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Aggiungi il tuo nome al nostro Comitato di sostegno finanziario 2006: Enzo Arighi, Gian Luigi Bettoli, Doriana Goracci e Giorgio Saglietti. Hanno preannunciato l’adesione a ecumenici@alice.it anche Roberto Ferro e Martino Ottomaniello

Il Comitato di appoggio alla newsletter (donazione di libri, riviste, servizi di traduzione, articoli richiesti, ecc.): registriamo fra le ultime donazioni quelle di Massimo Consoli, Anna Belloni dall’Argentina, Stefania Garini per la redazione di Volontari per lo sviluppo, Giuseppe Scano, Mustafà T., Augusta De Piero,

Un nuovo contratto per i servizi ADSL della newsletter elettronica entrerà in vigore dalla prossima estate e ciò al fine di eliminare il canone fisso telefonico. Viene confermata invece la scelta della distribuzione popolare gratuita del foglio informativo e formativo: nessun prezzo – neanche simbolico – viene indicato. L’aggiornamento della lista di distribuzione verrà eseguito nei prossimi giorni: se gradite segnalarci degli amici, fatelo nelle prossime ore. Grazie


La red





IL SOLE

“Poi che son servo del Sole vi parlerò del Sole;
notte non sono, né adoratore delle notti, non parlerò di sogni.
Come messaggero del Sole e suo interprete,
segreti messaggi prenderò da lui e vi porterò la risposta.
E poi che vado come sole, brillerò su rovinati deserti,
fuggirò dai luoghi abitati, parlerò deserte parole.
Assomiglio alla vetta di un albero lontano dalla radice:
pur ristretto in secca corteccia, parlerò di succoso midollo.
Se pur son mela secca son più alto d’un albero;
anche se ebbro e sconvolto, dico parole veraci!
Da quando il mio cuore ha sentito il profumo della polvere della
sua soglia,
ho vergogna anche della polvere sua, non parlo che d’acqua
purissima!
Togliti il velo dal volto, ché il volto hai glorioso!
Non permettere ch’io debba parlarti come sotto ad un velo!
Se hai il cuore di pietra, io son pieno di fuoco qual ferro;
se assumi trasparenza di cristallo, io parlo di calice e vino!
Poi che nato sono dal Sole come il Re Qobad antico,
non sorgerò nella notte, non parlerò di chiaro di luna.”

(Rumi, Poesie mistiche, Rizzoli)




Inserto sul pensiero arabo

 

 

L’inserto è curato da Mustafa T. , tecnico 46enne di Torino, appassionato di cultura islamica e yoga, autodidatta, socio fondatore di tre associazioni islamiche. Autore del libro: Asciurà: il martirio del sacro mese di Muharram, edizione Noctua, 1999, e curatore del libro di Gohar Shahi: Minareto di luce, SEB edizioni, 1998. Noto per i suoi viaggi e ritiri spirituali in Siria, Iran, Turchia e India, è oggi collaboratore di riviste islamiche.

Attualmente dirige il progetto Yoga e Islam ai seguenti indirizzi web:

http://tradizionesacra.blog.tiscali.it

http://it.groups.yahoo.com/group/yogaeislam/

 

 



 

 

La filosofia ebbe inizio nel mondo islamico nel III/IX secolo, con la traduzione in arabo di testi filosofici greci. Il primo filosofo musulmano, i cui scritti si sono tutti conservati - al-Kindi - fu celebrato anche nell'Occidente latino. Egli aveva una grande familiarità con le dottrine principali della filosofia greca e si era fatta fare espressamente la traduzione di una versione compendiata delle Enneadi. Fu lui a dare l'avvio alla formulazione di un vocabolario filosofico tecnico in arabo e a un ripensamento della filosofia greca nei termini di dottrine islamiche. Da entrambi questi due punti di vista fu seguito da al-Fàràbi, il quale dette un contributo determinante alla formazione in Islam di una salda base per la filosofia peripatetica. I filosofi di questa scuola avevano familiarità con i neoplatonici alessandrini e ateniesi e con i commentatori di Aristotele, e consideravano la filosofia di Aristotele alla luce del neoplatonismo. Sono inoltre identificabili elementi neopitagorici in al-Kindi, dottrine politiche sciite in al-Fàràbi e idee di ispirazione sciita in taluni scritti di Avicenna.

La principale tendenza della scuola peripatetica, la quale trovò il suo massimo esponente islamico in Avicenna, fu però verso una filosofia fondata sull'uso della facoltà discorsiva, la quale si affidava essenzialmente al metodo sillogistico. L'aspetto razionalistico di questa scuola raggiunse il suo punto terminale con Averroè, il quale divenne il peripatetico musulmano più ortodosso in senso aristotelico e rifiutò, come aspetto esplicito della filosofia, quegli elementi neoplatonici e musulmani che erano entrati nella visione del mondo dei peripatetici orientali come Avicenna.

Dal VI/XII secolo in avanti, si sviluppò l'altra scuola principale della filosofia islamica, o, per esprimerci in modo piú appropriato, la "teosofia" nel suo senso originario. Questa scuola, il cui fondatore fu Suhrawardi, divenne nota come la scuola illuminativa (ishràgz), in contrapposizione con quella peripatetica (mashashà'i). Mentre i peripatetici si fondavano piú decisamente sul metodo sillogistico di Aristotele e cercavano di raggiungere la verità per mezzo di argomenti fondati sulla ragione, gli illuminativisti, che attingevano le loro dottrine sia dai platonici e dagli antichi persiani sia dalla stessa rivelazione islamica, consideravano l'intuizione intellettuale e l'illuminazione il metodo fondamentale da seguire, di pari passo con l'uso della ragione. I filosofi razionalisti, pur lasciando un'impronta indelebile sulla terminologia della posteriore teologia musulmana, si allontanarono gradualmente dagli elementi ortodossi, sia teologici sia gnostici, cosicché dopo la loro "confutazione" da parte di al-Ghazzàli, esercitarono ben poca influenza sul corpo principale dell'opinione pubblica musulmana. La scuola illuminativi, che combinava il metodo della raziocinazione con quello dell'intuizione intellettuale e dell'illuminazione, balzò invece alla ribalta durante quello stesso periodo che viene considerato in generale - anche se del tutto erroneamente - la fine della filosofia islamica. Di fatto, assieme alla gnosi, essa occupò la posizione centrale nella vita intellettuale dell'Islam. Nel momento stesso in cui, in Occidente, il platonismo agostiniano (che considerava la conoscenza il frutto dell'illuminazione) cedeva il passo all'aristotelismo tomistico (che si allontanò da questa stessa dottrina illuminativi), nel mondo islamica stava avendo luogo il processo inverso.

Dobbiamo però operare una distinzione fra le reazioni sunnita e sciita alla filosofia. Il mondo sunnita, dopo Averroè, rifiutò quasi per intero la filosofia, eccezion fatta per la logica e per il persistere dell'influenza della filosofia sui suoi metodi di argomentazione, oltre che per alcune convinzioni cosmologiche che si erano conservate nelle formulazioni della teologia e in alcune dottrine sufi. Nel mondo sciita, invece, la filosofia di entrambe le scuole, peripatetica e illuminativi, continuò a essere insegnata come una tradizione viva nei secoli nelle scuole religiose; alcune fra le massime figure della filosofia islamica, come Mullà Sadrà, che fu un contemporaneo di Descartes e Leibniz, vennero molto tempo dopo il periodo considerato solitamente "la fase produttiva" della filosofia islamica.


(leggi tutto...)

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Come insiste giustamente la teologia della liberazione, la teologia non è che un “atto secondo”, non scopre proprio un bel niente , al massimo descrive, sistematizza , ordina con un linguaggio logico razionale una dimensione divina che si è fatta scoprire in mille altri modi; attraverso gli scritti sacri, attraverso la predicazione delle chiese ma anche nelle relazioni interpersonali, nella saggezza interpersonale di altri popoli e altre fedi, nelle cose più semplici, nella nostra solitudine, nelle nostre paure, nei nostri sogni, speranze, desideri. Se ho scoperto qualcosa della dimensione divina attraverso gli studi teologici  ( e mano a mano che vado avanti penso di “aver scoperto” sempre di meno)  è grazie alla bravura di quei teologi e quelle teologhe che hanno saputo trasmettere  qualcosa di quel divino che altrove hanno sperimentato.

 

(Elisabeth Green, teologa battista in “L’autorità delle donne”, Gabrielli Editori in collaborazione con le amiche di Tempi di sorerità)

 

 

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