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Invito per giovani e giovanissimi ma non solo

DOMENICA 26 FEBBRAIO

Dalle 15.00 alle 20.00 in via Quarenghi, Bergamo

******************************************************************

FESTA MULTIETNICA CONTRO IL RAZZISMO

Mercatone dei vestiti usati +

cibo multietnico +

baretto alcolico/analcolico +

sound system a cura di progettoRadioX (djset by Gaussou King of Mali met Asrhaf in Punjabi) +

percussioni

 

Organizzano

Scuole di Italiano per Migranti, Coordinamento Immigrati Bergamo, Giovani Comunisti

 
 



 

 

 

 

La cultura nigeriana per contrastare i falsi miti,  i pregiudizi occidentali e le missioni “civilizzatrici”

 


Se per gli occidentali che ascoltano dal battello il suono dei tamburi nella notte e si domandavano “se quel rullare significasse guerra, pace, o preghiera, non avremmo saputo dirlo”, nell’opera letteraria  “Il crollo”. Achebe restituisce a quel suono il suo significato chiaro e articolato: “i tamburi suonavano l’inconfondibile danza della lotta, col suo ritmo veloce e leggero, che avanzava sospeso nel vento”. Quello che per gli europei era “il rullare monotono di un grosso tamburo” in Achebe torna ad essere un “suono [che] era diventato tutt’uno con la vita del villaggio. Era come il battito del suo cuore. Vibrava nell’aria, nel sole, nelle piante stesse, e riempiva di eccitazione il villaggio”.





“Il crollo” è la storia dell'annientamento di un uomo e di un genocidio culturale. È la storia di Okonkwo, guerriero di un villaggio ibo della Nigeria orientale che assiste impotente allo sgretolamento culturale, religioso, sociale, economico della propria civiltà sotto i colpi dei missionari, dei soldati e dei mercanti occidentali. Il crollo racconta il colonialismo nel suo farsi, ma lo fa dalla parte dell'Africa

In questo romanzo, la difesa culturale degli ibo, di fronte all'imperialismo britannico, si fa serrata. Achebe non intende contrapporre un'Arcadia felice pre-coloniale all'orrore dei bianchi, il suo intento è diverso (e più politico): demistificare il mito dei neri primitivi e incivili cui i bianchi portano il dono delle leggi, del mercato, della religione europea, con la pretesa di giudicare esercitare il potere, senza capire nemmeno la sola lingua degli ibo.

 

 

Things Fall Apart di Chinua Achebe

 



 

Things Fall Apart, pubblicato nel 1958, è il capolovaro dello scrittore nigeriano Chinua Achebe. Il romanzo narra la storia di Okonkwo, un fiero guerriero della tribù nigeriana degli Igbo che, nel tardo Ottocento, occupa una posizione di rilievo nel suo villaggio, Umuofia. La vita degli abitanti del villaggio è regolata dalla tradizione trasmessa loro dai propri antenati, dal ritmo delle settimane di mercato, dal susseguirsi delle stagioni di pioggia e siccità, dalle guerre e dalle celebrazioni religiose. Okonkwo agisce guidato dal desiderio di oscurare la reputazione del padre, uomo dal temperamento indolente e amante della musica, quindi lavora sodo per ottenere benessere economico e prestigio sociale, costruendosi una grande fattoria e formando una grande famiglia, con tre mogli e vari figli. Tuttavia un giorno uccide accidentalmente un giovane membro della sua tribù perciò è costretto all'esilio per sette anni. Si rifugia con la famiglia nel villaggio materno e lì ritrova prosperità, benché il suo unico desiderio resti quello di tornare al villaggio natale e riconquistare una posizione di rispetto ed autorità. Terminati gli anni di esilio, Okonkwo torna quindi ad Umuofia, dove però, nel frattempo, la situazione è molto cambiata. Una missione cristiana si è stabilita nel villaggio e con essa l'amministrazione coloniale britannica: lo scontro con la cultura Europea è deleterio. I costumi tribali vengono considerati fuorilegge, vengono costruite prigioni per custodire chi rappresenta un pericolo per l'autorità britannica e i clan si disgregano, è il crollo della società igbo. Il figlio maggiore di Okonkwo, Nwoye, si converte al cristianesimo mentre l'uomo non è in grado di adattarsi al cambiamento e reagisce con ostilità al governo europeo, per cui viene incarcerato ed umiliato e, dopo il rilascio, uccide un messaggero africano impiegato dalle autorità britanniche, quindi si suicida, atto che la tradizione del suo popolo, gli Igbo, considera sacrilego. Le ultime righe del romanzo sono molto toccanti ed illuminanti, soprattutto per noi europei, ma lascio a voi la sorpresa…

 

 

IL CONTESTO STORICO
La storia di Okonkwo e degli Igbo è la storia della colonizzazione britannica e del collasso della cultura indigena. L'Inghilterra, originariamente attiva nel commercio degli schiavi, abolì la schiavitù nel 1807. Poco tempo dopo, come ammenda per la passata attività, inviò missionari cristiani che convertissero i popoli africani, i quali reagirono rifiutando la nuova religione ma permettendo ai propri figli di frequentare le scuole create dalle missioni. Infine giunsero in Africa le milizie britanniche per sostenere la legge inglese, distruggendo così la vecchia autorità delle tribù. (Things Fall Apart è edito in Italia da Loesher in lingua originale, con guida alla lettura di M. R. Girotti.)

 

Note sull'autore
Chinua Achebe è considerato uno dei più grandi scrittori africani di questo secolo. E' nato in un villaggio Igbo della Nigeria orientale (Ogidi) nel 1930, quando il paese era ancora governato dagli inglesi.
Ha scritto molti romanzi, racconti e raccolte di poesie e il suo primo e più noto romanzo è proprio Things Fall Apart, pubblicato nel 1958, a 28 anni, che, insieme a No Longer at Ease (1960) e The Arrow of God (1964) costituisce una trilogia con la quale viene narrata la graduale decadenza della società Igbo tradizionale dall'epoca coloniale all'indipendenza sino al neocolonialismo.
Nel 1987 Achebe pubblica il romanzo Anthills of the Savannah, che descrive la dittatura militare in uno stato africano. Ha trascorso la sua vita insegnando nelle università nigeriane, americane e canadesi ed ha vissuto a lungo in Inghilterra e negli Stati Uniti, che ha lasciato nel 2000 dopo aver subito un grave incidente d'auto che lo ha reso invalido.
E' tornato poi in Nigeria, dove vive ancora oggi. Il suo ultimo libro è Home and Exile, pubblicato nel medesimo anno.

 

 

 

LA NIGERIA SCONOSCIUTA…


Achebe, Chinua
“Il flauto e il tamburo”





Il grande scrittore nigeriano racconta ai bambini due fiabe del suo paese, imperniate sugli strumenti musicali tipici del cultura africana. Nella prima, un bambino distratto dimentica il suo flauto ai bordi della foresta e viene costretto dagli spiriti a suonare per loro. Nella seconda, la tartaruga inventa il tamburo, il cui suono echeggerà per tutto il continente africano.

Il flauto e il tamburo / Chinua Achebe ; traduzione di Glauco Arneri ; illustrazioni di Adelchi Galloni. - Milano : Mondadori, 1995. - 69 p. : ill. ; 20 cm. - (Junior -10 ; 51). - Tit. orig.: The flute, the drum.

 

 

 

Di seguito:


LA LETTERA DELLE DONNE CONTRO LA GUERRA

MERCENARI "MADE IN ITALY": TORTURATORI CON BUSTA PAGA IN IRAQ
(leggi tutto...)

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PRIMAVERA DI SANGUE

scena drammatica sulle “Pasque Piemontesi” (1655)

 

 

a cura di Giorgio Tourn,

con Carlo Arnoulet, Maura Bertin, Jean Louis Sappé

e il gruppo teatrale di Rorà

 

Appuntamento a Milano per sabato prossimo 4.3.2006 alle ore 21.00

Tempio valdese di via Francesco Sforza 12/A (MM Linea rossa Duomo o San Babila)

 




 

Nell’anno 1655 fu scritta una delle pagine più tragiche della storia delle chiese valdesi in Piemonte. Regnava allora Maria Cristina, reggente per il giovane figlio. L’azione militare contro le valli abitate dai Valdesi venne rafforzata nel caso della Primavera da truppe francesi. Le violenze che seguirono suscitarono l’indignazione dei paesi protestanti. Grazie al loro intervento e alla resistenza della popolazione valdese la Corte di Torino dovrà ripristinare le antiche leggi di tolleranza.

La vicenda è rivissuta in forma scenica alternando la narrazione degli avvenimenti alla lettura di documenti dell’epoca e a brevi dialoghi con alcuni personaggi-chiave. La rappresentazione mette in luce gli elementi culturali essenziali della vicenda: l’azione del Potere politico, la reazione dell’opinione pubblica, la resistenza della popolazione.



Si ringrazia Massimo Consoli del dono del suo libro (disponibile anche in greco) “Ecce homo. L'omosessualità nella Bibbia”,  151 pp. 1998  Kaos
 

 


 

 

La Bibbia non è affatto ostile all'omosessualità e i passi dell'Antico e del Nuovo Testamento che sembrano condannare l'amore gay e lesbico sono in realtà frutto di manipolazioni operate nel corso dei secoli o di interpretazioni sbagliate. Il Cantico dei Cantici, poi, sarebbe addirittura una sorta di inno all'amore tra due giovani dello stesso sesso e la città di Sodoma sarebbe stata distrutta non per l'immoralità dei suoi abitanti ma per un "peccato" ben diverso, l'inosservanza dei tradizionali doveri di ospitalità. Massimo Consoli, uno dei fondatori del movimento gay italiano, ha dato negli anni passati alle stampe un libro destinato a fare scandalo: "Ecce Homo, l'Omosessualità nella Bibbia" (ed. Kaos), disponibile nelle librerie e su IBS.

L'atteggiamento generale della Bibbia nei confronti degli omosessuali sarebbe quindi di sostanziale indifferenza: "In realtà - scrive Consoli - nel Vecchio come nel Nuovo Testamento è presente una chiara condanna della violenza sessuale ed è una rivelazione scoprire che nella Bibbia ci sono 415 ammonimenti riguardanti la violenza eterosessuale, ma solo sei sulla violenza omosessuale. Del resto, è sempre apparso evidente l'imbarazzo degli studiosi impegnati a motivare perché, se la Bibbia è così palesemente 'contro' l'omosessualità, vi sia nelle Scritture un vuoto pressoché totale di halakah, cioè di specifiche norme giuridiche e sanzionatorie rivolte alla sessualità gay".

Per quanto riguarda il Vangelo, "Cristo non ha mai espresso giudizi negativi o condanne nei riguardi dell'omosessualità, tantopiù che molti studiosi ritengono che non ne abbia affatto parlato. E visto che era uomo del suo tempo, e del suo tempo ha trattato tutti gli argomenti e le situazioni via via che gli si presentavano - continua l'autore - il fatto di non averla mai affrontata, proprio mentre era ampiamente diffusa in tutto il mondo antico, è un importante indizio della sua indifferenza se non anche della sua tacita approvazione".

Tra le diverse tesi provocatorie di Ecce Homo anche l'originale interpretazione del Cantico dei Cantici: "I teologi ufficiali di Santa Romana Chiesa - sottolinea Consoli - si sono spesso affannati a spiegare che la vicenda amorosa che vi è narrata, compresi gli scorci di esplicitezza sessuale, non sarebbe riferita ad amanti umani e terreni ma sarebbe invece una similitudine dell'amore di Dio per il popolo ebraico". L'imbarazzo nei confronti del poema sarebbe stato all'origine di innumerevoli traduzioni false, finalizzate a trasformare i due protagonisti, nell'originale senza ombra di dubbio maschili, in una specie di Giulietta e Romeo d'apres le dèluge".

"E la proditoria falsificazione - prosegue - si è spinta a mistificare il tema portante del poema, cioè, l'esaltazione di un solo, grande amore omosessuale, contrapposto all'eterosessuale matrimonio poligamico dominante all'epoca, trasformandolo nell'apoteosi dell'unione tra il marito e la sua sposa". Nella versione di Consoli, il Cantico dei Cantici narrerebbe invece le vicende amorose di Asher, figlio di Re Salomone, e di suo cugino, il pastore Caleh.



Suore con  santino anticomunista






«Maria, ottieni da Dio il trionfo del bene, la liberazione dal male, dal comunismo, dal marxismo». Non è la preghiera di un gruppetto di fedelissimi del Cavaliere, ma la scritta che compare sul retro di decine di santini, con l'immagine nella parte anteriore della Madonna del Soccorso, messe in circolazione dalle suore del convento Boccone del Povero Giacomo Cusmano di Sciacca (Agrigento). La singolare iniziativa, che sta creando polemiche nella città termale, è stata organizzata in occasione della processione della Madonna, patrona di Sciacca. I santini sono stati distribuiti all'interno della Chiesa di Sant'Agostino e poggiati su alcuni banchetti in modo che i fedeli potessero prenderli. A notare e denunciare i toni della preghiera anticomunista sono stati Giovanni Titone, preside della scuola media di Montevago, e Nico Miraglia, insegnante e figlio di Accursio, il
sindacalista della Cgil ucciso dalla mafia agraria alla fine degli anni Quaranta, durante le lotte contadine contro il latifondo. La vicenda è approdata in Consiglio comunale e ora l'arciprete di Sciacca, Alfonso Tortorici, si dissocia dall'iniziativa delle suore.
L'arciprete, che ha promesso di ritirare le immagini sacre e anti-comuniste, tenta una giustificazione: «Lo scenario politico di oggi è completamente diverso da quello di cinquant'anni fa e dunque certi accostamenti non sono assolutamente condivisibili». (a.p.)

(da "Il Manifesto" - 16 febbraio 2006)



A cinema col “nemico”?


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Puoi aiutarci in vari modi: regalandoci un abbonamento a una rivista o a un quotidiano, offrendo il tuo tempo per traduzioni o scrivendo articoli di tuo pugno, fare lavori di ricerca di comune interesse, compilando un bollettino di conto corrente postale a favore di Maurizio Benazzi, Via A. Vespucci, 72 – 20025 Legnano MI, con causale Ecumenici,  c/c nr. 30592190, o fare un bonifico bancario sul conto nr. 3084 della Banca Popolare di Milano, agenzia nr. 106,  codice ABI 05584 CAB 20200 CIN Y, avente la medesima intestazione e con la stessa causale. Ma anche ricaricando il cellulare Tre che utilizziamo al 338 1211439…  Grazie a Enzo Arrighi di Como per la donazione di Euro 30,00-







Associazione politica culturale

"Radicali Napoli - Ernesto Rossi"

Via Posillipo, 386 - Napoli

 

Con Luca si spegne un’esistenza breve ed intensa, vissuta nel segno del dolore e della reazione ad altissimo livello ad esso.

Caratterizzata da un lato, da grandi battaglie (voto ai disabili libertà di parola, libertà terapeutica, terapie del dolore, eutanasia legale e testamento biologico) per il riconoscimento dei diritti civili dei più deboli (malati o disabili che fossero), con la finalità di difenderne la dignità e la partecipazione alla vita politica e sociale.

Dall’altro, dall’impegno dedicato alla pratica del governo della ricerca scientifica in Italia, fine la sua completa libertà, nel cui segno si è svolto il recente "congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica" dove Luca si è accomiatato da noi con questa straordinaria eredità: gli Atti del Congresso.

Tutti i compagni della Associazione Radicale "Ernesto Rossi" di Napoli, si stringono intorno ai familiari di Luca, a sua moglie Maria Antonietta ed a tutti gli altri compagni delle associazioni Luca Coscioni e Radicali Italiani, per affrontare questo momento non facile, consapevoli di dover continuare le sue battaglie, senza poter più contare su di lui.

Continueremo invece ad avvertire, intatta, la sua grande forza morale, laica e non-violenta.

Ciao Luca e un ‘grazie’ profondo per tutto quello che hai fatto per la politica di questo paese.

 

Andrea Furgiuele (segretario), Domenico Spena (tesoriere), Bruno Filippone (presidente)

Aldo Loris Rossi (presidente onorario).

 

 

 

Ciao Andrea,

riporto molto volentieri il tuo messaggio sulla mia newsletter Ecumenici che come hai immaginato non è collegata ai radicali ma che condivide tutte le battaglie civili che vengono qui citate compresa quella altrettanto nobile sulla giustizia. Perché Luca è stato anche un simbolo di giustizia e di riscatto per molti.

Non è un caso che tanti anni fa votai, secondo coscienza, radicale. Non solo, abbiamo percorso insieme l’ultima campagna referendaria sui referendum. Sapendo di perdere non ci siamo risparmiati anche in quel periodo, contrariamente agli altri.

 

Spero e auspico che il partito della  “Rosa nel pugno” possa darci ancora persone coraggiose di esporsi, proprio come Luca, soprattutto nell’affrontare le “questioni spinose” per il contesto italiano. Mi riferisco ai diritti delle minoranze, nessuna esclusa (immigrati, omosessuali, islamici, ebrei, disabili, valdesi, precari a vita e vittime della Legge 30 e del pacchetto Treu come me, …) e all’affermazione della scuola pubblica su quella privata.

 

Ringrazio con sincerità il sito di Luca per lo spazio che ci ha offerto in quella occasione e ti assicuro che, a parte gli umanisti di Milano e Firenze e il PRC di Como, non ci sono altri da menzionare.

Questa è l’Italia…. L’amiamo nonostante tutto e comunque, perché amiamo la sua gente come l’ha saputa amare Luca. Transnazionalmente e non patriotticamente. Tanto per non unirci al regime nazionalista e/o patriottardo in auge.

 

Come credente mi sento di dirti che Lui è ora nelle mani più sicure che ci possano essere ma c’è veramente bisogno di trovare nuove energie per riprendere le lotte. Credenti e non credenti. A testa alta e senza genuflettersi a nessuno!

 

Un compagno in sincera amicizia.

 

Legnano, 21 febbraio 2006

 

Maurizio Benazzi

 



 


Una biografia

 

LUCA COSCIONI (1967-2006)

 

Luca Coscioni nasce il 16 luglio 1967 a Orvieto. E' proprio dalla sua città natale che parte il suo impegno politico quando nel 1995 viene eletto consigliere comunale. Lo stesso anno si ammala di sclerosi laterale amiotrofica (malattia nota anche come morbo di Lou Gehriggli) e decide di dimettersi.

    Trascorre alcuni anni passando da un ospedale a un altro, da un ricovero a un altro, dalla speranza alla disperazione, fino a quando gli viene definitivamente confermata la diagnosi iniziale.

    Nel 1999 decide di candidarsi alle elezioni amministrative. Questo è il momento in cui ha comincia a reagire veramente alla malattia e a rinnovare quella passione per la politica che non aveva più alimentato. Nel mese di luglio dello stesso anno, navigando su internet, scopre il sito dei Radicali, www.radicali.it, e comincia ad interessarsi alle iniziative e alla storia di questo partito con grande interesse e attenzione.

    Nell'aprile 2000 è candidato della Lista Bonino alle elezioni regionali in Umbria. Nel mese di agosto del 2000 i Radicali lanciano le prime elezioni on-line per eleggere 25 nuovi membri del Comitato di Coordinamento dei radicali. E' così che inizia la sua avventura politica con Marco Pannella ed Emma Bonino.

    Nel mese di dicembre dello stesso anno viene eletto nel Comitato e nel mese di Febbraio del 2001 interviene per la prima volta con il suo sintetizzatore vocale durante i lavori del Comitato a Chianciano. A conclusione della riunione, il Comitato fa propria una mozione che impegna il movimento nella battaglia per la libertà di ricerca scientifica.

    Il 13 febbraio 2001 Luca Coscioni interviene all'audizione convocata dalla Commissione Temporanea sulla Genetica Umana e le Biotecnologie del Parlamento Europeo, tenutasi al fine di raccogliere il punto di vista di chi è colpito da malattie genetiche. Il suo intervento colpisce molto i commissari e i parlamentari, risollevando il dibattito europeo sulla clonazione terapeutica e l'utilizzo delle cellule staminali degli embrioni soprannumerari. In occasione delle ultime elezioni politiche Pannella e la direzione dei radicali propongono a Luca Coscioni di essere il capolista delle liste Bonino nel proporzionale. Nel frattempo il Comitato dei radicali lo elegge all'unanimità Presidente.

    Durante i mesi di campagna elettorale 50 Premi Nobel e oltre 500 scienziati e ricercatori di tutto il mondo sostengono la sua candidatura portando all'attenzione dell'opinione pubblica il confronto laico su temi fino ad allora mai presi in seria considerazione da nessuna forza politica.

    Luca Coscioni è morto il 20 febbraio 2006: la triste notizia è stata data in diretta a Radio Radicale da Marco Pannella.

 

Associazione Luca Coscioni

 

 

 

 

CALIFORNIA. DOPO IL ‘NO’ DEGLI ANESTESISTI ESECUZIONE RINVIATA DI ALCUNE ORE


 



 

Manifestazione contro l'esecuzione di Morales

 

21 febbraio 2006: il penitenziario statale di San Quintino, in California, ha annunciato di aver fissato alle 19,30 locali ( le 4.30 del mattino in Italia) l'esecuzione di Michael Angelo Morales, condannato a morte per lo stupro e l'omicidio di una ragazza di 17 anni.

In un primo momento l'esecuzione era fissata alle ore 12 locali, ma è stata rinviata per il rifiuto dei due anestesisti convocati di parteciparvi, per ragioni di ordine etico.

Per escludere che al condannato venga inflitto dolore inutile, in precedenza il giudice federale Jeremy Fogel aveva concesso alle autorità carcerarie due opzioni: la presenza di medici in grado di garantire che Morales sia completamente anestetizzato o l’utilizzo, invece del consueto mix di tre farmaci, di una overdose di sedativi.

Il cocktail di tre farmaci – ha riconosciuto il giudice – potrebbe violare il divieto costituzionale relativo alle punizioni "crudeli ed inusuali", dal momento che due dei farmaci in questione provocherebbero fortissimi dolori in assenza di totale anestesia.

Dopo il rifiuto dei due anestesisti, le autorità carcerarie hanno detto che attueranno la seconda opzione. Con un comunicato i due hanno motivato il loro rifiuto affermando di non poter ottemperare alla richiesta di intervento nel caso in cui Morales si svegliasse o mostrasse di sentire dolore. "Qualsiasi intervento del genere non è rispettoso dell'etica medica", hanno dichiarato nel comunicato i medici, la cui identità non è stata resa nota. "A seguito di ciò, abbiamo ritirato la nostra partecipazione", si legge ancora nel comunicato.

Il rifiuto era stato incoraggiato dall'Associazione medica americana, dalla Società americana degli Anestesisti e dall'Associazione medica della California, che si erano tutte opposte alla partecipazione dei due anestesisti all'esecuzione, definendola contraria all'etica medica.

Intanto un portavoce della prigione, Vernell Crittendon, ha precisato che il penitenziario avrà tempo fino alle 23 e 59 di oggi per giustiziare Morales. Poi il mandato di esecuzione scadrà e per un nuovo mandato si dovrà tornare al giudice che nel 1983 emise la sentenza di morte, Charles McGrath.

L'ottenimento di un nuovo mandato di esecuzione potrebbe comunque rivelarsi difficile per lo Stato, dal momento che il giudice stesso questo mese si è unito a Morales nella richiesta di clemenza, poi negata, dal Governatore della California Arnold Schwarzenegger.

McGrath ha infatti dichiarato di non attribuire più credibilità all’informatore la cui testimonianza aveva contributo alla condanna a morte dell’imputato.


Le agenzie di stampa hanno poi battuto la notizia  del rinvio a tempo indeterminato della sentenza in quanto gli operatori sanitari si sono dichiarati obiettori per ragioni etiche.

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INVITO / EINLADUNG

 

La Fondazione ECAP e l’Associazione INCA hanno il piacere di invitarLa al seminario

Die Stiftung ECAP und der Verein INCA laden Sie herzlich zu folgendem Seminar ein:

 

L’immigrazione italiana e il movimento operaio svizzero

Die italienische Immigration und die schweizerische Arbeiterbewegung

 

Giovedì 16 marzo 2006 / Donnerstag 16. März 2006

c/o UNIA Zentralsekretariat Zürich, Strassburgstr. 11, Zürich -  6° piano / 6. Stock

Ore 14-17 / 14 h - 17 h

 

Introducono la discussione / Einleitung

Leonardo Zanier, Presidente di EUNETZ, Ex Presidente della Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera / Präsident EUNETZ, ehemaliger Präsident der FCLIS
Karl Aeschbach, ex Segretario dell’Unione Sindacale Svizzera – USS / ehemaliger Sekretär des Schweizerischen Gewerkschaftsbundes - SGB 
 

Dibattito con interventi di sindacalisti/e, attivisti/e delle associazioni dell’immigrazione, ricercatori/trici

Diskussionsrunde mit verschiedenen GewerkschafterInnen, AktivistInnen der Migrantenvereine und ForscherInnen

 

Conclusioni con la tavola rotonda / Podiumsgespräch und Schlussfolgerungen:

Sindacato e migrazioni in Europa /  Gewerkschaft und Migration in Europa

 

Coordina/ Leitung: Vania Alleva, Resp.  Dipartimento Migranti, Giovani e Pari Opportunità di UNIA

 

Intervengono / TeilnehmerInnen:

Rita Schiavi, Segretaria Centrale di UNIA, Presidente dell’Associazione INCA
Titti Di Salvo, Segretaria Confederale della CGIL, Resp. del Dipartimento Politiche Internazionali 
 

Il seminario si svolge nell’ambito delle celebrazioni per il centesimo anniversario della Fondazione della CGIL

Das Seminar findet im Rahmen des 100. Jubiläums der italienischen Gewerkschaft CGIL statt

Guglielmo Bozzolini
Fondazione ECAP
Postfach 1363
8031 Zürich
Tel. 0041 43 444 40 76
Nat./Cell. 0041 79 354 82 85
www.ecap.ch

 

 

 

 

Mistificazione della storia e crimini italiani occultati  

   

 

 

 

Respingiamo con decisione l'invito che ci è stato rivolto dal Sig. Perini (Presidente sezione comasca dell'Associazione nazionale esuli istriani) di partecipare alla commemorazione per i martiri delle Foibe. La pietà verso i morti è un sentimento che condividiamo, ma non chiedeteci di condividere la mistificazione della storia.   Se si vuole parlare di Foibe, allora non è possibile cancellare vent'anni di persecuzioni fasciste contro le popolazioni slave. Dagli archivi delle Nazioni Unite emerge un dato che dovrebbe far vergognare chi ha proposto la giornata del ricordo per gli avvenimenti delle foibe e dell'esodo: 300mila persone furono uccise dai fascisti italiani nella sola Jugoslavia (tutto documentato dallo storico americano M. Palombo, il cui lavoro "Fascist Legacy" è stato utilizzato anche dalla TV "La 7").  Ottocento italiani furono dichiarati "criminali di guerra" dalla " Commissione per i crimini di guerra delle Nazioni Unite" e mai processati.   Nei campi di concentramento italiani furono rinchiusi più di 100mila jugoslavi (uomini, donne, bambini) e dove 11.606 vi morirono (quelli accertati). Quasi 200mila furono i civili falciati dai plotoni di esecuzione italiani, in quanto "ribelli e banditi". Nella sola Istria furono 60mila gli slavi che in tre anni dovettero fuggire per non essere spazzati via dalla barbarie fascista o deportati nei lager italiani.  

Quando una giornata del ricordo e della richiesta di perdono verso il popolo jugoslavo, per queste vittime innocenti? Questo sì rappresenterebbe storicamente un atto di pace e riconciliazione definitiva. Perché, dover accettare che i carnefici fascisti diventino eroi, oltre ad essere vergognoso, è anche oltraggioso verso la memoria storica di quella generazione di "ragazzi" che invece di andare a Salò o stare a guardare è salita in montagna a combattere il nazifascismo pagando con la tortura e con la morte la scelta della lotta per la libertà.   Per noi l'unica giornata del ricordo e della riconciliazione, del riscatto e della distinzione dal fascismo, è e resta il 25 APRILE, lasciatoci in eredità da quegli italiani che con il loro sangue hanno ridato libertà e dignità all'Italia.   Come diceva Cesare Pavese "La pietà è una cosa che fa parte del sentimento umano solidale, ma la pietà per le idee non ha senso, non si può avere pietà per le idee barbare, assassine, non si può revisionare l'orrore, si può al massimo dimenticarlo"  

GIOVANI COMUNISTE/I   Coordinamento provinciale di Como 

www.giovanicomunisticomo.org  

 

 

 

Su segnalazione di Angelo Cifatte rendiamo noto il sito contenente l'Appello dei cattolici a Benedetto XVI  http://www.arcoiris.tv/appello/benedettoXVI

Per info:

Angelo Cifatte Ufficio Tel. 010 5573779 - Casa Tel. 010 5701274 - Cell. 333 4891234

 

 

Posta ricevuta    

 

Cari amici de La Redazione di Ecumenici,  

vi ringraziamo per le parole di solidarietà che avete voluto esprimerci con il vostro comunicato stampa.  

Cordiali saluti  

18/02/06  

Il Presidente dell'UCOII

Dott. Dachan Mohamed Nour      

 

 

 

Amici, i Sufi (i mistici dell'Islàm) sono da secoli i vessilliferi della pace fra i popoli, del rispetto per ogni cultura e per ogni religione, dell'amore per l'arte. Un episodio doloroso e inqualificabile come l'incendio della Abbazia sufi di Qum (Iran) e il massacro di molti sufi che semplicemente stavano pregando l'unico Dio di tutti gli esseri umani testimonia come l'intolleranza e il terrorismo mal sopporti la bontà e la fratellanza che i Sufi testimoniano sempre. Ecco perché un appello al rispetto per tutte le religioni e per tutte le culture come questo inviato dagli ECUMENICI e dall'UCOI trova il nostro plauso ed ecco perché ve lo comunichiamo.

<<Il Giorno Ultimo verremo giudicati per le nostre azioni, non per le nostre religioni.>>

Questo dice il Corano.

Cordiali saluti,

Mandel Khàn, Vicario generale per l'Italia della Confraternita sufi Jerrahi-Halveti.