ecc. Una ‘corea’, come si diceva una volta, parlando di emigranti nostri.
In fondo, ci pare un bel segnale d’integrazione e di cittadinanza, se degli zingari potranno, finalmente, vivere come i nostri terremotati.
Ma, se scoppiasse un incendio, nel NUOVO CAMPO messo in sicurezza (ma con le bombole), che accadrebbe fra questi containers ammucchiati?
Milano 10 marzo 2006 per il Presidente, Laurenţiu Sandu, il vicepresidente Ernesto Rossi
ASSOCIAZIONE “AVEN AMENTZA” – UNIONE ROM E SINTI – ONLUS
________________________________________________________________________
sede legale: Via Triboniano 212 – 20156 Milano (Italia). Tel. +39.(02).48409114
sede operativa: Provincia di Milano, Via Pancrazi 10 –20145 Milano. Tel. +39.(02).7740.4489 – fax 7740.4490
Costituita il 18 luglio 2004, registrata a Milano il 22 novembre 2004 , n° 104485 serie 3. Codice fiscale 97389270154
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In occasione del centenario della nascita, giornata dedicata a "DIETRICH BONHOEFFER: una lettura da "Resistenza e resa" con la partecipazione del professor Fulvio Ferrario della Facoltà Valdese di Teologia di Roma, di Juerg Kleemann della Chiesa Evangelica Luterana in Italia e di Paolo Colombo del Centro Ecumenico Europeo per la Pace. L'incontro è organizzato in collaborazione con la Chiesa Cristiana Protestante di Milano.
Vogliamo ripercorrere la vicenda che ha portato al martirio Dietrich Bonhoeffer con un’introduzione alla vita e al pensiero del giovane teologo tedesco,a cui farà seguito la lettura del suo scritto “Dieci anni dopo”..Il testo sarà letto dall’attrice Stefania Casiraghi e commentato dai relatori.
L'appuntamento è per sabato 18 marzo 2006, dalle ore 15 alle 18, presso la sala attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.

Rabbi Moshe Loeb diceva:
“La via in questo mondo assomiglia al filo della lama d’un coltello.
Di qua e di là c’è l’abisso e la via della vita corre nel mezzo”
(da “Racconti chassidici” di Martin Buber)
HANS JONAS (1903-1993)

Studiò filosofia e teologia con Husserl, Bultmann e Heidegger. Dopo l'avvento del nazismo, emigrò negli Stati Uniti e qui insegnò in diverse università americane. Il suo itinerario intellettuale, come egli stesso disse, può essere suddiviso in tre tappe: gli studi sullo gnosticismo, gli studi per una filosofia dell'organismo che incontra le scienze naturali, gli studi infine per una filosofia pratica che affronti i problemi posti dalla società odierna. Qui si accennerà brevemente solo all'ultima fase del suo pensiero. Jonas parte dalla constatazione che oggi l'uomo ha messo in pericolo la natura che lo circonda e in cui vive. Quindi l'uomo ha bisogno di una nuova etica, un'etica della previsione e della responsabilità. L'etica tradizionale, secondo Jonas, era un'etica antropocentrica, che si fermava al qui ed ora e non si poneva il problema degli effetti futuri delle nostre azioni. Da qui l'esigenza di passare da un'etica puramente antropocentrica ad un'etica planetaria, e da un'etica della contemporaneità ad un'etica per la posterità. L'imperativo categorico di Jonas diventa quindi: "Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". Ma perché si dovrebbe preferire l'essere al non-essere, la vita alla distruzione? Per rispondere, Jonas dice che bisogna trovare un fondamento della morale, e questo si trova nella constatazione che essere è meglio che non essere (anche perché come potrebbe il nulla difendere le proprie posizioni se non …essendo, cioè non essendo più nulla ma qualcosa?). Da ciò deriva che l'uomo ha il dovere di dire sì alla vita. Il diritto alla vita si trasforma nel principio responsabilità. L'uomo ha il dovere di essere responsabile nei confronti della natura e delle generazioni future. E per vivere realmente questa responsabilità, egli parla di una "euristica della paura", nel senso che la responsabilità si deve fondare sia sulla speranza, fondamento per ogni azione, e sia sulla paura, che funge da stimolo per evitare di combinare troppi guai. Da questo punto di vista, Jonas è contrario alla clonazione umana mentre è favorevole all'eutanasia (il diritto di vivere include anche il diritto di morire). In ultimo, in un breve e famosissimo saggio intitolato Il concetto di Dio dopo Auschwitz, egli sostenne che Dio non è intervento ad Auschwitz perché…non ha potuto. Dio, per Jonas, non è onnipotente. Di fronte al dilemma di come un Dio buono abbia potuto permettere certe atrocità, la risposta di Jonas è: io faccio salva la bontà di Dio ma debbo negargli l'onnipotenza. L' uomo di Jonas è quindi un'immagine del Dio sofferente (ampiamente verificabile nelle Canone ebraico) e che si prende cura, per l'altro è anche il Dio che ha rinunciato all'onnipotenza e che accetta per questo tutte le implicanze che questo può comportare. All’essere umano spetta il contrasto del male, per il futuro delle prossime generazioni.

Milano: libertà razziste e deliri nazifascisti
Dove sono i nostri politici, campioni di “democrazia” ?
Invito alla lettura
Hans Jonas
Il concetto di Dio dopo Auschwitz
Genova, Il Melangolo, 1997

di Matteo Galletti
Auschwitz è stata senza dubbio una delle più immani tragedie che la contemporaneità abbia conosciuto e, del resto, non pochi libri, articoli, inchieste si sono preoccupati di analizzare questo fenomeno, nel tentativo di metterne in luce le tante zone oscure, di capirne il significato e, non ultimo, di riuscire a spiegarne il perché. Hans Jonas abbandona ogni prospettiva storica, sociologica o etica per acquisirne un'altra, del tutto originale: la prospettiva della teodicea. Come può Dio aver permesso la tortura, l'umiliazione ed infine la morte di milioni di ebrei? Come si può ancora accordare a Dio l'attributo della bontà dopo gli orrori che Auschwitz ha conosciuto? L'esistenza di Auschwitz, secondo Jonas, porta a dover ripensare alla radice il concetto di Dio; si deve rinunciare all'idea di un Dio immutabile, onnipotente e al tempo stesso in parte sconosciuto all'uomo. Attraverso un mito l'autore del libro spiega come Dio abbia volontariamente creato il mondo e abbia rinunciato alla propria perfezione, calandosi nello spazio e nel tempo. Egli ha scelto di farsi immanente, ha preferito il 'divenire' all' 'essere immutabile'; e lo stesso Dio si arricchisce via via grazie all'evoluzione delle specie degli esseri viventi; ogni forma di progresso è per Dio un essere sempre più consapevole di sé e della propria opera. Al comparire dell'uomo sulla terra Dio si rende spettatore del suo cammino: ne segue i primi passi, diviene sentimentalmente partecipe della sua vicenda senza però intervenire mai in essa. Come si colloca Auschwitz in questo processo cosmico? Esso si pone come un evento che chiude un'era e ne inizia un'altra ma è un evento di cui Dio non è responsabile fisicamente. Il Dio di Jonas non è indifferente alle vicende umane ma Egli non può causarle o dirigerle. È un Dio che non è distante dal mondo e tuttavia non è onnipotente. Egli ha concesso all'uomo una delimitata regione in cui muoversi ed ha deciso di non irrompere in questo luogo circoscritto; Dio ha rinunciato a se stesso, alla sua perfezione perché noi fossimo, ma noi e solo noi siamo responsabili degli accadimenti del mondo storico. Anche al di là delle asserzioni filosofiche e delle conclusioni a cui Jonas giunge attraverso la lettura delle Sacre Scritture, questo libretto ci regala due insegnamenti: primo che le vicende, anche dolorose, che appartengono al nostro passato (e pure quelle che apparterranno al nostro futuro) possono essere guardate anche sotto una nuova luce, quella dell’ebraismo; secondo che solo l'uomo è responsabile di ciò che compie. Tirare in ballo un cieco destino o un volere imperscrutabile che ci è superiore serve soltanto ad oscurare il fatto che dobbiamo sempre e comunque imporci un attento esame di coscienza.
Hans Jonas, Il concetto di Dio dopo Auschwitz (una voce ebraica), Genova, Il Melangolo, 1997
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Il decreto riguardante i flussi d´ingresso dei lavoratori extracomunitari per l´anno 2006 (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 15 febbraio 2006 concernente la “programmazione dei flussi d´ingresso dei lavoratori extracomunitari nel territorio dello Stato per l’anno 2006”) è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – serie generale, n. 55 del 7 marzo 2006. In calce al decreto viene precisato che le domande potranno essere presentate agli uffici postali abilitati a partire da martedì 14 marzo 2006, alle ore 14,30. Si informa, inoltre, che è stata emanata un´apposita circolare illustrativa del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che indica anche la distribuzione delle quote sul territorio nazionale.
Per chi lo desidera è disponibile una guida completa al decreto flussi redatta da “Nero e non solo Onlus” richiedibile in redazione ecumenici@alice.it
Sono state raggiunte le 100.000 firme per la petizione popolare delle donne contro la guerra
La newsletter Ecumenici oltre un anno fa non firmò l’appello “per la bibbia nelle scuole” il cui contenuto e un primo elenco dei firmatari è visibile su www.biblia.org Per quella stessa ragione riportiamo, condividendolo nei contenuti, l’ultimo dispaccio d’Agenzia riportato dalla ticinese “Voce evangelica”, sulla proposta di insegnamento del Corano nelle scuole italiane: è sempre importante distinguere, per tutti (cattolici e protestanti in primis), le tattiche dalle strategie e contestualmente mettere all’ordine del giorno dell’agenda di discussione dei credenti (che sono anche cittadini) proprio la questione della laicità dello Stato, che - di fatto -oggi è stata relegata ai margini del dibattito, per questioni prevalentemente di opportunismo politico-elettorale. Qui non è – a ben vedere - in gioco la sola “libertà religiosa degli altri”.
Riportiamo di seguito anche il testo della nostra comunicazione scritta inviata ad Agnese Cigni di Biblia in data 19 febbraio 2005:
-----Messaggio originale-----
Da: Ecumenici [mailto:ecumenici@aliceposta.it]
Inviato: sabato 19 febbraio 2005 22.01
A: 'biblia@dada.it'
Oggetto: R: appello per la Bibbia nelle scuole
Ecumenici da tempo si è espressa positivamente per l'accoglimento della proposta dell'Associazione 31 ottobre in favore dell'insegnamento della storia delle religioni nelle scuole, credendo importante l'approccio interculturale e storico alla questione delle Fedi viventi. Per questa ragione riteniamo di non dover procedere nella diffusione del Vostro appello ma resta fermo il nostro interesse verso le vostre attività a livello associativo.
Vi segnaliamo che il file inviato non può essere comunque messo direttamente su messaggio e-mail per margini di destra fuori dimensione ordinaria.
Sincere cordialità
Maurizio Benazzi
Il Corano nelle scuole pubbliche?
09 marzo 2006 - (ve/nev) I protestanti italiani sono contrari all'introduzione di un'ora di insegnamento religioso islamico nella scuola pubblica. Con questa chiara presa di posizione i protestanti intendono introdursi nel dibattito creatosi intorno alla presa di posizione, favorevole, del cardinal Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, circa l’ora di religione islamica nelle scuole pubbliche. La Consulta islamica riunitasi in questi giorni, nell’avanzare una serie di richieste allo Stato italiano, si era spaccata al suo interno su questo punto. L’Agenzia stampa NEV ha raccolto, tra le altre, le dichiarazioni di Gianni Long, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e della pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese.
Gianni Long: Le chiese evangeliche hanno sempre espresso la convinzione che l’educazione religiosa è competenza delle famiglie e delle comunità di fede. Ciò è ribadito anche nelle Intese con le cinque chiese evangeliche (e in quella con l’Unione delle comunità ebraiche). Siamo quindi contrari all’insegnamento confessionale nelle scuole pubbliche: quello cattolico oggi ed eventualmente altri domani. Al contrario, riteniamo utile un insegnamento aconfessionale di storia delle religioni. Esiste un progetto in merito dell’"Associazione 31 Ottobre per una scuola laica e pluralista", associazione che fa capo alla FCEI; e anche il Consiglio d’Europa si è espresso per un insegnamento del genere, come mezzo di dialogo e per sviluppare una vera cittadinanza europea.
Maria Bonafede: Sono sempre stata convinta che l’insegnamento della dottrina in vista della fede sia prerogativa delle diverse fedi e religioni e che a scuola non dovrebbe esistere nessun insegnamento confessionale. Credo però che lo Stato avrebbe dovuto prevedere ad introdurre da tempo, sia nella formazione degli insegnanti, sia nella programmazione delle materie curricolari, elementi di conoscenza critica e di valorizzazione delle diverse religioni nella formazione culturale dell’umanità. Non credo che moltiplicare ore di insegnamento confessionale aiuti la convivenza e lo scambio culturale ed umano di cui il nostro paese ha bisogno. Indubbiamente la richiesta della Consulta islamica mette in evidenza quanto l’insegnamento della religione cattolica (IRC) sia un privilegio concordatario ed un problema da risolvere.
Fonte: www.voceevangelica.ch
Regali elettorali

Beretta & C.
(Disarmo Lombardia) Nel maxi emendamento dello scorso 8 febbraio il governo ha inserito un passaggio, di cui si ha notizia solo in questi giorni, con il quale si consente ai fabbricanti di armi non solo di riparare le armi prodotte, ma anche di svolgere “le attività commerciali connesse”.
Per cogliere la gravità di tale provvedimento e l’enorme favore fatto alla società Beretta spa di Gardone VT (Brescia), il cui titolare Ugo Gussalli Beretta è, come noto, amico personale di Berlusconi e della famiglia del Presidente Americano Bush, è importante sapere che la Magistratura bresciana ha in corso dal 2005 un’indagine giudiziaria per capire come mai una partita importante di pistole Beretta “riciclate e ricommercializzate” sia anche finita nelle mani dei terroristi di Al Qaeda operanti in Iraq.
Sull’ultimo numero del settimanale l’Espresso e sul quotidiano la Stampa di Torino, la vicenda è ricostruita con precisione: la Beretta aveva ricomprato nel 2003, dal Ministero dell’Interno, 44.926 pistole usate (modello 92s) dalla Polizia italiana e ritirate per essere sostituite con armi più moderne. Pistole che, nonostante siano definite “fuori uso”, sono semiautomatiche ancora “apprezzate” sul mercato perché armi calibro nove considerate da guerra.
Secondo quanto affermato dalla stampa nazionale, le pistole, per lo più in buone condizioni, erano state svendute a prezzo di rottame dal Ministero alla Beretta, che le aveva poi rimesse a nuovo e rivendute, senza però avere la necessaria licenza per riparare armi. Per la magistratura bresciana appare illegale la stessa cessione delle armi da parte del Ministero dell’Interno poiché irrispettosa della legge che impone il parere del Ministero della Difesa sulla vendita di armi da guerra.
Nel 2004, comunque, sempre secondo la ricostruzione giornalistica, l’azienda chiede la licenza per vendere armi al governo provvisorio di Bagdad, procedura che poi abbandona, inoltrando alla prefettura di Brescia la domanda di permesso per vendere le pistole in questione a una ditta britannica sconosciuta cui viene consegnato un primo stock di 20.318 pezzi che poi finisce in Iraq. La magistratura, a seguito dell’indagine, sequestra nei depositi della Beretta le restanti 15.478 pistole già acquistate dalla misteriosa società inglese.
E adesso che il Governo di centrodestra, con il decreto dell’8 febbraio, ha confezionato un gran bel regalo per la Beretta, è più che mai necessario fare piena luce su questa vicenda,davvero inquietante.
Osvaldo Squassina (Consigliere regionale PRC Lombardia)
Diffuso da Giorgio Nobili:
8 PER MILLE E ALTRE REGALIE
Non bastava l'8 per mille e il suo perverso meccanismo di moltiplicazione dei soldi, non bastava l'esonero dell'Ici, esteso anche alle strutture commerciali della Chiesa, non bastava l'assunzione in ruolo di migliaia di insegnanti di religione nelle scuole pubbliche e dei cosiddetti assistenti religiosi negli ospedali pubblici, non bastava il massiccio finanziamento alle scuole private, i privilegi concessi agli oratori e addirittura il 7% degli introiti delle opere di urbanizzazione secondaria che i comuni sono tenuti a versare alle diocesi? non bastava.
Dall'ultimo numero di MicroMega, apprendo con sconcerto e vana indignazione anche l'esistenza di queste quisquilie: in base ai Patti Lateranensi, il Vaticano non ha mai pagato una lira per il consumo dell'acqua; consumo, si badi bene, che ammonta a ben 5 milioni di metri cubi annui, la maggior parte utilizzati per irrigare i megagalattici giardini vaticani.
Ma non basta: fino agli anni 70, le acque di scarico, sacre sicuramente (ma inquinanti altrettanto sicuramente), confluivano direttamente nel Tevere. Poi furono costruiti i depuratori ma il comune di Roma non ha mai ricevuto il pagamento del costo del servizio che, nel 1999 aveva raggiunto la bella cifretta di 44 miliardi di lire.
Quando l'azienda municipalizzata Acea è stata quotata in Borsa, gli azionisti hanno giustamente richiesto il pagamento degli arretrati vaticani. Ma a quel punto il Ministro dell'Economia dell'epoca è provvidenzialmente intervenuto, accollandosi l'onere del pagamento ed ottenendo in cambio l'assicurazione che il servizio di smaltimento acque sarebbe stato per il futuro regolarmente pagato (costo attuale 2 milioni di euro l'anno). (leggi tutto...)
+ 0 - 0 | § ¶Dedicato a te Davide Melodia, una vita nella libertà dello Spirito
Per scaricare gratuitamente le Losungen 2006 cliccare sul sito http://www.losung.de/ , scegliere la lingua e il programma che si preferisce tramite la funzione "Download"
Si ringrazia coloro che hanno inviato un messaggio di partecipazione al dolore per la scomparsa di Davide Melodia.
L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the. Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori. Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sorrida. Alla fine, non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma i silenzi dei nostri amici.
Martin Luther King Jr.

L’Eterno Emigrante
di Davide Melodia
Adamo
progenitore d' una migrante specie,
cacciato dal Terrestre Paradiso, cadde,
dell' impervio, truce, sconosciuto,
inospitale mondo,
dell' angoscia, di belve,
di violente Forze della Natura, preda.
Ma strappò, coi figli sparsi nei piani,
nei monti nelle valli nel mare,
dal suolo e dalle onde cibo,
ai dirupi ed alle rocce
grotte per dimorarvi.
Quando, trovato un sito,
ed ivi prosperato s' insuperbì,
lasciò dimentico nel pozzo fondo
miserie e pianti di pellegrino.
Fattosi civile
al nuovo pellegrino negò
lo spazio vitale e lo gettò
fuori, nella notte.
O Tu, che vivi placido nell’opulenza
assiso tra i frutti del progresso
torna a quel pozzo e scava,
scava nella memoria storica
ed ombre nude e smunte
vagare vedrai.
Son l’ ombre dei tuoi padri.
Ecco,
oggi, domani, sempre,
nel tuo cammino t’ imbatterai
in povere smarrite creature
senza casa né cibo, né pace, né amore, né amicizia,
e forse alfine i derelitti progenitori
rammenterai e tenderai loro
una mano amica.
( Livorno, 29 luglio, 1988 )
(Ecumenici) La corrispondenza di Davide Melodia con la newsletter Ecumenici è stata fittissima da quando ci siamo conosciuti per il tramite della Mailing List denominata “Via Adda non si cancella" (fra anarchici, comunisti, libertari, immigrati, sfrattati e antiproibizionisti); mi ha scritto talvolta anche tre volte al giorno. Mi metteva a conoscenza di ogni dettaglio della sua vita e dei suoi scritti. E’ stato un vulcano, anche nella fase conclusiva della sua esistenza.
Delle sue sofferenze fisiche e famigliari preferiva non parlarne e non lo faremo noi. Era un uomo che non amava essere compatito e a testa alta ha affrontato le questioni cruciali della sua esistenza e della sua svolta non violenta e pacifista; sia in termini di Fede che di impegno politico è stato un simbolo ecumenico di oggi.
Viveva nei pressi di un città del lago Maggiore, dopo aver lasciato Livorno, e la lontananza geografica con gli altri non ha certamente favorito il contatto diretto con gli Amici italiani, inglesi e americani. Pensate che per ritrovarsi nel mondo quacchero ci si affida solo a telefonate, lettere o a piccoli annunci in inglese che appaiono sulle riviste distribuite negli Hotel della metropoli e destinati ai turisti, prevalentemente americani, di passaggio a Milano. Alcuni non usano regolarmente il PC, altri vivono la vita dello Spirito in solitudine pur continuando a dipingere, a relazionarsi con altri, a lavorare, ecc.
Il Movimento quacchero o degli Amici in Italia vive una dispersione estrema, totale. C’è chi sta nei gruppi pacifisti, fra le pallottole vaganti, in terra di Palestina, chi si incontra regolarmente a Bologna e chi durante l’ultimo momento del silenzio a Milano aveva proposto di trasferire la prossima riunione a Verbania, proprio per stare insieme a Davide. Lui mi scrisse che se fossi riuscito a ottenere la sala valdese di Milano per gli incontri degli Amici, ci avrebbe assicurato la sua presenza, una volta guarito.
Parlammo anche di un tema spinoso di questi tempi, perché frutto talvolta di manipolazioni ecclesiastiche: mi riferisco al tema della creazione; Davide sostenne la tesi della collaborazione con Dio, io quella “osè” (usando una sua espressione) della co-creazione, elaborata dalla teologia femminista in Germania. Concordammo alla fine che se anche si trattasse di co-creazione , l’umiltà umana dovesse comunque prevalere sull’orgoglio. Un buon punto di accordo ritengo, rispettoso di entrambi i punti di vista. Fede nell’azione, in vista del Regno, potremmo definirlo, a pensarci bene.
Accompagniamo Davide col silenzio e la forza e la libertà dello Spirito. Quella che Lui ha sperimentato e gli siamo grati per l’amicizia.
Per chi può, ci si ritrova per i saluti al Tempio metodista di Intra-Verbania sabato mattina alle ore 11.00 in via Mameli 19 (di fronte all’imbarco dei traghetti). La notizia è stata confermata anche dal past. Leonardo Magrì. Rita Sanvittore di Tortona (cell. 347.1774395) è inoltre a disposizione per eventuali ulteriori info telefoniche.
Ringraziamo Davide ci ha regalato diversi scritti.
Buona continuazione nella libertà dello Spirito, caro Davide.
Maurizio Benazzi
Una vita ribaltata in favore della non violenza, della pace e dell’impegno ecologista
CENNO AUTOBIOGRAFICO
di Davide Melodia
Nato il 10 agosto 1920 a Messina, Davide Melodia è figlio del Pastore Evangelico Battista, Vincenzo.
Soldato in Cavalleria nel 1939, inviato in Libia nel 1940 prima dello scoppio della II Guerra Mondiale, cadeva prigioniero dell’Esercito Britannico alla fine del ’40. Dopo sei anni e un mese di Prigionia in Egitto e in Sud Africa, nel 1947 divenne Maestro Elementare, e nel 1949 è stato nominato Pastore Evangelico, come il Padre, per operare a Sarzana, La Spezia e Prato.
Dopo altri sei anni, lasciato il pulpito, ha fatto esperienze di insegnante di inglese in scuole private e nell’ Ente Nazionale Educazione Marinara a Livorno, quindi ha svolto attività di guida turistica e interprete di inglese e francese, e infine è stato per cinque anni Maestro Carcerario.
Nel frattempo ha approfondito la conoscenza della storia Tedesca, specialmente la parte relativa alla Seconda Guerra Mondiale e al Nazismo, per comprendere i problemi dei Lager nazisti e collaborare con il fratello Giovanni, reduce dal Campo di Concentramento di Dachau.
Nel 1960 trovava presso la Libreria Belforte di Livorno il libro: The Case against Adolf Eichmann, autore Henry A. Geiger, che proponeva all’Editore Cino Del Duca di tradurre. (v. Sintesi Bibliografica)
A Milano, dal 1961 al 1968, è stato traduttore di redazione da quattro lingue – Inglese, Francese, Tedesco, Spagnolo - presso il giornale Il Giorno. Si interessava nel frattempo di problemi carcerari con la Lega Nonviolenta dei Detenuti, e, alla luce dell’esperienza pubblicava un libro-documento, “Carceri = Riforma Fantasma”, nel 1976 - esaurito.
Nei primi Anni ’70 è stato insegnante di Lingua Italiana presso l’Istituto Dante Alighieri di Milano.
Sempre negli Anni ’70 è stato due volte rappresentante del Movimento Nonviolento presso i Congressi della WRI in Europa, e nel 1985 lo ha rappresentato alla Triennale del WRI a Vedchi, in India.
Dal 1972 è vegetariano
Tornato a Livorno è stato nuovamente Guida Turistica, poi insegnante delle Guide, e per quella città ha pubblicato una breve Guida, ed una monografia sullo Storico Cimitero Inglese.
Dal 1979 è tornato alla Predicazione come Predicatore Evangelico, a disposizione di qualsiasi Comunità Protestante, a Livorno, Pisa, Piombino, Isola d’Elba, Carrara, La Spezia, Imperia, Rho. . .,
e dal 1990 a Verbania, Omega, Luino, Como, Imperia, Rho, Canegrate, Paderno Dugnano . . .
Nel 1985 si reca in India ad una Triennale della WRI, e l’anno successivo partecipa ad una Marcia per i Bambini del Mondo da Ahmedabad, e alla Tomba di Gandhi, Dheli.
Sempre negli Anni ’80 collabora con i Nipponzan Myohojii, monaci buddisti pacifisti giapponesi, per presentare una lettera del Sindaco di Hiroshima alla Accademia Navale di Livorno, a Camp Darby di Pisa, alla NATO di Verona, ed a Londra alla Inaugurazione di una Pagoda della Pace nel Kensington Park.
Ancora negli Anni ’80, per conto della Società Religiosa degli Amici, Quaccheri, partecipa al grnde Convegno Ecumenico Internazionale della JPIC (Justice, Peace, Integrity of Creation) ad Assisi, e poi a quello di Basilea.
Impegnato politicamente con i Verdi, è stato Consigliere comunale a Livorno, poi, raggiunto il Lago Maggiore, è stato Consigliere Provinciale del Verbano Cusio Ossola, (VCO), sempre per i Verdi.
Pacifista Nonviolento dal 1947, da subito in contatto con la War Resisters International (WRI), membro del Movimento Nonviolento dal 1972, ne è stato il Segretario per alcuni anni, così come lo è stato della Lega per il Disarmo Unilaterale, fondata dallo scrittore Carlo Cassola.
Dal 1979 è tornato alla predicazione evangelica, e dal 1983 ha approfondito i valori della nonviolenza, della pace e dell’amore con i Quaccheri, su cui ha scritto alcuni saggi inediti.
Predica nelle Chiese Evangeliche di ogni Denominazione.
Dal 1976 ha aggiunto ai valori della Pace e del Cristianesimo quelli della Salvaguardia della Natura, attraverso i Verdi.
Da anni tiene, nelle scuole medie e superiori, lezioni sulla Storia del pensiero e dell’azione nonviolenta.
Sintesi Bibliografica
Ecco le Prove Adolf Eichmann-trad.–Cino Del Duca Ed.,
Milano 1960, traduzione dall’inglese
Carceri: Riforma Fantasma – Sugar Ed. – esaurito.
Introduzione al Cristianesimo Pacifista – Ed. Costruttori di Pace - disponibile
L’Ipotesi Nonviolenta, in La Nonviolenza – L’Alternativa – esaurito.
Il Disarmo Unilaterale – Quad della Lega per il Dis. Unilaterale–esaurito.
La Nonviolenza : una Scelta difficile – breve saggio - on-line
Cavalieri dell’Utopia – Poesie – esaurito
Meloritmi – poesie - esaurito
Ritmi Sociali – poesie -on line
Meditazioni Liriche – poesie – on line
Ritmi Arborei . poesie – on line
Psicoritmi – poesie – on line
Alle Radici del Federalismo – saggio -on line
Saggi su : Livorno, il Cimitero Inglese di Livorno, ecc.. . .
Guida di Livorno
Perché la Nonviolenza – saggio, on line, 2003 – si può avere e-mail
Aspetti Sociali del Messaggio Cristiano
Saggi sul Quaccherismo, on line
Chi sono i Quaccheri
L’Avventura Spirituale di Gorge Fox Giovane
Il Signore del Silenzio, meditazioni
Varie
Centinaia di scritti su Pace, Religione e Ecologia
su Riviste del Movimento Nonviolento, del Mov. Intern. della Riconciliazione, su La Luce e Riforma, Com Nuovi Tempi ecc.
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Indirizzo di Casa: piazza Roma 2 – 28823 Frino, Ghiffa, Verbania
Indirizzo e-mail: Melody@Libero.it - Tel.: 0323/59815
Vi invitiamo a diffondere la notizia citando l’indirizzo del sito http://ecumenici.altervista.org/html/index.php
Di seguito l'iniziativa dell'ANPI di Crescenzago a Milano: "Ma tu sai chi era?"....
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La riflessione
… E' anzi mia opinione che il male non possa mai essere radicale, ma solo estremo; e che non possegga né una profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. E' una sfida al pensiero, come ho scritto, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s'interessa al male viene frustrato, perché non c'è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale. "
HANNAH ARENDT
(Scambio di lettere con Gershom Scholem)
8 MARZO: LE INIZIATIVE DELLA SEZIONE ITALIANA DI AMNESTY INTERNATIONAL
In occasione dell’8 marzo, la Sezione Italiana di Amnesty International organizza una serie di iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle piaghe piu’ vergognose dei nostri tempi: le violazioni dei diritti umani delle donne.
Su questo tema, Amnesty International ha lanciato nel 2004 la campagna ‘Mai piu’ violenza sulle donne’ e, nelle prossime settimane, sara’ impegnata in un’azione volta a contrastare la violenza domestica in Francia, paese in cui – secondo una recentericerca dell’organizzazione per i diritti umani - ogni quattro giorni una donna muore per mano del proprio partner. Considerata per troppo tempo come un affare meramente privato, la violenza sulle donne e’ in realta’ un affare di Stato. La ricerca di Amnesty International si concentra soprattutto sulle violenze subite dalle donne nell’ambito delle relazioni intime e della tratta ai fini di prostituzione e fa il punto sulle risposte che le autorita’ francesi non hanno saputo dare alle vittime. ‘Fino a quando questa violenza sara’ occultata o minimizzata, fin tanto che non sara’ sufficientemente presa in carico dalle autorita’ francesi e riconosciuta come la reale posta in gioco per tutta la societa’, essa non avra’ fine.
Solo cosi’, la Francia, riconosciuta come patria dei diritti dell’uomo lo sara’ anche per quelli delle donne’ ha dichiarato, Prune de Montvalon, l’autrice della ricerca.
Le principali iniziative della Sezione Italiana di Amnesty International in programma l’8 marzo sono le seguenti:
- Firenze: Seminario ‘La violenza domestica: un male nascosto, una violazione dei diritti fondamentali delle donne’, in collaborazione con la Commissione Regionale Toscana per le pari opportunita’ uomo-donna el'associazione Artemisia - Centro donne contro la violenza ‘Catia Franci’ (Auditorium della Regione Toscana, via Cavour 4 , dalle 14.30 alle 18.30);
- uscita sul territorio nazionale del film ‘Moolaade’’ di Sembene Ousmane (distribuzione: Lucky Red, patrocinio di Amnesty International). Il film del pluripremiato regista senegalese racconta la vittoriosa rivolta delle donne di un villaggio contro la pratica delle mutilazioni genitali femminili.
- Milano: presentazione del libro fotografico ‘Italiane. Cinquant’anni di storia italiana al femminile’ di Gianni Berengo Gardin (Nuovo Spazio Guicciardini, via Melloni 3, ore 11). Il volume inaugura la nuova serie di libri fotografici dell’editore di Amnesty International, EGA di Torino. Oltre all’autore sara’ presente Lella Costa, autrice della prefazione.
- Roma: in collaborazione con gli Assessorati alle Pari Opportunita’ e alle Politiche Educative del Comune di Roma, l’evento finale per gli studenti e le studentesse della citta’ che hanno partecipato alle attivita’ sui diritti delle donne all’interno del progetto per le scuole ‘Rome for Women’. A conclusione di un lungo anno di lavoro, a partire dalle 10.30, il Consiglio Comunale di Roma si riunira’ in seduta straordinaria e il sindaco Walter Veltroni premiera’, nella Sala Giulio Cesare del Campidoglio, tutte le classi che hanno contribuito a promuovere e difendere i diritti delle donne nelle citta’. Tutti i progetti realizzati dalle scuole saranno esposti in una mostra all’interno della Protomoteca e visibili anche su www.amnesty.it/educazione.
Ulteriori appuntamenti della campagna ‘Mai piu’ violenza sulle donne’ sono elencati sul sito www.amnesty.it
Per informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224, cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it
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1938 – 1945
La persecuzione degli ebrei in Italia
Una Mostra a stampa della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano
Scheda informativa
1938 – 1945 La persecuzione degli ebrei in Italia
Una Mostra a stampa della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea CDEC
Disponibile a Milano fino al 26 marzo
Museo di Storia contemporanea
Palazzo Morando Attendolo Bolognini – Via Sant’Andrea 6
Orari: 9.30-13.00 ;
(Lunedì e i pomeriggi chiuso - ingresso gratuito)

La Mostra illustra, con impostazione scientifica e completezza storica, la persecuzione degli ebrei in Italia dal 1938 al 1945. Essa ricostruisce tanto la fase della minorazione dei diritti e della persecuzione sociale, attuate dal 1938 al 1943 sotto il governo fascista del Regno d’Italia, quanto la fase degli arresti, della deportazione e dello sterminio, attuati dal settembre 1943 alla Liberazione nelle regioni poste sotto l’occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana.
La Mostra si sviluppa in 15 sezioni tematiche: tre di premessa e contestualizzazione, cinque sul periodo 1938-1943, sei sul periodo 1943-1945, una sull’immediato dopoguerra:
1.Ebrei nell’Italia unita
2.Antisemitismo e razzismo
3.Ebrei e Italia fascista
4.Propaganda antiebraica 1937-1938
5.Le leggi antiebraiche del 1938-1939
6.Gli effetti delle leggi
7.Di fronte alla persecuzione
8.Le norme antiebraiche del 1940-1943
9.L’Europa nazista e gli ebrei: persecuzione e sterminio
10.1943: occupazione tedesca ed estensione della shoah in Italia
11.1943: la politica antiebraica della Repubblica sociale italiana
12.Carceri, campi, eccidi
13.Deportazione dall’Italia e sterminio
14.Clandestinità, fuga, resistenza, soccorso
15.Il ritorno alla vita
La Mostra contiene esattamente 15 testi introduttivi tematici, 120 riproduzioni di documenti pubblici e privati, fotografie, giornali, libri, ecc., alcune carte geografiche tematiche e prospetti. Il materiale esposto testimonia gli aspetti principali della vicenda e singoli casi specifici.
La Mostra è composta in totale da 38 pannelli.
Per le scuole: versione stampata su cartoncino, con pannelli di dimensioni circa cm 96 per 34. Informazioni e distribuzione: Fondazione CDEC; contatto biblio@cdec.it.
Guide e testimoni: progetto.memoria@tiscali.it
La Mostra è corredata da una Guida didattica: www.cdec.it , pagina “Mostre”, dal 9 gennaio 2006.
Segnalazioni
Le losungen sono disponibili gratuitamente - per l’intero anno 2006 - scaricandole (alla voce download) sul sito www.losung.de , dopo aver scelto la lingua preferita.

Possiamo spedirvi in allegato l’ultimo numero della newsletter elettronica “Liberarsi”, quale segno di attenzione all’attività giornalistica all’interno di un carcere. Buona lettura.
La red