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hm
du misst mol probeiren admin datei ze löschen... ]]></content>
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		<summary type="text/plain">Labor et Fides: anche per tornare a leggere in lingua francese…
Ordinabile on line su http://www.laboretfides.com/
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Lytta Basset: Sainte colère. Jacob, Job, Jésus
(Disponible en format de poche)
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La colère est un moment nécessaire de la vie croyante. Contre la réduction du christianisme à un amour béat, ce livre invite à «considérer la colère comme un moteur capable de transformer une énergie potentiellement dévastatrice en cette violence de vie qui accompagne le processus de toute naissance». Quand Jacob combat avec l’ange du gué Yabboq ou lorsque Jésus rappelle qu’il n’est pas venu apporter la paix, on voit bien que la relation à Dieu connaît les moments d’une violence structurante. Pour Lytta Basset qui relit avec nous les passages clés de la Bible, il existe une «sainte» colère – un espace saint c’est-à-dire différencié, mis à part, où Dieu et l’humain peuvent s’affronter sans retenue et se trouver enfin ensemble dans la Bienveillance. Mais c’est de nuit – à une profondeur telle que le récit du combat de Jacob pourrait bien relater un rêve, un de ces rêves-événements plus déterminants que la réalité bien connue.
Lytta Basset, pasteure et professeure de théologie, est considérée comme une des grandes figures de la pensée chrétienne contemporaine. Qualifiée de «maître spirituel» en 2001 par Henri Tincq, journaliste au Monde, elle s’est fait connaître du public par quelques livres majeurs: Le pardon originel (Labor et Fides, 1994), Moi, je ne juge personne (Albin Michel / Labor et Fides, 1998).
Coédition Bayard • format poche • 360 pages • CHF 16.– • ISBN 2-8309-1208-X • 30 avril 2006
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Certe forme religiose sono alienazioni perché riscoprono il Dio della pura interiorità, il Dio della estraneità al mondo, il Dio che si incontra nel momento in cui si fugge dal mondo. E’ un Dio idolo
E. Balducci
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In segno di ringraziamento ai membri della sinagoga Lev Chadash di Milano, che mi hanno ospitato. 
MB
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TORAT HAYIM
Commento alla Parashà della settimana a cura della Union for Reform Judaism
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UAHC Department of Adult Jewish Growth - Traduzione italiana di Roberto H. Tonetti
Shabbat Behar Sinai/Bechuccothai - 22 Iyar 37° giorno dell'Omer
Behar Sinai/Bechuccothai, Levitico 25,1-27,34 Haftarà, Geremia 16,19-17,14
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Il giubileo: umile promemoria del mondo possibile di Daniel E. Bridge
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PUNTI-CHIAVE
La terra dunque non verrà venduta definitivamente, perché Mia è la terra, perché voi siete forestieri e residenti provvisori presso di Me. (Lev 25,23)
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DVAR TORA'
Durante il seder di Pesach si manda qualcuno ad aprire la porta affinché il profeta Elia possa unirsi alla nostra tavola: Elia è il nunzio del Messia (Malachia 3,23), il governatore che unirà il mondo in pace e abbondanza, ricostruirà il Tempio di Gerusalemme e accoglierà la resurrezione delle anime dei giusti di tutte le nazioni (Maimonide, Mishneh Torà, Hilchot M'lachim U'Milchamotehem 11,4). Ma perché ripetiamo questa usanza ogni anno? certamente l'era messianica non è ancora arrivata e ci attende un lungo cammino verso quell'ideale. Forse colmiamo una coppa in più di vino e, in certe case, mettiamo una sedia per Elia per non dimenticare la nostra meta. Elia è la personificazione di un futuro che verrà, e noi preghiamo e speriamo che sia così: leggendo la storia della nostra redenzione dalla schiavitù d'Egitto, nella Haggadà, guardiamo al sogno di un mondo che sarà l'effetto della redenzione finale dell'era messianica.
Vi è un racconto talmudico su quel rabbino che domanda a Elia quando arriverà l'era messianica: il rabbino domanda, &quot;Quando verrà il Messia?&quot; Elia gli consiglia di rivolgersi al Messia stesso, che sta fra i lebbrosi alla porta della città. Una volta trovatolo, il rabbino pone la sua domanda. La risposta del Messia è: &quot;Oggi&quot;. Il rabbino, raggiante, va a casa e aspetta, ma Lui non arriva; allora incontra Elia e gli dice che il Messia &quot;mi ha detto il falso&quot;. Ma Elia gli risponde che lui non ha compreso il Messia, poiché la seconda parte della sua affermazione, ancorché inespressa, era la chiave per comprenderla. L'affermazione intera suona così: &quot;Oggi - se tu ascolterai la voce (di Dio)&quot; (B Talmud, Sanhedrin 98a).
In altre parole l'arrivo di un'epoca di pace prosperità e giustizia dipende da noi e da come agiamo nel mondo: per questo invitiamo ogni anno Elia a tavola, non per rimpinzarlo di vino troppo dolce ma per rammentarci del nostro compito nel mondo. In questo modo abbiamo uno scopo per le nostre azioni dell'anno che viene (secondo il B Talmud, Rosh hashanà 1a, il mese di Aviv-Nisan è uno dei quattro capodanni del calendario ebraico).
Nella doppia porzione di Torà di questa settimana leggiamo dell'anno sabbatico (Sh'nat Shabbaton ovvero Sh'mità). Ci viene detto che un anno su sette la terra deve riposare, proprio come Dio riposò il settimo giorno della Creazione.
Dopo abbiamo la descrizione dell'anno di Yovel, il giubileo: esso inizia il 10 del settimo mese del 49° anno, ovvero alla conclusione di sette cicli di anni sabbatici, per continuare poi nel 50° anno. In questo anno tutta la terra ritorna ai proprietari originari, tutti i servi ebrei sono liberati e si cancellano tutti i debiti.
Non abbiamo nessuna prova dell'effettiva osservanza dello Yovel: sarebbe stato un incubo dal punto di vista amministrativo. Ma, come la preparazione della visita di Elia, esso è un ideale a cui dobbiamo aspirare. Perché? Perchè &quot;la terra non verrà venduta definitivamente, perché Mia è la terra, perché voi siete forestieri e residenti provvisori presso di Me.&quot; (Lev 25,23)
Il testo ci dice che noi siamo semplicemente degli ospiti nel mondo di Dio, cosa che troppo spesso dimentichiamo. E' facile illudersi che saremo tanto più grandi quanto più abbiamo denaro, proprietà e potere. Come i costruttori della torre di Babele che cercarono di superare la statura di Dio, noi cerchiamo di porci al Suo posto accumulando beni. Non sorprende che, in questa cultura materialista, vi sia un proverbio adeguato: &quot;Vince chi muore ricco&quot;.
Nella haftarà di Bechuccothai Geremia ci avverte che saremo dannati se ci fideremo primariamente dei desideri umani (Ger 17,5-7). Lo Yovel ci aiuta a comprendere che, nutrendo il nostro Io con i beni materiali, facciamo opera di idolatria. Il giubileo è una corrente d'aria fredda che entra dalla porta del seder per rammentarci che, al di là della ricchezza mondana, dobbiamo comportarci come ospiti di Dio in questo mondo. Per cui faremmo bene a mostrarci più umili, ed agire come se nulla sulla terra veramente appartenga a noi o ai nostri figli!
Proprio come la possibile venuta del profeta Elia, lo Yovel ci offre un profondo messaggio di speranza per il futuro: ci può aiutare a vedere le cose in prospettiva, liberandoci almeno parzialmente dal culto reificante, per cui ci potremo innalzare a un più alto livello spirituale tramite la condivisione dei beni di cui siamo stati forniti. Anche se lo Yovel non fosse mai stato praticato, esso non rimane un caso teorico: piuttosto va visto come un richiamo attivo alla condivisione dei beni, secondo la nostra tradizione: &quot;Questi precetti...
non sono nel cielo, sì che tu debba dire: &quot;Chi salirà per noi fino al cielo per prenderli...?&quot; No, questa cosa ti è invece molto vicina; è nella tua bocca; è nel tuo cuore perché tu possa eseguirla&quot; (Deu 30,12-14).
Recentemente ho partecipato a una funzione al Tempio Emanu-El di Honolulu, Hawaii, Stati Uniti d'America: nel sermone il rabbino Peter Schaktman descriveva la sua educazione ebraica: &quot;I miei insegnanti ci dicevano semplicemente che cosa gli ebrei dovevano fare, e che cosa no. Poi andavamo a casa e facevamo ciò che ci pareva, facendo di rado il collegamento tra &quot;quegli ebrei&quot; e noi stessi! &quot;
Ecco che lo Yovel ci chiama a un collegamento tra ciò che impariamo come ebrei e come ci comportiamo nel mondo: come l'uomo che alla porta attende Elia, ci dà qualcosa a cui aspirare: la speranza in un'esistenza più elevata.
Pensando alla sfida di redenzione insita nel giubileo, vediamo la tradizione del seder di Rabbi Naftali di Ropschitz (Bernard S. Raskas, &quot;Diverse Observances Give New Twist to Ancient Story,&quot; Jewish Telegraphic Agency, 1° giugno 1997).
Egli lasciava vuota la quinta coppa di vino e invitava i suoi ospiti a versare un poco del loro vino lì dentro, mentre restava aperta la porta per Elia:
facendo così ci insegna che ciascuno di noi deve contribuire alla creazione di un mondo migliore. Il Messia giungerà soltanto quando noi, grati, daremo in cambio di ciò che abbiamo ricevuto.
Invitiamo dunque Elia e l'ideale messianico a Pesach, nelle nostre case con la speranza di aver fatto abbastanza per poterlo avere come ospite. Leggendo dello Yovel, pensiamo a un mondo ideale dove la proprietà non separa le classi e nessuno è alla mercé dell’altro; un mondo nel quale tutti comprendono di essere responsabili della proprietà (uomini e cose) che spetta al Vero Possessore.
INOLTRE
Beati coloro che confidano nell'Eterno, la cui fiducia sta nell'Eterno! (Ger 17,5-7)
&quot;Questi precetti... non sono nel cielo, sì che tu debba dire: &quot;Chi salirà per noi fino al cielo per prenderli...?&quot; No, questa cosa ti è invece molto vicina; è nella tua bocca; è nel tuo cuore perché tu possa eseguirla&quot; (Deu 30,12-14).
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Rabbi Daniel E. Bridge è il direttore esecutivo per la Greenstein Family di &quot;Hillel, Foundation for Jewish Campus Life&quot; all'Università di Washington, Seattle, Washington, Stati Uniti d'America.
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La trasformazione esige la metanoia
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La trasformazione implica che rinunciamo all’indifferenza per manifestare la nostra compassione alle vittime della povertà e dell’ingiustizia in tutte le sue forme 
Bartolomeo Iº*
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La trasformazione: guarigione del cuore
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La filocalia, antologia classica di testi cristiani dei primi secoli dedicati alla preghiera, sottolinea questo paradosso stupefacente: è con il silenzio che si giunge alla trasformazione. «Quando troverai il silenzio nel tuo cuore, scoprirai Dio nel mondo intero». In altri termini, la trasformazione inizia con la presa di coscienza che Dio è al centro di ogni vita. «Fermatevi, e riconoscete che io sono Dio» (Salmo 46, 11). Grazie al silenzio, prendiamo coscienza che la grazia di Dio è molto più vicina e può contribuire a definirci molto meglio di quanto facciamo di solito. La trasformazione del cuore è la presa di coscienza profonda che «il Regno di Dio è in mezzo a noi» (Luca 17, 21).Tuttavia, la trasformazione interiore esige un cambiamento radicale o, per usare la terminologia teologica, la metanoia, che è un cambiamento di atteggiamenti e di presupposti. Non possiamo essere trasformati se non siamo stati prima purificati da tutto quello che si oppone alla trasformazione, se non abbiamo capito ciò che sfigura il cuore umano. Un tale processo di scoperta di sé non può provenire che dalla grazia di Dio e sfocia in fin dei conti su un rispetto autentico della natura umana, con tutti i suoi difetti e i suoi fallimenti, in noi stessi così come negli altri. Esso prepara la via al rispetto di tutti gli esseri umani, qualunque siano le loro differenze all’interno della società e della comunità mondiale. Grazie alla trasformazione interiore, queste differenze vengono accolte con gioia, rispettate e accettate come i pezzi unici di un puzzle sacro; esse costituiscono un elemento del profondo mistero della creazione meravigliosa di Dio.
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La trasformazione: guarigione della comunità
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La trasformazione del cuore sfocia sulla guarigione della comunità in quanto la trasformazione è una visione relazionale e compassionevole. Quant’è deplorevole che noi cristiani dissociamo spesso la spiritualità dalla comunità!Quando i nostri cuori sono trasformati dalla grazia divina, noi vediamo il mondo diversamente e siamo incitati ad agire generosamente. Per mezzo della grazia trasformatrice di Dio abbiamo la capacità di cercare soluzioni ai conflitti attraverso scambi aperti, senza ricorrere all’oppressione né al dominio. Così, per mezzo della grazia divina, abbiamo la possibilità sia di aggravare i mali di cui soffre il nostro mondo sia di contribuire alla sua guarigione. Quando prenderemo coscienza degli effetti nefasti della violenza sul nostro contesto spirituale, culturale ed ecologico? Quando ammetteremo il carattere evidentemente irrazionale delle aggressioni militari, dei conflitti nazionali e dell’intolleranza razziale, che sono altrettante manifestazioni di una mancanza di immaginazione e di volontà?La trasformazione implica che rinunciamo all’indifferenza per manifestare la nostra compassione alle vittime della povertà e dell’ingiustizia in tutte le sue forme. In quanto comunità di fede e in quanto responsabili religiosi, dobbiamo immaginare e mettere in atto altri modi di agire che rigettino la violenza e incoraggino la pace. Ci si ricorderà della nostra epoca per via di tutti quelli e quelle che si sono dedicati alla guarigione e alla trasformazione della comunità; il nostro mondo sarà modellato da quelli e quelle che credono in «ciò che contribuisce alla pace» (Romani 14, 19) e lo ricercano.Questa trasformazione è la nostra unica speranza di rompere il circolo vizioso della violenza e dell’ingiustizia – vizioso appunto perché è frutto del vizio. La guerra e la pace costituiscono modi opposti di risolvere i conflitti e in fin dei conti esse risultano dalle nostre scelte. Fare la pace è una scelta dell’individuo e delle istituzioni, e al tempo stesso è un cambiamento individuale e istituzionale che richiede anch’esso la metanoia – un cambiamento di orientamenti e di pratiche. Fare la pace necessita un impegno e del coraggio; questo atto esige da noi la volontà di diventare comunità trasformatrici e di ricercare la giustizia, condizione preliminare della trasformazione del mondo.
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La trasformazione: guarigione della terra 
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Nel corso degli ultimi due decenni, il Patriarcato ecumenico ha fatto della salvaguardia dell’ambiente una priorità del suo ministero spirituale e pastorale. La trasformazione del cuore e della comunità è indissolubilmente legata alla guarigione della terra. La relazione tra l’anima e il suo Creatore e i rapporti tra gli umani implicano inevitabilmente rapporti equilibrati con il mondo della natura.Il nostro modo di trattarci gli uni gli altri rispecchia il nostro modo di trattare il nostro pianeta, così come il nostro modo di reagire agli altri rispecchia il nostro rispetto per l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e il cibo che consumiamo. Allo stesso modo, la protezione che accordiamo al nostro ambiente naturale rivela l’autenticità della nostra preghiera e del nostro culto. Infatti, ogni volta che limitiamo la nostra vita religiosa alle nostre sole preoccupazioni, trascuriamo la vocazione profetica della Chiesa di implorare Dio e di invocare lo Spirito divino per il rinnovamento del nostro cosmo inquinato. In realtà, l’intero cosmo è lo spazio nel quale avviene la trasformazione.Quando siamo trasformati dalla grazia divina, possiamo davvero riconoscere l’ingiustizia di cui siamo fautori e non solo osservatori passivi. Quando siamo toccati dalla grazia di Dio, piangiamo sulla catastrofe che abbiamo causato non condividendo le risorse del nostro pianeta. Per questo, al pari della trasformazione del cuore e della comunità, anche la presa di coscienza ecologica deriva dalla grazia di Dio ed esige la metanoia, cambiamento di abitudini e di stili di vita.Paradossalmente, diventiamo più consapevoli delle conseguenze dei nostri atti per gli altri e per il creato quando siamo disposti a rinunciare a qualche cosa. Infatti, quando svuotiamo il nostro cuore dai nostri desideri egoistici, facciamo posto alla grazia di Dio. A questo riguardo, la teologia ortodossa parla di kenosi dello Spirito. Per questo l’etica ascetica è un elemento essenziale della spiritualità cristiana ortodossa: imparando a rinunciare impariamo a poco a poco a dare; imparando a sacrificare, impariamo soprattutto a condividere. Ma i nostri sforzi di riconciliazione e di trasformazione sono spesso ostacolati dal nostro rifiuto di rinunciare alle nostre abitudini ben ancorate di individui o di istituzioni, dal nostro rifiuto di rinunciare sia a un consumo sprecone sia a un nazionalismo orgoglioso.Una concezione trasformata del mondo ci permette di distinguere la portata durevole dei nostri modi di essere nei confronti degli altri, in particolare del povero, immagine sacra di Dio, e nei confronti del nostro ambiente, impronta silenziosa di Dio. (wccm)
(Traduzione dal francese di Jean-Jacques Peyronel)
*Arcivescovo di Costantinopoli e patriarca ecumenico. Primus inter pares fra i primati ortodossi, è considerato come il capo spirituale di circa 250 milioni di fedeli in tutto il mondo. I suoi sforzi per conciliare l’ecologia e la spiritualità gli sono valsi il titolo di «patriarca verde»; è riconosciuto per i suoi incessanti sforzi in vista di promuovere il dialogo e la riconciliazione tra i mondi cristiano, musulmano ed ebraico. 
Da Riforma on line
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Musica, danza e cultura tribale
Ingresso gratuito
6° festival internazionale dei gruppi tribali indigeni del mondo
Lazzaretto di Bergamo (a 50 metri dallo stadio) 1-11 giugno 2006
&amp;nbsp;
PROGRAMMA</summary>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="it" xml:base="http://ecumenici.altervista.org/html/pivot/entry.php?id=469"><![CDATA[ <p><strong><font color="blue">Labor et Fides: anche per tornare a leggere in lingua francese…</font></strong></p>
<p><font color="red">Ordinabile on line su </font><a href="http://www.laboretfides.com/"  target='_blank'><font color="red">http://www.laboretfides.com/</font></a></p>
<p> </p>
<p><!-- error: could not display image collera.bmp.file. File does not exist --></p>
<p> </p>
<p><strong><font color="blue">Lytta Basset:</font> <font color="red">Sainte colère. Jacob, Job, Jésus</font></strong></p>
<p>(<font color="navy">Disponible en format de poche)</font></p>
<p><font color="navy"></font> </p>
<p><font color="navy">La colère est un moment nécessaire de la vie croyante. Contre la réduction du christianisme à un amour béat, ce livre invite à «considérer la colère comme un moteur capable de transformer une énergie potentiellement dévastatrice en cette violence de vie qui accompagne le processus de toute naissance». Quand Jacob combat avec l’ange du gué Yabboq ou lorsque Jésus rappelle qu’il n’est pas venu apporter la paix, on voit bien que la relation à Dieu connaît les moments d’une violence structurante. Pour Lytta Basset qui relit avec nous les passages clés de la Bible, il existe une «sainte» colère – un espace saint c’est-à-dire différencié, mis à part, où Dieu et l’humain peuvent s’affronter sans retenue et se trouver enfin ensemble dans la Bienveillance. Mais c’est de nuit – à une profondeur telle que le récit du combat de Jacob pourrait bien relater un rêve, un de ces rêves-événements plus déterminants que la réalité bien connue.</font></p>
<p><font color="navy">Lytta Basset, pasteure et professeure de théologie, est considérée comme une des grandes figures de la pensée chrétienne contemporaine. Qualifiée de «maître spirituel» en 2001 par Henri Tincq, journaliste au Monde, elle s’est fait connaître du public par quelques livres majeurs: Le pardon originel (Labor et Fides, 1994), Moi, je ne juge personne (Albin Michel / Labor et Fides, 1998).</font></p>
<p><font color="navy">Coédition Bayard • format poche • 360 pages • CHF 16.– • ISBN 2-8309-1208-X • 30 avril 2006</font></p>
<p><font color="navy"></font> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong><font color="red"><em>Certe forme religiose sono alienazioni perché riscoprono il Dio della pura interiorità, il Dio della estraneità al mondo, il Dio che si incontra nel momento in cui si fugge dal mondo. E’ un Dio idolo</em></font></strong></p>
<p><strong><font color="red"><em>E. Balducci</em></font></strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><em><font color="navy">In segno di ringraziamento ai membri della sinagoga Lev Chadash di Milano, che mi hanno ospitato. </font></em></p>
<p><em><font color="navy">MB</font></em></p>
<p> </p>
<p><strong><font color="red">TORAT HAYIM</font></strong></p>
<p><strong><font color="red">Commento alla Parashà della settimana a cura della Union for Reform Judaism</font></strong></p>
<p><strong><font color=#ff0000></font></strong> </p>
<p><font color="navy">UAHC Department of Adult Jewish Growth - Traduzione italiana di Roberto H. Tonetti</font></p>
<p><font color="navy">Shabbat Behar Sinai/Bechuccothai - 22 Iyar 37° giorno dell'Omer</font></p>
<p><font color="navy">Behar Sinai/Bechuccothai, Levitico 25,1-27,34 Haftarà, Geremia 16,19-17,14</font></p>
<p><font color=#000080></font> </p>
<p><!-- error: could not display image bibbia.bmp.file. File does not exist --></p>
<p><font color=#000080></font> </p>
<p><strong><font color="red">Il giubileo: umile promemoria del mondo possibile di Daniel E. Bridge</font></strong></p>
<p><strong><font color="red"></font></strong> </p>
<p><font color="navy">PUNTI-CHIAVE</font></p>
<p><font color="navy">La terra dunque non verrà venduta definitivamente, perché Mia è la terra, perché voi siete forestieri e residenti provvisori presso di Me. (Lev 25,23)</font></p>
<p><font color="navy"></font> </p>
<p><font color="navy">DVAR TORA'</font></p>
<p><font color="navy">Durante il seder di Pesach si manda qualcuno ad aprire la porta affinché il profeta Elia possa unirsi alla nostra tavola: Elia è il nunzio del Messia (Malachia 3,23), il governatore che unirà il mondo in pace e abbondanza, ricostruirà il Tempio di Gerusalemme e accoglierà la resurrezione delle anime dei giusti di tutte le nazioni (Maimonide, Mishneh Torà, Hilchot M'lachim U'Milchamotehem 11,4). </font><font color="navy">Ma perché ripetiamo questa usanza ogni anno? certamente l'era messianica non è ancora arrivata e ci attende un lungo cammino verso quell'ideale. Forse colmiamo una coppa in più di vino e, in certe case, mettiamo una sedia per Elia per non dimenticare la nostra meta. Elia è la personificazione di un futuro che verrà, e noi preghiamo e speriamo che sia così: leggendo la storia della nostra redenzione dalla schiavitù d'Egitto, nella Haggadà, guardiamo al sogno di un mondo che sarà l'effetto della redenzione finale dell'era messianica.</font></p>
<p><font color="navy">Vi è un racconto talmudico su quel rabbino che domanda a Elia quando arriverà l'era messianica: il rabbino domanda, "Quando verrà il Messia?" Elia gli consiglia di rivolgersi al Messia stesso, che sta fra i lebbrosi alla porta della città. Una volta trovatolo, il rabbino pone la sua domanda. La risposta del Messia è: "Oggi". Il rabbino, raggiante, va a casa e aspetta, ma Lui non arriva; allora incontra Elia e gli dice che il Messia "mi ha detto il falso". Ma Elia gli risponde che lui non ha compreso il Messia, poiché la seconda parte della sua affermazione, ancorché inespressa, era la chiave per comprenderla. L'affermazione intera suona così: "Oggi - se tu ascolterai la voce (di Dio)" (B Talmud, Sanhedrin 98a).</font></p>
<p><font color="navy">In altre parole l'arrivo di un'epoca di pace prosperità e giustizia dipende da noi e da come agiamo nel mondo: per questo invitiamo ogni anno Elia a tavola, non per rimpinzarlo di vino troppo dolce ma per rammentarci del nostro compito nel mondo. In questo modo abbiamo uno scopo per le nostre azioni dell'anno che viene (secondo il B Talmud, Rosh hashanà 1a, il mese di Aviv-Nisan è uno dei quattro capodanni del calendario ebraico).</font></p>
<p><font color="navy">Nella doppia porzione di Torà di questa settimana leggiamo dell'anno sabbatico (Sh'nat Shabbaton ovvero Sh'mità). Ci viene detto che un anno su sette la terra deve riposare, proprio come Dio riposò il settimo giorno della Creazione.</font></p>
<p><font color="navy">Dopo abbiamo la descrizione dell'anno di Yovel, il giubileo: esso inizia il 10 del settimo mese del 49° anno, ovvero alla conclusione di sette cicli di anni sabbatici, per continuare poi nel 50° anno. In questo anno tutta la terra ritorna ai proprietari originari, tutti i servi ebrei sono liberati e si cancellano tutti i debiti.</font></p>
<p><font color="navy">Non abbiamo nessuna prova dell'effettiva osservanza dello Yovel: sarebbe stato un incubo dal punto di vista amministrativo. Ma, come la preparazione della visita di Elia, esso è un ideale a cui dobbiamo aspirare. Perché? Perchè "la terra non verrà venduta definitivamente, perché Mia è la terra, perché voi siete forestieri e residenti provvisori presso di Me." (Lev 25,23)</font></p>
<p><font color="navy">Il testo ci dice che noi siamo semplicemente degli ospiti nel mondo di Dio, cosa che troppo spesso dimentichiamo. E' facile illudersi che saremo tanto più grandi quanto più abbiamo denaro, proprietà e potere. Come i costruttori della torre di Babele che cercarono di superare la statura di Dio, noi cerchiamo di porci al Suo posto accumulando beni. Non sorprende che, in questa cultura materialista, vi sia un proverbio adeguato: "Vince chi muore ricco".</font></p>
<p><font color="navy">Nella haftarà di Bechuccothai Geremia ci avverte che saremo dannati se ci fideremo primariamente dei desideri umani (Ger 17,5-7). Lo Yovel ci aiuta a comprendere che, nutrendo il nostro Io con i beni materiali, facciamo opera di idolatria. Il giubileo è una corrente d'aria fredda che entra dalla porta del seder per rammentarci che, al di là della ricchezza mondana, dobbiamo comportarci come ospiti di Dio in questo mondo. Per cui faremmo bene a mostrarci più umili, ed agire come se nulla sulla terra veramente appartenga a noi o ai nostri figli!</font></p>
<p><font color="navy">Proprio come la possibile venuta del profeta Elia, lo Yovel ci offre un profondo messaggio di speranza per il futuro: ci può aiutare a vedere le cose in prospettiva, liberandoci almeno parzialmente dal culto reificante, per cui ci potremo innalzare a un più alto livello spirituale tramite la condivisione dei beni di cui siamo stati forniti. Anche se lo Yovel non fosse mai stato praticato, esso non rimane un caso teorico: piuttosto va visto come un richiamo attivo alla condivisione dei beni, secondo la nostra tradizione: "Questi precetti...</font></p>
<p><font color="navy">non sono nel cielo, sì che tu debba dire: "Chi salirà per noi fino al cielo per prenderli...?" No, questa cosa ti è invece molto vicina; è nella tua bocca; è nel tuo cuore perché tu possa eseguirla" (Deu 30,12-14).</font></p>
<p><font color="navy">Recentemente ho partecipato a una funzione al Tempio Emanu-El di Honolulu, Hawaii, Stati Uniti d'America: nel sermone il rabbino Peter Schaktman descriveva la sua educazione ebraica: "I miei insegnanti ci dicevano semplicemente che cosa gli ebrei dovevano fare, e che cosa no. Poi andavamo a casa e facevamo ciò che ci pareva, facendo di rado il collegamento tra "quegli ebrei" e noi stessi! "</font></p>
<p><font color="navy">Ecco che lo Yovel ci chiama a un collegamento tra ciò che impariamo come ebrei e come ci comportiamo nel mondo: come l'uomo che alla porta attende Elia, ci dà qualcosa a cui aspirare: la speranza in un'esistenza più elevata.</font></p>
<p><font color="navy">Pensando alla sfida di redenzione insita nel giubileo, vediamo la tradizione del seder di Rabbi Naftali di Ropschitz (Bernard S. Raskas, "Diverse Observances Give New Twist to Ancient Story," Jewish Telegraphic Agency, 1° giugno 1997).</font></p>
<p><font color="navy">Egli lasciava vuota la quinta coppa di vino e invitava i suoi ospiti a versare un poco del loro vino lì dentro, mentre restava aperta la porta per Elia:</font></p>
<p><font color="navy">facendo così ci insegna che ciascuno di noi deve contribuire alla creazione di un mondo migliore. Il Messia giungerà soltanto quando noi, grati, daremo in cambio di ciò che abbiamo ricevuto.</font></p>
<p><font color="navy">Invitiamo dunque Elia e l'ideale messianico a Pesach, nelle nostre case con la speranza di aver fatto abbastanza per poterlo avere come ospite. Leggendo dello Yovel, pensiamo a un mondo ideale dove la proprietà non separa le classi e nessuno è alla mercé dell’altro; un mondo nel quale tutti comprendono di essere responsabili della proprietà (uomini e cose) che spetta al Vero Possessore.</font></p>
<p><font color="navy">INOLTRE</font></p>
<p><font color="navy">Beati coloro che confidano nell'Eterno, la cui fiducia sta nell'Eterno! (Ger 17,5-7)</font></p>
<p><font color="navy">"Questi precetti... non sono nel cielo, sì che tu debba dire: "Chi salirà per noi fino al cielo per prenderli...?" No, questa cosa ti è invece molto vicina; è nella tua bocca; è nel tuo cuore perché tu possa eseguirla" (Deu 30,12-14).</font></p>
<p><font color="navy"></font> </p>
<p><font color="navy"><em>Rabbi Daniel E. Bridge è il direttore esecutivo per la Greenstein Family di "Hillel, Foundation for Jewish Campus Life" all'Università di Washington, Seattle, Washington, Stati Uniti d'America.</em></font></p>
<p><font color="navy"><em></em></font> </p>
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<p><font color="navy"></font> </p>
<p><font color=#000080></font> </p>
<p><font color="red"><strong>La trasformazione esige la metanoia</strong></font></p>
<p><font color="navy"></font> </p>
<p><font color="navy">La trasformazione implica che rinunciamo all’indifferenza per manifestare la nostra compassione alle vittime della povertà e dell’ingiustizia in tutte le sue forme </font></p>
<p><font color="navy">Bartolomeo Iº*</font></p>
<p><font color=#000080></font> </p>
<p><!-- error: could not display image bartolomeo.bmp.file. File does not exist --></p>
<p> </p>
<p><font color="navy"><strong>La trasformazione: guarigione del cuore</strong></font></p>
<p><strong><font color=#000080></font></strong> </p>
<p><font color="navy">La filocalia, antologia classica di testi cristiani dei primi secoli dedicati alla preghiera, sottolinea questo paradosso stupefacente: è con il silenzio che si giunge alla trasformazione. «Quando troverai il silenzio nel tuo cuore, scoprirai Dio nel mondo intero». In altri termini, la trasformazione inizia con la presa di coscienza che Dio è al centro di ogni vita. «Fermatevi, e riconoscete che io sono Dio» (Salmo 46, 11). Grazie al silenzio, prendiamo coscienza che la grazia di Dio è molto più vicina e può contribuire a definirci molto meglio di quanto facciamo di solito. La trasformazione del cuore è la presa di coscienza profonda che «il Regno di Dio è in mezzo a noi» (Luca 17, 21).<br  />Tuttavia, la trasformazione interiore esige un cambiamento radicale o, per usare la terminologia teologica, la metanoia, che è un cambiamento di atteggiamenti e di presupposti. Non possiamo essere trasformati se non siamo stati prima purificati da tutto quello che si oppone alla trasformazione, se non abbiamo capito ciò che sfigura il cuore umano. Un tale processo di scoperta di sé non può provenire che dalla grazia di Dio e sfocia in fin dei conti su un rispetto autentico della natura umana, con tutti i suoi difetti e i suoi fallimenti, in noi stessi così come negli altri. Esso prepara la via al rispetto di tutti gli esseri umani, qualunque siano le loro differenze all’interno della società e della comunità mondiale. Grazie alla trasformazione interiore, queste differenze vengono accolte con gioia, rispettate e accettate come i pezzi unici di un puzzle sacro; esse costituiscono un elemento del profondo mistero della creazione meravigliosa di Dio.</font></p>
<p><font color=#000080></font> </p>
<p><font color="navy"><strong>La trasformazione: guarigione della comunità</strong></font></p>
<p><strong><font color=#000080></font></strong> </p>
<p><font color="navy">La trasformazione del cuore sfocia sulla guarigione della comunità in quanto la trasformazione è una visione relazionale e compassionevole. Quant’è deplorevole che noi cristiani dissociamo spesso la spiritualità dalla comunità!<br  />Quando i nostri cuori sono trasformati dalla grazia divina, noi vediamo il mondo diversamente e siamo incitati ad agire generosamente. Per mezzo della grazia trasformatrice di Dio abbiamo la capacità di cercare soluzioni ai conflitti attraverso scambi aperti, senza ricorrere all’oppressione né al dominio. Così, per mezzo della grazia divina, abbiamo la possibilità sia di aggravare i mali di cui soffre il nostro mondo sia di contribuire alla sua guarigione. Quando prenderemo coscienza degli effetti nefasti della violenza sul nostro contesto spirituale, culturale ed ecologico? Quando ammetteremo il carattere evidentemente irrazionale delle aggressioni militari, dei conflitti nazionali e dell’intolleranza razziale, che sono altrettante manifestazioni di una mancanza di immaginazione e di volontà?<br  />La trasformazione implica che rinunciamo all’indifferenza per manifestare la nostra compassione alle vittime della povertà e dell’ingiustizia in tutte le sue forme. In quanto comunità di fede e in quanto responsabili religiosi, dobbiamo immaginare e mettere in atto altri modi di agire che rigettino la violenza e incoraggino la pace. Ci si ricorderà della nostra epoca per via di tutti quelli e quelle che si sono dedicati alla guarigione e alla trasformazione della comunità; il nostro mondo sarà modellato da quelli e quelle che credono in «ciò che contribuisce alla pace» (Romani 14, 19) e lo ricercano.<br  />Questa trasformazione è la nostra unica speranza di rompere il circolo vizioso della violenza e dell’ingiustizia – vizioso appunto perché è frutto del vizio. La guerra e la pace costituiscono modi opposti di risolvere i conflitti e in fin dei conti esse risultano dalle nostre scelte. Fare la pace è una scelta dell’individuo e delle istituzioni, e al tempo stesso è un cambiamento individuale e istituzionale che richiede anch’esso la metanoia – un cambiamento di orientamenti e di pratiche. Fare la pace necessita un impegno e del coraggio; questo atto esige da noi la volontà di diventare comunità trasformatrici e di ricercare la giustizia, condizione preliminare della trasformazione del mondo.</font></p>
<p><font color=#000080></font> </p>
<p><font color="navy"><strong>La trasformazione: guarigione della terra </strong></font></p>
<p><strong><font color=#000080></font></strong> </p>
<p><font color="navy">Nel corso degli ultimi due decenni, il Patriarcato ecumenico ha fatto della salvaguardia dell’ambiente una priorità del suo ministero spirituale e pastorale. La trasformazione del cuore e della comunità è indissolubilmente legata alla guarigione della terra. La relazione tra l’anima e il suo Creatore e i rapporti tra gli umani implicano inevitabilmente rapporti equilibrati con il mondo della natura.<br  />Il nostro modo di trattarci gli uni gli altri rispecchia il nostro modo di trattare il nostro pianeta, così come il nostro modo di reagire agli altri rispecchia il nostro rispetto per l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e il cibo che consumiamo. Allo stesso modo, la protezione che accordiamo al nostro ambiente naturale rivela l’autenticità della nostra preghiera e del nostro culto. Infatti, ogni volta che limitiamo la nostra vita religiosa alle nostre sole preoccupazioni, trascuriamo la vocazione profetica della Chiesa di implorare Dio e di invocare lo Spirito divino per il rinnovamento del nostro cosmo inquinato. In realtà, l’intero cosmo è lo spazio nel quale avviene la trasformazione.<br  />Quando siamo trasformati dalla grazia divina, possiamo davvero riconoscere l’ingiustizia di cui siamo fautori e non solo osservatori passivi. Quando siamo toccati dalla grazia di Dio, piangiamo sulla catastrofe che abbiamo causato non condividendo le risorse del nostro pianeta. Per questo, al pari della trasformazione del cuore e della comunità, anche la presa di coscienza ecologica deriva dalla grazia di Dio ed esige la metanoia, cambiamento di abitudini e di stili di vita.<br  />Paradossalmente, diventiamo più consapevoli delle conseguenze dei nostri atti per gli altri e per il creato quando siamo disposti a rinunciare a qualche cosa. Infatti, quando svuotiamo il nostro cuore dai nostri desideri egoistici, facciamo posto alla grazia di Dio. A questo riguardo, la teologia ortodossa parla di kenosi dello Spirito. Per questo l’etica ascetica è un elemento essenziale della spiritualità cristiana ortodossa: imparando a rinunciare impariamo a poco a poco a dare; imparando a sacrificare, impariamo soprattutto a condividere. Ma i nostri sforzi di riconciliazione e di trasformazione sono spesso ostacolati dal nostro rifiuto di rinunciare alle nostre abitudini ben ancorate di individui o di istituzioni, dal nostro rifiuto di rinunciare sia a un consumo sprecone sia a un nazionalismo orgoglioso.<br  />Una concezione trasformata del mondo ci permette di distinguere la portata durevole dei nostri modi di essere nei confronti degli altri, in particolare del povero, immagine sacra di Dio, e nei confronti del nostro ambiente, impronta silenziosa di Dio. (wccm)</font></p>
<p><font color="navy">(Traduzione dal francese di Jean-Jacques Peyronel)</font></p>
<p><font color="navy"><em>*Arcivescovo di Costantinopoli e patriarca ecumenico. Primus inter pares fra i primati ortodossi, è considerato come il capo spirituale di circa 250 milioni di fedeli in tutto il mondo. I suoi sforzi per conciliare l’ecologia e la spiritualità gli sono valsi il titolo di «patriarca verde»; è riconosciuto per i suoi incessanti sforzi in vista di promuovere il dialogo e la riconciliazione tra i mondi cristiano, musulmano ed ebraico. </em></font></p>
<p><font color="navy"><em>Da Riforma on line</em></font></p>
<p><font color="navy"><em></em></font> </p>
<p><font color="navy"></font> </p>
<p><font color="navy"></font> </p>
<p><font color="navy"></font> </p>
<p><font color="navy"></font> </p>
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<p><br  /><font color="navy"> </font></p>
<p><font color="navy"><strong>Musica, danza e cultura tribale</strong></font></p>
<p><font color="navy">Ingresso gratuito</font></p>
<p><font color="navy">6° festival internazionale dei gruppi tribali indigeni del mondo</font></p>
<p><font color="navy">Lazzaretto di Bergamo (a 50 metri dallo stadio) 1-11 giugno 2006</font></p>
<p><font color="navy"></font> </p>
<p><font color="navy"><strong>PROGRAMMA</strong></font></p><p>Giovedì 1 giugno<br  />ore 19,00      Apertura del centro</p>
<p>ore 20,30      Inaugurazione: accensione del fuoco sacro con la presenza dei gruppi e delle autorità</p>
<p>ore 21,15      Esibizione di alcune scuole della provincia</p>
<p>ore 21,45      Canti e danze del Gruppo Saterè Mawè (Indios dell’Amazzonia - Brasile)</p>
<p>ore 22,45      Conferenza sulla cultura del Gruppo Saterè Mawè</p>
<p><br  /> <br  />Venerdì 2 giugno<br  />ore 12,00      Apertura del centro</p>
<p>ore 16,00      Seminario con il Gruppo Scozzese</p>
<p>ore 20,15      Laboratorio tenuto dal Gruppo degli Indios dell’Amazzonia (lavorazione del Guaranà)</p>
<p>ore 21,15      Canti e danze tradizionali degli Indiani Cree del Canada</p>
<p>ore 22,45      Conferenza sulla cultura del Gruppo Indiani Cree</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Sabato 3 giugno<br  />ore 16,00      Apertura del centro</p>
<p>ore 20,15      Laboratorio tenuto dalla rappresentante Maasai</p>
<p>ore 21,15      Canti e danze tradizionali del Gruppo dei Cosacchi (Russia)</p>
<p>ore 22,45      Conferenza sulla cultura dei Cosacchi</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Domenica 4 giugno<br  />ore 12,00      Apertura del centro</p>
<p>ore 16,00      Cultura e storia del Popolo Cree tenuta da (Elizabeth Lafferty - Cree)</p>
<p>ore 18,00      Inizio del Pow Wow (Festa Intertribale con la partecipazione di danzatori di</p>
<p>diverse Tribù del Nord America, durante le esibizioni verrà coinvolto</p>
<p>                   anche il pubblico)</p>
<p>ore 23,00      Termine del Pow Wow</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Lunedì 5 giugno<br  />ore 19,00      Apertura del centro</p>
<p>ore 20,15      Laboratorio tenuto dal Gruppo dei Cosacchi (Russia)</p>
<p>ore 21,15      Canti e danze tradizionali del Gruppo dei Beduini del Deserto (Egitto)</p>
<p>ore 22,45      Conferenza sulla cultura dei Beduini del Deserto</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Martedì 6 giugno<br  />ore 19,00      Apertura del centro</p>
<p>ore 20,15      Laboratorio tenuto da un artigiano di Mammoiada</p>
<p>ore 21,15      Sfilata delle Maschere dei Mamuthones successivamente Canti e danze tradizionali del Gruppo Sardo</p>
<p>ore 22,45      Conferenza sulla cultura Sarda</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Mercoledì 7 giugno<br  />ore 19,00      Apertura del centro</p>
<p>ore 20,15      Laboratorio tenuto dal Gruppo degli Zulù (Sud Africa)</p>
<p>ore 21,15      Canti e danze tradizionali del Gruppo Scozzese</p>
<p>ore 22,45      Conferenza sulla cultura degli Scozzesi</p>
<p> </p>
<p><br  />Giovedì 8 giugno<br  />ore 19,00      Apertura del centro</p>
<p>ore 20,15      Laboratorio tenuto dal Gruppo dei Monaci Tibetani</p>
<p>ore 21,15      Canti e danze tradizionali del Gruppo dei Monaci Tibetani</p>
<p>ore 22,45      Conferenza sulla cultura dei Monaci Tibetani</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Venerdì 9 giugno<br  />ore 19,00      Apertura del centro</p>
<p>ore 20,15      Laboratorio tenuto dal rappresentante Tuareg (Niger)</p>
<p>ore 21,15      Canti e danze tradizionali degli Zulù (Sud Africa)</p>
<p>ore 22,45      Conferenza sulla cultura degli Zulù</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Sabato 10 giugno<br  />ore 16,00      Apertura del centro</p>
<p>ore 20,15      Incontro/Conferenza “La gestione dei rapporti tra Culture Tribali, attraverso metodologie di Pace” intervengono Ass. Chicuace in                Tonatiuh - Sesto Sole - Cooperativa il Sogno Diverso - Consolato Generale del Sud Africa - Gruppo Tribale Zulù - Rappresentante                   Maasai -  Rappresentante Ambasciata del Kenya - Coordinamenti Provinciali per la Pace di Bergamo e Novara</p>
<p>ore 21,15      Canti e danze tradizionali del Gruppo delle Isole Cook (Polinesia)</p>
<p>ore 22,45      Conferenza sulla cultura delle Isole Cook</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Domenica 11 giugno<br  />ore 12,00      Apertura del centro</p>
<p>ore 16,00      Conferenza sulla cultura dei Beduini del Deserto (Egitto)</p>
<p>ore 18,00      Conferenza sulla cultura musicale della Bolivia</p>
<p>ore 20,30      Conferenza “Il turismo responsabile, una scelta sostenibile locale e globale”</p>
<p>intervengono Dott.sa Manuela Bolchini de lo Spirito del Pianeta Viaggi - rappresentanti dei Gruppi Etnici coinvolti nel progetto - Legambiente</p>
<p>ore 21,45      Chiusura del Festival con esibizione di tutti i Gruppi presenti  </p>
<p> </p>
<p>Ulteriori info su: <a href="http://www.lospiritodelpianeta.it/spirito_06-it.htm"  target='_blank'>http://www.lospiritodelpianeta.it/spirito_06-it.htm</a></p> ]]></content>
		<author>
			<name>ecumenici</name>
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	</entry>
	
	
	
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		<title></title>
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		<modified>2006-05-18T20:45:00+01:00</modified>
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		<link rel="related" type="text/html" href="" title="" />
		<summary type="text/plain">Spazio autogestito
&amp;nbsp;
Rappresentazioni di zone libere
&amp;nbsp;
Nella Rete, Internet, fatta di relazioni, moltitudini e rappresentazioni di realta' non sempre virtuali, le modalita' di comunicazione e fruizione degli spazi web hanno subito negli ultimi anni grandi evoluzioni.
La componente artistica e di pensiero radicale ha spinto i creatori di siti a rappresentare quello che sara' elemento sociale sempre piu' diffuso e condiviso, ovvero paura della perdita di identita', sia essa sociale, umana, di gruppo.
La tecnologia individuale e i modelli sociali che regolano le nostre vite ci stanno allontanando uno dall'altro, isolandoci in una realta' di percezioni private. Parallelamente all'esasperazione di un isolamento, nasce a reazione la necessita' di aggregarsi, di non perdersi. 
E la Rete rappresenta un luogo &quot;facile&quot; da dove iniziare.
Sono stati questi anni a tracciare il percorso che mi ha spinto a dare vita al sito Zonalibera.org, http://www.zonalibera.org/ 
Nasce all'inizio di Aprile 2006, il nome vuole essere si significativo ma soprattutto aggregante, ed e' piu' il sottotitolo ad individuarne intenzioni e specificita': &quot;glocalizzazione, attivismo, stimoli e attitudini&quot;. 
Con GLOCALIZZAZIONE si intende la (ri)valorizzazione di tematiche locali inserite nel loro naturale contesto globale. La perdita del nostro passato, l'alienante scarsa cultura, poca curiosita' e ideologie da mercato che investono la nostra nazione, sono fattori che allontanano le persone da un sentire comune, dalla possibilita' di crescere e sviluppare una propria coscienza e dare valore alla propria unicita', tendendo invece a confonderci nell'assenza di valori, con conseguente difficolta' a riconoscere noi stessi e gli altri. 
Soluzione ? glocalizzare. Nessuno toglie e disconosce l'importanza e il valore aggiunto di una buona globalizzazione, ed Internet ne è l'espressione più bella, ma rispetto agli anni passati e' ora necessario fare passi avanti, riequilibrando, stimolando, valorizzando relazioni locali. Questo dara' maggiore valore ad ogni singolo elemento, riflettendosi sull'intera rete di relazioni globali, migliorandone l'integrazione e favorendo uno sviluppo positivo dal quale riceveremo altrettanti stimoli.
Sono fermo sostenitore dell'evoluzione informatica che trova nella Rete la sua massima espressione quale strumento di confronto, discussione ed evoluzione per mezzo delle nuove possiblita' di comunicazione e condivisione con il mondo intero. Ed e' lontano dall'uniformare, bensi' diviene strumento di crescita e miglioramento per le singole entita' che la compongono, purche' le singole entita' abbiano coscienza di esserlo e possano quindi contribuire al bene della collettivita'. Fulcro di tutta la comunicazione rimane l'uomo, sempre, la macchina e' il media imparziale che ne permette il dialogo. 
ATTIVISMO in quanto e' necessario fare 'cose', reali e concrete, troppe parole e speranze sono state lasciate sole, fino a svuotarsi di significato, deviare e confondere. Se e' faticoso essere quel tanto sereni in questa vita, costa altrettanto sforzo agire, organizzare, coinvolgere, informare ed aiutare. Ma e' necessario, o non vi sara' evoluzione e miglioramento di vita per noi e per le generazioni future. 
STIMOLI e ATTITUDINI perche' tra gli obiettivi del sito vi e' proprio quello di dare segnali, alimentare interessi, idee, attivita', dare spazio e visibilita' a molte iniziative che nel vasto sottobosco continuano a spuntare.
Credo infatti vi sia un grande errore di comunicazione tra il mondo &quot;sommerso&quot; e il vivere quotidiano. Tante, tantissime realta' non trovano modo di uscire, e devono spesso occupare spazi marginali, a volte ghettizzati. Iniziative lodevoli non ricevevano alcuna attenzione, e allora qual'e' il fine se non si riesce a coinvolgere ? 
L'Italia ha un patrimonio sommerso incredibile, un sottobosco magnifico di persone e attivita' che fanno troppa fatica ed emergere. E' quindi necessario informare, parlare, confrontarsi. Questo costa fatica, certo, ma sono caparbio sostenitore sia innanzitutto necessario divenire elementi positivi e propositivi nella societa' se si desidera osservarne un cambiamento.
&amp;nbsp;
Francesco Natali
Zonalibera.org
http://www.zonalibera.org/ 
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
GERMANIA 2006, AMNESTY INTERNATIONAL LANCIA L’ALLARME:
&amp;nbsp;
“‘CARTELLINO ROSSO AI TRAFFICANTI DI DONNE E RAGAZZE DURANTE I MONDIALI DI CALCIO”’.
&amp;nbsp;

&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
Amnesty International teme che durante i Mondiali di calcio, in programma in Germania dal 9 giugno al 9 luglio, vi sarà un aumento del traffico della tratta di donne e ragazze a scopo di sfruttamento sessuale. L’organizzazione per i diritti umani chiede alle istituzioni e ai governi europei di fare tutto quanto è in loro potere per impedire che ciò avvenga.
&amp;nbsp;
Nelle 12 citta’ che ospiteranno le partite (Berlino, Colonia, Dortmund, Francoforte, Gelsenkirchen, Amburgo, Hannover, Kaiserlautern, Lipsia, Monaco, Norimberga e Stoccarda) si prevede l’affluenza di oltre un milione di tifosi. L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa teme che tra 30.000 e 60.000 donne e ragazze potrebbero essere vittime di traffico tratta per soddisfare l’aumento delle richieste di prestazioni sessuali.</summary>
		<dc:subject></dc:subject>
		<content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="it" xml:base="http://ecumenici.altervista.org/html/pivot/entry.php?id=468"><![CDATA[ <p>Spazio autogestito</p>
<p> </p>
<p><strong>Rappresentazioni di zone libere</strong></p>
<p> </p>
<p>Nella Rete, Internet, fatta di relazioni, moltitudini e rappresentazioni di realta' non sempre virtuali, le modalita' di comunicazione e fruizione degli spazi web hanno subito negli ultimi anni grandi evoluzioni.</p>
<p>La componente artistica e di pensiero radicale ha spinto i creatori di siti a rappresentare quello che sara' elemento sociale sempre piu' diffuso e condiviso, ovvero paura della perdita di identita', sia essa sociale, umana, di gruppo.</p>
<p>La tecnologia individuale e i modelli sociali che regolano le nostre vite ci stanno allontanando uno dall'altro, isolandoci in una realta' di percezioni private. Parallelamente all'esasperazione di un isolamento, nasce a reazione la necessita' di aggregarsi, di non perdersi. </p>
<p>E la Rete rappresenta un luogo "facile" da dove iniziare.</p>
<p>Sono stati questi anni a tracciare il percorso che mi ha spinto a dare vita al sito Zonalibera.org, <a href="http://www.zonalibera.org/"  target='_blank'>http://www.zonalibera.org/</a> </p>
<p>Nasce all'inizio di Aprile 2006, il nome vuole essere si significativo ma soprattutto aggregante, ed e' piu' il sottotitolo ad individuarne intenzioni e specificita': "glocalizzazione, attivismo, stimoli e attitudini". </p>
<p>Con GLOCALIZZAZIONE si intende la (ri)valorizzazione di tematiche locali inserite nel loro naturale contesto globale. La perdita del nostro passato, l'alienante scarsa cultura, poca curiosita' e ideologie da mercato che investono la nostra nazione, sono fattori che allontanano le persone da un sentire comune, dalla possibilita' di crescere e sviluppare una propria coscienza e dare valore alla propria unicita', tendendo invece a confonderci nell'assenza di valori, con conseguente difficolta' a riconoscere noi stessi e gli altri. </p>
<p>Soluzione ? glocalizzare. Nessuno toglie e disconosce l'importanza e il valore aggiunto di una buona globalizzazione, ed Internet ne è l'espressione più bella, ma rispetto agli anni passati e' ora necessario fare passi avanti, riequilibrando, stimolando, valorizzando relazioni locali. Questo dara' maggiore valore ad ogni singolo elemento, riflettendosi sull'intera rete di relazioni globali, migliorandone l'integrazione e favorendo uno sviluppo positivo dal quale riceveremo altrettanti stimoli.</p>
<p>Sono fermo sostenitore dell'evoluzione informatica che trova nella Rete la sua massima espressione quale strumento di confronto, discussione ed evoluzione per mezzo delle nuove possiblita' di comunicazione e condivisione con il mondo intero. Ed e' lontano dall'uniformare, bensi' diviene strumento di crescita e miglioramento per le singole entita' che la compongono, purche' le singole entita' abbiano coscienza di esserlo e possano quindi contribuire al bene della collettivita'. Fulcro di tutta la comunicazione rimane l'uomo, sempre, la macchina e' il media imparziale che ne permette il dialogo. </p>
<p>ATTIVISMO in quanto e' necessario fare 'cose', reali e concrete, troppe parole e speranze sono state lasciate sole, fino a svuotarsi di significato, deviare e confondere. Se e' faticoso essere quel tanto sereni in questa vita, costa altrettanto sforzo agire, organizzare, coinvolgere, informare ed aiutare. Ma e' necessario, o non vi sara' evoluzione e miglioramento di vita per noi e per le generazioni future. </p>
<p>STIMOLI e ATTITUDINI perche' tra gli obiettivi del sito vi e' proprio quello di dare segnali, alimentare interessi, idee, attivita', dare spazio e visibilita' a molte iniziative che nel vasto sottobosco continuano a spuntare.</p>
<p>Credo infatti vi sia un grande errore di comunicazione tra il mondo "sommerso" e il vivere quotidiano. Tante, tantissime realta' non trovano modo di uscire, e devono spesso occupare spazi marginali, a volte ghettizzati. Iniziative lodevoli non ricevevano alcuna attenzione, e allora qual'e' il fine se non si riesce a coinvolgere ? </p>
<p>L'Italia ha un patrimonio sommerso incredibile, un sottobosco magnifico di persone e attivita' che fanno troppa fatica ed emergere. E' quindi necessario informare, parlare, confrontarsi. Questo costa fatica, certo, ma sono caparbio sostenitore sia innanzitutto necessario divenire elementi positivi e propositivi nella societa' se si desidera osservarne un cambiamento.</p>
<p> </p>
<p>Francesco Natali</p>
<p>Zonalibera.org</p>
<p><a href="http://www.zonalibera.org/"  target='_blank'>http://www.zonalibera.org/</a> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>GERMANIA 2006, AMNESTY INTERNATIONAL LANCIA L’ALLARME:</p>
<p> </p>
<p><strong><font color="red">“‘CARTELLINO ROSSO AI TRAFFICANTI DI DONNE E RAGAZZE DURANTE I MONDIALI DI CALCIO”’.</font></strong></p>
<p> </p>
<p><!-- error: could not display image b11.bmp.file. File does not exist --></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Amnesty International teme che durante i Mondiali di calcio, in programma in Germania dal 9 giugno al 9 luglio, vi sarà un aumento del traffico della tratta di donne e ragazze a scopo di sfruttamento sessuale. L’organizzazione per i diritti umani chiede alle istituzioni e ai governi europei di fare tutto quanto è in loro potere per impedire che ciò avvenga.</p>
<p> </p>
<p>Nelle 12 citta’ che ospiteranno le partite (Berlino, Colonia, Dortmund, Francoforte, Gelsenkirchen, Amburgo, Hannover, Kaiserlautern, Lipsia, Monaco, Norimberga e Stoccarda) si prevede l’affluenza di oltre un milione di tifosi. L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa teme che tra 30.000 e 60.000 donne e ragazze potrebbero essere vittime di traffico tratta per soddisfare l’aumento delle richieste di prestazioni sessuali.</p><p>Il traffico La tratta di persone è una violazione dei diritti umani, tra cui quelli alla dignità, all’integrità fisica e psichica, alla libertà di movimento, alla libertà dalla tortura e, in alcuni casi estremi casi più gravi, dello stesso diritto alla vita. I governi devono assicurare protezione e rispetto per i diritti delle persone vittime  del traffico di tratta, comprese le donne e le bambine costrette alla prostituzione.</p>
<p> </p>
<p>In occasione dei Mondiali di calcio di Germania 2006, Amnesty International rivolge pertanto una serie di richieste alle istituzioni europee e alle autorità tedesche. </p>
<p> </p>
<p>In particolare, Amnesty International chiede alla Commissione europea, in linea con la risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo sulla prostituzione forzata durante eventi sportivi mondiali, di: </p>
<p>- lanciare una campagna europea “‘per informare ed educare il pubblico, soprattutto quello sportivo, i tifosi e i sostenitori, sulla dimensione dei problemi della prostituzione forzata e del traffico della tratta di esseri umani e, ancora più importante, per cercare di abbattere far diminuire la domanda aumentando la consapevolezza tra i potenziali clienti”’;</p>
<p>- lanciare una !”’campagna di prevenzione destinata alle potenziali vittime, informandole sui rischi e sui pericoli derivanti dal finire nella rete del trafficodella tratta di esseri umani e diventare divenendo così </p>
<p>vittime di prostituzione forzata e di sfruttamento sessuale, e informandole altresì sui loro diritti e su dove possono ottenere assistenza nei paesi di destinazione”’.</p>
<p> </p>
<p>Amnesty International chiede agli Stati europei di firmare e ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sull’azione del Consiglio d’Europa contro il traffico la tratta di esseri umani, e all’Unione europea di assicurare che tutte le misure vigenti e di prossima attuazione relative al traffico alla tratta di esseri umani prevedano come minimo gli stessi standard di protezione contenuti nella Convenzione. Ad oggi, la Convenzione èe’ stata firmata da 25 dei 46 Stati membri del Consiglio d’Europa, ed entrerà in vigore alla decima ratifica.</p>
<p> </p>
<p>Amnesty International chiede alle autorità tedesche di:</p>
<p>- prestare particolare attenzione alle modalità e ai luoghi in cui presumibilmente avverrà il traffico la tratta di donne e ragazze nel corso dei Mondiali di calcio, come ad esempio baracche mobili che potranno essere allestite all’esterno degli stadi prima e al termine delle partite, e arrestare e processare le persone sospettate di essere coinvolte nel traffico nella tratta;</p>
<p>- essere pronte ad affrontare il previsto aumento del traffico della tratta a scopo di sfruttamento sessuale, fornendo un sostegno speciale alle organizzazioni non governative che mettono a disposizione delle vittime di tratta numeri telefonici o rifugi a disposizione delle vittime del traffico, nonché alle agenzie statali e alle associazioni che svolgono campagne di sensibilizzazione sul problema del traffico della tratta di esseri umani;</p>
<p>- non rimpatriare donne che sono state vittime del traffico di tratta senza prima aver offerto loro concreta assistenza medica, psicologica e legale. </p>
<p>Tale Quest’assistenza non dovrebbe essere subordinata alla cooperazione delle vittime ai procedimenti legali contro i trafficanti;</p>
<p>- consentire alle vittime di rimanere in Germania per un periodo di “‘ricovero recupero e riflessione”’, che non dovrebbe essere inferiore a 30 giorni, come previsto dalla già citata Convenzione del Consiglio d’Europa.</p>
<p> </p>
<p>Amnesty International chiede alla Federazione calcio tedesca di continuare a sostenere la campagna nazionale “‘Fischio finale: stop alla prostituzione forzata”’ e di usare la propria influenza per denunciare, ovunque possibile, i trafficanti e gli sfruttatori delle lavoratrici del sesso.</p>
<p> </p>
<p>Amnesty International chiede ai possibili Stati di origine, agli Stati da cui rischiano di provenire delle donne vittime del traffico di tratta durante i Mondiali di calcio di avviare campagne di sensibilizzazione per segnalare il rischio rischi che potrebbe comportare il di viaggiare in modo irregolare in Germania durante lo svolgimento del torneo, e di sostenere le organizzazioni non governative locali che offrono assistenza e consulenza alle donne che sono state o che potranno essere divenire vittime di trafficotratta.</p>
<p> </p>
<p>Amnesty International chiede agli Stati da cui si muoveranno i tifosi di svolgere un’opera di sensibilizzazione sul fatto che molte lavoratrici del sesso presenti in Germania durante i Mondiali di calcio potrebbero essere vittime di  trafficotratta.</p>
<p> </p>
<p>Amnesty International chiede ai governi europei di garantire che le informazioni sulle procedure legali e sicure d’immigrazione, così come quelle sui metodi usati dai trafficanti, siano di facile reperibilità e disponibilità, specialmente nelle settimane che precederanno i Mondiali di calcio.</p>
<p> </p>
<p>Infine, Amnesty International chiede alla Fifa, l’organo di governo del calcio internazionale, di dare seguito alla raccomandazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa di “‘assumersi le proprie responsabilità e condannando lo sfruttamento delle donne, che talvolta – cosa profondamente lamentevole riprovevole – accompagna lo svolgimento di eventi sportivi e, quindi, di denunciando di conseguenza ogni attività che minacci i diritti umani”’.</p> ]]></content>
		<author>
			<name>ecumenici</name>
		</author>
	</entry>
	
	
	
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		<title></title>
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		<summary type="text/plain">Preghiera per le Istituzioni e il nuovo Governo della Repubblica
&amp;nbsp;
Cantico di Anna (1 Sam 2, 1-8)
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
Allora Anna pregò e disse:
«Il mio cuore esulta nel SIGNORE,
il SIGNORE ha innalzato la mia potenza,
la mia bocca si apre contro i miei nemici
perché gioisco nella tua salvezza.
Nessuno è santo come il SIGNORE,
poiché non c'è altro Dio all'infuori di te;
e non c'è rocca pari al nostro Dio.
Non parlate più con tanto orgoglio;
non esca più l'arroganza dalla vostra bocca;
poiché il SIGNORE è un Dio che sa tutto
e da lui sono pesate le azioni dell'uomo.
L'arco dei potenti è spezzato,
ma quelli che vacillano sono rivestiti di forza.
Quelli che una volta erano sazi si offrono a giornata per il pane,
e quanti erano affamati ora hanno riposo.
La sterile partorisce sette volte,
ma la donna che aveva molti figli diventa fiacca.
Il SIGNORE fa morire e fa vivere;
fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire.
Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire,
egli abbassa e innalza.
Alza il misero dalla polvere
e innalza il povero dal letame,
per farli sedere con i nobili,
per farli eredi di un trono di gloria;
poiché le colonne della terra sono del SIGNORE
e su queste ha poggiato il mondo.&quot;
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
La newsletter esprime i migliori auguri a tutte e a&amp;nbsp; tutti i rappresentanti istituzionali e del nuovo Governo; ci sia permesso anche di esprimere un particolare incoraggiamento al ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero,&amp;nbsp; per il quale chiediamo al Signore il dono della coerenza di un cammino intrapreso, dai tempi nella Federazione giovanile evangelica e fino alla Direzione nazionale di Rifondazione Comunista. Pensiamo di interpretare i sentimenti di gran parte del mondo evangelico&amp;nbsp; ma anche di quello ecumenico impegnato nella teologia sociale. L’Onnipotente lo guidi e lo aiuti. Lo benedica nel suo cammino di responsabilità.
&amp;nbsp;
Un lavoratore precario del gruppo Fiat… che guadagna 776,00 Euro mensili
&amp;nbsp;

&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
Milano: profanate tombe ebraiche
&amp;nbsp;
17 maggio 2006 - (ve/agenzie) Una quarantina di tombe profanate sono state scoperte ieri nel cimitero ebraico di Milano, nella periferia nord-ovest della città. &quot;È una vergogna”, ha detto il teologo camaldolese, esperto in ebraismo, Innocenzo Gargano, commentando la notizia. “Un atto di violenza e un’offesa che speravamo non dovessero mai più ripetersi. È necessario e urgente&quot;, ha aggiunto Gargano, &quot;di richiamare gli educatori, gli uomini della cultura e dei media, le forze politiche e sociali, non solo per doverosamente stigmatizzare quello che è avvenuto a Milano ma per rafforzare l’impegno per il dialogo e la pace. Solo così, con la condanna, si darà una risposta efficace a coloro che hanno compiuto l’odioso gesto”. Il pastore valdese Gianni Genre, in una lettera alla comunità ebraica milanese, ha detto: &quot;l’atto di profanazione cui è stato fatto oggetto ieri il vostro cimitero ci riempie di amarezza e di sdegno. Credevamo, in modo illusorio, che il livello di civiltà della città in cui viviamo, ci mettesse al riparo da questi episodi squallidi e gravi, rispetto ai quali è necessario reagire. Sapremo, speriamo presto, se si è trattato di un episodio di vandalismo fine a se stesso o di un rigurgito di razzismo che ci lascia senza parole&quot;. Genre ha in ogni modo denunciato &quot;l’ignoranza colpevole di alcuni ed anche il silenzio, altrettanto grave, di una maggioranza che a volte non si sente coinvolta in prima persona in atti di questo genere&quot; e ha concluso manifestando la solidarietà della chiesa valdese milanese alla comunità ebraica del capoluogo.
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
Dopo il grande business dell’affaire “La passione di Cristo”…
&amp;nbsp;
Le verità del Codice Da Vinci
&amp;nbsp;

&amp;nbsp;
Nel controverso romanzo Il Codice Da Vinci e nel film che esce nelle sale cinematografiche in questi giorni ci sono elementi sui quali è opportuno riflettere. Lo sostiene il teologo e giornalista Brian McLaren, collaboratore della rivista ecumenica americana Sojourners.</summary>
		<dc:subject></dc:subject>
		<content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="it" xml:base="http://ecumenici.altervista.org/html/pivot/entry.php?id=467"><![CDATA[ <p>Preghiera per le Istituzioni e il nuovo Governo della Repubblica</p>
<p> </p>
<p>Cantico di Anna (1 Sam 2, 1-8)</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong><font color="deeppink">Allora Anna pregò e disse:</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">«Il mio cuore esulta nel SIGNORE,</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">il SIGNORE ha innalzato la mia potenza,</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">la mia bocca si apre contro i miei nemici</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">perché gioisco nella tua salvezza.</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">Nessuno è santo come il SIGNORE,</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">poiché non c'è altro Dio all'infuori di te;</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">e non c'è rocca pari al nostro Dio.</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">Non parlate più con tanto orgoglio;</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">non esca più l'arroganza dalla vostra bocca;</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">poiché il SIGNORE è un Dio che sa tutto</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">e da lui sono pesate le azioni dell'uomo.</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">L'arco dei potenti è spezzato,</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">ma quelli che vacillano sono rivestiti di forza.</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">Quelli che una volta erano sazi si offrono a giornata per il pane,</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">e quanti erano affamati ora hanno riposo.</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">La sterile partorisce sette volte,</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">ma la donna che aveva molti figli diventa fiacca.</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">Il SIGNORE fa morire e fa vivere;</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire.</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire,</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">egli abbassa e innalza.</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">Alza il misero dalla polvere</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">e innalza il povero dal letame,</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">per farli sedere con i nobili,</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">per farli eredi di un trono di gloria;</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">poiché le colonne della terra sono del SIGNORE</font></strong></p>
<p><strong><font color="deeppink">e su queste ha poggiato il mondo."</font></strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>La newsletter esprime i migliori auguri a tutte e a  tutti i rappresentanti istituzionali e del nuovo Governo; ci sia permesso anche di esprimere un particolare incoraggiamento al ministro della solidarietà sociale <strong>Paolo Ferrero</strong>,  per il quale chiediamo al Signore il dono della coerenza di un cammino intrapreso, dai tempi nella Federazione giovanile evangelica e fino alla Direzione nazionale di Rifondazione Comunista. Pensiamo di interpretare i sentimenti di gran parte del mondo evangelico  ma anche di quello ecumenico impegnato nella teologia sociale. L’Onnipotente lo guidi e lo aiuti. Lo benedica nel suo cammino di responsabilità.</p>
<p> </p>
<p>Un lavoratore precario del gruppo Fiat… che guadagna 776,00 Euro mensili</p>
<p> </p>
<p><!-- error: could not display image immigrati.bmp.file. File does not exist --></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Milano: profanate tombe ebraiche</strong></p>
<p> </p>
<p><br  />17 maggio 2006 - (ve/agenzie) Una quarantina di tombe profanate sono state scoperte ieri nel cimitero ebraico di Milano, nella periferia nord-ovest della città. "È una vergogna”, ha detto il teologo camaldolese, esperto in ebraismo, Innocenzo Gargano, commentando la notizia. “Un atto di violenza e un’offesa che speravamo non dovessero mai più ripetersi. È necessario e urgente", ha aggiunto Gargano, "di richiamare gli educatori, gli uomini della cultura e dei media, le forze politiche e sociali, non solo per doverosamente stigmatizzare quello che è avvenuto a Milano ma per rafforzare l’impegno per il dialogo e la pace. Solo così, con la condanna, si darà una risposta efficace a coloro che hanno compiuto l’odioso gesto”. Il pastore valdese Gianni Genre, in una lettera alla comunità ebraica milanese, ha detto: "l’atto di profanazione cui è stato fatto oggetto ieri il vostro cimitero ci riempie di amarezza e di sdegno. Credevamo, in modo illusorio, che il livello di civiltà della città in cui viviamo, ci mettesse al riparo da questi episodi squallidi e gravi, rispetto ai quali è necessario reagire. Sapremo, speriamo presto, se si è trattato di un episodio di vandalismo fine a se stesso o di un rigurgito di razzismo che ci lascia senza parole". Genre ha in ogni modo denunciato "l’ignoranza colpevole di alcuni ed anche il silenzio, altrettanto grave, di una maggioranza che a volte non si sente coinvolta in prima persona in atti di questo genere" e ha concluso manifestando la solidarietà della chiesa valdese milanese alla comunità ebraica del capoluogo.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><em>Dopo il grande business dell’affaire “La passione di Cristo”…</em></p>
<p><em></em> </p>
<p><strong>Le verità del Codice Da Vinci</strong></p>
<p> </p>
<p><!-- error: could not display image a.bmp_copy.file. File does not exist --></p>
<p><font size="2"></font> </p>
<p>Nel controverso romanzo Il Codice Da Vinci e nel film che esce nelle sale cinematografiche in questi giorni ci sono elementi sui quali è opportuno riflettere. Lo sostiene il teologo e giornalista Brian McLaren, collaboratore della rivista ecumenica americana Sojourners.</p><p>16 maggio 2006 - Che cosa rivela, secondo lei, il fenomeno “Codice Da Vinci” sull’atteggiamento della moderna società occidentale nei confronti del cristianesimo e delle chiese cristiane? <br  />Brian McLaren: Credo che molta gente abbia letto il libro non solo perché è appassionante, ma anche perché esprime una critica nei confronti dell’immobilismo della chiesa, del patriarcalismo che vi regna, della sua sete di potere, della tendenza delle organizzazioni religiose cristiane a coprire certi fatti. Dobbiamo chiederci come mai la figura di Gesù tratteggiata nel libro di Dan Brown appare, a molte lettrici e lettori, più interessante e intrigante di quella che viene presentata dalla chiesa. Perché tanta gente è delusa dal fatto che il Gesù di Brown è accusato di essere inattendibile e continua a non volersi accontentare della consueta immagine di Gesù presentata dalla chiesa? Il quadro composto da Brown è in parte fuorviante, è vero, ma ha il pregio di tenere aperta la domanda se il modo in cui la chiesa presenta Gesù gli renda veramente giustizia. </p>
<p>Lei crede che il Codice Da Vinci colga l’insoddisfazione che molti provano nei confronti di Gesù, così come lo conosciamo? <br  />Credo che il libro di Brown suggerisca che le istituzioni religiose dominanti hanno creato un’immagine distorta e caricaturale di Gesù. E credo che molti condividano questa tesi. Molti associano le parole “Gesù” e “cristianesimo” a qualcosa di ostile, di ipocrita, di negativo, di contrario all’omosessualità, ecc. Molte chiese, convinte di promuovere la verità, non fanno che propagare idee false e distorte. Inoltre sono convinto che Brown, toccando il tema del predominio maschile nella chiesa, abbia fatto centro: la tesi secondo cui Gesù non sarebbe misogino e ostile alle donne, come invece è stata spesso la religione cristiana, sia molto interessante. Il libro di Brown parla di ipocrisie messe a nudo, denuncia tentativi di conquista del potere da parte di organizzazioni religiose: si tratta di questioni su cui molti riflettono, in un’epoca di scandali di pedofilia, di televangelisti e di alleanze tra potere politico e religioso. </p>
<p>Ma il Codice Da Vinci non contiene delle mistificazioni della dottrina cristiana? <br  />Si tratta di un romanzo, è un’opera di fantasia: molta gente ha già abbondantemente dimostrato gli errori che esso contiene. Credo che Brown abbia usato la Bibbia per i suoi scopi e che non sia molto interessato alla teologia. Di certo voleva scrivere un libro che catturasse il pubblico: e c’è riuscito molto bene! </p>
<p>Il Codice Da Vinci incrina molte certezze sulla vita di Gesù e sugli inizi del cristianesimo e sembra mettere in crisi molti cristiani. Crede che le chiese debbano intervenire per fare chiarezza su questi aspetti? <br  />Molti cristiani hanno una conoscenza solo superficiale della Bibbia e della storia della chiesa. Approfondire le proprie conoscenze storiche potrebbe rappresentare per quei cristiani un’esperienza piuttosto sconvolgente, e nel contempo salutare. Bisogna dire che la conoscenza costituisce quasi sempre un elemento che sconvolge le presunte certezze. Se il Codice Da Vinci spingesse le persone a porsi delle domande sulla storia del cristianesimo, ciò rappresenterebbe un ottimo risultato e una possibilità di crescita, anche per i cristiani. Sia chiaro, in ogni caso, che il libro di Dan Brown non è un’opera dalla quale si possa imparare alcunché circa la storia del cristianesimo. Come ho detto, Brown ha scritto un romanzo e quelli che egli chiama fatti sono spesso pura finzione. Peccato che anche molti cristiani presentino come fatti oggettivi e veri opere di propaganda e versioni partigiane della storia. Ma mi lasci indicare un altro elemento interessante dell’opera di Brown: la chiesa si muove sempre tra l’esaltazione della divinità di Cristo e l’esaltazione della sua umanità. Un libro come quello di Brown, nel quale si esalta soprattutto l’umanità di Cristo, dovrebbe farci riflettere sulla necessità di sottolineare di nuovo maggiormente la sua umanità. </p>
<p>Come dovrebbero reagire le chiese all'uscita del Codice Da Vinci nelle sale cinematografiche? <br  />Mi piacerebbe vedere le chiese invitare i credenti a dialogare, in modo intelligente, dopo avere visto il film. E ad evitare le polemiche. Lo Spirito Santo opera là dove la gente discute e si confronta e dibatte: Gesù ha dialogato con la gente, Pietro e Paolo hanno cercato il dialogo con i loro contemporanei. Mentre noi pensiamo, troppo spesso, che lo Spirito operi soltanto attraverso il monologo e che soltanto noi abbiamo il diritto di parlare. Le chiese dovrebbero incoraggiare la gente a discutere, con chi ha letto il Codice Da Vinci o con chi vede il film, chiedendo: “Che cosa pensate di Gesù?” e ponendo domande e cercando il dialogo. Del resto, Gesù ha sopportato, da duemila anni a questa parte, domande, scetticismo e attacchi di ogni genere: sopravviverà anche al Codice Da Vinci. </p>
<p>(intervista di Lisa Ann Cockrel, redattrice di Today’s Christian Woman – tratto da Voce evangelica - Ticino)</p> ]]></content>
		<author>
			<name>ecumenici</name>
		</author>
	</entry>
	
	
	
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		<issued>2006-05-13T08:25:00+01:00</issued>
		<created>2006-05-13T08:25:00+01:00</created>
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		<summary type="text/plain">APPELLO DEGLI IMMIGRATI DI DOMENICA 14 MAGGIO 2006
&amp;nbsp;
Attraverso la mobilitazione di Domenica 14 Maggio
'06, indetta dal Comitato Immigrati in Italia-Roma insieme alle
associazioni di India, Pakistan, Bangladesh e Srilanka in Italia, El
Condor- Latino America, Umangat- Lavoratori Filippini, Intal Bangla e
Dhuumcatu, le comunita' immigrate intendono sottoporre all'attenzione
delle istituzioni competenti le seguenti problematiche:1. La questione
dei Permessi di Soggiorno rigettati - 70 mila in Italia, di cui 17 mila
a Roma - e revocati - 25 mila il dato nazionale, di cui a Roma 5 mila -
dall'ultima sanatoria, caso emblematico che mette in evidenza le
contraddizioni insite nei regolamenti migratori in Italia.Diversi
datori di lavoro hanno presentato le richieste dei Permessi di
Soggiorno sulla base dell'ultima sanatoria, la legge Bossi-Fini,
domande che, a causa di problemi riguardanti gli stessi datori,
successivamente le Questure d'Italia hanno rigettato o provveduto alla
revoca. La motivazione riportata dalle Prefetture riguardo a tali
rigetti e' la seguente: &quot;letti gli atti d'ufficio il quale si evince
che, da accertamenti svolti da personale di questo Ufficio in diverse
occasioni e orari diversi del giorno, risulta di non aver prestato
attivita' lavorativa nel mese di giugno 2002 al mese di settembre
2002&quot;.Dal momento che la Questura non e' l'istituzione competente in
materia di accertamenti dei rapporti di lavoro e siccome nel decreto
non e' in alcun modo specificato che gli accertamenti sino stati
effettuati nell'arco dei mesi giugno-settembre 2002, come puo' un
recente accertamento confermare l'esistenza di un precedente rapporto
di lavoro?Inoltre, in un Paese in cui continua a crescere il lavoro
irregolare, in particolare nelle regioni del Centro e del Sud (secondo
quanto riportato dal rapporto 2005 del Censis), e' difficile per un
lavoratore immigrato poter emergere dal sommerso. Diverse volte i
datori di lavoro non riportano sul contratto di lavoro l'esatta
qualifica professionale svolta dal lavoratore; ci risulta anche che
delle volte il datore di lavoro non sia la persona che ha firmato il
contratto, ma una persona che i lavoratori in realta' non hanno mai
conosciuto.Il riesame dei Permessi di Soggiorno rigettati dall'ultima
sanatoria si basa, dunque, sull'impossibilita' di provare l'esistenza
di un rapporto di lavoro con un accertamento che non e' stato eseguito
in tale arco di tempo o in prossimita' dei mesi in questione, nonche'
sulla necessita' di non far pesare al lavoratore immigrato i brogli o
gli sfruttamenti, perpetrati da alcuni datori di lavoro, di cui il
lavoratore e' vittima. 2. Un'altra istanza rivolta alle istituzioni e'
la necessita' di regolarizzare le oltre 500 mila domande di assunzione
rimaste escluse dall'ultimo decreto flussi attraverso una nuova
sanatoria, necessaria per far emergere dall'economia sommersa un
significativo numero di lavoratori immigrati.3. Sono migliaia i
Permessi di Soggiorno a Roma che rischiano di essere rigettati a causa
del certificato di idoneita' alloggiativa, requisito stabilito secondo
parametri estremamente inadeguati all'emergenza abitativa che colpisce
in particolare alcune regioni - 17 mq nella Regione Lazio - .4. Il
riconoscimento automatico della cittadinanza italiana per i figli degli
immigrati nati in Italia, circa 400 mila, nonche' la possibilita' di
poter effettuare il ricongiungimento familiare anche per i figli
maggiorenni.
&amp;nbsp;
Manifestazione a Roma
Domenica 14 Mag 06, ore 17.00 in P.za della Repubblica
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
Per il ritiro delle truppe italiane


&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
Posta ricevuta
&amp;nbsp;
Mi chiamo Adriano Sgrò e ricopro il ruolo di segretario della Funzione Pubblica Cgil di Milano.
Da parecchi anni contribuisco nel mio piccolo a finanziare la Chiesa Valdese con l'otto per mille.
Apprezzo l'impostazione della Chiesa Valdese su
quasi tutte le tematiche affrontate e per il rispetto delle opinioni
altrui che sempre hanno contraddistinto il contenuto delle posizioni
&quot;valdesi&quot;.
Da tanti anni ed anche nella mia città di provenienza-messina- in cui ho avuto modo di conoscere la Famiglia Macris.
Ritengo però, che il messaggio di Maurizio
Benazzi, riguardo all'invito alla Ministra Moratti da parte del
Seg.Generale della Camera del Lavoro di Milano sia fuori dai margini
delle solite argomentazioni utilizzate.
In particolar modo mi pare assurdo invitare a
sospendere l'iscrizione al Sindacato dal momento che non si può
collegare lo sbaglio di un'iniziativa alla soluzione della
cancellazione dell'iscrizione.
Un parere diverso non può giustificare il boicottaggio all'associazione sindacale più importante del nostro paese.
Sia chiaro peraltro che anch'io considero
quell'iniziativa errata sul piano della stessa contestualizzazione
dell'evento ricorrente e per tutti i mali creati dalla Moratti a Scuola
e Lavoratori.
Anzi, vi giunga la notizia che il mio parere è
ampiamente diffuso in tutta la Cgil e che, tra qualche giorno, un
direttivo della camera del lavoro sarà dedicato a questo tema.
Però il boicottaggio sarebbe troppo e per questo Vi chiedo una variazione sulle finalità della critica.
Non della critica in sè ma del rimedio all'errore dell'invito al boicottaggio.
Provate ad immaginare quale significato avrebbe,
laddove la Cgil per condizioni di reciprocità dovesse concludere per un
invito ad eventuali azioni di boicottaggio nei confronti Vostri, sul
piano non solo delle questioni economiche quanto del significato
politico della situazione.
Si può provare a fare un ragionamento.
In caso di possibile ulteriore riflessione potrei
farmi parte diligente per aprire nello stesso nostro Sindacato una
discussione invitandoVi alla presenza dello stesso Segretario Generale
Onorio Rosati.
In attesa di riscontro Vi porgo I miei più
sentiti saluti e tutto l'incoraggiamento per continuare nella
diffusione del materiale informativo così importante.
&amp;nbsp;
La ringrazio del messaggio e aderisco all'invito per un appuntamento col Segretario Generale.
Non mi sottraggo alla responsabilità
sindacale e politica della proposta che Lei ha qui formulato e che
riporterò testualmente anche nella newsletter. Le sarei grato solo di
darmi un congruo tempo di preavviso in modo da poter estendere l'invito
anche ad altri iscritti alla CGIL, che come me si ritengono interessati
a partecipare.
Ne daremo pubblica informazione, se me lo consente. 
Personalmente ho chiesto via e.mail al sig. Onorio Rosati di dimettersi. In qualità di semplice iscritto. 

Cordialmente

Maurizio Benazzi

PS: pleonastico precisare che non
rappresento la chiesa evangelica valdese di Milano, ma sono il
fondatore e il gerente di una newsletter indipendente. Ed il messaggio
è stato inviato in qualità di cittadino lavoratore precario ed
evangelico, iscritto alla CGIL.
D.N. 
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
Il pastore della Swissmetal
&amp;nbsp;
(VE/Saemann) Nel corso delle agitazioni
sindacali scoppiate alla Swissmetal di Reconvilier in Svizzera,
esponenti cristiani si sono schierati dalla parte degli scioperanti. Il
pastore riformato del paese, Marc Balz, ha presieduto un culto nella
fabbrica occupata. “I valori degli scioperanti sono anche i valori
della chiesa”, ha detto il pastore . “Ne va del lavoro, ma ne va anche
della dignità delle persone, della loro fede, della loro fiducia nel
futuro. Gli operai della Boillat sono miei parrocchiani. Quando mi
hanno chiesto di presiedere il culto ho detto subito di sì. Ho posto
una sola condizione”, aggiunge Balz, “e cioè che fosse un culto
ecumenico”. Per il suo impegno, Balz ha ricevuto molte lodi, ma anche
parecchie critiche. Soprattutto da parte di chi avrebbe voluto che la
chiesa assumesse un ruolo di mediazione nel conflitto. “Abbiamo
certamente sostenuto l’opera di mediazione di Rolf Bloch”., riconosce
Balz, “ma in questa vicenda ciò che più mi sta a cuore sono gli operai
e la loro sofferenza. Ciò che è successo li ha scossi e ha cambiato la
loro vita. Tutti hanno bisogno di sfogarsi, di poter parlare con
qualcuno. In questo la chiesa li aiuta.” E le critiche? “Ne prendo
atto”, conclude il pastore, “ma non cambio idea”.Invito
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
Invito
&amp;nbsp;
II° TAPPA del cammino verso
OSARE LA PACE PER FEDE
26 – 28 maggio 2006
Centro Madre Cabrini
Via Santa Francesca Cabrini n. 3
Codogno (LO)
L’ORA DELLA RI – CREAZIONE
Prendiamoci cura della Terra!
</summary>
		<dc:subject></dc:subject>
		<content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="it" xml:base="http://ecumenici.altervista.org/html/pivot/entry.php?id=466"><![CDATA[ <p><strong><font color="red">APPELLO DEGLI IMMIGRATI DI DOMENICA 14 MAGGIO 2006</font></strong></p>
<p><font color="red"></font> </p>
<p><font color="red">Attraverso la mobilitazione di Domenica 14 Maggio
'06, indetta dal Comitato Immigrati in Italia-Roma insieme alle
associazioni di India, Pakistan, Bangladesh e Srilanka in Italia, El
Condor- Latino America, Umangat- Lavoratori Filippini, Intal Bangla e
Dhuumcatu, le comunita' immigrate intendono sottoporre all'attenzione
delle istituzioni competenti le seguenti problematiche:1. La questione
dei Permessi di Soggiorno rigettati - 70 mila in Italia, di cui 17 mila
a Roma - e revocati - 25 mila il dato nazionale, di cui a Roma 5 mila -
dall'ultima sanatoria, caso emblematico che mette in evidenza le
contraddizioni insite nei regolamenti migratori in Italia.Diversi
datori di lavoro hanno presentato le richieste dei Permessi di
Soggiorno sulla base dell'ultima sanatoria, la legge Bossi-Fini,
domande che, a causa di problemi riguardanti gli stessi datori,
successivamente le Questure d'Italia hanno rigettato o provveduto alla
revoca. La motivazione riportata dalle Prefetture riguardo a tali
rigetti e' la seguente: "letti gli atti d'ufficio il quale si evince
che, da accertamenti svolti da personale di questo Ufficio in diverse
occasioni e orari diversi del giorno, risulta di non aver prestato
attivita' lavorativa nel mese di giugno 2002 al mese di settembre
2002".Dal momento che la Questura non e' l'istituzione competente in
materia di accertamenti dei rapporti di lavoro e siccome nel decreto
non e' in alcun modo specificato che gli accertamenti sino stati
effettuati nell'arco dei mesi giugno-settembre 2002, come puo' un
recente accertamento confermare l'esistenza di un precedente rapporto
di lavoro?Inoltre, in un Paese in cui continua a crescere il lavoro
irregolare, in particolare nelle regioni del Centro e del Sud (secondo
quanto riportato dal rapporto 2005 del Censis), e' difficile per un
lavoratore immigrato poter emergere dal sommerso. Diverse volte i
datori di lavoro non riportano sul contratto di lavoro l'esatta
qualifica professionale svolta dal lavoratore; ci risulta anche che
delle volte il datore di lavoro non sia la persona che ha firmato il
contratto, ma una persona che i lavoratori in realta' non hanno mai
conosciuto.Il riesame dei Permessi di Soggiorno rigettati dall'ultima
sanatoria si basa, dunque, sull'impossibilita' di provare l'esistenza
di un rapporto di lavoro con un accertamento che non e' stato eseguito
in tale arco di tempo o in prossimita' dei mesi in questione, nonche'
sulla necessita' di non far pesare al lavoratore immigrato i brogli o
gli sfruttamenti, perpetrati da alcuni datori di lavoro, di cui il
lavoratore e' vittima. 2. Un'altra istanza rivolta alle istituzioni e'
la necessita' di regolarizzare le oltre 500 mila domande di assunzione
rimaste escluse dall'ultimo decreto flussi attraverso una nuova
sanatoria, necessaria per far emergere dall'economia sommersa un
significativo numero di lavoratori immigrati.3. Sono migliaia i
Permessi di Soggiorno a Roma che rischiano di essere rigettati a causa
del certificato di idoneita' alloggiativa, requisito stabilito secondo
parametri estremamente inadeguati all'emergenza abitativa che colpisce
in particolare alcune regioni - 17 mq nella Regione Lazio - .4. Il
riconoscimento automatico della cittadinanza italiana per i figli degli
immigrati nati in Italia, circa 400 mila, nonche' la possibilita' di
poter effettuare il ricongiungimento familiare anche per i figli
maggiorenni.</font></p>
<p><font color="red"></font> </p>
<p><em><font color="red">Manifestazione a Roma</font></em></p>
<p><em><font color="red">Domenica 14 Mag 06, ore 17.00 in P.za della Repubblica</font></em></p>
<p><em></em> </p>
<p><em></em> </p>
<p><strong><font color="black">Per il ritiro delle truppe italiane<br  />
</font></strong></p>
<p><!-- error: could not display image disarmiamo.bmp.file. File does not exist --></p>
<p> </p>
<p><em></em> </p>
<p><strong><font color="navy">Posta ricevuta</font></strong></p>
<p><font color="navy"></font> </p>
<p><font color="navy">Mi chiamo Adriano Sgrò e ricopro il ruolo di segretario della Funzione Pubblica Cgil di Milano.</font></p>
<p><font color="navy">Da parecchi anni contribuisco nel mio piccolo a finanziare la Chiesa Valdese con l'otto per mille.</font></p>
<p><font color="navy">Apprezzo l'impostazione della Chiesa Valdese su
quasi tutte le tematiche affrontate e per il rispetto delle opinioni
altrui che sempre hanno contraddistinto il contenuto delle posizioni
"valdesi".</font></p>
<p><font color="navy">Da tanti anni ed anche nella mia città di provenienza-messina- in cui ho avuto modo di conoscere la Famiglia Macris.</font></p>
<p><font color="navy">Ritengo però, che il messaggio di Maurizio
Benazzi, riguardo all'invito alla Ministra Moratti da parte del
Seg.Generale della Camera del Lavoro di Milano sia fuori dai margini
delle solite argomentazioni utilizzate.</font></p>
<p><font color="navy">In particolar modo mi pare assurdo invitare a
sospendere l'iscrizione al Sindacato dal momento che non si può
collegare lo sbaglio di un'iniziativa alla soluzione della
cancellazione dell'iscrizione.</font></p>
<p><font color="navy">Un parere diverso non può giustificare il boicottaggio all'associazione sindacale più importante del nostro paese.</font></p>
<p><font color="navy">Sia chiaro peraltro che anch'io considero
quell'iniziativa errata sul piano della stessa contestualizzazione
dell'evento ricorrente e per tutti i mali creati dalla Moratti a Scuola
e Lavoratori.</font></p>
<p><font color="navy">Anzi, vi giunga la notizia che il mio parere è
ampiamente diffuso in tutta la Cgil e che, tra qualche giorno, un
direttivo della camera del lavoro sarà dedicato a questo tema.</font></p>
<p><font color="navy">Però il boicottaggio sarebbe troppo e per questo Vi chiedo una variazione sulle finalità della critica.</font></p>
<p><font color="navy">Non della critica in sè ma del rimedio all'errore dell'invito al boicottaggio.</font></p>
<p><font color="navy">Provate ad immaginare quale significato avrebbe,
laddove la Cgil per condizioni di reciprocità dovesse concludere per un
invito ad eventuali azioni di boicottaggio nei confronti Vostri, sul
piano non solo delle questioni economiche quanto del significato
politico della situazione.</font></p>
<p><font color="navy">Si può provare a fare un ragionamento.</font></p>
<p><font color="navy">In caso di possibile ulteriore riflessione potrei
farmi parte diligente per aprire nello stesso nostro Sindacato una
discussione invitandoVi alla presenza dello stesso Segretario Generale
Onorio Rosati.</font></p>
<p><font color="navy">In attesa di riscontro Vi porgo I miei più
sentiti saluti e tutto l'incoraggiamento per continuare nella
diffusione del materiale informativo così importante.</font></p>
<p> </p>
<p><e><em><font color="orange">La ringrazio del messaggio e aderisco all'invito per un appuntamento col Segretario Generale.</font></em></e></p>
<p><e><em><font color="orange">Non mi sottraggo alla responsabilità
sindacale e politica della proposta che Lei ha qui formulato e che
riporterò testualmente anche nella newsletter. Le sarei grato solo di
darmi un congruo tempo di preavviso in modo da poter estendere l'invito
anche ad altri iscritti alla CGIL, che come me si ritengono interessati
a partecipare.</font></em></e></p>
<p><e><em><font color="orange">Ne daremo pubblica informazione, se me lo consente. </font></em></e></p>
<p><e><em><font color="orange">Personalmente ho chiesto via e.mail al sig. Onorio Rosati di dimettersi. In qualità di semplice iscritto. </font></em></e></p>
<p><em><e><font color="orange"></font></e></em></p>
<p><e><em><em><font color="orange">Cordialmente</font></em></em></e></p>
<p><em><e><font color="orange"></font></e></em></p>
<p><e><em><em><font color="orange">Maurizio Benazzi</font></em></em></e></p>
<p><em><e><font color="orange"></font></e></em></p>
<p><e><em><em><font color="orange">PS: pleonastico precisare che non
rappresento la chiesa evangelica valdese di Milano, ma sono il
fondatore e il gerente di una newsletter indipendente. Ed il messaggio
è stato inviato in qualità di cittadino lavoratore precario ed
evangelico, iscritto alla CGIL.</font></em></em></e></p>
<p><e><em><font color="orange">D.N. </font></em></e></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong><font color="darkgreen">Il pastore della Swissmetal</font></strong></p>
<p><font color="darkgreen"></font> </p>
<p><font color="darkgreen">(VE/Saemann) Nel corso delle agitazioni
sindacali scoppiate alla Swissmetal di Reconvilier in Svizzera,
esponenti cristiani si sono schierati dalla parte degli scioperanti. Il
pastore riformato del paese, Marc Balz, ha presieduto un culto nella
fabbrica occupata. “I valori degli scioperanti sono anche i valori
della chiesa”, ha detto il pastore . “Ne va del lavoro, ma ne va anche
della dignità delle persone, della loro fede, della loro fiducia nel
futuro. Gli operai della Boillat sono miei parrocchiani. Quando mi
hanno chiesto di presiedere il culto ho detto subito di sì. Ho posto
una sola condizione”, aggiunge Balz, “e cioè che fosse un culto
ecumenico”. Per il suo impegno, Balz ha ricevuto molte lodi, ma anche
parecchie critiche. Soprattutto da parte di chi avrebbe voluto che la
chiesa assumesse un ruolo di mediazione nel conflitto. “Abbiamo
certamente sostenuto l’opera di mediazione di Rolf Bloch”., riconosce
Balz, “ma in questa vicenda ciò che più mi sta a cuore sono gli operai
e la loro sofferenza. Ciò che è successo li ha scossi e ha cambiato la
loro vita. Tutti hanno bisogno di sfogarsi, di poter parlare con
qualcuno. In questo la chiesa li aiuta.” E le critiche? “Ne prendo
atto”, conclude il pastore, “ma non cambio idea”.Invito</font></p>
<p><font color="darkgreen"></font> </p>
<p><font color="#006400"></font> </p>
<p><strong><font color="brown">Invito</font></strong></p>
<p><strong><font color="brown"></font></strong> </p>
<p><font color="brown">II° TAPPA del cammino verso</font></p>
<p><strong><font color="brown">OSARE LA PACE PER FEDE</font></strong></p>
<p><font color="brown">26 – 28 maggio 2006</font></p>
<p><font color="brown">Centro Madre Cabrini</font></p>
<p><font color="brown">Via Santa Francesca Cabrini n. 3</font></p>
<p><font color="brown">Codogno (LO)</font></p>
<p><strong><font color="brown">L’ORA DELLA RI – CREAZIONE</font></strong></p>
<p><font color="brown">Prendiamoci cura della Terra!</font></p>
<p><b><s><b><b><s><s><b><b><b><b><b><b><b><b><b><b><b><s><s><s></s></s></s></b></b></b></b></b></b></b></b></b></b></b></s></s></b></b></s></b></p><p><font color="brown"><strong>PROGRAMMA:</strong></font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">Venerdì 26 maggio 2006 Arrivi ed accoglienza</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">Sabato 27 maggio 2006</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">Mattina</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">&#61472;&#61558; Introduzione al seminario</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">&#61472;&#61558; “UN CREATO DA SALVAGUARDARE”</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">&#61472;&#61656; “Pianeta a rischio: uno sguardo alla
situazione ecologica della Terra” a cura di Matteo Mascia (Fondazione
Lanza, gruppo di lavoro responsabilità per il creato della CEI)</font></p>
<p><font color="brown">&#61472;&#61656; “La parola e la terra” a cura di Lidia Maggi (Pastora Battista – UCEBI/FCEI)</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">&#61472;&#61558; Animazione e dibattito</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">Pomeriggio</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">&#61472;&#61558; “La Charta Oecumenica e la cura del creato” - Laboratorio interattivo</font></p>
<p><font color="brown">Dalla lettura della Charta Oecumenica per
arrivare all’esplorazione di come la Charta affronti il tema del
rapporto con il Creato a cura di Tomaso Zanda (PaxChristi) e Claudio
Caronia (Chiesa Avventista)</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">&#61472;&#61558; “Nel cammino ecumenico: tappe e prospettive”</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">&#61472;&#61656; “Dopo Porto Alegre” (IX Assemblea del WCC,
2006) a cura di Michel Charbonnier (Chiesa Valdese, FGEI, Presidente
del Consiglio Ecumenico Giovanile Europeo)</font></p>
<p><font color="brown">&#61472;&#61656; “Verso Sibiu” (Terza Assemblea Ecumenica Europea, 2007) a cura di Paolo Colombo (Centro Ecumenico per la Pace – ACLI Milano).</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">Sera</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">&#61472;&#61558; Liturgia Ecumenica a cura di Ulrich Eckert (Chiesa Luterana Milano) e di Andrea Re (AC Lombardia)</font></p>
<p><font color="brown">&#61472;&#61558; Spazi di incontro e condivisione</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">Domenica 28 maggio 2006</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">Mattina</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">&#61472;&#61558; LE CHIESE E IL CREATO – Tavola rotonda a tre voci</font></p>
<p><font color="brown">&#61472;&#61656; Mino Girgis (Comunità Ortodossa Milano)</font></p>
<p><font color="brown">&#61472;&#61656; Roberto Vacca (Chiesa Avventista – Direttore di Radio Voce della Speranza).</font></p>
<p><font color="brown">&#61472;&#61656; Simone Morandini (SAE – gruppo di lavoro “responsabilità per il creato” della CEI)</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">Dopo pranzo Saluti e partenze.</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">* * * * * *</font></p>
<p><font color="brown">Costi per la partecipazione al seminario:</font></p>
<p><font color="brown">€ 65,00 dalla cena di venerdì 26/5 a dopo pranzo
di domenica 28/5 – pernottamento con pensione completa + pernottamento
con mezza pensione.</font></p>
<p><font color="brown">€ 40, 00 da pranzo di sabato 27/5 a dopo pranzo di domenica 28/5 – pernottamento con pensione completa + mezza pensione.</font></p>
<p><font color="brown">Per prenotazioni ed iscrizioni rivolgersi dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 16.30 a:</font></p>
<p><font color="brown">Segreteria di Azione Cattolica – Sig.ra Gabriella telefonando allo 02/58.39.13.28 oppure inviando una mail a: </font><a href="http://ecumenici.altervista.orgmailto:segreteria@azionecattolicamilano.it"  target='_blank'><font color="brown">segreteria@azionecattolicamilano.it</font></a></p>
<p><font color="brown">Per ulteriori informazioni e/o chiarimenti in merito al presente seminario si prega di contattare:</font></p>
<p><font color="brown">Luca Perego - cell. 338/92.43.764 oppure Elena Foroni - e-mail: </font><a href="http://ecumenici.altervista.orgmailto:elena.foroni@infinito.it"  target='_blank'><font color="brown">elena.foroni@infinito.it</font></a><font color="brown"> .</font></p>
<p><font color="brown">Si ricorda che le prenotazioni verranno accettate entro e non oltre il 19.5.2006.</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown">Come raggiungerci:</font></p>
<p><font color="brown">Per chi arriva in auto:</font></p>
<p><font color="brown">AUTOSTRADA A1, uscita CASALPUSTERLENGO.</font></p>
<p><font color="brown">In prossimità di Ospedaletto, girare a sinistra:
SS234 9km Proseguire per Codogno prendere la direzione per la stazione
FS. Il centro Madre Cabrini si trova in prossimità della stazione FS.</font></p>
<p><font color="brown">Per chi arriva in treno:</font></p>
<p><font color="brown">Da Milano Centrale e da Piacenza ogni 40 minuti
partono treni che fermano alla stazione di Codogno; da Milano Centrale
il tempo di percorrenza è all’incirca di 50 minuti, da Piacenza è
all’incirca di 10 minuti. Il centro Madre Cabrini si trova in
prossimità della stazione FS.</font></p>
<p><font color="brown"></font> </p>
<p><font color="brown"></font></p> ]]></content>
		<author>
			<name>ecumenici</name>
		</author>
	</entry>
	
	
	
	<entry>
		<title>L'Asia ci interroga...</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://ecumenici.altervista.org/html/pivot/entry.php?id=465" />
		<modified>2006-05-11T01:06:00+01:00</modified>
		<issued>2006-05-11T01:06:00+01:00</issued>
		<created>2006-05-11T01:06:00+01:00</created>
		<id>tag:pivotpowered,2007:ecumenici.465</id>
		<link rel="related" type="text/html" href="" title="" />
		<summary type="text/plain">I poveri sono i derubati della storia
&amp;nbsp;

&amp;nbsp;
Povertà
Se siamo seri, quando diciamo di voler mettere fine alla poverta', allora dobbiamo mettere fine ai sistemi che creano la poverta' derubando i poveri dei loro beni comuni, dei loro stili di vita e dei loro guadagni. Prima di poter far diventare la poverta' storia, dobbiamo considerare correttamente la storia della poverta'. Il punto non e' quanto le nazioni ricche possono dare, il punto e' quanto meno possono prendere.
Vandana Shiva 
&amp;nbsp;
Fonte: Il grido dei poveri
&amp;nbsp;
Dal cantante rock Bob Geldof al politico inglese Gordon Brown, il mondo sembra improvvisamente pieno di persone dall'alto profilo che fanno piani per mettere fine alla poverta'. Jeffrey Sachs, tuttavia, non e' semplicemente una persona che vuol fare del bene, ma uno dei principali economisti mondiali, alla testa dell'Earth Institute e responsabile di un progetto Onu per promuovere un rapido sviluppo. Percio', quando ha lanciato il suo libro &quot;La fine della poverta'&quot;, la gente ovunque ne ha preso nota. La rivista &quot;Time&quot; ha persino dedicato ad esso la copertina. Ma c'e' un problema con le prescrizioni di Sachs per porre fine alla poverta'.
In effetti lui non riesce a capire da dove la poverta' venga. Sembra guardare ad essa come al peccato originale. &quot;Poche generazioni fa, praticamente chiunque era un povero&quot;, scrive, e poi aggiunge: &quot;La rivoluzione industriale guido' a nuove ricchezze, ma gran parte del mondo fu lasciata indietro&quot;. Questa storia della poverta' e' totalmente falsa. I poveri non sono coloro che sono stati &quot;lasciati indietro&quot;, sono coloro che sono stati derubati. La ricchezza accumulata dall'Europa e dal Nord America e' largamente basata sulle ricchezze prese all'Asia, allí'Africa e dall'America Latina.Senza la distruzione della ricca industria tessile dell'India, senza il controllo del commercio di spezie, senza il genocidio delle tribu' native americane, senza la schiavitu' africana, la rivoluzione industriale non avrebbe dato gli stessi risultati di benessere per l'Europa ed il Nord America.
E' stata questa appropriazione violenta delle risorse e dei mercati del Terzo Mondo che ha creato ricchezza al Nord e poverta' al Sud. 
Due dei grandi miti economici del nostro tempo permettono alle persone di negare questo stretto collegamento e di diffondere interpretazioni scorrette di cosa sia la poverta'.In primo luogo, per la distruzione della natura e della capacita' delle persone di aver cura di se stesse il biasimo non cade sulla crescita industriale e sul colonialismo economico, ma sugli stessi poveri. La malattia viene offerta come cura: piu' crescita economica, in modo da risolvere gli stessi problemi di poverta' e di declino ecologico a cui essa stessa ha dato inizio. Questo e' il messaggio che sta al cuore dell'analisi di Sachs.Il secondo mito e' l'assunto per cui se tu consumi cio' che produci, non stai veramente producendo, almeno non economicamente parlando. Se io mi coltivo il cibo che mangio, e non lo vendo, allora esso non contribuisce al Pil e percio' non contribuisce ad andare verso la &quot;crescita&quot;. Le persone vengono percepite come &quot;povere&quot; se mangiano il cibo che hanno coltivato anziche' il cibo malsano distribuito dall'agribusiness globale. Sono visti come poveri se vivono in case che si sono costruiti da soli, con materiali ben adattati ecologicamente come il bambu' ed il fango anziche' in blocchi di cemento. Sono visti come poveri se indossano abiti prodotti con fibre naturali anziche' sintetiche.Queste esistenze sostenibili, che il ricco Occidente percepisce come poverta', non si accoppiano necessariamente ad una bassa qualita' della vita. Al contrario, per la loro stessa natura di economie basate sul sostentamento assicurano un'alta qualita' della vita, se questa viene misurata in termini di accesso a cibo sano ed acqua, identita' sociale e culturale robusta e percezione di un senso nell'essere vivi.Poiche' questi poveri non condividono i cosiddetti benefici della crescita economica, vengono rappresentati come &quot;lasciati indietro&quot;.Un sistema come il modello di crescita economica che conosciamo oggi, crea miliardi di miliardi di dollari di profitti per le corporazioni, mentre condanna milioni di persone alla poverta'. La poverta' non e', come Sachs suggerisce, uno stato iniziale del progresso umano da cui dobbiamo fuggire.E' lo stato finale in cui le persone cadono quando uno sviluppo unilaterale distrugge i sistemi ecologici e sociali che hanno mantenuto la vita, la salute ed il nutrimento dei popoli e del pianeta per ere.La realta' e' che le persone non muoiono per mancanza di soldi. Muoiono per mancanza di accesso alla ricchezza dei beni comuni. La gente e' povera quando deve comprare le proprie necessita' di base a prezzi alti, senza riguardo per quale sia il loro introito. Prendete il caso dell'India. Poiche' il cibo e le fibre a basso costo sono state estromesse dal mercato dalle nazioni sviluppate e dall'indebolimento delle leggi di protezione sul commercio compiuto dal governo, i prezzi dei prodotti agricoli in India stanno crollando, il che significa che ogni anno i contadini del paese perdono 26 miliardi di dollari. Impossibilitati a sopravvivere in queste nuove condizioni economiche, molti contadini ora sono colpiti dalla poverta' e migliaia di essi si suicidano ogni anno.Se siamo seri, quando diciamo di voler mettere fine alla poverta', allora dobbiamo mettere fine ai sistemi che creano la poverta' derubando i poveri dei loro beni comuni, dei loro stili di vita e dei loro guadagni. Prima di poter far diventare la poverta' storia, dobbiamo considerare correttamente la storia della poverta'. Il punto non e' quanto le nazioni ricche possono dare, il punto e' quanto meno possono prendere. * 
Vandana Shiva
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Note: 
* Vandana Shiva è una delle scienziate più famose al mondo. Attivista politica e ambientalista, è tra le figure più prestigiose che si battono a livello internazionale contro la globalizzazione liberista. Shiva ha vinto il premio Nobel alternativo per la pace nel 1993 ed è direttore della Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy. Ha scritto numerosi saggi, alcuni dei quali tradotti in italiano: Monocolture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura scientifica (Bollati 1995); Sopravvivere allo sviluppo (Isedi 1990); Vacche sacre e mucche pazze. Il furto delle riserve alimentari globali (DeriveApprodi 2001); Campi di battaglia. Biodiversità e agricoltura industriale (Ambiente 2001); Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi indigeni (Cuen 1999).
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Il coraggio di un teologo presbiteriano asiatico impegnato nel dialogo fra le religioni: Choan Seng Song
Un leader nel suo continente ma totalmente sconosciuto in Europa e mai tradotto in lingua italiana.
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Chi è Choan Seng Song?
E’ un teologo presbiteriano di Taiwan molto conosciuto in seno al Consiglio Ecumenico e all’Alleanza Riformata Mondiale. Nato nel 1929 a Tainan (Taiwan) al tempo dell’occupazione giapponese del sud dell’isola, ottiene il suo dottorato nel 1964 all’Union Theological Seminary di New York con una tesi su “La relazione della rivelazione divina e della religione umana nella teologia di Karl Barth e di Paul Tillich”. Noti quest’ultimi per le loro idee socialiste. In particolare Tillich. “L’americano”, per nulla americano. Fin dall’inizio delle sue attività Choan Seng Song si interessa alla questione della religione e delle religioni in relazione alla rivelazione cristiana. 
Egli ritorna a Tawain nel 1965 ove è chiamato come docente al Tainan Theological College. Insegna Antico Testamento e teologia sistematica. Dal 1973 è direttore aggiunto della Commissione “Fede e Costituzione” del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC), poi s’impegna nel Comitato esecutivo dell’Alleanza Riformata mondiale, di cui sarà eletto presidente nel 1997. Dal 1985 ha insegnato la teologia in relazione alla cultura asiatica, a Berkeley alla Pacific School of Religion.
Song è, con altri, uno specialista del dialogo fra le religioni, molto prima che se ne iniziasse a parlare nel pianeta. E’ costantemente indaffarato ancora oggi nello spostare il cristianesimo dal suo asse occidentale, per aprirlo alle altre spiritualità, quelle asiatiche in primis. Proprio per questo ha criticato il CEC per affermare nei confronti dell’istituzione : 1) il passaggio dall’alto alla base, per ripartire proprio dai bisogni e dai desideri dei popoli 2) il tener conto dei movimenti d’emancipazione , fra cui il movimento femminista, a seguito dell’esperienza dell’impotenza del potere e del potere dell’impotenza, concetti chiave nel suo pensiero 3) considerare di fatto superato l’eurocentrismo teologico 4) occuparsi dei problemi dei popoli e non delle sorti dei dibattiti di “vetrina” (tanto cari a tutti), in cerca di esperienze spirituali forti. La sua opera “Les larmes de Madame Meng” (Le lacrime della signora Meng) narrano la potenza della Grazia nel mondo delle religioni. Si tratta di una parabola cinese sul significato della sofferenza del popolo. Song afferma, fra lo scandalo dei pastori europei in primis,&amp;nbsp; che “chi non conosce che una sola religione, non ne conosce nessuna”. Vi rendete conto come chi afferma ad es. all’interno dell’area evangelica “fraterne” alleanze avverta un profondo disagio di fronte a queste parole. Non vi diciamo poi cosa accade nelle altre confessioni cristiane (cattolici, ortodossi, anglicani, quelli che i TG nazionali chiamano ad es. “protestanti” commettendo gravi e volute imprecisioni per fini politici) o nelle altre religioni, soprattutto con prospettive di conquista ( la c.d. “missione” ) o di area fondamentalista (esiste il fondamentalismo ad es. anche nell’area buddista, contrariamente a quanto si pensa comunemente per grave ignoranza). Ma quello che suggerisce l’autore sono gli innumerevoli esempi contrari, proprio a partire dallo stesso buddismo quando ci ricorda i tanti religiosi buddisti, che - per protestare contro la guerra in Vietnam - si erano volontariamente immolati col fuoco per la salvezza del loro popolo e per la compassione degli altri (tutti: vittime e carnefici). 
Quando Seng parla del Regno di Dio chiede ai cristiani di smetterla di pensare che Gesù si sia autoproclamato “Figlio di Dio”. Semmai il Nazareno, al contrario, ha compreso il suo ministero come preparazione del Regno stesso voluto dal Padre, in nome del quale egli agiva e si esprimeva. Insiste poi che la teologia della creazione debba essere integrata dalla constatazione che la Creazione continua. Ossia è costantemente attiva, nel quadro dell’opera di redenzione. La Grazia di Dio - in altre parole - non ha confini confessionali o religiosi. Qui subentra la visione socialista cristiana definita da Tillich, anche e soprattutto come ricerca del “punto di ancoraggio” o meglio correlazione fra fede cristiana e cultura.
Ma di questo avremo modo di parlarne più diffusamente ben presto. A qualche pastore o prete saranno forse necessari i sali per riprendersi. Aspettiamo un po’ per poi continuare… Immagino comunque che si intuiscano facilmente le ragioni per cui nulla è stato pubblicato in italiano. E comunque non viene diffuso.
Il nostro concetto di “essere chiesa insieme” deve essere rivoluzionato. Non c’è scelta. La chiesa sta o cade proprio su queste visioni di prospettiva. Di futuro e di Speranza. 
&amp;nbsp;

&amp;nbsp;
L’Europa è oggi solo una parte ricca del mondo. Ma del tutto povera di spiritualità, (salvo quella offerta dal mercato del sacro ovviamente, che non è solo new age…). Noi siamo ancora una volta solo dei “mendicanti” della Grazia di Dio. Quella Grazia che trasforma e mette gli uomini e le donne nuovamente in cammino.
Nel XVI secolo, lo scriveva Lutero, e oggi, lo fa capire Seng. Buone nuove, dunque, anche se nel lontano orizzonte.
Maurizio Benazzi 
(Ecumenici)</summary>
		<dc:subject>L'Asia ci interroga...</dc:subject>
		<content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="it" xml:base="http://ecumenici.altervista.org/html/pivot/entry.php?id=465"><![CDATA[ <p><strong><font color="red">I poveri sono i derubati della storia</font></strong></p>
<p><strong><font color=#ff0000></font></strong> </p>
<p><!-- error: could not display image 6797_14143.jpg. File does not exist --></p>
<p> </p>
<p><em>Povertà</em></p>
<p><em>Se siamo seri, quando diciamo di voler mettere fine alla poverta', allora dobbiamo mettere fine ai sistemi che creano la poverta' derubando i poveri dei loro beni comuni, dei loro stili di vita e dei loro guadagni. Prima di poter far diventare la poverta' storia, dobbiamo considerare correttamente la storia della poverta'. Il punto non e' quanto le nazioni ricche possono dare, il punto e' quanto meno possono prendere.</em></p>
<p>Vandana Shiva </p>
<p> </p>
<p>Fonte: Il grido dei poveri</p>
<p> </p>
<p>Dal cantante rock Bob Geldof al politico inglese Gordon Brown, il mondo sembra improvvisamente pieno di persone dall'alto profilo che fanno piani per mettere fine alla poverta'. Jeffrey Sachs, tuttavia, non e' semplicemente una persona che vuol fare del bene, ma uno dei principali economisti mondiali, alla testa dell'Earth Institute e responsabile di un progetto Onu per promuovere un rapido sviluppo. Percio', quando ha lanciato il suo libro "La fine della poverta'", la gente ovunque ne ha preso nota. La rivista "Time" ha persino dedicato ad esso la copertina. Ma c'e' un problema con le prescrizioni di Sachs per porre fine alla poverta'.</p>
<p><br  />In effetti lui non riesce a capire da dove la poverta' venga. Sembra guardare ad essa come al peccato originale. "Poche generazioni fa, praticamente chiunque era un povero", scrive, e poi aggiunge: "La rivoluzione industriale guido' a nuove ricchezze, ma gran parte del mondo fu lasciata indietro". Questa storia della poverta' e' totalmente falsa. I poveri non sono coloro che sono stati "lasciati indietro", sono coloro che sono stati derubati. La ricchezza accumulata dall'Europa e dal Nord America e' largamente basata sulle ricchezze prese all'Asia, allí'Africa e dall'America Latina.<br  />Senza la distruzione della ricca industria tessile dell'India, senza il controllo del commercio di spezie, senza il genocidio delle tribu' native americane, senza la schiavitu' africana, la rivoluzione industriale non avrebbe dato gli stessi risultati di benessere per l'Europa ed il Nord America.</p>
<p><br  />E' stata questa appropriazione violenta delle risorse e dei mercati del Terzo Mondo che ha creato ricchezza al Nord e poverta' al Sud. </p>
<p><br  />Due dei grandi miti economici del nostro tempo permettono alle persone di negare questo stretto collegamento e di diffondere interpretazioni scorrette di cosa sia la poverta'.<br  />In primo luogo, per la distruzione della natura e della capacita' delle persone di aver cura di se stesse il biasimo non cade sulla crescita industriale e sul colonialismo economico, ma sugli stessi poveri. La malattia viene offerta come cura: piu' crescita economica, in modo da risolvere gli stessi problemi di poverta' e di declino ecologico a cui essa stessa ha dato inizio. Questo e' il messaggio che sta al cuore dell'analisi di Sachs.<br  />Il secondo mito e' l'assunto per cui se tu consumi cio' che produci, non stai veramente producendo, almeno non economicamente parlando. Se io mi coltivo il cibo che mangio, e non lo vendo, allora esso non contribuisce al Pil e percio' non contribuisce ad andare verso la "crescita". Le persone vengono percepite come "povere" se mangiano il cibo che hanno coltivato anziche' il cibo malsano distribuito dall'agribusiness globale. Sono visti come poveri se vivono in case che si sono costruiti da soli, con materiali ben adattati ecologicamente come il bambu' ed il fango anziche' in blocchi di cemento. Sono visti come poveri se indossano abiti prodotti con fibre naturali anziche' sintetiche.<br  />Queste esistenze sostenibili, che il ricco Occidente percepisce come poverta', non si accoppiano necessariamente ad una bassa qualita' della vita. Al contrario, per la loro stessa natura di economie basate sul sostentamento assicurano un'alta qualita' della vita, se questa viene misurata in termini di accesso a cibo sano ed acqua, identita' sociale e culturale robusta e percezione di un senso nell'essere vivi.<br  />Poiche' questi poveri non condividono i cosiddetti benefici della crescita economica, vengono rappresentati come "lasciati indietro".<br  />Un sistema come il modello di crescita economica che conosciamo oggi, crea miliardi di miliardi di dollari di profitti per le corporazioni, mentre condanna milioni di persone alla poverta'. La poverta' non e', come Sachs suggerisce, uno stato iniziale del progresso umano da cui dobbiamo fuggire.<br  />E' lo stato finale in cui le persone cadono quando uno sviluppo unilaterale distrugge i sistemi ecologici e sociali che hanno mantenuto la vita, la salute ed il nutrimento dei popoli e del pianeta per ere.<br  />La realta' e' che le persone non muoiono per mancanza di soldi. Muoiono per mancanza di accesso alla ricchezza dei beni comuni. <br  />La gente e' povera quando deve comprare le proprie necessita' di base a prezzi alti, senza riguardo per quale sia il loro introito. Prendete il caso dell'India. Poiche' il cibo e le fibre a basso costo sono state estromesse dal mercato dalle nazioni sviluppate e dall'indebolimento delle leggi di protezione sul commercio compiuto dal governo, i prezzi dei prodotti agricoli in India stanno crollando, il che significa che ogni anno i contadini del paese perdono 26 miliardi di dollari. Impossibilitati a sopravvivere in queste nuove condizioni economiche, molti contadini ora sono colpiti dalla poverta' e migliaia di essi si suicidano ogni anno.<br  />Se siamo seri, quando diciamo di voler mettere fine alla poverta', allora dobbiamo mettere fine ai sistemi che creano la poverta' derubando i poveri dei loro beni comuni, dei loro stili di vita e dei loro guadagni. Prima di poter far diventare la poverta' storia, dobbiamo considerare correttamente la storia della poverta'. Il punto non e' quanto le nazioni ricche possono dare, il punto e' quanto meno possono prendere. * </p>
<p>Vandana Shiva</p>
<p> </p>
<p><!-- error: could not display image 11.bmp.file. File does not exist --></p>
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<p>Note: </p>
<p>* Vandana Shiva è una delle scienziate più famose al mondo. Attivista politica e ambientalista, è tra le figure più prestigiose che si battono a livello internazionale contro la globalizzazione liberista. Shiva ha vinto il premio Nobel alternativo per la pace nel 1993 ed è direttore della Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy. Ha scritto numerosi saggi, alcuni dei quali tradotti in italiano: Monocolture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura scientifica (Bollati 1995); Sopravvivere allo sviluppo (Isedi 1990); Vacche sacre e mucche pazze. Il furto delle riserve alimentari globali (DeriveApprodi 2001); Campi di battaglia. Biodiversità e agricoltura industriale (Ambiente 2001); Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi indigeni (Cuen 1999).</p>
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<p><strong><font color="red">Il coraggio di un teologo presbiteriano asiatico impegnato nel dialogo fra le religioni: Choan Seng Song</font></strong></p>
<p><font color="red">Un leader nel suo continente ma totalmente sconosciuto in Europa e mai tradotto in lingua italiana.</font></p>
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<p><!-- error: could not display image 12.bmp.file. File does not exist --></p>
<p>Chi è Choan Seng Song?</p>
<p>E’ un teologo presbiteriano di Taiwan molto conosciuto in seno al Consiglio Ecumenico e all’Alleanza Riformata Mondiale. Nato nel 1929 a Tainan (Taiwan) al tempo dell’occupazione giapponese del sud dell’isola, ottiene il suo dottorato nel 1964 all’Union Theological Seminary di New York con una tesi su “La relazione della rivelazione divina e della religione umana nella teologia di Karl Barth e di Paul Tillich”. Noti quest’ultimi per le loro idee socialiste. In particolare Tillich. “L’americano”, per nulla americano. Fin dall’inizio delle sue attività Choan Seng Song si interessa alla questione della religione e delle religioni in relazione alla rivelazione cristiana. </p>
<p>Egli ritorna a Tawain nel 1965 ove è chiamato come docente al Tainan Theological College. Insegna Antico Testamento e teologia sistematica. Dal 1973 è direttore aggiunto della Commissione “Fede e Costituzione” del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC), poi s’impegna nel Comitato esecutivo dell’Alleanza Riformata mondiale, di cui sarà eletto presidente nel 1997. Dal 1985 ha insegnato la teologia in relazione alla cultura asiatica, a Berkeley alla Pacific School of Religion.</p>
<p>Song è, con altri, uno specialista del dialogo fra le religioni, molto prima che se ne iniziasse a parlare nel pianeta. E’ costantemente indaffarato ancora oggi nello spostare il cristianesimo dal suo asse occidentale, per aprirlo alle altre spiritualità, quelle asiatiche in primis. Proprio per questo ha criticato il CEC per affermare nei confronti dell’istituzione : 1) il passaggio dall’alto alla base, per ripartire proprio dai bisogni e dai desideri dei popoli 2) il tener conto dei movimenti d’emancipazione , fra cui il movimento femminista, a seguito dell’esperienza dell’impotenza del potere e del potere dell’impotenza, concetti chiave nel suo pensiero 3) considerare di fatto superato l’eurocentrismo teologico 4) occuparsi dei problemi dei popoli e non delle sorti dei dibattiti di “vetrina” (tanto cari a tutti), in cerca di esperienze spirituali forti. La sua opera “Les larmes de Madame Meng” (Le lacrime della signora Meng) narrano la potenza della Grazia nel mondo delle religioni. Si tratta di una parabola cinese sul significato della sofferenza del popolo. Song afferma, fra lo scandalo dei pastori europei in primis,  che “chi non conosce che una sola religione, non ne conosce nessuna”. Vi rendete conto come chi afferma ad es. all’interno dell’area evangelica “fraterne” alleanze avverta un profondo disagio di fronte a queste parole. Non vi diciamo poi cosa accade nelle altre confessioni cristiane (cattolici, ortodossi, anglicani, quelli che i TG nazionali chiamano ad es. “protestanti” commettendo gravi e volute imprecisioni per fini politici) o nelle altre religioni, soprattutto con prospettive di conquista ( la c.d. “missione” ) o di area fondamentalista (esiste il fondamentalismo ad es. anche nell’area buddista, contrariamente a quanto si pensa comunemente per grave ignoranza). Ma quello che suggerisce l’autore sono gli innumerevoli esempi contrari, proprio a partire dallo stesso buddismo quando ci ricorda i tanti religiosi buddisti, che - per protestare contro la guerra in Vietnam - si erano volontariamente immolati col fuoco per la salvezza del loro popolo e per la compassione degli altri (tutti: vittime e carnefici). </p>
<p>Quando Seng parla del Regno di Dio chiede ai cristiani di smetterla di pensare che Gesù si sia autoproclamato “Figlio di Dio”. Semmai il Nazareno, al contrario, ha compreso il suo ministero come preparazione del Regno stesso voluto dal Padre, in nome del quale egli agiva e si esprimeva. Insiste poi che la teologia della creazione debba essere integrata dalla constatazione che la Creazione continua. Ossia è costantemente attiva, nel quadro dell’opera di redenzione. La Grazia di Dio - in altre parole - non ha confini confessionali o religiosi. Qui subentra la visione socialista cristiana definita da Tillich, anche e soprattutto come ricerca del “punto di ancoraggio” o meglio correlazione fra fede cristiana e cultura.</p>
<p>Ma di questo avremo modo di parlarne più diffusamente ben presto. A qualche pastore o prete saranno forse necessari i sali per riprendersi. Aspettiamo un po’ per poi continuare… Immagino comunque che si intuiscano facilmente le ragioni per cui nulla è stato pubblicato in italiano. E comunque non viene diffuso.</p>
<p>Il nostro concetto di “essere chiesa insieme” deve essere rivoluzionato. Non c’è scelta. La chiesa sta o cade proprio su queste visioni di prospettiva. Di futuro e di Speranza. </p>
<p> </p>
<p><!-- error: could not display image 13.bmp.file. File does not exist --></p>
<p> </p>
<p>L’Europa è oggi solo una parte ricca del mondo. Ma del tutto povera di spiritualità, (salvo quella offerta dal mercato del sacro ovviamente, che non è solo new age…). Noi siamo ancora una volta solo dei “mendicanti” della Grazia di Dio. Quella Grazia che trasforma e mette gli uomini e le donne nuovamente in cammino.</p>
<p>Nel XVI secolo, lo scriveva Lutero, e oggi, lo fa capire Seng. Buone nuove, dunque, anche se nel lontano orizzonte.</p>
<p>Maurizio Benazzi </p>
<p>(Ecumenici)</p> ]]></content>
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La Rete Regionale Lombarda contro la precarietà e la legge 30 presenta
REDDITO GARANTITO E NUOVI DIRITTI SOCIALI
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I sistemi di protezione del reddito in Europa a confronto…
…e le leggi regionali sul reddito in Italia
Presentazione del libro con aperitivo
INTERVENGONO:
Sandro Gobetti&amp;nbsp; Assessorato al Lavoro, Pari Opportunità e Politiche giovanili della Regione Lazio e curatore del volume “Reddito garantito e nuovi diritti sociali”
Giovanna Vertova&amp;nbsp; Economista, Università di Bergamo
&amp;nbsp;
Giovedì 11 MAGGIO, ORE 18:00CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA MILANO
in CORSO DI PORTA VITT