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Destinazione del 5 PER MILLE DELL’IRPEF

 

Ricordiamo che da quest’anno, in via sperimentale, nella denuncia dei redditi è possibile destinare, oltre all’ 8 per mille (in favore della Chiesa Evangelica Valdese - 100% in solidarietà  - per info, progetti e rendiconti consultare http://www.chiesavaldese.org/pages/finanze/otto_mille.php ), anche il 5 per mille dell’IRPEF ad Enti che operano nel sociale. Vi segnaliamo qui alcune opzioni di area evangelica non pentecostale o evangelicale.

 

1)     Commissione sinodale per la diaconia – Torre Pellice  c.f. 94528220018

2)     Facoltà Valdese di Teologia – Roma  c.f. 96160620587

3)     Centro diaconale istituto valdese La Noce – Palermo c.f. 00331830828

4)     Fondazione evangelica Betania – Napoli  c.f. 06408500632

5)     Fondazione centro culturale valdese – Torre Pellice c.f. 94524260018

6)     Società di studi valdesi – Torre Pellice  c.f. 94514640013

7)     Federazione delle chiese evangeliche in Italia servizio rifugiati e migranti – Roma  c.f. 02090430584

 

N.B. Segnare esattamente il codice fiscale dell’Ente e la propria firma nella prima casella in alto a sinistra sull’apposita scheda CUD o Mod. 730 / 740 di dichiarazione dei redditi.

 

 

 

 

Ho appreso in queste ore dai giornali che l’amico battista, collega di studi teologici, Yapo Daniel della Costa d’Avorio è candidato per Palazzo Estense a Varese nelle liste dell’Unione (Margherita) il 28 e 29 maggio: un augurio sincero e disinteressato per ogni successo proprio nella “tana del lupo”! Abbiamo bisogno di vedere sorrisi, cuori grandi, menti e spiritualità africane anche e soprattutto fra i rappresentati della città.

MB

 

 

 

Associazione progetto STRATEGIE (http://www.ipstrategie.it), laboratorio del progetto umano complesso, per una classe dirigente del progetto umano, per una cultura del BENE COMUNE e dei BENI COMUNI organizza l'incontro pubblico dal titolo

 

 

ACQUA NELLE RELIGIONI, PER LA VITA

venerdì 19 maggio 2006

Link Campus University of Malta

Via Nomentana 335 - ROMA

Segnalazione della rivista “Tempi di Fraternità” (si legga l’allegato - richiedibile in redazione - per tutti i dettagli e il programma )

 

E' gradita l'iscrizione presso:

 Marco Emanuele, marco@ipstrategie.it, 347.3146487

 Silvana Gagliardi, silvana@ipstrategie.it, 347.8108285

 

 

 

 

Sabato 13 maggio alle ore 21 nel tempio valdese, via F. Sforza, 12/a, Milano

entrata libera

 

“LA FEDE E’ (ANCHE) JAZZ”

ovvero

Il protestantesimo jazzista del Duo Luigi Bonafede-Roberto Regis

 

 

Il Duo composto da Luigi Bonafede (nella foto), stimato pianista e compositore jazz (e, nota di colore, fratello dell’attuale Moderatora della Tavola Valdese, pastora Maria Bonafede), insieme all’amico e collega Roberto Regis, sassofonista di fama internazionale, si esibirà sabato 13 maggio alle 21 in un 

 

CONCERTO JAZZ per PIANOFORTE e SAX (soprano e contralto)

 

Luigi e Roberto, attraverso un susseguirsi di composizioni originali “dipendenti” tra loro (anche se non necessariamente suonate di seguito l’una all’altra), cercheranno di trasmettere le stesse emozioni che essi stessi provano mentre suonano, e di creare una tensione emotiva tale da rendere il concerto godibile a tutti, e non per forza solo agli addetti ai lavori: per Bonafede infatti “la musica jazz è un modo diverso di ‘fare fede’, di entrare in contatto con Dio”.

 

“Ho accolto con estremo piacere l’invito a suonare nel tempio valdese di Milano” – ci ha detto Luigi Bonafede – “trovo infatti che in questo caso non sia il jazz ad andare in chiesa, ma sia la chiesa che, nel suo sforzo di “uscire” dal luogo di culto per testimoniare il suo annuncio nel mondo, si apre ad altre forme di musica (NdR: considerata da sempre importantissima nelle chiese della Riforma, da Martin Lutero in poi). La chiesa ospita oggi una maniera diversa di “fare fede” ugualmente profonda ed antica, che cerca la preghiera anche attraverso un modo, il jazz, apparentemente non religioso, ma che riconosce alla musica un modo diretto, senza parole, per entrare in contatto con Dio. E’ questo che Roberto Regis ed io cercheremo sinceramente di esprimere, sabato sera.”

 

L’occasione è davvero unica perchè, pur essendo molto noto nell’ambiente musicale jazz, Luigi Bonafede non si esibisce a Milano da diverso tempo - e con il collega Roberto Regis ha scelto oggi di farlo per beneficenza, per la nostra chiesa: il ricavato delle eventuali offerte (libere) dei presenti sarà infatti devoluto alla diaconia della chiesa valdese di Milano.

 

 

Brevi biografie dei musicisti:

 

Luigi Bonafede, classe ‘54, compositore e pianista jazz (oltre che arrangiatore e batterista) ha partecipato con varie formazioni (sestetti, quintetti, piano solo, ecc – sia come leader che come sideman) ai più importanti festival jazz d’Europa (dal festival di Montreux a Umbria Jazz, da Londra a Varsavia ecc) e ha lavorato con alcuni dei più grandi nomi del jazz internazionale ed italiano: tra i più noti, George Coleman, Michel Petrucciani, Heddie Handerson, Jack Walsrath, Bob Berg, Adrianne West, Sal Nistico, Rhonda Moore, Billy Cobham, Frank Avitabile etc. e a livello italiano Tullio Depiscopo, Tiziana Ghiglioni, Flavio Boltro, Claudio Fasoli, Rossana Casale - con la quale ha svolto tra il 1995 e il 2000 diverse tournée italiane. Ha anche al suo attivo l’incisione di ben 46 CD, di cui 11 come Leader. Oggi insegna jazz al Conservatorio “Antonio Vivaldi” di Alessandria e in alcune scuole civiche di musica, e continua a scrivere musica.

 

Roberto Regis, torinese, è diplomato in sassofono jazz, classico e didattica jazz presso il Royal Conservatory dell’Aja (Olanda), dove risiede dal 1987 al 1993. Durante questo periodo prende parte a concerti, registrazioni e seminari in collaborazione con artisti di fama internazionale come Barry Harris, Dizzy Gillespie, Pat Metheny, Lee Konitz, Kenny Wheeler, ecc Dal 1993 torna a vivere in Italia, dove collabora con importanti musicisti e prende parte a numerose rassegne, da “Linguaggi Jazz” (Torino), a “Porte Ouvertes” (Lyon), da “North Sea Jazz Festival” (l’Aja) a  “Grenoble Jazz”, “Itineraire Jazz” (Annecy), “HA-UM Festival” (Milano), “Salone della Musica” (Torino), “Frankfurt Jazz Festival” e “Jazz Fabrik Festival” (Berlino) ecc. E’ fondatore del SAXEA SAXOPHONE QUARTET con il quale ha registrato 3 CD.  Intensa anche l’attività didattica e di compositore di musica per film, documentari, arte contemporanea, teatro e danza.

 

 

Da una recensione di “Suono” (Cristina Palesi) dell’Album di Luigi Bonafede “To Include”, 2002

 

“Succede anche a chi esercita la critica musicale di innamorarsi. (...)Può succedere ad esempio che il lavoro elegante e mainstream di un brizzolato pianista milanese colpisca la fantasia e la sensibilità di una giornalista di tutt’altra parte d’Italia, come la sottoscritta. Sarà dovuto alla particolare disposizione d’animo che avevo quando l’ho ascoltato (...) ma questo cd mi è sembrato subito un capo d’opera. Sarà soprattutto per la musica, squisita, che il quintetto propone. (...)accompagnando il leader, salito agli onori delle cronache jazzistiche con i Five For Jazz, quintetto che fu di riferimento per indicare la “temperatura” del suono afroamericano di casa nostra alcuni anni addietro. Partendo dalla solida base del suo trio, Bonafede aggiunge due eccellenti fiatisti per dare ai suoi brani una sorta di valore aggiunto che riesce a definirne meglio le linee costruttive e i sedimenti emozionali che ne stanno alla base. Già perché il pianista è soprattutto un ipersensibile, che scatta dalla malinconia languorosa alla furia visionaria, dall’elegia alla vertigine.”

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L'avanguardia sarda

 

La Sardegna è la regione che in questi anni si è posta all'avanguardia della lotta nonviolenta per l'indipendenza, nella prospettiva gandhiana dell'Hind Swaraj, che rivendica la liberazione da ogni forma di sfruttamento coloniale e dall'oppressione delle “servitù militari”, difendendo la propria identità e avviando un programma di ricostruzione della vita comunitaria.

Il n°9 di , Quaderni Satyagraha, volume di 300 pagine dal titolo Tessiduras de Paghe, Tessiture di Pace, pubblicato da pochi giorni, è dedicato alle trame di Pace presenti nell'isola. Elisa Nivola e Maria Erminia Satta-Puggioni, curatrici del quaderno, da sempre impegnate nel lavoro sociale di base e nella pratica della pedagogia della nonviolenza, sono le tessitrici di un discorso antropologico nuovo che, riprendendo i fili della tradizione culturale sarda, vuole trasformare il presente per costruire le trame di un futuro di pace, non più chiuso in un angusto localismo, ma aperto alla mondialità.

Il volume comprende anche due importanti interventi del filosofo della nonviolenza Jean-Marie Muller e il resoconto del Nonviolence Training di Amman (4-9 Gennaio 2006).

 

Sito web: http://pdpace.interfree.it/  (a cura di Giovanni Mandorino; e-mail: pdpace@interfree.it)

o anche Gavino Puggioni 329-1393095

 

 

 

La riflessione condivisa

 

 

Primo comandamento di tutti gli eserciti:

tu non avrai altra ragione

all’infuori della ragione (impazzita)

di colui che ti manda.

I soldati devono solo uccidere

ed essere uccisi.

(David Maria Turoldo)

 

Questa è la guerra, signori, che ora è il dolore della nostra Italia ma che è la quotidiana tragedia di gran parte dell’umanità. Ora siamo noi a piangere perché a morire sono stati i nostri figli ma questa è la guerra, signori. I soldati fanno questo di mestiere: “uccidere ed essere uccisi”. Il dramma è l’ipocrisia degli uomini di stato che prima li mandano ad “uccidere e ad essere uccisi” e poi ostentano un dolore attonito ed ufficiale che non ha nessuna forza morale su di noi che conosciamo i meccanismi di questa come di tutte le altre guerre.

Questa è la guerra, signori, che obbedisce solo alla “ragione (impazzita) di colui che ti manda. Sono i “mandanti” i responsabili di questi morti come di tutti gli altri morti senza onori. Delle migliaia di morti civili che nessuno aveva mandato, senza patrie e senza politici e presentatori televisivi ad ostentare dolori ufficiali. Il “valore aggiunto” di essere italiani (o americani) non toglie alla morte la sua tragicità e il suo carico di dolore. Le madri, i figli, le fidanzate…non hanno patria, non hanno nazionalità. Soffrono tutte allo stesso modo, indicibilmente allo stesso modo, anche le madri, i figli, le fidanzate dei “nemici”.

Questa è la guerra, signori, che sovverte i comandamenti della vita, che tutto distrugge davanti a se, che non sopporta eccezioni “umanitarie”. Perché tutti i soldati sono uguali e tutti i soldati per le proprie patrie sono i migliori ma tutti uccidono e sono uccisi. E tutti sono uomini ingannati dalle bandiere e dalle ideologie e dal fanatismo o dalla necessità economiche che li convincono a buttare la vita per qualche migliaia di dollari al mese.

Questa è la guerra, signori. Ma non raccontate ai nostri ragazzi che questo è un bel morire, che questa è la patria, che questo è un ideale. Il petrolio, il “posto al sole”, i “sacri confini”, la “guerra al terrorismo” non sono ideali. Sono sempre e solo “pretesti” dei furbi governanti di questo mondo per convincere tanti piccoli uomini a morire per loro. Sì, è triste e drammatico dirlo ma questi poveri ragazzi non sono morti per nessuna patria che non siano le menzogne di qualche petroliere americano e le ambizioni di qualche piccolo politico italiano.

Questa è la guerra, signori. E se anche l’ipocrisia del teatrino della politica italiana ha stabilito che ora è il momento del dolore, è un dovere civile gridare l’assurdità di questo dolore e del dolore degli altri, dei troppi, dimenticati… e rifiutarsi di ingrossare le fila delle retoriche e vuote “liturgie” patriottiche che da sempre preparano altre guerre ed altri morti. Questa è la guerra, signori…e noi ci rifiutiamo di servire queste meschine “patrie mercantili”. “Deus non vult!”

 

E poi sulla terra intera a innalzare
monumenti “Ai Caduti”!
così felici di essere caduti!

Ma provate a fissare quei corpi squarciati,
a fissare la loro smorfia ultima
sulle facce frantumate,
e quegli occhi che vi guardano.

Provate a udire nella notte
l’infinito e silenzioso urlo degli ossari:
“Uccideteci ancora e sia finita”!


(David Maria Turoldo)


Don Gianfranco Formenton

Parroco di S.Angelo in Mercole e S.Martino in Frignano (Spoleto)

(Fonte: Aprile on line)

 

 

 

PARLAMENTARI EUROPEI CHIEDONO INCONTRO ALL'UNIONE SU QUESTIONE ISRAELO-PALESTINESE

 

Bruxelles, 24 Aprile 2006,

Luisa Morgantini, a nome della delegazione di parlamentari europei appena rientrata da Israele e Palestina,  ha  inviato una lettera ai leader dell'Unione, Romano Prodi, Francesco Rutelli, Piero Fassino, Fausto Bertinotti, Clemente Mastella, Luciana Sbarbati, Oliviero Diliberto, Enrico Boselli, Emma Bonino, Antonio Di Pietro, Pecoraro Scanio, per chiedere un incontro sulla questione israelo-palestinese.

In particolare Luisa Morgantini, in qualità di coordinatrice della delegazione dei sette Eurodeputati di differenti gruppi politici, tra cui Chris Davies (ALDE, UK), Andre` Brie (GUE/NGL, Germania), David Hammerstein Mintz (GREENS/EFA, Spagna), Veronique Mathieu (PPE-ED, Francia), Proinsias De Rossa (PSE, Irlanda), Margrete Auken (GREENS/EFA, Danimarca), ha sostenuto l'opportunità di tale incontro con i leader dell’Unione che formeranno il nuovo governo "per esprimere le proprie opinioni e la propria esperienza, in relazione alla necessità, che l’Unione Europea e i suoi singoli stati membri, intraprendano una politica estera sul Medio Oriente incentrata sul dialogo e la mediazione, in grado di attivarsi il prima possibile, per il rispetto della legalità internazionale in Israele e Palestina e abbandonando la politica di “due pesi, due misure” che nuoce agli israeliani, ai palestinesi e anche all’Europa", ha detto Luisa Morgantini.

La delegazione di parlamentari europei, in Israele e Palestina dal 9-4 al 13-4, ha incontrato per la prima volta i rappresentanti eletti al Consiglio Legislativo Palestinese della lista Cambio e Riforma (Hamas), rappresentanti che hanno ribadito: “di essere pronti a riconoscere i confini del 1967 e l`OLP come rappresentante legittimo del popolo palestinese, dichiarazioni che implicano automaticamente anche il riconoscimento dello Stato di Israele. Hanno inoltre ribadito con fermezza che sono più di 18 mesi che Hamas non compie azioni militari o attentati e che sono intenzionati a continuare nell’accordo del cessate il fuoco stabilito con il presidente Mahoumud Abbas al Cairo. Chiedono però un riconoscimento reciproco da parte del governo israeliano, basato sui confini del 1967, la fine delle incursioni militari israeliane e l’applicazione della legalità internazionale”.

La delegazione di parlamentari europei ha anche incontrato il Presidente palestinese Mahmoud Abbas.

"In funzione di questa esperienza, la delegazione chiede quindi un incontro con i leader dell’Unione per approfondire gli argomenti sopra citati e le indicazioni politiche del nuovo governo italiano", ha concluso nella lettera Luisa Morgantini.

 

Per informazioni LUISA MORGANTINI 00393483921465 o FRANCESCA CUTARELLI 0032484714862

GUE/NGL PRESS OFFICE: Gianfranco Battistini + 32 475 646628 / + 32 -0- 2 2846785 www.guengl.eu

+ 0 - 0 | § La Riforma radicale in Tirolo: Michael Gaismair

Invito

 

Ancor oggi, molti rivoluzionari pensano che il comunismo si sia incarnato nel XIX secolo nel movimento operaio e che la sua data di nascita – anno dello scisma tra proletariato e borghesia, per riprendere l’espressione di Bordiga – sia il 1848. Questa visione è erronea. Il comunismo, prima dell’apparizione della classe operaia moderna, non è esistito solo nella testa di alcuni visionari geniali (Thomas More, Campanella, ecc.) disperatamente in anticipo sulla loro epoca, ma si è materializzato in poderosi movimenti, soprattutto nel Cinquecento europeo. Questo secolo, con il suo corteggio di incessanti rivolte dei poveri, costituisce uno dei momenti di punta della secolare guerra contro i ricchi, per l’abolizione delle classi e del denaro» .

 

Inizia così l’inserto di approfondimento (661 KB in normale formato .rtf) “Cronologia Gaismair e dintorni” in distribuzione gratuita scrivendo semplicemente alla redazione ecumenici@tiscali.it ; inserto che ci è stato gentilmente donato da Massimo di Rovereto (per ulteriori info: navedeifolli@gmail.com) per invitarci all’ interessante serata di Trento del prossimo 2 maggio su Gaismair. Un evento da non perdere, anche perché in Italia non capitano quasi mai queste occasioni culturali: tutti sembrano ben affaccendati a baciare anelli ecclesiastici e strizzare l’occhio al potente di turno. Meglio se con qualche chance di controllo delle menti, oggi a livello mediatico.

 

Massimo ci precisa che “ci sono ovviamente libri interi su Durer, Ratgeb, Grunewald, Cranch, Graf, ecc. Per la bibliografia, Vi mando una lunga e ben fatta cronologia sulle rivolte contadine preparata dal Centro di iniziativa Luca Rossi di Milano. Su Gaismair, nello specifico, i titoli migliori sono:

- Aldo Stella, "La rivoluzione contadina del 1525 e l'utopia di Michael Gaismair", Livinia, Padova, 1980

- Giorgio Politi, "Gli statuti impossibili. La rivoluzione tirolese del 1525 e il 'programma' di Michael Gaismair", Einaudi, Torino, 1995

 

Sui relatori della serata:

 

Tavo Burat è stato il fondatore del Centro Studi Dolciniani, che anima da più di trent'anni. Redattore della "Rivista dolciniana", ha scritto numerosi libri e saggi (su Dolcino e Margherita,  sul tuchinaggio, sulle minoranze linguistiche, su David Lazzaretti, ecc.)

 

Paolo Thea, docente di storia dell'arte all'Accademia Albertina di Torino, ha scritto diversi libri sul rapporto fra arte e rivolta, arte e alchimia, immagini interiori e creazione artistica ("Interiormente figure", Toso, Torino, 1995; "Gli artisti e gli 'spregevoli'. 1525: la creazione artistica e la guerra dei contadini in Germania", Mimesis, Milano, 1998; "Arte e magia", Mimesis, Milano, 2001, "Il vero cioè il falso", Mimesis, Milano, 2003).”

 

 

1476

 

19 luglio. Sulla piazza di Würzburg, il principe-vescovo Rudolf von Scherenberg fa decapitare due contadini per aver tentato di liberare il predicatore Hans Böheim, noto come il pifferaio (o timpanista) di Niklashausen, arrestato nella notte tra il 12 e il 13 luglio. Per parte sua, il giovane prete e musicante viene bruciato come eretico, e le sue ceneri vengono disperse nel Meno: aveva negato le distinzioni cetuali e le strutture di base della società del suo tempo[1] (abolizione di tutti i censi, dei tributi, del mortuario[2], del laudemio[3], dei dazi, delle tasse, della taglia[4] e delle decime; libertà di accesso ai boschi, alle acque, alle fonti e ai pascoli), criticato l’imperatore «che dà ai prìncipi, ai conti e ai cavalieri il diritto d’imporre tasse al popolo», rifiutato la Chiesa istituzionalizzata e stigmatizzato il lusso[5], propugnando un mondo in cui «nessuno dovesse possedere più degli altri» ma, al contrario, ciascuno fosse «fratello all’altro» e si procurasse «il nutrimento necessario con le proprie mani». I contenuti della predicazione di Böheim avevano infiammato migliaia di rurali (provenienti da varie parti della Germania: Odenwald, Meno, Kocher, Jagst, Baviera, Svevia e Reno), che nelle settimane precedenti avevano dato vita a tumultuosi pellegrinaggi verso l’immagine della Vergine Maria di Niklashausen, e che, dopo il suo arresto, armati alla bell’e meglio, si erano messi in marcia per liberarlo, desistendo infine di fronte ai soldati e alle minacce del principe-vescovo (che li aveva richiamati al giuramento di fedeltà prestato). [Molte delle istanze avanzate dal pifferaio di Niklashausen, ben lungi dal morire con lui, riemergeranno circa mezzo secolo dopo come articoli dei contadini in rivolta, e la Franconia, nel 1520-’25, si confermerà come una delle regioni più «calde»: nella primavera del 1525, vi scorrazzerà la «banda nera» di Florian Geyer, cavaliere francone passato dalla parte delle schiere contadine dopo essere stato al servizio del gran maestro dell’Ordine Teutonico Alberto di Hohenzollern, celebre demolitrice di tutti i castelli e i «covi di preti» (Engels) via via incontrati nella regione del Neckar e di Würzburg.]

 

Hugo van der Gœs dipinge il Trittico Portinari per l’omonima famiglia fiorentina[6].

 

Pubblicazione dello Speculum humanae salvationis.

 

 

(segue)

 

 

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[1] Nelle campagne tedesche del Sacro Romano Impero «prevalgono rapporti che si possono definire di dominio patrimoniale, per i quali un’aristocrazia di potenti laici ed ecclesiastici, i signori (Herren), detiene un insieme di prerogative di appropriazione di beni e servizi sorretti, alla base, dal lavoro contadino: i signori concedono l’uso della terra o altre risorse del loro patrimonio ereditario a famiglie coltivatrici, che sono tenute a versare in cambio tributi. Una caratteristica saliente di questo sistema è che consente a più persone, sia tra i signori sia tra i contadini, di avere giurisdizione su uno stesso appezzamento di terra o sui suoi occupanti, fino a creare una complicata piramide di prerogative intrecciate e stratificate. Più in particolare, i signori esercitano il proprio dominio sulla popolazione contadina e ne estraggono tributi principalmente a tre diversi titoli: la signoria terriera o diritti sulla terra (Grundherrschaft), il potere bannale (Obrigkeit), ossia il monopolio in materia fiscale, militare e di amministrazione della giustizia, e la signoria “corporale” (Leibeigenschaft), o autorità diretta sui coltivatori vincolati da un rapporto di servaggio. L’intreccio di questi diritti fa sì che un contadino possa appartenere alla giurisdizione bannale di un signore, lavorare la terra di un altro ed essere contemporaneamente legato a un terzo da vincoli di carattere servile» (Sandro Lombardini, Rivolte contadine in Europa, secoli xvi-xviii, Loescher, Torino, 1983, p. 22).

[2] Tributo sulla morte, consistente nella cessione al feudatario del miglior capo di bestiame e del miglior indumento appartenuti al defunto.

[3] Tassa dovuta al signore feudale in occasione del cambio di proprietà di un bene.

[4] Sórta come donativo da versare in occasioni eccezionali (matrimonio del figlio del feudatario, insediamento di un nuovo vescovo, calamità naturali o guerre), la taglia era poi divenuta una vera e propria tassa diretta, da pagarsi ogni anno in denaro al principe territoriale (ne erano esentati la nobiltà, i cavalieri e il clero).

[5] L’«ascetismo che incontriamo con colorazione religiosa in tutte le insurrezioni medievali e, nell’età moderna, negli inizi di ogni movimento proletario» (Engels) è ricondotto da Claude Bitot allo «stato di arretratezza economica che caratterizzava allora la società»: «nell’impossibilità di risolvere realmente la questione sociale, veniva preconizzato un socialismo ascetico, sublimato cristianamente in “culto della povertà” o travestito alla maniera rousseauiana e naturalista in “semplicità dei bisogni”, il tutto coronato da un moralismo austero e virtuoso» (Claude Bitot, Le communisme n’a pas encore commencé, Spartacus, Paris, 1995, parte prima: “Bilan historique”, cap. I: “Histoire et socialisme”, § “Les causes réelles de l’échec”, p. 26). Interrogandosi sulla sorte cui sono andati incontro i movimenti che, sfidando le élites allora dominanti e cercando di arrestare il processo destinato a sfociare nella società del capitale, hanno di volta in volta cercato d’instaurare il «Regno di Dio sulla Terra», la «comunanza dei beni», la «Nuova Gerusalemme», la «Repubblica egualitaria» ecc., l’Autore individua la prima causa della sconfitta nel «fatto di poter disporre solo di un embrione di proletariato. Nelle rivolte millenariste si tratta di un “proletariato senza terra o dimora”, prodotto dall’espropriazione violenta di una parte della popolazione agricola che un capitalismo affatto balbuziente non è ancora in grado di mettere al lavoro. Essendo esclusa dai rapporti feudali, questa massa è l’elemento veramente attivo e radicale, disposto a seguire i profeti del millenarismo rivoluzionario, disponibile per tutte le avventure e le rivolte più folli. Ma tutte quante votate al fallimento: il grosso della popolazione continua a essere integrato nei quadri del sistema feudale – che lega il contadino alla gleba e l’artigiano alla sua corporazione – e non può riconoscersi in questi movimenti di uomini sradicati, che si ritrovano perciò presto isolati e vengono neutralizzati con facilità». La seconda «causa reale del fallimento del socialismo è l’assenza di una solida base materiale che ne permetta l’instaurazione. Non è prendendo ai ricchi (allora un’infima minoranza della popolazione) per dare ai poveri che si produce il socialismo: è appropriandosi delle forze produttive esistenti, che devono già essere numerose e ben sviluppate, per farle funzionare a beneficio della collettività. In assenza di queste condizioni, il socialismo non poteva che mancare al suo scopo più immediato: far uscire l’immensa maggioranza degli uomini dal regno della miseria» (ivi, pp. 25 e 27-28).

[6] N.B.: in questa cronologia ci limitiamo a fornire alcune informazioni sugli avvenimenti più importanti in campo artistico-culturale e sulla circolazione delle idee.

+ 0 - 0 | § Una firma per i fanciulli incarcerati in Israele

Defense for Children International – sezione palestinese e l'Istituzione Araba per i diritti umani hanno accusato Israele di aver intensificato la politica di detenzione di minorenni palestinesi.

La dichiarazione indica che dall' inizio di quest'anno 350 fanciulli, fra i 13 e i 18 anni, sono stati detenuti mentre nell' anno 2005, 700 minorenni sono stati detenuti. Si nota che cerca 4000 minorenni palestinesi sono stati detenuti dall' inizio della seconda intifada, di cui 400 sono ancora detenuti nelle prigioni israeliani. La dichiarazione accusa che tutti i fanciulli arrestati dalle forze israeliane sono sottoposti a diversi tipi di tortura.

 

A questo link, c'è una petizione (tradotta qui sotto) da firmare.

http://www.petitiononline.com/mzhra/petition.html

 

 

Al Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Infanzia,

 

PETIZIONE PER LA LIBERAZIONE DAI CARCERI ISRAELIANI DEI PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI MINORENNI E PER UN INDAGINE INTERNAZIONALE SULLE PRATICHE ISRAELIANE VERSO I DETENUTI MINORENNI.

 

Considerato che la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo, ratificato da Israele,  dichiara nel articolo 37 che “… la detenzione o l’imprigionamento di un fanciullo deve essere effettuato in conformità con la legge, costituire un provvedimento di ultima risorsa ed avere la durata più breve possibile; .”;

Considerato che articolo 37 dichiara che , “ogni fanciullo privato di libertà sia trattato con umanità e con il rispetto dovuto alla dignità della persona umana ed in maniera da tener conto delle esigenze delle persone della sua età. ”;

Considerato che la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo, la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura e Altre Pane o Trattamenti Crudeli, Inumani,  Degradanti, e altri trattati internazionali proibiscono l'uso della tortura durante l'interrogazione e l'imprigionamento;

E considerato che dal 28 settembre 2000 più di  3.600 fanciulli palestinesi sono stati detenuti dalle autorità israeliane e cerca 400 sono ancora detenuti nei carceri israeliani, e considerato che la maggioranza di questi fanciulli hanno sofferto torture sia fisiche che psicologiche durante l'interrogazione;

Noi sottoscritti, chiamiamo la Commissione delle Nazioni Uniti per i Diritti Umani a premere urgentemente su Israele per la liberazione di tutti i prigionieri politici palestinesi minorenni e per la cessazione di questa pratica illegale.

Inoltre, chiediamo un indagine immediata delle pratiche illegali israeliane contro i detenuti palestinesi minorenni.  Tale indagine deve concentrarsi sui questi punti: l'uso della tortura durante le interrogazioni, negazione delle visite di parenti e avvocati, e l'imprigionamento di prigionieri politici minorenni palestinesi insieme con prigionieri criminali minorenni israeliani.

 

Proposta inoltrata da Doriana Goracci, a cui aderiamo senza riserve. L’Ambasciatore d’Israele in Italia è invitato a dare risposte concrete e immediate, anche su quest’argomento. Un doppio grazie, anche perché sappiamo che il tema non è molto gradito…

 

La red

+ 0 - 0 | § La Resistenza è vita !

ALLE FRONDE DEI SALICI
 

E come potevamo noi cantare

con il piede straniero sopra il cuore,

fra i morti abbandonati nelle piazze

sull’erba dura di ghiaccio, al lamento

d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero

della madre che andava incontro al figlio

crocifisso sul palo del telegrafo ?

Alle fronde dei salici, per voto,

anche le nostre cetre erano appese,

oscillavano lievi al triste vento.

 

(Salvatore Quasimodo, “Giorno dopo giorno”, 1947)

 

 

AI QUINDICI DI PIAZZALE LORETO

 

Esposito, Fiorani, Fogagnolo,

Casiraghi, chi siete ? Voi nomi, ombre ?

Soncini, Principato, spente epigrafi,

voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati,

Gasparini ? Foglie d’un albero

di sangue, Galimberti, Ragni, voi,

Bravin, Mastrodomenico, Poletti ?

O caro sangue nostro che non sporca

la terra, sangue che inizia la terra

nell’ora dei moschetti. Sulle spalle

le vostre piaghe di piombo ci umiliano :

troppo tempo passò. Ricade morte

da bocche funebri, chiedono morte

le bandiere straniere sulle porte

ancora delle vostre case. Temono

da voi la morte, credendosi vivi.

La nostra non è guardia di tristezza,

non è veglia di lacrime alle tombe:

la morte non dà ombra quando è vita

 

(Salvatore Quasimodo, “Il falso e vero verde” 1949-1955)

 

Poesie segnalateci da Gian Luigi Nespoli

 

 

Comitato per il sostegno finanziario 2006 alla newsletter: Enzo Arighi, Gian Luigi Bettoli, Doriana Goracci, Giorgio Saglietti, Martino Ottomaniello, On. Alfonso Gianni, Oriella Orazi,  Andrea Iardella, Nosenzo Dominaci, Emanuela Benni.  Ha preannunciato il suo contributo il giornalista e storico Gavino Puggioni, che ringraziamo per le parole di amicizia dette in occasione del pranzo di Pasqua. La Sua riflessione, teologica e politica al tempo stesso, sull’attività della newsletter ci ha profondamente colpito. Speriamo che possa continuare, anche su queste pagine, la sua attività di ricercatore fra le tematiche fiabesche riprese nel terzo segreto di Fatima, la Storia e l’impegno civile quotidiano.

 

 

 

                                                                        Piera Egidi Bouchard

                                                                               (giornalista)

 

                                                                        Eppur bisogna andar

                                                                      Testimoni della Resistenza

 

                                                                    Libertà e giustizia, Claudiana

                                                   (pp. 249 più 8 di illustrazioni f.t., Euro 13.50, 2005)

                                                                    Prefazione di Nicola Tranfaglia

                                                                Con uno scritto di Giorgio Vaccarino

 

 

Una ventina di ritratti - tra storia orale, giornalismo e letteratura - di grandi protagonisti della lotta di liberazione. Percorsi di vita a partire dalle contraddizioni, le difficoltà e le ragioni delle scelte di uomini e donne che, formati sotto il regime totalitario fascista, presero coscienza della necessità della Libertà.

Bianca Guidetti Serra, Giorgina Arian Levi, Cesare Alvazzi, Marisa Diena, Giulietto Giordano, Giuliana Segre, Giorgio Girardet...

Evangelici, cattolici, ebrei e laici nelle Valli valdesi, in Liguria, a Torino, Ivrea, Firenze, Roma...

 

 

 

Estratto

 

PREFAZIONE

 

NON PORTAVA IL CAPPOTTO

di MARIO MIEGGE

 

In una mattina invernale molto limpida (come talora accade persino nella pianura padana) camminavo con Ferdinando Visco Gilardi nella periferia di Cinisello Balsamo, poco trafficata nelle ore in cui tutti sono al lavoro. Nando era uscito di casa senza giaccone o cappotto e gli chiesi se non avesse freddo. Sorrise e disse che, nei mesi della reclusione nel lager di Bolzano (dal dicembre 1944 al 30 aprile 1945), era diventato del tutto insensibile alle variazioni di temperatura. Aggiunse che quel mutamento fisico e mentale aveva avuto inizio al momento della tortura. Nel corso di un interrogatorio spietato, condotto per mezzo di elettrodi, la soglia estrema del dolore si era improvvisamente ribaltata nella percezione tranquilla di un centro luminoso, che non si spegneva 1. Tornato vivo nella sua cella, l’illuminato non aveva più patito né caldo né freddo: «e così è stato fino a ora».

Era la prima volta che incontravo Visco Gilardi e mi duole di non aver avuto in seguito altre lunghe conversazioni con lui, come quella mattina. Non ricordo con precisione l’anno e la data (1968 o 1969). Erano comunque i primi tempi della «Comune» di Cinisello 2 , di cui ero ospite, affascinato dalla novità, intensità e ricchezza di un esperimento di vita associata e di lavoro collegiale, solidamente «puritano» nell’impianto e nella gestione quotidiana.

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Comitato per il sostegno finanziario 2006 alla newsletter: Enzo Arighi, Gian Luigi Bettoli, Doriana Goracci, Giorgio Saglietti, Martino Ottomaniello, On. Alfonso Gianni, Oriella Orazi e Andrea Iardella. Un contributo ci è pervenuto da Nosenzo Dominici ed uno molto generoso ci è stato offerto da Emanuela Benni. Li ringraziamo sentitamente per la fiducia accordataci. Ci sono ancora parole da dire, messaggi da dare, speranze da coltivare e opportunità da fruire insieme.

 

 

Appuntamento

AGEDO ONLUS - ASSOCIAZIONE GENITORI DI OMOSESSUALI

 

Mercoledì 26 aprile 2006 alle ore 21.00 presso l'auditorium Dossena di Milano (in via Celentano 14) presenta

"Mosche Cieche. Una performance teatrale per chi vuole aprire gli occhi",

finanziato dalla Provincia di Milano e realizzato con l'aiuto degli studenti e delle studentesse dell'Istituto superiore Maxwell.

Sarà lo spettacolo finale del laboratorio teatrale che alcuni operatori teatrali ed educatori hanno condotto durante questo anno scolastico, sul tema del disagio giovanile e della dispersione scolastica con gli/le adolescenti di questo istituto superiore.

 

 

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Numero speciale realizzato grazie alla disponibilità redazionale di Cristiano Mazzon di http://www.nopsych.it/index.html : un sito da consultare e da suggerire agli amici. Gli argomenti proposti sono a) Abusi Psichiatrici? b) Cure Psichiatriche e Minori c) Farmaci Psichiatrici d) Psichiatria in generale. Diversi sono i libri da scaricare gratuitamente.

 

 

Allarme, test psichiatrici nelle scuole

 

Da un po' di tempo nelle scuole italiane si stanno distribuendo test di nessuna validità scientifica e tra i genitori è subito allarme. Sopratutto quando vengono violati i diritti civili e quando il pericolo maggiore è che in seguito a tali test i bambini siano diagnosticati con disturbi mentali per i quali sarà consigliata la somministrazione di psicofarmaci, dietro ai quali ruotano enormi interessi economici.

 

 

Si pensi che nel giro di un anno 500 mila bambini americani, che prima erano considerati normali, vennero diagnosticati affetti da ADHD. Tuttora non esistono prove oggettive per questo "disturbo". Se esistessero, cesserebbe di essere considerata una sindrome psichiatrica e diventerebbe una malattia fisica.
Diventa molto facile giocare attorno alle parole quando, come dicevamo, non esistono test oggettivi. Le domande che vengono poste ai bambini prendono in considerazione tratti comuni del comportamento di quell'età, rendendo chiunque una possibile vittima del trattamento psichiatrico. E' sufficiente affermare di essere bambini vivaci o di avere difficoltà di concentrazione, rispondendo in maniera affermativa al sessanta percento delle domande.

La psichiatria, facendo uso dell'autorità che si è presa, sta ora calpestando i nostri diritti.

Non permettiamo che questo accada ancora!

Esistono un'infinità di modi per occuparsi dei problemi dei propri figli, ma forse non esiste neanche un modo per rimediare agli effetti causati dagli psicofarmaci.

(seguono diversi altri articoli)

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Cuba: giro di vite USA

 


 

                                                                          Rick Ufford-Chase


(ve/pcusa) L’amministrazione Bush inasprisce le restrizioni imposte ai cittadini americani che intendono recarsi a Cuba. E questo rende difficoltose le relazioni tra le chiese statunitensi e cubane. La denuncia viene da Rick Ufford-Chase, moderatore della Chiesa evangelica presbiteriana degli Stati Uniti: “Chiediamo al governo americano di permettere alle nostre chiese di mantenere e rafforzare i rapporti e ai leaders delle nostre chiese di spostarsi liberamente”, ha detto Ufford-Chase al termine di una visita di sei giorni a Cuba. Gli ha fatto eco, dall’isola, la teologa presbiteriana Ofelia Ortega, ex presidente dell’area caraibica e sudamericana del Consiglio Ecumenico delle Chiese: “Levare le restrizioni sarebbe per noi un grande aiuto. Vogliamo rompere il nostro isolamento, incontrare gente che proviene da altri paesi e scambiare idee e progetti”.

 

 

Presbiteriani contro Mc Donald’s

 


Molte chiese evangeliche negli Stati Uniti sono impegnate in una campagna di protesta contro il gigante degli hamburgers McDonald’s.

(ve/pcusa) Gli evangelici chiedono che gli addetti alla raccolta dei pomodori usati dalla catena di fastfood siano pagati più equamente. Molta gente consegna la lettera di protesta direttamente al ristorante più vicino. Altri la spediscono per posta elettronica o per fax agli uffici della McDonald’s a Chicago. La campagna di protesta risponde alla sollecitazione giunta da parte della Coalition of Immokalee Workers (CIW), un’organizzazione basata in Florida che rappresenta coltivatori e raccoglitori di pomodori. La CIW chiede che il gigante degli hamburgers migliori le condizioni di lavoro e i salari degli agricoltori che producono per la catena di fastfood. La campagna di protesta è stata lanciata lo scorso 1. febbraio, giorno in cui ricorre l’anniversario dell’abolizione della schiavitù. L’intenzione della CIW è di ricordare che la schiavitù non è stata ancora del tutto sradicata nelle fattorie della Florida. Hanno aderito alla campagna anche la United Church of Christ e il National Council of Churches.

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Un sito con 18.450 pagine viste: ciascuna contiene da 40 a 180 articoli un po’ speciali

Il nuovo indirizzo elettronico della newsletter è solo  ecumenici@tiscali.it .

 

Comitato per il sostegno finanziario 2006 alla newsletter: Enzo Arighi, Gian Luigi Bettoli, Doriana Goracci, Giorgio Saglietti, Roberto Ferro, Martino Ottomaniello e On. Alfonso Gianni, recentemente rieletto e a cui auguriamo un proficuo lavoro parlamentare. Sono arrivati in queste ore anche un contributo da parte di Oriella Orazi e da Andrea Iardella: un grande grazie a questi amici che ci seguono da anni.

Aiutaci anche Tu – se puoi - ad essere indipendenti e a non aver padroni. Preferisci la libertà. Sempre.

 

 

 

AMNESTY INTERNATIONAL: OLTRE 20.000 PRIGIONIERI NEI BRACCI DELLA MORTE.

NEL 2005, ALMENO 2.148 ESECUZIONI E 5.186 CONDANNE A MORTE

 

 

Amnesty International ha reso noto oggi che oltre 20.000 prigionieri nel mondo sono in attesa di essere uccisi dai loro governi.

 

Secondo i dati sull’applicazione della pena di morte nel mondo, diffusi oggi dall’organizzazione per i diritti umani, nel 2005 sono state messe a morte almeno 2.148 persone in 22 paesi. Il 94% delle esecuzioni ha avuto luogo in Cina, Iran, Arabia Saudita e Usa. Lo scorso anno sono state emesse 5.186 condanne a morte in 53 paesi.

(leggi tutto...)

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Agenda

 

E’ in programma la quarta edizione di HOMEWORK FESTIVAL, rassegna di musica elettronica ed arti digitali, che si terrà da giovedi 11 maggio a sabato 13 maggio 2006 in diverse locations del centro di Bologna (Link, Cassero, Centro multimediale 2bo, Circolo ARCI Sesto Senso e Circolo ARCI Macondo) e che presenterà più di 50 tra live set musicali e vj performances, 5 workshop su software ed hardware legati alla creazione ed alla manipolazione digitale di video e musica e momenti di dibattito su argomenti riguardanti la cultura digitale.

Per informazioni ecco il link alla cartella stampa in formato PDF, con presentazione dettagliata dei contenuti del festival, loghi e foto dell'edizione del maggio 2005:

 

www.homeworkfestival.net/hwf4/hwf4_media_partners.pdf

 

Per ulteriori informazioni o richieste si prega di inviare una email all'indirizzo lagar.hw@gmail.com

Grazie della cortese attenzione.

Luca Garuffi

 

Ufficio Stampa Homework

via Castiglione 74

40124 Bologna - Italia

tel. +39 349 6485446

 

 

LE NUOVE FRONTIERE DEL CONTROLLO SUI LAVORATORI (IL CHIP RFID)

 

di Mario Fezzi

 

 

Un’impresa milanese ha recentemente sostituito i badge in uso ai dipendenti per accedere in azienda e rilevare gli accessi e le uscite. Il nuovo badge contiene un microchip, apparentemente invisibile, che lancia un segnale ogni volta che il possessore del badge si avvicina a uno dei punti in cui sono installati appositi lettori, distribuiti in tutta l’area aziendale.

 

L’impresa è così in grado di sapere in ogni momento della giornata dove si trova ciascun dipendente, e a fine giornata può ricostruire tutti i suoi movimenti nell’arco delle otto ore lavorative.

 

Mentre il vecchio badge doveva essere fatto passare dal dipendente attraverso un apposito lettore, il nuovo badge munito di questo microchip consente di segnalare la presenza di chi lo porta con sé anche a sua insaputa.

 

In tal modo il controllo del dipendente diviene non solo estremamente intrusivo, ma anche veramente “globale”.

 

Come si è arrivati a tutto ciò ?

 

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La newsletter ecumenica laica più diffusa in Europa - The most important ecumenical newsletter in Europe
Se desideri scriverci usa questo indirizzo elettronico: ecumenici@tiscali.it - If you can write us pls take note this e.mail: ecumenici@tiscali.it

Chiediamo la gentilezza di riportare anche l'indirizzo del sito in caso di diffusione delle notizie sul web

Informiamo che Telecom Italia ha disattivato arbitrariamente, prima della scadenza contrattuale prevista, senza alcuna morosità in corso e senza altresì alcun preavviso all'utenza, la linea ADSL utilizzata in precedenza dalla newsletter elettronica: è già comunque attivo il nuovo collegamento con Tiscali e fra qualche ora riprenderemo regolarmente le informazioni. Grazie dell'attenzione e vogliate scusare il disagio occorso.

 

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E’ ancora venuto il tempo dell’Esodo e di prendersi per mano per camminare insieme fuori dall’Egitto, ormai alle spalle, in cerca di un posto migliore…
 
Auguri a tutte e a tutti per questi giorni di liberazione in Italia e un ringraziamento particolare agli artisti e alle artiste che desiderano condividere con noi le loro capacità espressive e creative.
 
Con questo biglietto ricevuto da N.Y. ci congediamo per qualche giorno di meditazione… Aiutateci se potete in queste ore e a presto!
 
La red
 
 
 


 
 
Avrom, Shoshannah, Channah, Yoni Brombacher-Miller

Shoshannah Brombacher, Ph.D.,
New York
Shoshbm@aol.com
718-339 2779
website: www.absolutearts.com/portfolios/s/shoshannah
webpages: www.hometown.aol.com/shoshbm/JewishArt-ShoshannahBrombacher.html
www.hometown.aol.com/shoshbm/JewishCalligraphyBrombacher-art.html

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Cerchiamo di proporre una newsletter fuori dai luoghi comuni , dalle volgarità e dalle diffuse pigrizie mentali. Per fare questo abbiamo bisogno anche del tuo aiuto e della tua tastiera: inviaci anche articoli (preferibilmente in formato word), scritti proprio da te.

 

Storia dell'anabattismo 

Un'opera imponente in due volumi, dalle origini delle comunità ai giorni nostri - Claudiana editrice 

 

Non è esagerato definire l'anabattismo il movimento più calunniato della storia moderna ed il più travisato dagli storici. Secondo l'opinione tradizionale - qua e la ancora accolta - l'anabattismo sarebbe un movimento religioso fondato da Thomas Muentzer in Sassonia e strettamente connesso alle lotte sociali dei contadini nel XVI secolo, che avrebbe poi trovato la sua logica conclusione nella tragica farsa del "regno" di Muenster. Da alcuni decenni è in corso in vari paesi esteri una profonda revisione storica ed altri luoghi comuni, tali da produrre una vera e propria "rivoluzione copernicana" delle nostre conoscenze in materia. E' così possibile ascoltare oggi le vere ragioni per cui gli anabattisti sfidarono il potere civile e religioso del loro tempo, affrontando a migliaia la morte e scoprire la straordinaria modernità di molte delle loro tesi.

Ad una chiesa "riformata", che di fatto restava chiesa-popolo costantiniana e parte integrante dell'estabishment, essi contrapposero efficacemente la visione rivoluzionaria di una comunità volontaria e libera di uomini e donne trasformati ed impegnati a tradurre in pratica la loro professione di fede nella vita individuale e associata. In una società dove la religione era considerata il primo Instrumentum regni, essi osarono respingere il giuramento civico, fecero professione di pacifismo dissociandosi dal blocco "cristiano-occidentale" contro i turchi e rifiutarono di piegare la propria coscienza a qualsiasi pretesa autoritaria in materia di fede e di etica / morale. Ma vi è di più: "un uomo - diceva B. Hubmaier - deve sempre preoccuparsi del suo simile, affinché chi ha fame sia nutrito. Perché in verità non siamo i padroni di quel che possediamo, ma gli amministratori e dispensatori". Spittelmaier aggiungeva: "Un vero cristiano non dovrebbe essere proprietario sulla terra nemmeno di quanto basta a starvi ritto con un piede solo…". E non erano solo parole: in Moravia gli anabattisti giunsero a creare le prime "comuni" contadine dell'era moderna, fondate su un radicale comunismo di produzione e di consumo. Non deve stupirci che i contemporanei  abbiamo visto in questi uomini e donne dei pericolosi rivoluzionari da eliminare con ogni mezzo per la salvezza dell'ordine costituito religioso e civile.

Quest'opera in due imponenti volumi di non facile lettura (testi a noi donati dalla signora Bianca Piazzesi dell'ufficio stampa della Claudiana di Torino che ringraziamo sentitamente), fondata su una bibliografia vastissima difficilmente accessibile, si propone di offrire al lettore italiano i risultati della ricerca storica contemporanea: tracciando una sintesi ampia e completa delle vicende del movimento nel decennio della sua maggiore vitalità ed originalità (ma non solo perché la ricerca prosegue fino ai giorni nostri), ci restituisce in tutta la loro complessità le diverse correnti e tendenze in cui trovò espressione il genio dell'anabattismo. Ampia la documentazione iconografica - spesso inedita - che ci risulta non essere mai apparsa sull'argomento.

I giudizi espressi dell'autore e il taglio di lettura del materiale a disposizione rispecchiano il punto di vista di un battista, che rimane per certi aspetti un'interlocutore privilegiato verso questo mondo ma che a ben vedere rappresentano anche un condizionamento sensibile alla prospettiva storica-religiosa e alla questione sociologica percepita. Quest'ultima sviluppata in modo debole. Per certi aspetti anche discutibile.Lo consigliamo alle biblioteche, alle scuole e alle Università, ai centri di studio ecumenici e agli storici. Assolutamente indispensabile per coloro che amano continuare la ricerca intrapresa magari proprio a partire dalla geografia dei fiumi d'europa, che furono riempiti di decine di migliaia di corpi affogati di anabattisti, ribelli religiosi con idee comuniste, senza mai aver letto Marx. C'è insomma materiale per riflettere…. Avevano sicuramente "la colpa" di aver letto o udito gli scritti neotestamentari e i profeti nella lingua del popolo, senza i filtri di preti o pastori. Per questa ragione venivano spesso affogati, talvolta bruciati vivi, costantemente costretti ad emigrare perfino nelle lontane terre russe, in cerca di libertà, pane e vita.  

 

In breve: 

 

500 anni per fare la pace 

 

 

Il 2007 sarà l'anno dei Mennoniti. E si iscriverà nel processo di riconciliazione tra mennoniti e riformati avviato due anni fa con la posa di una lapide commemorativa a Zurigo.

(ve/protestInfo) Quella lapide ricorda l'uccisione degli anabattisti, nella Limmat, da parte delle autorità riformate zurighesi, nel XVI secolo. Oggi i mennoniti svizzeri sono circa 2200 e vivono, suddivisi in quattordici comunità, sulle alture del Giura, nell'Emmental e nella regione di Basilea. Continuano a difendere gli ideali della nonviolenza e rifiutano il battesimo dei bambini. I mennoniti svizzeri intendono sfruttare l'occasione per farsi conoscere e cercare di sbarazzarsi di alcuni cliché folcloristici che sono stati loro attribuiti in seguito alla parentela spirituale che li lega agli Amish.

I mennoniti sono ripiegati sul passato? "Assolutamente no", dice Paul Gerber, presidente della Conferenza mennonita svizzera che ha avviato un dialogo con la Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera dal quale è scaturita l'iniziativa dell'anno dedicato ai mennoniti. "Il processo di riconciliazione intrapreso dalla chiesa riformata di Zurigo", dice ancora Gerber, "permette di prendere coscienza delle tragedie avvenute nel passato, di chiedere perdono e di lavorare insieme".

 

Nonviolenza fondatrice

L'identità mennonita è fortemente segnata dalla nonviolenza. I mennoniti hanno sempre rifiutato l'uso delle armi. E in Svizzera sono perciò sempre andati in prigione per obiezione di coscienza. "Fino alla metà dell'Ottocento", dice Paul Gerber, che ha scontato quattro mesi di carcere a Saignelégier, "i mennoniti emigravano in America piuttosto che prestare il servizio militare". Altro elemento fondante della chiesa mennonita è la difesa della separazione della chiesa dallo stato: in passato era inconcepibile che un mennonita assumesse una funzione nell'amministrazione pubblica o intraprendesse una carriera politica. Oggi le cose sono cambiate. Ma Paul Gerber, che ha studiato teologia presso il Centro di formazione mennonita di Bienenberg, a Liestal, tiene a precisare che "il Regno di Dio viene comunque prima dello stato". Il terzo pilastro della fede anabattista è costituito infine dalla pratica del battesimo degli adulti. Il battesimo, per i mennoniti, è l'espressione di una intima convinzione di fede. All'età di quindici o sedici anni, i giovani scelgono se fare parte della comunità o meno e possono richiedere il battesimo. Alcuni, nell'adolescenza, si allontanano. Molti tuttavia ritornano. (ProtestInfo/Nicole Métral)

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Comitato per il sostegno finanziario 2006 alla newsletter: Enzo Arighi, Gian Luigi Bettoli, Doriana Goracci, Giorgio Saglietti, Roberto Ferro, Martino Ottomaniello e On. Alfonso Gianni. E tu, ci dai una mano per aiutare una voce libera?

 

 

Gli operai del call center

 

I lavoratori dei call center vengono considerati sempre di più come gli operai della new economy per i turni di lavoro massacranti, la bassa retribuzione e un inquadramento sempre più spesso precario; non ultima, la possibilità di essere controllati a distanza dal "padrone" con facilità, grazie a strumenti informatici.

 

 

Ecco una lettera pervenutaci che può chiarire meglio la situazione attuale:

 

 

Mi occupo della sezione legale di un sito di lavoratori precari. Ultimamente ci sono giunte molte segnalazioni di lavoratori rispetto all'utilizzo soprattutto nei call center di programmi di controllo a distanza dell'attività. Programmi che possono registrare le pause, i siti aperti, i tempi di risposta, insomma controllare di fatto l'attività lavorativa anche a distanza.

 

Visto che queste pratiche servono poi a licenziare o promuovere molti lavoratori a loro insaputa, vorremmo conoscere qualcosa di più su questi software. Sappiamo anche di sistemi che permettono l'ascolto di telefonate da parte di terzi, i team leader una sorta di moderni capo reparto o sorveglianti che dir si voglia.

 

Aiutatemi a saperne un po' di più. La maggior parte dei lavoratori dei call center è ignara di questi controlli, si comportano come se non fossero controllati e poi non vengono riconfermati...

 

In un call center ci possono essere diversi tipi di controllo a distanza sugli operatori: innanzitutto c'è la possibilità di chiamarli, fingendosi clienti, per verificare se rispettano le cosidette script (ossia i copioni); in altre parole, verificare se dicono "buongiorno", "buonasera", se sono cortesi, se sono proattivi e competenti, se offrono bene i prodotti, e via dicendo.

 

Questi controlli possono essere collettivi a fini statistici, ma possono anche individuare un determinato operatore: questo può avvenire prima o dopo che la chiamata cada in cuffia, prendendo nota del codice numerico che caratterizza l'operatore; oppure perché si conosce la linea telefonica urbana a cui corrisponde un determinato posto operatore, o semplicemente perché questo si presenta con nome e cognome.

 

I controlli possono essere effettuati anche dai "team leader", oppure da società incaricate di questo: in pratica alcuni operatori di call center, pagati a chiamata, ne chiamano altri per controllarli; oppure vengono inseriti "numeri civetta" nelle liste dei clienti da chiamare (se le chiamate sono in uscita); o ancora vengono richiamati clienti, per un sondaggio su come sono stati trattati.

 

Sembra banale, ma questa è la prima e più frequente forma di controllo; l'altro controllo è l'affiancamento in doppia cuffia, che i "team leader" possono effettuare per valutare l'operatore.

 

 

 

Nei casi di chiamate non riconducibili a sondaggi collettivi ma a controlli individuali, si potrebbe configurare una violazione dell'articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori: si tratta di un controllo a distanza occulto. Gli affiancamenti dei team leader sono invece un controllo "palese" e quindi legale.

 

Poi ci sono i terminali di supervisione: da questi, grazie a opportuni software, si possono misurare in tempo reale (in genere mezz'ora per mezz'ora) quante chiamate un operatore riceve o effettua, e quanto tempo ci mette. Incrociando i dati "telefonici" con quelli dell'immissione di dati nel Pc si saprà se, per ogni conversazione, viene fornita o meno un'informazione; si saprà se l'operatore acquisisce o meno una prenotazione, o se riesce a commercializzare un prodotto o un servizio; si riuscirà anche a sapere se l'operatore si è autoescluso dalle chiamate, e per quanto tempo.

 

In pratica i terminali di supervisione si servono di software molto comuni, creati per gestire le telefonate dei centralini. Questo avviene nei piccoli e medi call center; nelle grandi aziende vengono invece realizzati dei sistemi ad hoc per gestire esigenze più complesse e rilevanti.

 

Il cliente chiama un numero verde, ma poi la chiamata è diramata su linee telefoniche interne su cui si può effettuare l'ascolto muto, funzione prevista da tutti i Pbx, così per le chiamate in uscita effettuate dall'operatore.

 

Dal punto di vista legale, quando il centralinista si immette su un interno occupato, magari per avvisare di qualche urgenza, deve fare precedere l'intrusione da un segnale acustico perchè chi parla ne sia avvertito; ma questo segnale acustico è disabilitabile.

 

Già oggi i centralini elettronici permettono di sapere chi e quando degli interni di un'azienda ha ricevuto o effettuato una telefonata, per quanto tempo, e via dicendo.

 

Questo tipo di controllo statistico è ammissibile se collettivo, ma se svolto in forma individuale richiede - come nel caso precedente - un accordo tra RSA (Rappresentanze Sindacali Aziendali o in mancanza di queste i Sindacati di Categoria) e Azienda; così prevede l'articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori. In mancanza di questo accordo, ci vuole l'autorizzazione dell'Ispettorato Provinciale del Lavoro competente per quella sede di call center.

 

Inoltre su ogni Pc si può installare un software molto comune (come quelli della tele-assistenza per la telediagnostica) con cui un team leader può vedere a distanza sul suo Pc esattamente cosa sta facendo l'operatore, quali maschere usa, cosa scrive, come usa il mouse eccetera.

 

Il massimo controllo è inserirsi sulla linea telefonica che sta utilizzando l'operatore e così ascoltarlo e, nel contempo, vedere con il tele-controllo cosa sta facendo con la tastiera e con il mouse; questa è un'intercettazione che viola il segreto telefonico del cliente con cui l'operatore parla e si potrebbe effettuare solo dopo aver acquisito il consenso del cliente stesso.

 

Inoltre i Pc che utilizzando browser per la navigazione in Internet (o Intranet), attraverso funzioni come la cronologia, permettono di ricostruire cosa ha fatto l'operatore in termini di siti visitati: così anche dal server si possono effettuare controlli.

 

Poi, anche per ragioni legali, si può richiedere all'operatore di inserire i dati che documentano il lavoro effettuato con proprie password o con l'uso di smartcard: questa è un ulteriore verifica del lavoro svolto.

 

In pratica molti dei controlli descritti non vengono effettuati quando il lavoro è retribuito a cottimo e il rapporto di lavoro è molto precario, perché il tipo di rapporto di lavoro costringe il lavoratore a essere molto produttivo pena un mancato guadagno.

 

Quando invece il lavoro è regolamentato in un quadro di stabilità contrattuale e retributiva, le maglie dei controlli si stringono, anche considerando che, per legge, i lavoratori addetti ai videoterminali hanno diritto a delle pause retribuite (10 minuti ogni 2 ore) e i datori di lavoro tendono a farle rispettare rigidamente; il ritmo fra una chiamata e l'altra è molto incalzante e l'operatore tende a escludersi senza autorizzazione anche perché spesso nell'attività "inbound" non ha nemmeno un tasto di esclusione per soffiarsi il naso.

 

 

Pier Luigi Tolardo

+ 0 - 0 | § Lettere senza busta

Al Presidente della Repubblica italiana

 

Carissimo Presidente,

 

e così nell'indifferenza generale dei " siamo tutti presi per il secondo faccia a faccia " e dopo aver preso tempo chiedendo "chiarimenti" Lei ha firmato anche questo ennesimo insulto di questo governo alla DEMOCRAZIA : il decreto sull'ambiente o meglio il via libera alla definitiva devastazione del NOSTRO AMBIENTE .

Non sto a ricordarLe che per questo ulteriore furto a danno di noi tutti, il governo aveva ottenuto dalla sua maggioranza una delega in bianco che ha ovviamente utilizzato nel peggiore dei modi.

Non mi ricordi ancora una volta i Suoi limiti istituzionali che Le impediscono di fare di più e mi permetta di esprimerLe la mia vocina fuori dal coro: " tenga duro e non accetti di ricandidarsi! preferisco un futuro Presidente meno attento agli equilibri istituzionali e più disposto a mettersi in gioco, anche con uno scontro fra istituzioni, per difendere i valori ed i patrimoni dell'intero popolo italiano"

Con osservanza.

 

Giancarlo Roncato

 

 

Bologna, giovedì 6 aprile 2006

 

Caro amico, cara amica di Ecumenici,

         eccomi qui a scriverti qualche riga a proposito della campagna CONTROLARMS.

 

         Di che cosa si tratta? È un'iniziativa intrapresa a livello internazionale a partire da questa constatazione: attualmente a livello globale la distribuzione di <<armi leggere>> è di fatto fuori da ogni controllo,  (per farti un'idea della drammatica situazione attuale ti consiglio di andare a vederti questa pagina: http://www.disarmo.org/controlarms/articles/art_10265.html  ).

 

         C'è poi una scadenza, che rende ancor più significativa questa campagna: il mese di LUGLIO 2006, durante il quale si incontreranno i governi di tutto il mondo in occasione della seconda Conferenza dell'ONU a New York sui traffici illeciti di armi leggere in tutti i suoi aspetti. Forti di ampio sostegno dell'opinione pubblica internazionale, la Conferenza ONU sarà, infatti, l'occasione ufficiale in cui le ONG chiederanno ai governi un impegno ufficiale.

 

         In che cosa consiste questo impegno ufficiale da parte dell'ONU? Quale misura concreta per governare il traffico di armi leggere? La Concretizzazione deve essere quella di un TRATTATO, un Trattato Internazionale sul commercio di armi (ATT) E' ciò di cui abbiamo bisogno oggi, perchè porterebbe a controlli legalmente obbligatori sull'export, assicurando standard comuni ad ogni governo in ogni parte del mondo.In breve, potrebbe contribuire a fermare tutte quelle armi che oggi vanno in mano ad assassini e violatori dei diritti umani (http://www.disarmo.org/controlarms/articles/art_10319.html). In particolare ti consiglio di studiarne i principi a questa pagina: http://www.disarmo.org/rete/docs/729-10135_principi_att.pdf.

 

         C'è qualcos'altro che volevo dirti. In Italia questa campagna è portata avanti da una rete di associazioni, che si è data il nome di Rete per il Disarmo (www.disarmo.org). La loro iniziativa ha  certamente tra i suoi l'obiettivo del Trattato Internazionale, ma ne comprende anche altri, a livello europeo, aderendo ad una rete europea per il disarmo, e a livello nazionale, soprattutto difendendo e proponendo in Europa la  legge 185/90. Ti consiglio per questo di leggere bene il loro appello, http://www.disarmo.org/controlarms/docs/709-10135_appello.pdf.

 

         Ultima cosa: vorrei presentarti ora lo strumento attraverso cui puoi partecipare a questa campagna, prima della scadenza del luglio 2006. Si tratta della fotopetizione, un'iniziativa innovativa, che permetterà a tutti noi di essere “visibili” ai governanti, a chi dovrà decidere in merito al Trattato. Infatti verranno esposte le nostre foto insieme alle nostre firme. Non quindi pile di scartoffie anonime piene di firme, firme accompagnate dal volto, a dire a chi risponde di noi e del nostro futuro la nostra volontà di porre un freno e dare un governo al commercio delle armi, ad ora selvaggio e privo di regole. Tutte le informazioni per aderire e farti anche tu promotore presso i tuoi conoscenti le trovi qui: http://www.disarmo.org/rete/docs/743-10135_agisci_singolo.pdf

 

        

         Con questo ho finito e ti saluto. Arrivederci a Luglio, quando insieme avremmo fatto (e fatto fare) un piccolo passo avanti per la costruzione di una umanità un po' migliore.

 

         Ciao, un abbraccio

                   Martino

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Un nostro riconoscimento

 

Evidenziamo che il premio per l'Associazione dell'anno, nel  2006, è attribuito a Etz Cahol, un gruppo padovano ebraico GLBT formato da credenti e aperto a tutti. Si sottolinea in particolare l'impegno dell'Albero Azzurro (questa è la traduzione in lingua italiana del nome ebraico dell'Associazione) sul fronte culturale e della Fede vissuta alla luce di una nuova ricomprensione interpretativa; la simpatia senza tabù, lo spirito di accoglienza e la maestria nella capacità comunicativa complessiva dei fondatori sono i tre segni dell'originalità nel contesto italiano e laico ecumenico ma allo stesso tempo anche confessionale, all' interno all'ebraismo.  Nella foto qui sotto i due fondatori Roberto e Manuel in un incontro con la newsletter Ecumenici.

Buon lavoro e buon cammino!

 

 

Inviti

 

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI ROMA “LA SAPIENZA”

Facoltà di Lettere e Filosofia
Dipartimento di Studi Storico-Religiosi - Piazza Aldo Moro,  5
 

 

Il prof. Gerardo Bamonte, organizza le seguenti conferenze nell’ambito del

“Laboratorio di Ricerca sul Campo”
 2° piano, aula “A” del Dipartimento in Roma -  Piazzale Aldo Moro n°5

 

“La Ruta de la Obsidiana

                                                                   

dalle ore 16.oo alle 17.oo di venerdì 7 aprile 2006                                                          

                                                                                                                                                                     Il dr. Romolo Santoni

Presidente del Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” di Perugia, ci illustrerà l’articolato progetto multidisciplinare di ricerca sul campo nel sud dello Stato di Veracruz in Messico

 

 

Sito di Cerro de las Mesas, antico insediamento post-olmeca del sud dello Stato di Veracruz, in cui stanno per iniziare gli scavi archeologici, parte  del progetto Ruta de la Obsidiana

 

 

 

“Influenze del Giainismo sulla cultura Raika, nello Stato Rajastan India”

 

dalle ore 16.oo alle 18.oo di martedì 11 aprile 2006

 

Interverranno

 

dr. Umberto Mondini Professore Ospite dell’Ateneo Salesiano di Roma e collaboratore della Cattedra di Religioni dei Popoli Primitivi – Religioni Etniche                 

 

padre Scaria Thurhuthil, preside della Facoltà di Filosofia dell’Ateneo Salesiano di Roma.

 

+ 0 - 0 | § Testimonianze

Ricordiamo Davide Melodia con la sua poesia

 

                        Non parlare di Nonviolenza invano                                         

  

      Se non ami la vita, la gente,

       la folla variopinta,

       la libertà degli altri,

       la follìa degli altri,

       non parlare di nonviolenza.

                          Se non sei cittadino del mondo,

                          amico dei neri, dei gialli, di tutti,

                          non parlare di nonviolenza.             

      Se non denunci confini,

      barriere, nazionalismi,

      patrie, bandiere, galere,

      non parlare di nonviolenza.

                        Se non ti opponi ad eserciti di ogni colore,

                        a corpi separati, consacrati,

                        ubriachi di potenza,

                        non parlare di nonviolenza.

      Se non ti rivolti contro il verticismo,

      il centralismo, l' autoritarismo,

      non parlare di nonviolenza.

                        Se non contesti il sacro che nasconde il vero,

                        il dio in terra che nasconde il cielo,

                        il consumismo che risucchia il sangue

                        dei dannati della terra,

                        non parlare di nonviolenza.

        Se non ti getti nel folto della mischia,

        come la dinamite nel pozzo di petrolio

        per spegnere l' incendio,

        pronto a perir con esso,

        non parlare di nonviolenza.     

                        O, se ne parli,

                        di' che stai favoleggiando

                        intorno a qualche cosa

                        che non sai.

                       

                 (Sardegna, La Maddalena,14 agosto, 1976 - Marcia Antimilitarista Nonviolenta)

                                                                             

 

 

                                     UNA BESTEMMIA ARMATA

                             

 

                                Ogni bomba sganciata

                                è una bestemmia

                                contro il Dio Creatore,

                                contro la Creazione,

                                contro le Sue Creature.

 

                                Ogni bomba cristiana

                                è la negazione della Fede,

                                della Verità, dell’Amore,

                                è un rinnegamento

                                della sequela di Cristo.

 

(Verbania,  novembre 2001 )                                                                                                                                     

 

 

                                                        IL SOLE DI BAGHDAD

                

                                               Nel cielo di Baghdad si addensano

                                               salendo lentamente dai palazzi bombardati             

                                               nuvole di fumo nero e grigio

                                               oscurando in pieno giorno 

                                               il Sole.                                                                  

                                               Piangono le vedove irachene

                                               i loro morti   

                                               incespicando tra le macerie

                                               mentre ne raccolgono

                                               i monconi inceneriti

                                               sotto lo sguardi vitreo

                                               degli obiettivi

                                               fotografici.

                                               La storia di una guerra tecnologica

                                               e crudele

                                               un giorno svelerà tutti i segreti

                                               della programmata carneficina

                                               ma non potrà mai scacciare

                                               quelle nubi

                                               che coprono, dagli occhi e dall’anima

                                               il Sole di Baghdad.

 

                                                 (Verbania, 10 aprile 2003)

                                                                                                 

 

 

                              NON PREGARE, GENERALE

                 

                Non pregare Iddio

                prima della battaglia,

                signor Generale,

                né tu, signor Presidente,

                prima della guerra che vuoi scatenare

                contro un popolo di fatto innocente:

                Non pregare per niente.

 

                Il Dio che vuoi pregare non sta   

                con coloro che armati procedono

                allo sterminio di un nemico,

                reale o fabbricato,

                perché sempre Lo troverai

                fra le macerie di un villaggio distrutto

                dalle tue bombe,

                e Lo troverai  che tiene fra le braccia

                il bambino che hai privato

                dei suoi genitori. . . .

 

                Il Dio dell’ Amore universale

                non è tecum

                né contro di te:

                quel Dio è contro ogni violenza,

                                     

                    (Verbania, 14 Ottobre 2004)     

 

 

 

Ho visto….

di Nando della Chiesa

 

 

Ho visto approvare in Parlamento la legge sul falso in bilancio il giorno dopo l'11 settembre. Di corsa, per onorare con il nostro lavoro - così ci venne detto - i morti di New York.

 

Ho visto la commissione giustizia del Senato prolungare i suoi lavori dopo la mezzanotte per tre leggi in cinque anni: per il falso in bilancio, per la Cirami, per l'immunità delle più alte cariche dello Stato.

 

Ho visto aprire l'ultima legislatura con una legge ad personam, quella che abolisce l'imposta di successione sui patrimoni più grandi. E l'ho vista chiudere con una legge ad personam, quella che abolisce l'appellabilità delle sentenze di assoluzione.

 

Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono o non possono restare in servizio, alzando e abbassando l'età pensionabile secondo le convenienze: fuori Borrelli dentro Carnevale.

 

Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono dirigere gli uffici giudiziari più delicati. Insomma, ho visto il  Parlamento scegliere i giudici.

 

Ho visto più di mezzo Senato applaudire in piedi l'appoggio alla guerra preventiva in Iraq. Ho visto la standing ovation della maggioranza e i sorrisi di festa, in attesa dei bombardamenti dei giorni dopo.

 

Ho visto sbeffeggiare le senatrici che si battevano per le quote rosa.

Le ho viste sommerse dagli sberleffi della  maggioranza. Le ho sentite chiamare "vacca" e "gallina".

 

Ho visto togliere ai giudici di pace la competenza sugli incidenti stradali più gravi. Lavoravano troppo velocemente creando problemi alle assicurazioni. Anche alla Mediolanum.

 

Ho visto portare nel Parlamento repubblicano una legge per equiparare le brigate nere di Salò ai combattenti delle forze armate e ai partigiani.

 

Ho visto violare il regolamento del Senato anche sei volte in due giorni.

 

Ho visto violare la Costituzione in presenza della seconda autorità dello Stato. A volte invocando precedenti inesistenti.  Altre volte senza precedenti.

 

Ho visto un parlamentare svenire a un passo dall'infarto per l'indignazione, di fronte al numero legale ottenuto più volte senza pudore. L'ho visto steso a terra, insultato e fischiato dagli avversari che lo accusavano di perdere tempo.

 

Ho visto censurare o bloccare negli uffici interrogazioni critiche verso il governo o verso esponenti della maggioranza;

 

Ho visto funzionari solerti mutilare i diritti costituzionali dei parlamentari.

 

Ho visto rifare mezza Costituzione come niente, da personaggi senza storia. Per liberare da ogni controllo di garanzia e a ogni contrappeso il potere di chi vince le elezioni. Per mettere lo Stato ai piedi dell'uomo più ricco e potente del paese.

 

Ho visto barattare pubblicamente in aula l'unità del Paese con gli interessi televisivi del Capo del Governo.

 

Ho visto un senatore votare per cinque, per dare alla sua maggioranza il numero legale. Ho visto tollerare anche  quindici voti di assenti per volta.

 

Ho visto stabilire il tempo massimo di un giorno per discutere in seconda votazione la riforma di mezza Costituzione.

 

Ho visto fischiare in un'aula parlamentare il Capo dello Stato mentre il presidente del Senato leggeva il testo del rinvio alle Camere della legge di riforma dell'ordinamento giudiziario.

 

Ho visto scritto nella relazione ufficiale della commissione antimafia che la mafia non porta voti, che il controllo del  voto da parte di Cosa Nostra è "uno dei miti più a lungo e pervicacemente sostenuti".

 

Ho visto Giovanni Falcone commemorato sull'autostrada per Punta Raisi, località Cinisi, da un ministro che aveva sostenuto che dobbiamo convivere con la mafia.

 

Ho visto un ministro definire il carcere di Cagliari un albergo a cinque stelle pochi giorni prima che vi si uccidessero due detenuti.

 

Ho visto leggi importanti e sulle quali era stata annunciata una dura opposizione votate in Senato alla presenza di poche decine di esponenti della minoranza.

 

Ho visto decine di senatori dell'opposizione lavorare seriamente ed essere trattati come incapaci o complici del governo.

 

Ho visto sospetti ingiusti.

 

Ho visto fiducie ingiuste.

 

Ho visto uomini dello Stato oggetto di insolenze e di accuse sanguinose, grazie a un uso prepotente della immunità parlamentare.

 

Ho visto chiamare tutti i manifestanti di Genova violenti e terroristi e assicurare ufficialmente che nel carcere di Bolzaneto non ci furono violenze.

 

Ho visto negare una commissione d'inchiesta su Genova per non interferire con il lavoro della magistratura.

 

Ho visto dimenticare questo principio per istituire la commissione Telekom Serbia.

 

Ho visto ridere in faccia alla richiesta di maternità o paternità assistite di persone non felici.

 

Ho visto esibire i fazzoletti padani a un metro dal tricolore sulle bare nei funerali di Stato.

 

Ho visto prolungare la durata del Parlamento per uso personale. Per ottenere l'impunità in un processo, per monopolizzare le televisioni.

 

Così ho visto sfregiare, nel mio Paese, il più grande simbolo della democrazia.

 

 

 

Kaj Munk, martire della resistenza


 

 

 

Nel 1944 moriva assassinato il pastore luterano e drammaturgo Kaj Munk, una delle voci più vigorose della resistenza antihitleriana in Scandinavia.


di Paolo Tognina

La sera del 4 gennaio 1944 membri del “gruppo Skorzeny“, il commando autore della spettacolare liberazione di Mussolini sul Gran Sasso d’Italia, inviati da Berlino, su ordine di Himmler, rapiscono il pastore luterano danese Kaj Munk. Il mattino dopo, sulla strada di Hörbylunde Bakke, nei pressi di Silkeborg, viene ritrovato il suo corpo, crivellato di colpi. L’8 gennaio 1944 una grande folla assiste ai funerali del pastore, drammaturgo e giornalista, che viene sepolto nel piccolo cimitero di Vedersoe, sulla costa occidentale dello Jütland.

“Si dice che il cristianesimo non debba occuparsi di questioni politiche e che la chiesa debba occuparsi soltanto della salvezza delle anime“, aveva detto Munk, nel novembre del 1941, in una predica. “È una gran bella religione, che piace all’imperatore e alla quale sua maestà concederà certamente la propria protezione. Una simile religione non gli darà mai fastidio. Ma è una religione che merita il nome di bestemmia. La verità non è tranquilla e piena di dignità e ossequiosa; al contrario, la verità morde e urta e colpisce. La verità non fa per i timorosi e per i prudenti; questi non hanno bisogno della verità, bensì di un divano. Che insulsa richiesta è mai quella che pretende dalla chiesa un atteggiamento prudente? I martiri erano forse prudenti?. Il popolo danese deve smettere di avere paura se non vuole correre il pericolo di morire per eccesso di prudenza“.

(leggi tutto...)