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Labor et Fides: anche per tornare a leggere in lingua francese…

Ordinabile on line su http://www.laboretfides.com/

 

 

Lytta Basset: Sainte colère. Jacob, Job, Jésus

(Disponible en format de poche)

 

La colère est un moment nécessaire de la vie croyante. Contre la réduction du christianisme à un amour béat, ce livre invite à «considérer la colère comme un moteur capable de transformer une énergie potentiellement dévastatrice en cette violence de vie qui accompagne le processus de toute naissance». Quand Jacob combat avec l’ange du gué Yabboq ou lorsque Jésus rappelle qu’il n’est pas venu apporter la paix, on voit bien que la relation à Dieu connaît les moments d’une violence structurante. Pour Lytta Basset qui relit avec nous les passages clés de la Bible, il existe une «sainte» colère – un espace saint c’est-à-dire différencié, mis à part, où Dieu et l’humain peuvent s’affronter sans retenue et se trouver enfin ensemble dans la Bienveillance. Mais c’est de nuit – à une profondeur telle que le récit du combat de Jacob pourrait bien relater un rêve, un de ces rêves-événements plus déterminants que la réalité bien connue.

Lytta Basset, pasteure et professeure de théologie, est considérée comme une des grandes figures de la pensée chrétienne contemporaine. Qualifiée de «maître spirituel» en 2001 par Henri Tincq, journaliste au Monde, elle s’est fait connaître du public par quelques livres majeurs: Le pardon originel (Labor et Fides, 1994), Moi, je ne juge personne (Albin Michel / Labor et Fides, 1998).

Coédition Bayard • format poche • 360 pages • CHF 16.– • ISBN 2-8309-1208-X • 30 avril 2006

 

 

 

Certe forme religiose sono alienazioni perché riscoprono il Dio della pura interiorità, il Dio della estraneità al mondo, il Dio che si incontra nel momento in cui si fugge dal mondo. E’ un Dio idolo

E. Balducci

 

 

 

In segno di ringraziamento ai membri della sinagoga Lev Chadash di Milano, che mi hanno ospitato.

MB

 

TORAT HAYIM

Commento alla Parashà della settimana a cura della Union for Reform Judaism

UAHC Department of Adult Jewish Growth - Traduzione italiana di Roberto H. Tonetti

Shabbat Behar Sinai/Bechuccothai - 22 Iyar 37° giorno dell'Omer

Behar Sinai/Bechuccothai, Levitico 25,1-27,34 Haftarà, Geremia 16,19-17,14

 

 

Il giubileo: umile promemoria del mondo possibile di Daniel E. Bridge

 

PUNTI-CHIAVE

La terra dunque non verrà venduta definitivamente, perché Mia è la terra, perché voi siete forestieri e residenti provvisori presso di Me. (Lev 25,23)

 

DVAR TORA'

Durante il seder di Pesach si manda qualcuno ad aprire la porta affinché il profeta Elia possa unirsi alla nostra tavola: Elia è il nunzio del Messia (Malachia 3,23), il governatore che unirà il mondo in pace e abbondanza, ricostruirà il Tempio di Gerusalemme e accoglierà la resurrezione delle anime dei giusti di tutte le nazioni (Maimonide, Mishneh Torà, Hilchot M'lachim U'Milchamotehem 11,4). Ma perché ripetiamo questa usanza ogni anno? certamente l'era messianica non è ancora arrivata e ci attende un lungo cammino verso quell'ideale. Forse colmiamo una coppa in più di vino e, in certe case, mettiamo una sedia per Elia per non dimenticare la nostra meta. Elia è la personificazione di un futuro che verrà, e noi preghiamo e speriamo che sia così: leggendo la storia della nostra redenzione dalla schiavitù d'Egitto, nella Haggadà, guardiamo al sogno di un mondo che sarà l'effetto della redenzione finale dell'era messianica.

Vi è un racconto talmudico su quel rabbino che domanda a Elia quando arriverà l'era messianica: il rabbino domanda, "Quando verrà il Messia?" Elia gli consiglia di rivolgersi al Messia stesso, che sta fra i lebbrosi alla porta della città. Una volta trovatolo, il rabbino pone la sua domanda. La risposta del Messia è: "Oggi". Il rabbino, raggiante, va a casa e aspetta, ma Lui non arriva; allora incontra Elia e gli dice che il Messia "mi ha detto il falso". Ma Elia gli risponde che lui non ha compreso il Messia, poiché la seconda parte della sua affermazione, ancorché inespressa, era la chiave per comprenderla. L'affermazione intera suona così: "Oggi - se tu ascolterai la voce (di Dio)" (B Talmud, Sanhedrin 98a).

In altre parole l'arrivo di un'epoca di pace prosperità e giustizia dipende da noi e da come agiamo nel mondo: per questo invitiamo ogni anno Elia a tavola, non per rimpinzarlo di vino troppo dolce ma per rammentarci del nostro compito nel mondo. In questo modo abbiamo uno scopo per le nostre azioni dell'anno che viene (secondo il B Talmud, Rosh hashanà 1a, il mese di Aviv-Nisan è uno dei quattro capodanni del calendario ebraico).

Nella doppia porzione di Torà di questa settimana leggiamo dell'anno sabbatico (Sh'nat Shabbaton ovvero Sh'mità). Ci viene detto che un anno su sette la terra deve riposare, proprio come Dio riposò il settimo giorno della Creazione.

Dopo abbiamo la descrizione dell'anno di Yovel, il giubileo: esso inizia il 10 del settimo mese del 49° anno, ovvero alla conclusione di sette cicli di anni sabbatici, per continuare poi nel 50° anno. In questo anno tutta la terra ritorna ai proprietari originari, tutti i servi ebrei sono liberati e si cancellano tutti i debiti.

Non abbiamo nessuna prova dell'effettiva osservanza dello Yovel: sarebbe stato un incubo dal punto di vista amministrativo. Ma, come la preparazione della visita di Elia, esso è un ideale a cui dobbiamo aspirare. Perché? Perchè "la terra non verrà venduta definitivamente, perché Mia è la terra, perché voi siete forestieri e residenti provvisori presso di Me." (Lev 25,23)

Il testo ci dice che noi siamo semplicemente degli ospiti nel mondo di Dio, cosa che troppo spesso dimentichiamo. E' facile illudersi che saremo tanto più grandi quanto più abbiamo denaro, proprietà e potere. Come i costruttori della torre di Babele che cercarono di superare la statura di Dio, noi cerchiamo di porci al Suo posto accumulando beni. Non sorprende che, in questa cultura materialista, vi sia un proverbio adeguato: "Vince chi muore ricco".

Nella haftarà di Bechuccothai Geremia ci avverte che saremo dannati se ci fideremo primariamente dei desideri umani (Ger 17,5-7). Lo Yovel ci aiuta a comprendere che, nutrendo il nostro Io con i beni materiali, facciamo opera di idolatria. Il giubileo è una corrente d'aria fredda che entra dalla porta del seder per rammentarci che, al di là della ricchezza mondana, dobbiamo comportarci come ospiti di Dio in questo mondo. Per cui faremmo bene a mostrarci più umili, ed agire come se nulla sulla terra veramente appartenga a noi o ai nostri figli!

Proprio come la possibile venuta del profeta Elia, lo Yovel ci offre un profondo messaggio di speranza per il futuro: ci può aiutare a vedere le cose in prospettiva, liberandoci almeno parzialmente dal culto reificante, per cui ci potremo innalzare a un più alto livello spirituale tramite la condivisione dei beni di cui siamo stati forniti. Anche se lo Yovel non fosse mai stato praticato, esso non rimane un caso teorico: piuttosto va visto come un richiamo attivo alla condivisione dei beni, secondo la nostra tradizione: "Questi precetti...

non sono nel cielo, sì che tu debba dire: "Chi salirà per noi fino al cielo per prenderli...?" No, questa cosa ti è invece molto vicina; è nella tua bocca; è nel tuo cuore perché tu possa eseguirla" (Deu 30,12-14).

Recentemente ho partecipato a una funzione al Tempio Emanu-El di Honolulu, Hawaii, Stati Uniti d'America: nel sermone il rabbino Peter Schaktman descriveva la sua educazione ebraica: "I miei insegnanti ci dicevano semplicemente che cosa gli ebrei dovevano fare, e che cosa no. Poi andavamo a casa e facevamo ciò che ci pareva, facendo di rado il collegamento tra "quegli ebrei" e noi stessi! "

Ecco che lo Yovel ci chiama a un collegamento tra ciò che impariamo come ebrei e come ci comportiamo nel mondo: come l'uomo che alla porta attende Elia, ci dà qualcosa a cui aspirare: la speranza in un'esistenza più elevata.

Pensando alla sfida di redenzione insita nel giubileo, vediamo la tradizione del seder di Rabbi Naftali di Ropschitz (Bernard S. Raskas, "Diverse Observances Give New Twist to Ancient Story," Jewish Telegraphic Agency, 1° giugno 1997).

Egli lasciava vuota la quinta coppa di vino e invitava i suoi ospiti a versare un poco del loro vino lì dentro, mentre restava aperta la porta per Elia:

facendo così ci insegna che ciascuno di noi deve contribuire alla creazione di un mondo migliore. Il Messia giungerà soltanto quando noi, grati, daremo in cambio di ciò che abbiamo ricevuto.

Invitiamo dunque Elia e l'ideale messianico a Pesach, nelle nostre case con la speranza di aver fatto abbastanza per poterlo avere come ospite. Leggendo dello Yovel, pensiamo a un mondo ideale dove la proprietà non separa le classi e nessuno è alla mercé dell’altro; un mondo nel quale tutti comprendono di essere responsabili della proprietà (uomini e cose) che spetta al Vero Possessore.

INOLTRE

Beati coloro che confidano nell'Eterno, la cui fiducia sta nell'Eterno! (Ger 17,5-7)

"Questi precetti... non sono nel cielo, sì che tu debba dire: "Chi salirà per noi fino al cielo per prenderli...?" No, questa cosa ti è invece molto vicina; è nella tua bocca; è nel tuo cuore perché tu possa eseguirla" (Deu 30,12-14).

 

Rabbi Daniel E. Bridge è il direttore esecutivo per la Greenstein Family di "Hillel, Foundation for Jewish Campus Life" all'Università di Washington, Seattle, Washington, Stati Uniti d'America.

 

 

 

 

 

La trasformazione esige la metanoia

 

 

 

La trasformazione implica che rinunciamo all’indifferenza per manifestare la nostra compassione alle vittime della povertà e dell’ingiustizia in tutte le sue forme

Bartolomeo Iº*

 

La trasformazione: guarigione del cuore

 

La filocalia, antologia classica di testi cristiani dei primi secoli dedicati alla preghiera, sottolinea questo paradosso stupefacente: è con il silenzio che si giunge alla trasformazione. «Quando troverai il silenzio nel tuo cuore, scoprirai Dio nel mondo intero». In altri termini, la trasformazione inizia con la presa di coscienza che Dio è al centro di ogni vita. «Fermatevi, e riconoscete che io sono Dio» (Salmo 46, 11). Grazie al silenzio, prendiamo coscienza che la grazia di Dio è molto più vicina e può contribuire a definirci molto meglio di quanto facciamo di solito. La trasformazione del cuore è la presa di coscienza profonda che «il Regno di Dio è in mezzo a noi» (Luca 17, 21).
Tuttavia, la trasformazione interiore esige un cambiamento radicale o, per usare la terminologia teologica, la metanoia, che è un cambiamento di atteggiamenti e di presupposti. Non possiamo essere trasformati se non siamo stati prima purificati da tutto quello che si oppone alla trasformazione, se non abbiamo capito ciò che sfigura il cuore umano. Un tale processo di scoperta di sé non può provenire che dalla grazia di Dio e sfocia in fin dei conti su un rispetto autentico della natura umana, con tutti i suoi difetti e i suoi fallimenti, in noi stessi così come negli altri. Esso prepara la via al rispetto di tutti gli esseri umani, qualunque siano le loro differenze all’interno della società e della comunità mondiale. Grazie alla trasformazione interiore, queste differenze vengono accolte con gioia, rispettate e accettate come i pezzi unici di un puzzle sacro; esse costituiscono un elemento del profondo mistero della creazione meravigliosa di Dio.

 

La trasformazione: guarigione della comunità

 

La trasformazione del cuore sfocia sulla guarigione della comunità in quanto la trasformazione è una visione relazionale e compassionevole. Quant’è deplorevole che noi cristiani dissociamo spesso la spiritualità dalla comunità!
Quando i nostri cuori sono trasformati dalla grazia divina, noi vediamo il mondo diversamente e siamo incitati ad agire generosamente. Per mezzo della grazia trasformatrice di Dio abbiamo la capacità di cercare soluzioni ai conflitti attraverso scambi aperti, senza ricorrere all’oppressione né al dominio. Così, per mezzo della grazia divina, abbiamo la possibilità sia di aggravare i mali di cui soffre il nostro mondo sia di contribuire alla sua guarigione. Quando prenderemo coscienza degli effetti nefasti della violenza sul nostro contesto spirituale, culturale ed ecologico? Quando ammetteremo il carattere evidentemente irrazionale delle aggressioni militari, dei conflitti nazionali e dell’intolleranza razziale, che sono altrettante manifestazioni di una mancanza di immaginazione e di volontà?
La trasformazione implica che rinunciamo all’indifferenza per manifestare la nostra compassione alle vittime della povertà e dell’ingiustizia in tutte le sue forme. In quanto comunità di fede e in quanto responsabili religiosi, dobbiamo immaginare e mettere in atto altri modi di agire che rigettino la violenza e incoraggino la pace. Ci si ricorderà della nostra epoca per via di tutti quelli e quelle che si sono dedicati alla guarigione e alla trasformazione della comunità; il nostro mondo sarà modellato da quelli e quelle che credono in «ciò che contribuisce alla pace» (Romani 14, 19) e lo ricercano.
Questa trasformazione è la nostra unica speranza di rompere il circolo vizioso della violenza e dell’ingiustizia – vizioso appunto perché è frutto del vizio. La guerra e la pace costituiscono modi opposti di risolvere i conflitti e in fin dei conti esse risultano dalle nostre scelte. Fare la pace è una scelta dell’individuo e delle istituzioni, e al tempo stesso è un cambiamento individuale e istituzionale che richiede anch’esso la metanoia – un cambiamento di orientamenti e di pratiche. Fare la pace necessita un impegno e del coraggio; questo atto esige da noi la volontà di diventare comunità trasformatrici e di ricercare la giustizia, condizione preliminare della trasformazione del mondo.

 

La trasformazione: guarigione della terra

 

Nel corso degli ultimi due decenni, il Patriarcato ecumenico ha fatto della salvaguardia dell’ambiente una priorità del suo ministero spirituale e pastorale. La trasformazione del cuore e della comunità è indissolubilmente legata alla guarigione della terra. La relazione tra l’anima e il suo Creatore e i rapporti tra gli umani implicano inevitabilmente rapporti equilibrati con il mondo della natura.
Il nostro modo di trattarci gli uni gli altri rispecchia il nostro modo di trattare il nostro pianeta, così come il nostro modo di reagire agli altri rispecchia il nostro rispetto per l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e il cibo che consumiamo. Allo stesso modo, la protezione che accordiamo al nostro ambiente naturale rivela l’autenticità della nostra preghiera e del nostro culto. Infatti, ogni volta che limitiamo la nostra vita religiosa alle nostre sole preoccupazioni, trascuriamo la vocazione profetica della Chiesa di implorare Dio e di invocare lo Spirito divino per il rinnovamento del nostro cosmo inquinato. In realtà, l’intero cosmo è lo spazio nel quale avviene la trasformazione.
Quando siamo trasformati dalla grazia divina, possiamo davvero riconoscere l’ingiustizia di cui siamo fautori e non solo osservatori passivi. Quando siamo toccati dalla grazia di Dio, piangiamo sulla catastrofe che abbiamo causato non condividendo le risorse del nostro pianeta. Per questo, al pari della trasformazione del cuore e della comunità, anche la presa di coscienza ecologica deriva dalla grazia di Dio ed esige la metanoia, cambiamento di abitudini e di stili di vita.
Paradossalmente, diventiamo più consapevoli delle conseguenze dei nostri atti per gli altri e per il creato quando siamo disposti a rinunciare a qualche cosa. Infatti, quando svuotiamo il nostro cuore dai nostri desideri egoistici, facciamo posto alla grazia di Dio. A questo riguardo, la teologia ortodossa parla di kenosi dello Spirito. Per questo l’etica ascetica è un elemento essenziale della spiritualità cristiana ortodossa: imparando a rinunciare impariamo a poco a poco a dare; imparando a sacrificare, impariamo soprattutto a condividere. Ma i nostri sforzi di riconciliazione e di trasformazione sono spesso ostacolati dal nostro rifiuto di rinunciare alle nostre abitudini ben ancorate di individui o di istituzioni, dal nostro rifiuto di rinunciare sia a un consumo sprecone sia a un nazionalismo orgoglioso.
Una concezione trasformata del mondo ci permette di distinguere la portata durevole dei nostri modi di essere nei confronti degli altri, in particolare del povero, immagine sacra di Dio, e nei confronti del nostro ambiente, impronta silenziosa di Dio. (wccm)

(Traduzione dal francese di Jean-Jacques Peyronel)

*Arcivescovo di Costantinopoli e patriarca ecumenico. Primus inter pares fra i primati ortodossi, è considerato come il capo spirituale di circa 250 milioni di fedeli in tutto il mondo. I suoi sforzi per conciliare l’ecologia e la spiritualità gli sono valsi il titolo di «patriarca verde»; è riconosciuto per i suoi incessanti sforzi in vista di promuovere il dialogo e la riconciliazione tra i mondi cristiano, musulmano ed ebraico.

Da Riforma on line

 

 

 

 

 


 

Musica, danza e cultura tribale

Ingresso gratuito

6° festival internazionale dei gruppi tribali indigeni del mondo

Lazzaretto di Bergamo (a 50 metri dallo stadio) 1-11 giugno 2006

 

PROGRAMMA

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Spazio autogestito

 

Rappresentazioni di zone libere

 

Nella Rete, Internet, fatta di relazioni, moltitudini e rappresentazioni di realta' non sempre virtuali, le modalita' di comunicazione e fruizione degli spazi web hanno subito negli ultimi anni grandi evoluzioni.

La componente artistica e di pensiero radicale ha spinto i creatori di siti a rappresentare quello che sara' elemento sociale sempre piu' diffuso e condiviso, ovvero paura della perdita di identita', sia essa sociale, umana, di gruppo.

La tecnologia individuale e i modelli sociali che regolano le nostre vite ci stanno allontanando uno dall'altro, isolandoci in una realta' di percezioni private. Parallelamente all'esasperazione di un isolamento, nasce a reazione la necessita' di aggregarsi, di non perdersi.

E la Rete rappresenta un luogo "facile" da dove iniziare.

Sono stati questi anni a tracciare il percorso che mi ha spinto a dare vita al sito Zonalibera.org, http://www.zonalibera.org/

Nasce all'inizio di Aprile 2006, il nome vuole essere si significativo ma soprattutto aggregante, ed e' piu' il sottotitolo ad individuarne intenzioni e specificita': "glocalizzazione, attivismo, stimoli e attitudini".

Con GLOCALIZZAZIONE si intende la (ri)valorizzazione di tematiche locali inserite nel loro naturale contesto globale. La perdita del nostro passato, l'alienante scarsa cultura, poca curiosita' e ideologie da mercato che investono la nostra nazione, sono fattori che allontanano le persone da un sentire comune, dalla possibilita' di crescere e sviluppare una propria coscienza e dare valore alla propria unicita', tendendo invece a confonderci nell'assenza di valori, con conseguente difficolta' a riconoscere noi stessi e gli altri.

Soluzione ? glocalizzare. Nessuno toglie e disconosce l'importanza e il valore aggiunto di una buona globalizzazione, ed Internet ne è l'espressione più bella, ma rispetto agli anni passati e' ora necessario fare passi avanti, riequilibrando, stimolando, valorizzando relazioni locali. Questo dara' maggiore valore ad ogni singolo elemento, riflettendosi sull'intera rete di relazioni globali, migliorandone l'integrazione e favorendo uno sviluppo positivo dal quale riceveremo altrettanti stimoli.

Sono fermo sostenitore dell'evoluzione informatica che trova nella Rete la sua massima espressione quale strumento di confronto, discussione ed evoluzione per mezzo delle nuove possiblita' di comunicazione e condivisione con il mondo intero. Ed e' lontano dall'uniformare, bensi' diviene strumento di crescita e miglioramento per le singole entita' che la compongono, purche' le singole entita' abbiano coscienza di esserlo e possano quindi contribuire al bene della collettivita'. Fulcro di tutta la comunicazione rimane l'uomo, sempre, la macchina e' il media imparziale che ne permette il dialogo.

ATTIVISMO in quanto e' necessario fare 'cose', reali e concrete, troppe parole e speranze sono state lasciate sole, fino a svuotarsi di significato, deviare e confondere. Se e' faticoso essere quel tanto sereni in questa vita, costa altrettanto sforzo agire, organizzare, coinvolgere, informare ed aiutare. Ma e' necessario, o non vi sara' evoluzione e miglioramento di vita per noi e per le generazioni future.

STIMOLI e ATTITUDINI perche' tra gli obiettivi del sito vi e' proprio quello di dare segnali, alimentare interessi, idee, attivita', dare spazio e visibilita' a molte iniziative che nel vasto sottobosco continuano a spuntare.

Credo infatti vi sia un grande errore di comunicazione tra il mondo "sommerso" e il vivere quotidiano. Tante, tantissime realta' non trovano modo di uscire, e devono spesso occupare spazi marginali, a volte ghettizzati. Iniziative lodevoli non ricevevano alcuna attenzione, e allora qual'e' il fine se non si riesce a coinvolgere ?

L'Italia ha un patrimonio sommerso incredibile, un sottobosco magnifico di persone e attivita' che fanno troppa fatica ed emergere. E' quindi necessario informare, parlare, confrontarsi. Questo costa fatica, certo, ma sono caparbio sostenitore sia innanzitutto necessario divenire elementi positivi e propositivi nella societa' se si desidera osservarne un cambiamento.

 

Francesco Natali

Zonalibera.org

http://www.zonalibera.org/

 

 

GERMANIA 2006, AMNESTY INTERNATIONAL LANCIA L’ALLARME:

 

“‘CARTELLINO ROSSO AI TRAFFICANTI DI DONNE E RAGAZZE DURANTE I MONDIALI DI CALCIO”’.

 

 

 

Amnesty International teme che durante i Mondiali di calcio, in programma in Germania dal 9 giugno al 9 luglio, vi sarà un aumento del traffico della tratta di donne e ragazze a scopo di sfruttamento sessuale. L’organizzazione per i diritti umani chiede alle istituzioni e ai governi europei di fare tutto quanto è in loro potere per impedire che ciò avvenga.

 

Nelle 12 citta’ che ospiteranno le partite (Berlino, Colonia, Dortmund, Francoforte, Gelsenkirchen, Amburgo, Hannover, Kaiserlautern, Lipsia, Monaco, Norimberga e Stoccarda) si prevede l’affluenza di oltre un milione di tifosi. L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa teme che tra 30.000 e 60.000 donne e ragazze potrebbero essere vittime di traffico tratta per soddisfare l’aumento delle richieste di prestazioni sessuali.

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Preghiera per le Istituzioni e il nuovo Governo della Repubblica

 

Cantico di Anna (1 Sam 2, 1-8)

 

 

Allora Anna pregò e disse:

«Il mio cuore esulta nel SIGNORE,

il SIGNORE ha innalzato la mia potenza,

la mia bocca si apre contro i miei nemici

perché gioisco nella tua salvezza.

Nessuno è santo come il SIGNORE,

poiché non c'è altro Dio all'infuori di te;

e non c'è rocca pari al nostro Dio.

Non parlate più con tanto orgoglio;

non esca più l'arroganza dalla vostra bocca;

poiché il SIGNORE è un Dio che sa tutto

e da lui sono pesate le azioni dell'uomo.

L'arco dei potenti è spezzato,

ma quelli che vacillano sono rivestiti di forza.

Quelli che una volta erano sazi si offrono a giornata per il pane,

e quanti erano affamati ora hanno riposo.

La sterile partorisce sette volte,

ma la donna che aveva molti figli diventa fiacca.

Il SIGNORE fa morire e fa vivere;

fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire.

Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire,

egli abbassa e innalza.

Alza il misero dalla polvere

e innalza il povero dal letame,

per farli sedere con i nobili,

per farli eredi di un trono di gloria;

poiché le colonne della terra sono del SIGNORE

e su queste ha poggiato il mondo."

 

 

La newsletter esprime i migliori auguri a tutte e a  tutti i rappresentanti istituzionali e del nuovo Governo; ci sia permesso anche di esprimere un particolare incoraggiamento al ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero,  per il quale chiediamo al Signore il dono della coerenza di un cammino intrapreso, dai tempi nella Federazione giovanile evangelica e fino alla Direzione nazionale di Rifondazione Comunista. Pensiamo di interpretare i sentimenti di gran parte del mondo evangelico  ma anche di quello ecumenico impegnato nella teologia sociale. L’Onnipotente lo guidi e lo aiuti. Lo benedica nel suo cammino di responsabilità.

 

Un lavoratore precario del gruppo Fiat… che guadagna 776,00 Euro mensili

 

 

 

Milano: profanate tombe ebraiche

 


17 maggio 2006 - (ve/agenzie) Una quarantina di tombe profanate sono state scoperte ieri nel cimitero ebraico di Milano, nella periferia nord-ovest della città. "È una vergogna”, ha detto il teologo camaldolese, esperto in ebraismo, Innocenzo Gargano, commentando la notizia. “Un atto di violenza e un’offesa che speravamo non dovessero mai più ripetersi. È necessario e urgente", ha aggiunto Gargano, "di richiamare gli educatori, gli uomini della cultura e dei media, le forze politiche e sociali, non solo per doverosamente stigmatizzare quello che è avvenuto a Milano ma per rafforzare l’impegno per il dialogo e la pace. Solo così, con la condanna, si darà una risposta efficace a coloro che hanno compiuto l’odioso gesto”. Il pastore valdese Gianni Genre, in una lettera alla comunità ebraica milanese, ha detto: "l’atto di profanazione cui è stato fatto oggetto ieri il vostro cimitero ci riempie di amarezza e di sdegno. Credevamo, in modo illusorio, che il livello di civiltà della città in cui viviamo, ci mettesse al riparo da questi episodi squallidi e gravi, rispetto ai quali è necessario reagire. Sapremo, speriamo presto, se si è trattato di un episodio di vandalismo fine a se stesso o di un rigurgito di razzismo che ci lascia senza parole". Genre ha in ogni modo denunciato "l’ignoranza colpevole di alcuni ed anche il silenzio, altrettanto grave, di una maggioranza che a volte non si sente coinvolta in prima persona in atti di questo genere" e ha concluso manifestando la solidarietà della chiesa valdese milanese alla comunità ebraica del capoluogo.

 

 

 

Dopo il grande business dell’affaire “La passione di Cristo”…

 

Le verità del Codice Da Vinci

 

 

Nel controverso romanzo Il Codice Da Vinci e nel film che esce nelle sale cinematografiche in questi giorni ci sono elementi sui quali è opportuno riflettere. Lo sostiene il teologo e giornalista Brian McLaren, collaboratore della rivista ecumenica americana Sojourners.

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