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Ecumenici [Leonhard Ragaz]
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APPELLO DEGLI IMMIGRATI DI DOMENICA 14 MAGGIO 2006

 

Attraverso la mobilitazione di Domenica 14 Maggio '06, indetta dal Comitato Immigrati in Italia-Roma insieme alle associazioni di India, Pakistan, Bangladesh e Srilanka in Italia, El Condor- Latino America, Umangat- Lavoratori Filippini, Intal Bangla e Dhuumcatu, le comunita' immigrate intendono sottoporre all'attenzione delle istituzioni competenti le seguenti problematiche:1. La questione dei Permessi di Soggiorno rigettati - 70 mila in Italia, di cui 17 mila a Roma - e revocati - 25 mila il dato nazionale, di cui a Roma 5 mila - dall'ultima sanatoria, caso emblematico che mette in evidenza le contraddizioni insite nei regolamenti migratori in Italia.Diversi datori di lavoro hanno presentato le richieste dei Permessi di Soggiorno sulla base dell'ultima sanatoria, la legge Bossi-Fini, domande che, a causa di problemi riguardanti gli stessi datori, successivamente le Questure d'Italia hanno rigettato o provveduto alla revoca. La motivazione riportata dalle Prefetture riguardo a tali rigetti e' la seguente: "letti gli atti d'ufficio il quale si evince che, da accertamenti svolti da personale di questo Ufficio in diverse occasioni e orari diversi del giorno, risulta di non aver prestato attivita' lavorativa nel mese di giugno 2002 al mese di settembre 2002".Dal momento che la Questura non e' l'istituzione competente in materia di accertamenti dei rapporti di lavoro e siccome nel decreto non e' in alcun modo specificato che gli accertamenti sino stati effettuati nell'arco dei mesi giugno-settembre 2002, come puo' un recente accertamento confermare l'esistenza di un precedente rapporto di lavoro?Inoltre, in un Paese in cui continua a crescere il lavoro irregolare, in particolare nelle regioni del Centro e del Sud (secondo quanto riportato dal rapporto 2005 del Censis), e' difficile per un lavoratore immigrato poter emergere dal sommerso. Diverse volte i datori di lavoro non riportano sul contratto di lavoro l'esatta qualifica professionale svolta dal lavoratore; ci risulta anche che delle volte il datore di lavoro non sia la persona che ha firmato il contratto, ma una persona che i lavoratori in realta' non hanno mai conosciuto.Il riesame dei Permessi di Soggiorno rigettati dall'ultima sanatoria si basa, dunque, sull'impossibilita' di provare l'esistenza di un rapporto di lavoro con un accertamento che non e' stato eseguito in tale arco di tempo o in prossimita' dei mesi in questione, nonche' sulla necessita' di non far pesare al lavoratore immigrato i brogli o gli sfruttamenti, perpetrati da alcuni datori di lavoro, di cui il lavoratore e' vittima. 2. Un'altra istanza rivolta alle istituzioni e' la necessita' di regolarizzare le oltre 500 mila domande di assunzione rimaste escluse dall'ultimo decreto flussi attraverso una nuova sanatoria, necessaria per far emergere dall'economia sommersa un significativo numero di lavoratori immigrati.3. Sono migliaia i Permessi di Soggiorno a Roma che rischiano di essere rigettati a causa del certificato di idoneita' alloggiativa, requisito stabilito secondo parametri estremamente inadeguati all'emergenza abitativa che colpisce in particolare alcune regioni - 17 mq nella Regione Lazio - .4. Il riconoscimento automatico della cittadinanza italiana per i figli degli immigrati nati in Italia, circa 400 mila, nonche' la possibilita' di poter effettuare il ricongiungimento familiare anche per i figli maggiorenni.

 

Manifestazione a Roma

Domenica 14 Mag 06, ore 17.00 in P.za della Repubblica

 

 

Per il ritiro delle truppe italiane

 

 

Posta ricevuta

 

Mi chiamo Adriano Sgrò e ricopro il ruolo di segretario della Funzione Pubblica Cgil di Milano.

Da parecchi anni contribuisco nel mio piccolo a finanziare la Chiesa Valdese con l'otto per mille.

Apprezzo l'impostazione della Chiesa Valdese su quasi tutte le tematiche affrontate e per il rispetto delle opinioni altrui che sempre hanno contraddistinto il contenuto delle posizioni "valdesi".

Da tanti anni ed anche nella mia città di provenienza-messina- in cui ho avuto modo di conoscere la Famiglia Macris.

Ritengo però, che il messaggio di Maurizio Benazzi, riguardo all'invito alla Ministra Moratti da parte del Seg.Generale della Camera del Lavoro di Milano sia fuori dai margini delle solite argomentazioni utilizzate.

In particolar modo mi pare assurdo invitare a sospendere l'iscrizione al Sindacato dal momento che non si può collegare lo sbaglio di un'iniziativa alla soluzione della cancellazione dell'iscrizione.

Un parere diverso non può giustificare il boicottaggio all'associazione sindacale più importante del nostro paese.

Sia chiaro peraltro che anch'io considero quell'iniziativa errata sul piano della stessa contestualizzazione dell'evento ricorrente e per tutti i mali creati dalla Moratti a Scuola e Lavoratori.

Anzi, vi giunga la notizia che il mio parere è ampiamente diffuso in tutta la Cgil e che, tra qualche giorno, un direttivo della camera del lavoro sarà dedicato a questo tema.

Però il boicottaggio sarebbe troppo e per questo Vi chiedo una variazione sulle finalità della critica.

Non della critica in sè ma del rimedio all'errore dell'invito al boicottaggio.

Provate ad immaginare quale significato avrebbe, laddove la Cgil per condizioni di reciprocità dovesse concludere per un invito ad eventuali azioni di boicottaggio nei confronti Vostri, sul piano non solo delle questioni economiche quanto del significato politico della situazione.

Si può provare a fare un ragionamento.

In caso di possibile ulteriore riflessione potrei farmi parte diligente per aprire nello stesso nostro Sindacato una discussione invitandoVi alla presenza dello stesso Segretario Generale Onorio Rosati.

In attesa di riscontro Vi porgo I miei più sentiti saluti e tutto l'incoraggiamento per continuare nella diffusione del materiale informativo così importante.

 

La ringrazio del messaggio e aderisco all'invito per un appuntamento col Segretario Generale.

Non mi sottraggo alla responsabilità sindacale e politica della proposta che Lei ha qui formulato e che riporterò testualmente anche nella newsletter. Le sarei grato solo di darmi un congruo tempo di preavviso in modo da poter estendere l'invito anche ad altri iscritti alla CGIL, che come me si ritengono interessati a partecipare.

Ne daremo pubblica informazione, se me lo consente.

Personalmente ho chiesto via e.mail al sig. Onorio Rosati di dimettersi. In qualità di semplice iscritto.

Cordialmente

Maurizio Benazzi

PS: pleonastico precisare che non rappresento la chiesa evangelica valdese di Milano, ma sono il fondatore e il gerente di una newsletter indipendente. Ed il messaggio è stato inviato in qualità di cittadino lavoratore precario ed evangelico, iscritto alla CGIL.

D.N.

 

 

Il pastore della Swissmetal

 

(VE/Saemann) Nel corso delle agitazioni sindacali scoppiate alla Swissmetal di Reconvilier in Svizzera, esponenti cristiani si sono schierati dalla parte degli scioperanti. Il pastore riformato del paese, Marc Balz, ha presieduto un culto nella fabbrica occupata. “I valori degli scioperanti sono anche i valori della chiesa”, ha detto il pastore . “Ne va del lavoro, ma ne va anche della dignità delle persone, della loro fede, della loro fiducia nel futuro. Gli operai della Boillat sono miei parrocchiani. Quando mi hanno chiesto di presiedere il culto ho detto subito di sì. Ho posto una sola condizione”, aggiunge Balz, “e cioè che fosse un culto ecumenico”. Per il suo impegno, Balz ha ricevuto molte lodi, ma anche parecchie critiche. Soprattutto da parte di chi avrebbe voluto che la chiesa assumesse un ruolo di mediazione nel conflitto. “Abbiamo certamente sostenuto l’opera di mediazione di Rolf Bloch”., riconosce Balz, “ma in questa vicenda ciò che più mi sta a cuore sono gli operai e la loro sofferenza. Ciò che è successo li ha scossi e ha cambiato la loro vita. Tutti hanno bisogno di sfogarsi, di poter parlare con qualcuno. In questo la chiesa li aiuta.” E le critiche? “Ne prendo atto”, conclude il pastore, “ma non cambio idea”.Invito

 

 

Invito

 

II° TAPPA del cammino verso

OSARE LA PACE PER FEDE

26 – 28 maggio 2006

Centro Madre Cabrini

Via Santa Francesca Cabrini n. 3

Codogno (LO)

L’ORA DELLA RI – CREAZIONE

Prendiamoci cura della Terra!

(leggi tutto...)

+ 0 - 0 | § L'Asia ci interroga...

I poveri sono i derubati della storia

 

 

Povertà

Se siamo seri, quando diciamo di voler mettere fine alla poverta', allora dobbiamo mettere fine ai sistemi che creano la poverta' derubando i poveri dei loro beni comuni, dei loro stili di vita e dei loro guadagni. Prima di poter far diventare la poverta' storia, dobbiamo considerare correttamente la storia della poverta'. Il punto non e' quanto le nazioni ricche possono dare, il punto e' quanto meno possono prendere.

Vandana Shiva

 

Fonte: Il grido dei poveri

 

Dal cantante rock Bob Geldof al politico inglese Gordon Brown, il mondo sembra improvvisamente pieno di persone dall'alto profilo che fanno piani per mettere fine alla poverta'. Jeffrey Sachs, tuttavia, non e' semplicemente una persona che vuol fare del bene, ma uno dei principali economisti mondiali, alla testa dell'Earth Institute e responsabile di un progetto Onu per promuovere un rapido sviluppo. Percio', quando ha lanciato il suo libro "La fine della poverta'", la gente ovunque ne ha preso nota. La rivista "Time" ha persino dedicato ad esso la copertina. Ma c'e' un problema con le prescrizioni di Sachs per porre fine alla poverta'.


In effetti lui non riesce a capire da dove la poverta' venga. Sembra guardare ad essa come al peccato originale. "Poche generazioni fa, praticamente chiunque era un povero", scrive, e poi aggiunge: "La rivoluzione industriale guido' a nuove ricchezze, ma gran parte del mondo fu lasciata indietro". Questa storia della poverta' e' totalmente falsa. I poveri non sono coloro che sono stati "lasciati indietro", sono coloro che sono stati derubati. La ricchezza accumulata dall'Europa e dal Nord America e' largamente basata sulle ricchezze prese all'Asia, allí'Africa e dall'America Latina.
Senza la distruzione della ricca industria tessile dell'India, senza il controllo del commercio di spezie, senza il genocidio delle tribu' native americane, senza la schiavitu' africana, la rivoluzione industriale non avrebbe dato gli stessi risultati di benessere per l'Europa ed il Nord America.


E' stata questa appropriazione violenta delle risorse e dei mercati del Terzo Mondo che ha creato ricchezza al Nord e poverta' al Sud.


Due dei grandi miti economici del nostro tempo permettono alle persone di negare questo stretto collegamento e di diffondere interpretazioni scorrette di cosa sia la poverta'.
In primo luogo, per la distruzione della natura e della capacita' delle persone di aver cura di se stesse il biasimo non cade sulla crescita industriale e sul colonialismo economico, ma sugli stessi poveri. La malattia viene offerta come cura: piu' crescita economica, in modo da risolvere gli stessi problemi di poverta' e di declino ecologico a cui essa stessa ha dato inizio. Questo e' il messaggio che sta al cuore dell'analisi di Sachs.
Il secondo mito e' l'assunto per cui se tu consumi cio' che produci, non stai veramente producendo, almeno non economicamente parlando. Se io mi coltivo il cibo che mangio, e non lo vendo, allora esso non contribuisce al Pil e percio' non contribuisce ad andare verso la "crescita". Le persone vengono percepite come "povere" se mangiano il cibo che hanno coltivato anziche' il cibo malsano distribuito dall'agribusiness globale. Sono visti come poveri se vivono in case che si sono costruiti da soli, con materiali ben adattati ecologicamente come il bambu' ed il fango anziche' in blocchi di cemento. Sono visti come poveri se indossano abiti prodotti con fibre naturali anziche' sintetiche.
Queste esistenze sostenibili, che il ricco Occidente percepisce come poverta', non si accoppiano necessariamente ad una bassa qualita' della vita. Al contrario, per la loro stessa natura di economie basate sul sostentamento assicurano un'alta qualita' della vita, se questa viene misurata in termini di accesso a cibo sano ed acqua, identita' sociale e culturale robusta e percezione di un senso nell'essere vivi.
Poiche' questi poveri non condividono i cosiddetti benefici della crescita economica, vengono rappresentati come "lasciati indietro".
Un sistema come il modello di crescita economica che conosciamo oggi, crea miliardi di miliardi di dollari di profitti per le corporazioni, mentre condanna milioni di persone alla poverta'. La poverta' non e', come Sachs suggerisce, uno stato iniziale del progresso umano da cui dobbiamo fuggire.
E' lo stato finale in cui le persone cadono quando uno sviluppo unilaterale distrugge i sistemi ecologici e sociali che hanno mantenuto la vita, la salute ed il nutrimento dei popoli e del pianeta per ere.
La realta' e' che le persone non muoiono per mancanza di soldi. Muoiono per mancanza di accesso alla ricchezza dei beni comuni.
La gente e' povera quando deve comprare le proprie necessita' di base a prezzi alti, senza riguardo per quale sia il loro introito. Prendete il caso dell'India. Poiche' il cibo e le fibre a basso costo sono state estromesse dal mercato dalle nazioni sviluppate e dall'indebolimento delle leggi di protezione sul commercio compiuto dal governo, i prezzi dei prodotti agricoli in India stanno crollando, il che significa che ogni anno i contadini del paese perdono 26 miliardi di dollari. Impossibilitati a sopravvivere in queste nuove condizioni economiche, molti contadini ora sono colpiti dalla poverta' e migliaia di essi si suicidano ogni anno.
Se siamo seri, quando diciamo di voler mettere fine alla poverta', allora dobbiamo mettere fine ai sistemi che creano la poverta' derubando i poveri dei loro beni comuni, dei loro stili di vita e dei loro guadagni. Prima di poter far diventare la poverta' storia, dobbiamo considerare correttamente la storia della poverta'. Il punto non e' quanto le nazioni ricche possono dare, il punto e' quanto meno possono prendere. *

Vandana Shiva

 

 

Note:

* Vandana Shiva è una delle scienziate più famose al mondo. Attivista politica e ambientalista, è tra le figure più prestigiose che si battono a livello internazionale contro la globalizzazione liberista. Shiva ha vinto il premio Nobel alternativo per la pace nel 1993 ed è direttore della Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy. Ha scritto numerosi saggi, alcuni dei quali tradotti in italiano: Monocolture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura scientifica (Bollati 1995); Sopravvivere allo sviluppo (Isedi 1990); Vacche sacre e mucche pazze. Il furto delle riserve alimentari globali (DeriveApprodi 2001); Campi di battaglia. Biodiversità e agricoltura industriale (Ambiente 2001); Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi indigeni (Cuen 1999).

 

 

 

 

Il coraggio di un teologo presbiteriano asiatico impegnato nel dialogo fra le religioni: Choan Seng Song

Un leader nel suo continente ma totalmente sconosciuto in Europa e mai tradotto in lingua italiana.

 

Chi è Choan Seng Song?

E’ un teologo presbiteriano di Taiwan molto conosciuto in seno al Consiglio Ecumenico e all’Alleanza Riformata Mondiale. Nato nel 1929 a Tainan (Taiwan) al tempo dell’occupazione giapponese del sud dell’isola, ottiene il suo dottorato nel 1964 all’Union Theological Seminary di New York con una tesi su “La relazione della rivelazione divina e della religione umana nella teologia di Karl Barth e di Paul Tillich”. Noti quest’ultimi per le loro idee socialiste. In particolare Tillich. “L’americano”, per nulla americano. Fin dall’inizio delle sue attività Choan Seng Song si interessa alla questione della religione e delle religioni in relazione alla rivelazione cristiana.

Egli ritorna a Tawain nel 1965 ove è chiamato come docente al Tainan Theological College. Insegna Antico Testamento e teologia sistematica. Dal 1973 è direttore aggiunto della Commissione “Fede e Costituzione” del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC), poi s’impegna nel Comitato esecutivo dell’Alleanza Riformata mondiale, di cui sarà eletto presidente nel 1997. Dal 1985 ha insegnato la teologia in relazione alla cultura asiatica, a Berkeley alla Pacific School of Religion.

Song è, con altri, uno specialista del dialogo fra le religioni, molto prima che se ne iniziasse a parlare nel pianeta. E’ costantemente indaffarato ancora oggi nello spostare il cristianesimo dal suo asse occidentale, per aprirlo alle altre spiritualità, quelle asiatiche in primis. Proprio per questo ha criticato il CEC per affermare nei confronti dell’istituzione : 1) il passaggio dall’alto alla base, per ripartire proprio dai bisogni e dai desideri dei popoli 2) il tener conto dei movimenti d’emancipazione , fra cui il movimento femminista, a seguito dell’esperienza dell’impotenza del potere e del potere dell’impotenza, concetti chiave nel suo pensiero 3) considerare di fatto superato l’eurocentrismo teologico 4) occuparsi dei problemi dei popoli e non delle sorti dei dibattiti di “vetrina” (tanto cari a tutti), in cerca di esperienze spirituali forti. La sua opera “Les larmes de Madame Meng” (Le lacrime della signora Meng) narrano la potenza della Grazia nel mondo delle religioni. Si tratta di una parabola cinese sul significato della sofferenza del popolo. Song afferma, fra lo scandalo dei pastori europei in primis,  che “chi non conosce che una sola religione, non ne conosce nessuna”. Vi rendete conto come chi afferma ad es. all’interno dell’area evangelica “fraterne” alleanze avverta un profondo disagio di fronte a queste parole. Non vi diciamo poi cosa accade nelle altre confessioni cristiane (cattolici, ortodossi, anglicani, quelli che i TG nazionali chiamano ad es. “protestanti” commettendo gravi e volute imprecisioni per fini politici) o nelle altre religioni, soprattutto con prospettive di conquista ( la c.d. “missione” ) o di area fondamentalista (esiste il fondamentalismo ad es. anche nell’area buddista, contrariamente a quanto si pensa comunemente per grave ignoranza). Ma quello che suggerisce l’autore sono gli innumerevoli esempi contrari, proprio a partire dallo stesso buddismo quando ci ricorda i tanti religiosi buddisti, che - per protestare contro la guerra in Vietnam - si erano volontariamente immolati col fuoco per la salvezza del loro popolo e per la compassione degli altri (tutti: vittime e carnefici).

Quando Seng parla del Regno di Dio chiede ai cristiani di smetterla di pensare che Gesù si sia autoproclamato “Figlio di Dio”. Semmai il Nazareno, al contrario, ha compreso il suo ministero come preparazione del Regno stesso voluto dal Padre, in nome del quale egli agiva e si esprimeva. Insiste poi che la teologia della creazione debba essere integrata dalla constatazione che la Creazione continua. Ossia è costantemente attiva, nel quadro dell’opera di redenzione. La Grazia di Dio - in altre parole - non ha confini confessionali o religiosi. Qui subentra la visione socialista cristiana definita da Tillich, anche e soprattutto come ricerca del “punto di ancoraggio” o meglio correlazione fra fede cristiana e cultura.

Ma di questo avremo modo di parlarne più diffusamente ben presto. A qualche pastore o prete saranno forse necessari i sali per riprendersi. Aspettiamo un po’ per poi continuare… Immagino comunque che si intuiscano facilmente le ragioni per cui nulla è stato pubblicato in italiano. E comunque non viene diffuso.

Il nostro concetto di “essere chiesa insieme” deve essere rivoluzionato. Non c’è scelta. La chiesa sta o cade proprio su queste visioni di prospettiva. Di futuro e di Speranza.

 

 

L’Europa è oggi solo una parte ricca del mondo. Ma del tutto povera di spiritualità, (salvo quella offerta dal mercato del sacro ovviamente, che non è solo new age…). Noi siamo ancora una volta solo dei “mendicanti” della Grazia di Dio. Quella Grazia che trasforma e mette gli uomini e le donne nuovamente in cammino.

Nel XVI secolo, lo scriveva Lutero, e oggi, lo fa capire Seng. Buone nuove, dunque, anche se nel lontano orizzonte.

Maurizio Benazzi

(Ecumenici)

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La Rete Regionale Lombarda contro la precarietà e la legge 30 presenta


REDDITO GARANTITO E NUOVI DIRITTI SOCIALI

 

I sistemi di protezione del reddito in Europa a confronto…

…e le leggi regionali sul reddito in Italia

Presentazione del libro con aperitivo

INTERVENGONO:

Sandro Gobetti  Assessorato al Lavoro, Pari Opportunità e Politiche giovanili della Regione Lazio e curatore del volume “Reddito garantito e nuovi diritti sociali”

Giovanna Vertova  Economista, Università di Bergamo

 

Giovedì 11 MAGGIO, ORE 18:00
CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA MILANO

in CORSO DI PORTA VITTORIA, 43

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CONFERENZA: APPUNTAMENTO CON LA STORIA

 

SACILE TERRA AMARA

 

(da “Una Terra amara. Il Friuli occidentale dalla fine dell’Ottocento alla dittatura fascista” di Gian Luigi Bettoli, editore. Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, Udine, 2003).

 

Proiezione di materiale iconografico e documentario.

 

La Signoria Vostra è invitata alla conferenza dell’autore e di SERGIO ZILLI,

docente di geografia storica all’Università degli Studi di Trieste.

 

Giovedì 18 Maggio 2006 alle ore 20,30

Biblioteca civica - Viale Trieste, 34 - Sacile

 

organizzato dal

COMUNE DI SACILE - Assessorato alla Cultura e Biblioteca Civica "Romano Della Valentina"

con la partecipazione di: COOP CONSUMATORI NORDEST

 

 

     L'ordine del giorno della Società Operaia, che richiede al Comune di realizzare case popolari
 

 

 

Ortodossia cristiana: un linguaggio e una grammatica differenti. Ma non solo...


(Ecumenici) La newsletter per la prima volta tenta un approccio di conoscenza il più sistematico possibile col mondo ortodosso cristiano in Italia. Per fare ciò abbiamo intervistato il direttore della Rivista “Italia Ortodossa” Georgios Karalis, (sito http://www.italiaortodossa.it/index.php ).

Le sorprese, per certi aspetti, non mancano ai nostri occhi, ma anche in questo caso  preferiamo che l’analisi e le valutazioni siano solo a cura dei lettori. Da parte nostra riconfermiamo l’interesse ad accogliere le diverse voci della minoranze religiose. Anche quando il dialogo è difficile e perfino il linguaggio e la grammatica sono differenti e la prospettiva cristiana è diametralmente opposta. Si pensi alla valutazione del processo di secolarizzazione. La reciprocità è - ad. esempio - ancora lontana dall’essere un valore condiviso. Dagli altri. Non per caso, comunque.

Abbiamo scelto come redazione di non produrre alcuna foto per corredare l’articolo, anche se chieste espressamente al nostro interlocutore. Le immagini evocate nel testo, da parte dell’intervistato, sono del resto molte chiare.

Confessiamo francamente di aver minori difficoltà complessive e uno spirito d’amicizia umanamente più intenso, con gli islamici in generale, i sufi in particolare, e il mondo ebraico liberal o progressivo. Siamo poi accolti con benevolenza da ampi settori di non credenti, eticamente impegnati nel quotidiano oltre che in politica. Crediamo che anche questo sia uno dei frutti dell’opera del Dio vivente. Il Dio della città secolare.

Fortunatamente il soffio dello Spirito eterno è libero. Non è proprietà privata di nessuno.

Rimane la constatazione - in ambito cristiano -  che oltre ai “padri” bisognerebbe saper ascoltare anche i figli e le madri della Chiesa apostolica. Ma qui entriamo già nel terreno del dibattito serrato. Quello che rimanda anche alla violenza patriarcale. Degli oppressori di sempre. Che non hanno nessuna fretta di cambiare il loro cuore. Figuriamoci il mondo che ci è dato di vivere o l’assemblea dei credenti..

Buona lettura.

Maurizio Benazzi


 
 
 

 

1)    Lo Spirito Santo che dinamiche ha avuto come sviluppo teoretico -pneumatologico nella teologia ortodossa in questi ultimi 1000 anni? Si può spiegare  il concetto di energie divine sviluppato nella letteratura e nelle esperienze mistiche orientali?

 

L'Ortodossia non ragiona così perché non pone il discorso prima della vita in Cristo (credo ut intelligam) ma la vita in Cristo prima di ogni possibile discorso.. Per essa, quindi, il Cristianesimo è anzitutto un'esperienza, una vita di comunione fra uomo e Dio. Dio diventa uomo affinché l'uomo diventa Dio, l'uomo si divinizzi, arriva cioè, rapito dalla Grazia increata di Dio, nel Suo Regno increato. E in questo regno l'uomo vede “cose indicibili” che le parole umane e la filosofia umana non possono esprimere, perché non esiste nessuna analogia fra creato e increato. Discorsi allora e sviluppi teoretici pneumatologici sono tutti da evitare.

Nella Chiesa ortodossa i Padri, non i teologi accademici,  sono un'autorità perché, prima di scrivere, hanno vissuto quest'esperienza, hanno vissuto cioè nello stadio dell'illuminazione e della divinizzazione. Il loro scopo principale non è stato quello di fare filosofia né di parlare filosoficamente agli uomini del loro tempo, visto che la filosofia imprigiona l'uomo nella realtà creata così strettamente da creare un “dio” a immagine e somiglianza dell'uomo, un “dio” creato dall'intelletto umano, che non ha a che fare con il Dio Vivente, con il Suo Amore con La Sua Energia Increata che nessun pensiero filosofico, cioè immaginario dell'uomo, può mai capire. Il loro scopo principale è stato quello di vivere in Cristo, di eliminare cioè le loro passioni, per arrivare ad avere il corpo risorto di Cristo, la vera immagine ristabilita da Cristo, il nuovo Adamo.

Questo significa non vivere per loro stessi, per le loro volontà personali, per le loro passioni, ma vivere per Cristo e volere quello che Lui vuole. Le contingenze e le eresie del tempo, e di oggi, che trasformavano e trasformano il cristianesimo in una ideologia, in una filosofia, eliminando all'uomo l'unica possibilità di unirsi con l'Energia Increata di Dio, cioè, con Dio Amore, e di Salvarsi, imprigionandolo nella realtà della natura caduta, li hanno obbligati a parlare e a scrivere. Nelle loro opere si può allora rinvenire un discorso che, riassunto, suona così: "La mia vita ascetica mi ha avvicinato a Dio che con la sua Grazia mi ha purificato e mi ha fatto sperimentare la Verità del Cristianesimo, mi ha trasportato nel Suo Regno increato dove parole umane e concetti perdono il loro significato".

La Verità del Cristianesimo, per essere affermata con questa stabile certezza, ha bisogno d'essere distinta da tutti quei percorsi che portano all'illusione, alla filosofia, allo svuotamento interiore e all'allontanamento da Dio. I dogmi formulati lungo il tempo sono, quindi, delle semplici transenne perché il fedele possa condurre rettamente il suo cammino verso l'unione con la Grazia increata di Dio; non sono deduzioni filosofiche sulla base della Scrittura e della consuetudine ecclesiastica! Queste transenne sono a loro volta delle definizioni che nascono da un rapporto del fedele con Dio. Dire che Dio ha una realtà impartecipabile (la sostanza - ousia) e una partecipabile (l'energia), che è poi la Sua Vita, significa affermare un dogma che i Padri hanno "patito" e visto personalmente. Quando San Gregorio Palamas, come altri autori prima di lui, afferma che Dio nella sua energia è partecipabile ed esperibile come luce, significa che è stato colpito da qualcosa d'indescrivibile ed è in seguito a ciò, che ha scritto, non per aver fatto una deduzione filosofica. Se Palamas e tutti gli altri avessero fatto deduzioni filosofiche sarebbero più che opinabili e discutibili!

È per tutto quest'insieme di motivi che i Padri non hanno un'autorità formale ma sostanziale all'interno della Chiesa Ortodossa.

(leggi tutto...)