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Ecumenici [Leonhard Ragaz]
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+ 0 - 0 | § Dibattito: riparliamo di laicità

Cari amici,

da tempo ricevo e leggo con interesse "ECUMENICI", perchè condivido i valori dell'ecumenismo, della nonviolenza e della giustizia, della laicità e della libertà. Da anni infatti sono impegnato in questi campi a Ivrea (commissione ecumenica della mia diocesi, associazioni per la Palestina e per l'Uganda, Tavola della pace del Canavese, il Social Forum, ecc.).

Sono insegnante da  27 anni nelle scuole superiori e ai miei studenti più volte ho presentato questi valori con convinzione e nel rispetto delle loro convinzioni. (Vi allego il murale che ho fatto con gli studenti per il 60° anniversario della Liberazione l'anno scorso, e settimana scorsa ne abbiamo fatto un altro sulla donna per la pace, con conferenza che ho organizzato, sulla Donna dalla resistenza alla repubblica).

Ho 53 anni e ho tre figli studenti. Tra dieci anni spero di andare in pensione.

Su questo numero di Ecumenici c'è una bellissima frase tratta dall'autodifesa di Don Milani a me molto cara, infatti sono stato a Barbiana con gli insegnanti per la nonviolenza e trenta anni fa, seguendo l'insegnamento di Don Milani, ho fatto la scelta dell'obiezione al servizio militare,  quando allora eravamo solo in 500 in Italia.

Su questo numero si parla anche dell'immissione in ruolo di altri 3077 insegnanti di religione (il 20% degli insegnanti che hanno passato il concorso, mentre il 60% sta facendo l'anno di prova dopo essere entrato in ruolo nel settembre scorso e il restante 20% dovrebbe entrare in ruolo a fine anno, tutto come da accordi, ma con qualche ritardo).

Io sono uno di questi insegnanti. E inizio ora il corso per chi fa l'anno di prova, di ogni materia.

Non sono contento dell'impostazione dell'insegnamento della religione, che tutti, insegnanti, istituzione scolastica, studenti, politici, confessioni religiose, per motivi diversi soffriamo.

Ma non approvo il termine usato "schiaffo alla laicità" dato dall'immissione in ruolo degli IRC.

In quanti modi si può intendere la laicità dello Stato?

E poi, in attesa di una perfetta impostazione dell'insegnamento della religione nelle scuole dovremmo non comunicare più nulla di cultura religiosa? Ma non vedete quanta ignoranza c'è e quanti pregiudizi, specialmente in campo religioso?

Faccio un esempio: Volete che vi dica cosa sapevano i miei studenti dei Valdesi prima che facessi lezioni, proiettassi filmati e li portassi in visita alla Chiesa Valdese, all'incontro con il mio amico pastore? O in sinagoga con il rappresentante della comunità ebraica? Spero di portare studenti anche al Centro islamico (ma devo vincere tanti pregiudizi).

 Nella mia scuola oggi non vedo chi al posto dell'insegnante di religione possa comunicare questi insegnamenti.

Sono pronto a discutere su tutto. Anche a rivedere la confessionalità, e insieme l'opzionalità dell'IRC, ma non priviamo i ragazzi che vogliono avere più cultura, anche in campo religioso, di questa debole opportunità. E' un disvalore questa cultura? Non si dice continuamente che si manca di valori? Credetemi, il mio modo di insegnare è, o più modestamente, vuole essere veramente ecumenico. Con i miei studenti infatti mi ritrovo, nelle discussioni, a dovere difendere la religione e la non religione degli altri, non cattolici.

Per quanto riguarda il nostro stato giuridico: secondo voi dovremmo essere precari sempre? Anche con due lauree come ho io e 27 anni di lavoro nella scuola di stato? Sono certo che anche voi siete contro la precarietà del lavoro. E allora io e i miei colleghi secondo voi come dovremmo finire?

Ho fatto tante manifestazioni con i lavoratori, anche contro il precariato nella scuola, infatti sono solidale con i precari che aspettano da anni un posto stabile, ma appunto non accetto distinzioni tra categorie di insegnanti e sono pronto a protestare in piazza per ottenere l'incarico a tempo indeterminato anche per noi insegnanti di religione (tra l'altro, sapete che alla fine saranno immessi in ruolo il 70% delle cattedre di religione?).

Ci sono privilegi? Discutiamo. Io non voglio lavoratori di serie A e B. e voi?. Discutiamo.

Infine presi dall'accanimento avete scritto "il costo degli insegnanti di religione fa mancare risorse per servizi essenziali quali quelli agli anziani, per gli asili nido, per la tutela dell'ambiente", ma davvero il pastore Rapisarda ha detto questo? Cosa significa??? Che la paga dei lavoratori è sottrazione di servizi? Conto fino a dieci ... e dico ancora una volta: discutiamo.

 

Ecumenicamente, cioè alla ricerca dell'unità, nella diversità.

Pronto a leggervi sempre con interesse.

 

Pierangelo Monti

 

 

Il Signor Pierangelo Monti, insegnate di religione, ovviamente di religione cattolica nella scuola pubblica, si mostra risentito da alcune frasi da me scritte e diffuse con nota dell'Agenzia NEV, ripresa da Ecumenici. Egli chiede di discutere. Lo facciamo volentieri nella convinzione che la discussione serve a mostrare l'altro lato della medaglia, a guardare le cose con occhi nuovi.

Mi rendo conto di avere come interlocutore una persona impegnata su più fronti che condivido. Senza dubbio egli è un credente con cui sono pronto a pregare per la giustizia e la pace, per un mondo più giusto e a dire assieme il Padre Nostro. Tutto questo, però, non mi impedisce di affermare che un insegnante di religione nella scuola pubblica opera in regime di privilegio per i alcuni motivi che vado a enucleare brevemente. La dizione insegnante di religione è riduttiva (volutamente ?). Essi sono scelti e pagati per insegnare religione cattolica. Quanto sia eticamente corretto che questi insegnanti si avventurino nell'insegnamento di altre religioni, da una posizione necessariamente unilaterale, è questione sulla quale mi piacerebbe continuare a discutere. L'insegnante di religione cattolica, è appena il caso di ricordarlo, entra nella scuola in forza di un privilegio, residuo del vecchio concordato mussoliniano del '29, al tempo della religione di Stato, e ribadito con chiaro opportunismo politico col concordato craxiano, in contraddizione col concetto che l'Italia non ha una religione di Stato e col concetto di laicità dello Stato affermato dalla Costituzione. Conseguenza di questa impostazione, non va dimenticato, è che l'insegnate di religione cattolica entra dalla porta del vescovo e non del provveditorato. Egli è sempre sotto il controllo del vescovo (in spregio alla libertà di coscienza). Infatti il suo mandato può essere revocato in qualsiasi momento (se donna e porta la minigonna, se convive, se divorzia, se consiglia il condom ecc.). Questo residuo di concordato d'altri tempi, questa presenza massiccia del vescovo nella scuola (precetto pasquale in orario scolastico, confessionali nei corridoi, crocifissi e statue dappertutto, ruolo degli insegnanti di religione nella valutazione degli alunni ecc.) è pagato dallo Stato, con i soldi di tutti, anche dei miei, che non condivido l'IRC (ho il diritto di protestare ?!). Sappiamo che la coperta, cioè i fondi pubblici, è corta. Se il denaro pubblico viene speso per mantenere l'IRC è del tutto evidente che non vi saranno risorse per altro (asili, servizi per anziani, ambiente, per fare soltanto un piccolo elenco). La regione Sicilia, dove abito, paga i cappellani negli ospedali, ma non ha fondi per i LSU. La precarietà è galoppante, le nuove povertà avanzano. Ma certo, chi non è protetto dalla chiesa cattolica può stare a protestare quanto vuole o può chiedere ospitalità presso qualche pio istituto finanziato con i soldi pubblici !

Qui, per logica conseguenza, si dovrà parlare del lavoro degli insegnanti di RC e, ovviamente, del loro stipendio. L'insegnate di RC vuole entrare a scuola dalla porta principale, non vuole essere un insegnate di seconda categoria, fa valere i suoi titoli di studio. Ma dov'è il concorso vinto ? Dov'è il corso abilitante superato in concorrenza con migliaia di altri docenti ? Dov'è la gavetta fatta con supplenze, incarichi annuali, emigrazione e competizione in campo aperto ? Già ! L'insegnante di religione vuole essere e pretende di essere come tutti gli altri insegnanti ! Non è fuori luogo ricordare che molte persone scelgono una missione e proprio per questo non vogliono essere come tutti gli altri. Proprio perché hanno scelto una missione non cercano privilegi, ma sono pronti a pagare, economicamente, s'intende, le scelte fatte. Il posto, il posto sicuro, come avviene con l'entrata in ruolo, non è una categoria che collima con il concetto di missione. Mi si dirà che non tutti possono vivere per missione. Io credo che tutti dovrebbero nobilitare il proprio agire sentendolo come missione, come dono della propria vita, come uno spendersi per gli altri. Il posto, la sicurezza economica la cercano tutti, ma allora il nostro voler essere come tutti gli altri significa accettare la competizione, avere concorrenti, non ritagliarsi alcun ambito privilegiato per motivi religiosi o politici, spesso clientelari.

Lasciamo da parte ora le questioni politiche ed economiche a cui abbiamo fatto soltanto un cenno e veniamo alle questioni legate alla validità-opportunità di continuare con l'IRC. Dal mio punto di vista l'IRC è un fallimento totale, al di là dei numeri di chi lo sceglie. Il progresso morale e spirituale degli alunni e alunne della scuola non è corrispondente alle risorse che il sistema IRC vi investe. La mancanza di pluralismo religioso è sotto gli occhi di tutti (e questa è una grave ferita al corpo sociale). Religione a scuola equivale a ghettizzazione, tanto di chi la sceglie, quanto di chi non se ne avvale. Continuare con l'IRC significa sottrarre ambiti sostanziali all'insegnamento del fatto religioso e della cultura religiosa tramite materie quali storia, filosofia, arte, letteratura, musica. Si tratta di ambiti in cui l'interdisciplinarietà sarebbe altamente auspicabile, ma la settorializzazione della materia e la conservazione del ruolo degli insegnanti lo impedisce.

Come credente mi interessa fare una chiara distinzione tra religione e fede. La religione si può insegnare o presentare, ma se la religione è un fatto culturale, perché gli alunni delle nostre scuole debbono conoscere soltanto la religione cattolica o le altre religioni quando, bontà loro, gli insegnati di RC se ne vogliono fare carico ? Chi di noi va ad apprendere la lingua tedesca da un cittadino inglese, potendola apprendere da un tedesco ? Perché i nostri alunni debbono apprendere l'Islam attraverso una fugace visita alla moschea e tramite la presentazione che viene loro fatta dall'insegnante di RC ? Non so se sia meglio invitare a scuola esponenti del mondo buddista, islamico, ebraico, protestante, animista, agnostico, ateo ecc, o non sia meglio affrontare la questione come studio del fatto religioso nelle varie materie di cui sopra e lasciare alle famiglie, chiese, sinagoghe, moschee ecc. di educare alla fede.

Da noi non mancano i luoghi di culto. La fede non si insegna ma si testimonia. Gli insegnanti di religione non possono supplire ai luoghi di testimonianza della fede (famiglie e comunità religiosa di appartenenza). E' profondamente sbagliato dare l'impressione che in questa materia si possa procedere per delega, pagando uno specialista, affidando ad altri la cura spirituale degli adolescenti e dei giovani.

A conclusione di queste note, che hanno toccato alcuni punti sollevati dal mio interlocutore, non voglio sottrarmi alla sollecitazione circa la laicità dello Stato. Su questo tema il dibattito è ampio e ogni società interpreta la laicità tenendo conto del proprio contesto. Una cosa è la laicità in Francia, altra cosa è in USA. Ma che cos'è la laicità in Italia, concetto di cui parla la Costituzione ? Laicità ha a che fare col popolo e il popolo non è sempre lo stesso. Non siamo più nel '29, non dobbiamo più riparare la breccia di Porta Pia e l'offesa arrecata dai garibaldini al potere temporale dei papi. La società di oggi va vista in prospettiva futura, si tratta di costruire non di preservare lo status quo (ognuno coltiva il proprio ambito, salvo continui sconfinamenti !). Davanti a noi c'è una società pluralista, dove le sue componenti non fanno più crociate, non demonizzano, non si accaparrano tutti gli ambiti del vivere, dove non vige la legge del più forte, che crea sentimenti di rivalsa. La laicità va costruita col concorso di tutti. Questa costruzione avrà qualche speranza di successo se si vorrà riforma l'assetto attuale.

La poltica degli ultimi anni ha seminato la continuazione dei privilegi. Le ingerenze della gerarchia cattolica sono giunte puntuali come un orologio svizzero. La coalizione che si affaccia al governo non ha una voce forte sulla laicità. I sindacati, anche quelli che hanno condotto battaglie legali per la laicità, invitano il ministro della P.I.. I credenti vanni per linee divergenti. C'è speranza ? Si, perché la speranza si fonda sulla bontà delle idee.

Salvatore Rapisarda

 

La newsletter ha invitato a partecipare al dibattito anche il Presidente dell’Associazione 31 ottobre, che ha accettato.

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20 maggio 2006

MARCIA PER LA PACE
RICONVERTIRE, DISARMARE, SMILITARIZZARE I TERRITORI

 


 
ore 14 presidio

Comando di Reazione Rapida NATO a SOLBIATE OLONA

 

 

Programma: ore 15.30 concentramento marcia

II° deposito centrale dell’aeronautica a GALLARATE - VA (via Ranchet)

 

ore 18.30 arrivo presso azienda AgustaWestland a SAMARATE - VA

a seguire al parco Solidarietà interventi, ristoro, musica dal vivo

 

Veniamo da luoghi lontani, talvolta anche estranei l’uno all’altro.

Percorriamo sentieri che attraversano terre diverse.

Parliamo lingue che spesso faticano a intendersi.

Ascoltiamo le voci di chi sussurra o urla, nella terra che abitiamo.

Abbiamo guardato – oltre i confini delle nostre vite quotidiane –

là dove affondano le mani rapaci del nostro benessere.

Vediamo terre devastate dalla guerra infinita,

che strazia corpi e strappa tesori.

 

Abbiamo guardato – al di qua dei confini delle nostre vite quotidiane –

qui, dove generiamo intelligenze e strumenti e strategie per la guerra infinita.

Vediamo la Base NATO, per il controllo e il comando di operazioni militari

che sentiamo dire essere “missioni di pace”;

Vediamo Agusta, Aermacchi ed il loro indotto, per la produzione e il commercio di armi

che sentiamo dire essere il vanto della “provincia con le ali”;

Vediamo che la guerra infinita è generata anche qui, nella terra che abitiamo,

nelle scuole che formano le nuove generazioni,

nelle fabbriche che ci danno ricchezza,

nei giornali che raccontano nascondendo la verità,

nelle istituzioni che sviliscono la costituzione calpestando l’articolo 11.

 

Abbiamo visto e ci siamo riconosciuti in un cammino di pace con la volontà di:

disarmare le nostre coscienze e le relazioni fra i popoli;

riconvertire il tessuto economico della nostra terra verso beni ecologicamente compatibili e  socialmente desiderabili.

E invitiamo a un cammino di pace, che:

manifesti l’opposizione alla produzione e al commercio delle armi e alla presenza di insediamenti militari nella nostra terra

sia di monito ai decisori politici ed economici del territorio: “se vuoi la pace, prepara la pace”

testimoni la possibilità di una relazione dolce fra i popoli di questa Terra.

 

Chiediamo a tutti/e di portare una bandiera della pace. Daremo vita a una marcia dove saranno rappresentate le diverse articolazioni del movimento contro la guerra e per la pace, che convergono sul documento disarmiAMO la pace. A chi crede giusto esaltare la violenza diciamo che consideriamo questa esaltazione incompatibile con le nostra iniziativa, che vuole mettere al centro il valore della pace, dei diritti, della giustizia e della convivenza.

 

 

 

 

Invito

Lunedì 8 Maggio 2006

Proiezione del cortometraggio "L'interruzione"

Regia di Domenico Natella, realizzato dall'associazione universitaria GLBT Renèe Vivien.

La  storia narra l'incontro di  quattro studentesse universitarie omosessuali che si confrontano tra di loro, affrontando  vari argomenti  dalla discriminazione basata sull'orientamento sessuale, al desiderio di maternità, al loro modo  di relazionarsi e vivere i contesti sociali  strutturati per una vita eterosessuale; al rapporto con i genitori, con gli amici, con le Associazioni GLBT; al rapporto con la cultura diffusa e le istituzioni abituate a percepire l'eterosessualità come l'unico schema sociale di affettività.

 

Note autobiografiche sul regista:

Domenico Natella, eclettico filmmaker e artista visivo amante della provocazione e della sperimentazione artistica nasce a Salerno nel '74 dove si laurea in "Lingue e letterature straniere", studia  filmaking, regia, sceneggiatura e direzione d'attori presso la New York Film Academy di Los Angeles e La Escuela de Arte Escenica de Granada, in Spagna e corsi vari in Italia con registi quali Fernando Solanas e Abel Ferrara. Il suo primo corto "Hoy no estoy pa' nadie" partecipa ad una dozzina di festival, vincendo 4 premi internazionali e viene trasmesso da Canale 5,  così come il  secondo:  "Regalos caidos del cielo"  e si aggiudica altri 4 premi, in Spagna viene trasmesso dal canale televisivo Teleideal e dal soggetto di quest'ultimo riprende il tema realizzando uno spettacolo teatrale multiimediale dall'omonimo titolo. Gira altri corti a Los Angeles negli Universal Studios, videoclip per gruppi indipendenti, videoinstallazioni, scrive alcune sceneggiature e firma questo noir digitale dal sapore visionario: "Fragole a Mezzanotte" suo primo lungometraggio.

 

Presso il Circolo FUP in Viale Monza 140 a Milano h.21,00

Evento a cura di ArciLesbica Zami Milano
C.so Garibaldi,91 - MILANO
Tel. 02/29.01.40.27 (mart. 21,00 - 23,00)
www.arcilesbica.it/milano

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Un po’ più avanti delle altre newsletter elettroniche, in cerca di un webmaster per dei lavori di aggiornamento del sito

Copie diffuse: nr. 4.783

 


                                                            Incontro “Convivenza e dialogo”

 

 

 

                                                                    Nella foto dei bimbi gitani

 

Casa della Cultura di Milano

Comunità di Sant’Egidio di Milano

Chiesa Cristiana Protestante in Milano

 

INVITO

 

Domenica, 7 maggio 2006

ore 18,30 Chiesa Cristiana Protestante

Via Marco de Marchi 9, Milano

<MM 3, stazione Turati>

 

 

LAVORI, CULTURE E VOCI DAL MONDO

MILANO CAMBIA IN MEGLIO

 

Partecipano:

Josè Enrique Briceno Berru', Peru

Marioara Cirlan, Romania

Abdallah Kabakebbji, Siria

Sameera Waduwawarage, Sri Lanka

Giorgio Del Zanna, Italia

 

accompagnamento musicale del coro della comunità presbiteriana coreana

 

segue un buffet multiculturale

 

per informazioni: 02.66.98.74.08   www.ccpm.org

 

 

                                                        ---------------------------

 

 

HOMEWORK FESTIVAL 4.0

Bologna 11-13 Maggio 2006

 


Centro Multimediale 2Bo – via Malaguti 16

Link – via Fantoni 21

Circolo Arcygay Cassero – via Don Minzoni 18

Circolo Arci Macondo – via del Pratello 22/c

Circolo Arci Sesto Senso – via Petroni 9/c


 

 

Giunto ormai alla sua quarta edizione, Homework Festival si allarga, proponendo un parco artisti sempre più ampio, ma soprattutto inserendo all'interno del programma una sempre più ampia rassegna attraverso la cultura digitale, i suoi riflessi sociali e le sue sempre rinnovate possibilità di applicazione tecnologica. Quest'anno infatti il festival, oltre alla consueta lunga serie di live sets e vj sets, porta a Bologna una vera e propria sezione "educational", con workshops, dibattiti e presentazioni pomeridiani, che vedranno succedersi creatori di softwares ed esperti del settore nelle ore pomeridiane dei tre giorni del festival.

(leggi tutto...)

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“Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile di tutto".

Don Lorenzo Milani - Lettera ai Giudici - Barbiana, 18 ottobre 1965

 

 

La ministra Letizia Moratti, che non ama i fischi, doveva solo ultimare il suo “capolavoro”, alleandosi anche col segretario della CGIL di Milano

 

UCEBI : L'IMMISSIONE IN RUOLO DI 3.077 INSEGNANTI DI IRC È UNO SCHIAFFO ALLA LAICITÀ DELLO STATO

 

Roma (NEV),  - Altri 3.077 insegnanti di religione cattolica verranno assunti nella scuola pubblica. Si tratta "dell'ultimo contingente" di assunzioni per raggiungere la quota, promessa dal ministro Moratti, di 15.383 docenti precari di religione immessi in ruolo. Hanno dato comunicazione dell'avvio delle procedure - il cui iter non dovrebbe verosimilmente trovare intoppi - i tecnici del Ministero dell'istruzione durante l'ultima riunione tenuta con i sindacati prima delle elezioni.

Rispetto al provvedimento si sono levate le proteste dei sindacati per il discrimine che tale decisione comporta rispetto agli altri precari della scuola che si vedono scavalcati da chi gode di una corsia privilegiata.

Sull'argomento è intervenuto anche il pastore Salvatore Rapisarda, vice presidente dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI), secondo il quale la decisione del Ministero "è uno schiaffo alla lacità dello Stato", oltreché alle sue finanze, perché "il costo degli insegnanti di religione fa mancare risorse per servizi essenziali quali quelli agli anziani, per gli asili nido, per la tutela dell'ambiente". Rapisarda ribadisce poi "la posizione secondo cui l'insegnamento della religione deve essere a carico delle singole famiglie e delle singole confessioni religiose. Siamo contrari al fatto che ai giovani si forniscano modelli secondo cui la scuola e lo Stato si sostituiscono al ruolo primario dei genitori e delle comunità di appartenenza. La religione non può essere un affare di stato o di privilegi, bensì una scelta di vita, da perseguire con coerenza". (nev/lb)

 

 

… Questa è l’agenzia battuta da NEV ma sorpresa a Milano una parte della CGIL invita il Ministro dell’Istruzione al corteo dei lavoratori del primo maggio: crediamo che come cittadini iscritti a questo sindacato sia legittimo chiedere a tutti e a tutte una valutazione attenta sulla sospensione delle iscrizioni per il 2007 proprio alla CGIL. Salvo novità,ovviamente, che comunque attendiamo quanto prima.

Vi chiediamo per questo motivo di girare questa e.mail all’indirizzo elettronico info@cgil.milano.it e cdlm@mi.lomb.cgil.it   per invitare il segretario milanese alla riflessione e ad un serio esame di coscienza, in primis sindacale oltre che politico.

Ci si domanda solo se il trasformismo si debba ripagare oggi al prezzo di una tessera? Nessun problema. Lo faremo. In democrazia è comunque ancora legittimo esprimere forme di dissenso non violento, come i fischi. Chi fa il sindacato lo sa bene. E lo sa bene in questi giorni proprio la CGIL ad Arese, uno degli ultimi poli industriali: nessuno gli da più credito.

Rimane la constatazione amara che solo in Cina il Sindacato serve a controllare i lavoratori e non a difenderli…

Aspettiamo una risposta del sig.Onorio Rosati…

 

Maurizio Benazzi

 

 

PS: chiedete pf la ricevuta dell’avvenuta lettura del messaggio. Grazie

 

 

                                            ----------------------------------------------------

 

 

Sabato 6 Maggio 2006 - Domenica 7 Maggio 2006

Chiesa Evangelica

Via Rusconi, 21 - Como

 

1906 - 2006

CELEBRAZIONI DEL CENTENARIO

La cittadinanza è invitata

 

 

Sabato

Ore 15.00 Apertura delle celebrazioni

Saluto del Concistoro alle autorità presenti

 

Ore 15.30 “Il centenario della Chiesa Valdese di Como”

Testo curato da Alida Chiavenuto

Presentazione di Marina Grimaldi, Vicepresidente del Concistoro

 

Ore 16.00 “La comunità si racconta”

Testimonianze e ricordi a cura dei membri di chiesa

 

 

Ore 17.30 Brindisi

 

Intermezzi musicali

M.o Fernando Antonelli

M.o Piero Collina

 

Domenica

Ore 10.30 Culto evangelico

Con riflessioni bibliche dei Pastori

Franco Sommani Thomas Soggin, Salvatore Briante Giovanni Bogo, Ennio Del Priore Maria Adelaide Rinaldi

liturgia Past. Andreas Köhn

 

Canti della corale tedesca “Psalmody”- direttrice Ingrid Erdmann

e della “Corale Evangelica Ghanese” - direttore Anthony Agyeman

 

Ore 15.00 “Il protestantesimo tra le due guerre mondiali: Giovanni Miegge e la sua generazione”

conferenza di Mario Miegge, Professore emerito Univ. di Ferrara e testimonianza di Graziella Lupo, Primario emerito Osp. S.Anna di Como

Dibattito

 

 

16.30 “Fede, memoria e visione escatologica in II Corinzi 4,18”

Conclusioni del Past. Andreas Köhn

 

 

Info: Past. Andreas Köhn

Tel.: 031 - 59.25.20

e-mail: akoehn@chiesavaldese.org

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KILUSANG MAYO UNO
(May First Labor Center)
TAGAPAMANDILA NG TUNAY NA UNYONISMO
No. 63 Narra St. Bgy. Claro, Proj. 3 Quezon City
Telfax 421-0768/421 1049; Ph: 421-0986 Email:  kmuid@tri-isys.com

 

KMU MAY DAY MESSAGE
1 May 2006

 

RESIST THE IMPERIALIST PLOY TO SILENCE THE VOICE OF THE WORKERS WORLDWIDE

 In commemoration of the International Labor Day, we salute the workers of the Philippines and workers all over the world. We celebrate Labor Day today – the most important event for us workers, a day symbolizing all the victories of our struggle against capitalist domination, exploitation and oppression – as imperialism intensifies its attacks to reverse the same victories the working class has paid for in sweat and blood. Whatever rights the workers and all oppressed peoples of the world still enjoy today are due, to a large extent, to our organizations and trade unions’ militant resistance to the brutal attacks of imperialism.


Resolving the Crisis of Imperialism at the Expense of the World’s Working People

(leggi tutto...)