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Ecumenici [Leonhard Ragaz]
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Rassegna

+ 4 - 8 | §

Labor et Fides: anche per tornare a leggere in lingua francese…

Ordinabile on line su http://www.laboretfides.com/

 

 

Lytta Basset: Sainte colère. Jacob, Job, Jésus

(Disponible en format de poche)

 

La colère est un moment nécessaire de la vie croyante. Contre la réduction du christianisme à un amour béat, ce livre invite à «considérer la colère comme un moteur capable de transformer une énergie potentiellement dévastatrice en cette violence de vie qui accompagne le processus de toute naissance». Quand Jacob combat avec l’ange du gué Yabboq ou lorsque Jésus rappelle qu’il n’est pas venu apporter la paix, on voit bien que la relation à Dieu connaît les moments d’une violence structurante. Pour Lytta Basset qui relit avec nous les passages clés de la Bible, il existe une «sainte» colère – un espace saint c’est-à-dire différencié, mis à part, où Dieu et l’humain peuvent s’affronter sans retenue et se trouver enfin ensemble dans la Bienveillance. Mais c’est de nuit – à une profondeur telle que le récit du combat de Jacob pourrait bien relater un rêve, un de ces rêves-événements plus déterminants que la réalité bien connue.

Lytta Basset, pasteure et professeure de théologie, est considérée comme une des grandes figures de la pensée chrétienne contemporaine. Qualifiée de «maître spirituel» en 2001 par Henri Tincq, journaliste au Monde, elle s’est fait connaître du public par quelques livres majeurs: Le pardon originel (Labor et Fides, 1994), Moi, je ne juge personne (Albin Michel / Labor et Fides, 1998).

Coédition Bayard • format poche • 360 pages • CHF 16.– • ISBN 2-8309-1208-X • 30 avril 2006

 

 

 

Certe forme religiose sono alienazioni perché riscoprono il Dio della pura interiorità, il Dio della estraneità al mondo, il Dio che si incontra nel momento in cui si fugge dal mondo. E’ un Dio idolo

E. Balducci

 

 

 

In segno di ringraziamento ai membri della sinagoga Lev Chadash di Milano, che mi hanno ospitato.

MB

 

TORAT HAYIM

Commento alla Parashà della settimana a cura della Union for Reform Judaism

 

UAHC Department of Adult Jewish Growth - Traduzione italiana di Roberto H. Tonetti

Shabbat Behar Sinai/Bechuccothai - 22 Iyar 37° giorno dell'Omer

Behar Sinai/Bechuccothai, Levitico 25,1-27,34 Haftarà, Geremia 16,19-17,14

 

 

Il giubileo: umile promemoria del mondo possibile di Daniel E. Bridge

 

PUNTI-CHIAVE

La terra dunque non verrà venduta definitivamente, perché Mia è la terra, perché voi siete forestieri e residenti provvisori presso di Me. (Lev 25,23)

 

DVAR TORA'

Durante il seder di Pesach si manda qualcuno ad aprire la porta affinché il profeta Elia possa unirsi alla nostra tavola: Elia è il nunzio del Messia (Malachia 3,23), il governatore che unirà il mondo in pace e abbondanza, ricostruirà il Tempio di Gerusalemme e accoglierà la resurrezione delle anime dei giusti di tutte le nazioni (Maimonide, Mishneh Torà, Hilchot M'lachim U'Milchamotehem 11,4). Ma perché ripetiamo questa usanza ogni anno? certamente l'era messianica non è ancora arrivata e ci attende un lungo cammino verso quell'ideale. Forse colmiamo una coppa in più di vino e, in certe case, mettiamo una sedia per Elia per non dimenticare la nostra meta. Elia è la personificazione di un futuro che verrà, e noi preghiamo e speriamo che sia così: leggendo la storia della nostra redenzione dalla schiavitù d'Egitto, nella Haggadà, guardiamo al sogno di un mondo che sarà l'effetto della redenzione finale dell'era messianica.

Vi è un racconto talmudico su quel rabbino che domanda a Elia quando arriverà l'era messianica: il rabbino domanda, "Quando verrà il Messia?" Elia gli consiglia di rivolgersi al Messia stesso, che sta fra i lebbrosi alla porta della città. Una volta trovatolo, il rabbino pone la sua domanda. La risposta del Messia è: "Oggi". Il rabbino, raggiante, va a casa e aspetta, ma Lui non arriva; allora incontra Elia e gli dice che il Messia "mi ha detto il falso". Ma Elia gli risponde che lui non ha compreso il Messia, poiché la seconda parte della sua affermazione, ancorché inespressa, era la chiave per comprenderla. L'affermazione intera suona così: "Oggi - se tu ascolterai la voce (di Dio)" (B Talmud, Sanhedrin 98a).

In altre parole l'arrivo di un'epoca di pace prosperità e giustizia dipende da noi e da come agiamo nel mondo: per questo invitiamo ogni anno Elia a tavola, non per rimpinzarlo di vino troppo dolce ma per rammentarci del nostro compito nel mondo. In questo modo abbiamo uno scopo per le nostre azioni dell'anno che viene (secondo il B Talmud, Rosh hashanà 1a, il mese di Aviv-Nisan è uno dei quattro capodanni del calendario ebraico).

Nella doppia porzione di Torà di questa settimana leggiamo dell'anno sabbatico (Sh'nat Shabbaton ovvero Sh'mità). Ci viene detto che un anno su sette la terra deve riposare, proprio come Dio riposò il settimo giorno della Creazione.

Dopo abbiamo la descrizione dell'anno di Yovel, il giubileo: esso inizia il 10 del settimo mese del 49° anno, ovvero alla conclusione di sette cicli di anni sabbatici, per continuare poi nel 50° anno. In questo anno tutta la terra ritorna ai proprietari originari, tutti i servi ebrei sono liberati e si cancellano tutti i debiti.

Non abbiamo nessuna prova dell'effettiva osservanza dello Yovel: sarebbe stato un incubo dal punto di vista amministrativo. Ma, come la preparazione della visita di Elia, esso è un ideale a cui dobbiamo aspirare. Perché? Perchè "la terra non verrà venduta definitivamente, perché Mia è la terra, perché voi siete forestieri e residenti provvisori presso di Me." (Lev 25,23)

Il testo ci dice che noi siamo semplicemente degli ospiti nel mondo di Dio, cosa che troppo spesso dimentichiamo. E' facile illudersi che saremo tanto più grandi quanto più abbiamo denaro, proprietà e potere. Come i costruttori della torre di Babele che cercarono di superare la statura di Dio, noi cerchiamo di porci al Suo posto accumulando beni. Non sorprende che, in questa cultura materialista, vi sia un proverbio adeguato: "Vince chi muore ricco".

Nella haftarà di Bechuccothai Geremia ci avverte che saremo dannati se ci fideremo primariamente dei desideri umani (Ger 17,5-7). Lo Yovel ci aiuta a comprendere che, nutrendo il nostro Io con i beni materiali, facciamo opera di idolatria. Il giubileo è una corrente d'aria fredda che entra dalla porta del seder per rammentarci che, al di là della ricchezza mondana, dobbiamo comportarci come ospiti di Dio in questo mondo. Per cui faremmo bene a mostrarci più umili, ed agire come se nulla sulla terra veramente appartenga a noi o ai nostri figli!

Proprio come la possibile venuta del profeta Elia, lo Yovel ci offre un profondo messaggio di speranza per il futuro: ci può aiutare a vedere le cose in prospettiva, liberandoci almeno parzialmente dal culto reificante, per cui ci potremo innalzare a un più alto livello spirituale tramite la condivisione dei beni di cui siamo stati forniti. Anche se lo Yovel non fosse mai stato praticato, esso non rimane un caso teorico: piuttosto va visto come un richiamo attivo alla condivisione dei beni, secondo la nostra tradizione: "Questi precetti...

non sono nel cielo, sì che tu debba dire: "Chi salirà per noi fino al cielo per prenderli...?" No, questa cosa ti è invece molto vicina; è nella tua bocca; è nel tuo cuore perché tu possa eseguirla" (Deu 30,12-14).

Recentemente ho partecipato a una funzione al Tempio Emanu-El di Honolulu, Hawaii, Stati Uniti d'America: nel sermone il rabbino Peter Schaktman descriveva la sua educazione ebraica: "I miei insegnanti ci dicevano semplicemente che cosa gli ebrei dovevano fare, e che cosa no. Poi andavamo a casa e facevamo ciò che ci pareva, facendo di rado il collegamento tra "quegli ebrei" e noi stessi! "

Ecco che lo Yovel ci chiama a un collegamento tra ciò che impariamo come ebrei e come ci comportiamo nel mondo: come l'uomo che alla porta attende Elia, ci dà qualcosa a cui aspirare: la speranza in un'esistenza più elevata.

Pensando alla sfida di redenzione insita nel giubileo, vediamo la tradizione del seder di Rabbi Naftali di Ropschitz (Bernard S. Raskas, "Diverse Observances Give New Twist to Ancient Story," Jewish Telegraphic Agency, 1° giugno 1997).

Egli lasciava vuota la quinta coppa di vino e invitava i suoi ospiti a versare un poco del loro vino lì dentro, mentre restava aperta la porta per Elia:

facendo così ci insegna che ciascuno di noi deve contribuire alla creazione di un mondo migliore. Il Messia giungerà soltanto quando noi, grati, daremo in cambio di ciò che abbiamo ricevuto.

Invitiamo dunque Elia e l'ideale messianico a Pesach, nelle nostre case con la speranza di aver fatto abbastanza per poterlo avere come ospite. Leggendo dello Yovel, pensiamo a un mondo ideale dove la proprietà non separa le classi e nessuno è alla mercé dell’altro; un mondo nel quale tutti comprendono di essere responsabili della proprietà (uomini e cose) che spetta al Vero Possessore.

INOLTRE

Beati coloro che confidano nell'Eterno, la cui fiducia sta nell'Eterno! (Ger 17,5-7)

"Questi precetti... non sono nel cielo, sì che tu debba dire: "Chi salirà per noi fino al cielo per prenderli...?" No, questa cosa ti è invece molto vicina; è nella tua bocca; è nel tuo cuore perché tu possa eseguirla" (Deu 30,12-14).

 

Rabbi Daniel E. Bridge è il direttore esecutivo per la Greenstein Family di "Hillel, Foundation for Jewish Campus Life" all'Università di Washington, Seattle, Washington, Stati Uniti d'America.

 

 

 

 

 

La trasformazione esige la metanoia

 

La trasformazione implica che rinunciamo all’indifferenza per manifestare la nostra compassione alle vittime della povertà e dell’ingiustizia in tutte le sue forme

Bartolomeo Iº*

 

 

La trasformazione: guarigione del cuore

 

La filocalia, antologia classica di testi cristiani dei primi secoli dedicati alla preghiera, sottolinea questo paradosso stupefacente: è con il silenzio che si giunge alla trasformazione. «Quando troverai il silenzio nel tuo cuore, scoprirai Dio nel mondo intero». In altri termini, la trasformazione inizia con la presa di coscienza che Dio è al centro di ogni vita. «Fermatevi, e riconoscete che io sono Dio» (Salmo 46, 11). Grazie al silenzio, prendiamo coscienza che la grazia di Dio è molto più vicina e può contribuire a definirci molto meglio di quanto facciamo di solito. La trasformazione del cuore è la presa di coscienza profonda che «il Regno di Dio è in mezzo a noi» (Luca 17, 21).
Tuttavia, la trasformazione interiore esige un cambiamento radicale o, per usare la terminologia teologica, la metanoia, che è un cambiamento di atteggiamenti e di presupposti. Non possiamo essere trasformati se non siamo stati prima purificati da tutto quello che si oppone alla trasformazione, se non abbiamo capito ciò che sfigura il cuore umano. Un tale processo di scoperta di sé non può provenire che dalla grazia di Dio e sfocia in fin dei conti su un rispetto autentico della natura umana, con tutti i suoi difetti e i suoi fallimenti, in noi stessi così come negli altri. Esso prepara la via al rispetto di tutti gli esseri umani, qualunque siano le loro differenze all’interno della società e della comunità mondiale. Grazie alla trasformazione interiore, queste differenze vengono accolte con gioia, rispettate e accettate come i pezzi unici di un puzzle sacro; esse costituiscono un elemento del profondo mistero della creazione meravigliosa di Dio.

 

La trasformazione: guarigione della comunità

 

La trasformazione del cuore sfocia sulla guarigione della comunità in quanto la trasformazione è una visione relazionale e compassionevole. Quant’è deplorevole che noi cristiani dissociamo spesso la spiritualità dalla comunità!
Quando i nostri cuori sono trasformati dalla grazia divina, noi vediamo il mondo diversamente e siamo incitati ad agire generosamente. Per mezzo della grazia trasformatrice di Dio abbiamo la capacità di cercare soluzioni ai conflitti attraverso scambi aperti, senza ricorrere all’oppressione né al dominio. Così, per mezzo della grazia divina, abbiamo la possibilità sia di aggravare i mali di cui soffre il nostro mondo sia di contribuire alla sua guarigione. Quando prenderemo coscienza degli effetti nefasti della violenza sul nostro contesto spirituale, culturale ed ecologico? Quando ammetteremo il carattere evidentemente irrazionale delle aggressioni militari, dei conflitti nazionali e dell’intolleranza razziale, che sono altrettante manifestazioni di una mancanza di immaginazione e di volontà?
La trasformazione implica che rinunciamo all’indifferenza per manifestare la nostra compassione alle vittime della povertà e dell’ingiustizia in tutte le sue forme. In quanto comunità di fede e in quanto responsabili religiosi, dobbiamo immaginare e mettere in atto altri modi di agire che rigettino la violenza e incoraggino la pace. Ci si ricorderà della nostra epoca per via di tutti quelli e quelle che si sono dedicati alla guarigione e alla trasformazione della comunità; il nostro mondo sarà modellato da quelli e quelle che credono in «ciò che contribuisce alla pace» (Romani 14, 19) e lo ricercano.
Questa trasformazione è la nostra unica speranza di rompere il circolo vizioso della violenza e dell’ingiustizia – vizioso appunto perché è frutto del vizio. La guerra e la pace costituiscono modi opposti di risolvere i conflitti e in fin dei conti esse risultano dalle nostre scelte. Fare la pace è una scelta dell’individuo e delle istituzioni, e al tempo stesso è un cambiamento individuale e istituzionale che richiede anch’esso la metanoia – un cambiamento di orientamenti e di pratiche. Fare la pace necessita un impegno e del coraggio; questo atto esige da noi la volontà di diventare comunità trasformatrici e di ricercare la giustizia, condizione preliminare della trasformazione del mondo.

 

La trasformazione: guarigione della terra

 

Nel corso degli ultimi due decenni, il Patriarcato ecumenico ha fatto della salvaguardia dell’ambiente una priorità del suo ministero spirituale e pastorale. La trasformazione del cuore e della comunità è indissolubilmente legata alla guarigione della terra. La relazione tra l’anima e il suo Creatore e i rapporti tra gli umani implicano inevitabilmente rapporti equilibrati con il mondo della natura.
Il nostro modo di trattarci gli uni gli altri rispecchia il nostro modo di trattare il nostro pianeta, così come il nostro modo di reagire agli altri rispecchia il nostro rispetto per l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e il cibo che consumiamo. Allo stesso modo, la protezione che accordiamo al nostro ambiente naturale rivela l’autenticità della nostra preghiera e del nostro culto. Infatti, ogni volta che limitiamo la nostra vita religiosa alle nostre sole preoccupazioni, trascuriamo la vocazione profetica della Chiesa di implorare Dio e di invocare lo Spirito divino per il rinnovamento del nostro cosmo inquinato. In realtà, l’intero cosmo è lo spazio nel quale avviene la trasformazione.
Quando siamo trasformati dalla grazia divina, possiamo davvero riconoscere l’ingiustizia di cui siamo fautori e non solo osservatori passivi. Quando siamo toccati dalla grazia di Dio, piangiamo sulla catastrofe che abbiamo causato non condividendo le risorse del nostro pianeta. Per questo, al pari della trasformazione del cuore e della comunità, anche la presa di coscienza ecologica deriva dalla grazia di Dio ed esige la metanoia, cambiamento di abitudini e di stili di vita.
Paradossalmente, diventiamo più consapevoli delle conseguenze dei nostri atti per gli altri e per il creato quando siamo disposti a rinunciare a qualche cosa. Infatti, quando svuotiamo il nostro cuore dai nostri desideri egoistici, facciamo posto alla grazia di Dio. A questo riguardo, la teologia ortodossa parla di kenosi dello Spirito. Per questo l’etica ascetica è un elemento essenziale della spiritualità cristiana ortodossa: imparando a rinunciare impariamo a poco a poco a dare; imparando a sacrificare, impariamo soprattutto a condividere. Ma i nostri sforzi di riconciliazione e di trasformazione sono spesso ostacolati dal nostro rifiuto di rinunciare alle nostre abitudini ben ancorate di individui o di istituzioni, dal nostro rifiuto di rinunciare sia a un consumo sprecone sia a un nazionalismo orgoglioso.
Una concezione trasformata del mondo ci permette di distinguere la portata durevole dei nostri modi di essere nei confronti degli altri, in particolare del povero, immagine sacra di Dio, e nei confronti del nostro ambiente, impronta silenziosa di Dio. (wccm)

(Traduzione dal francese di Jean-Jacques Peyronel)

*Arcivescovo di Costantinopoli e patriarca ecumenico. Primus inter pares fra i primati ortodossi, è considerato come il capo spirituale di circa 250 milioni di fedeli in tutto il mondo. I suoi sforzi per conciliare l’ecologia e la spiritualità gli sono valsi il titolo di «patriarca verde»; è riconosciuto per i suoi incessanti sforzi in vista di promuovere il dialogo e la riconciliazione tra i mondi cristiano, musulmano ed ebraico.

Da Riforma on line

 

 

 

 

 


 

Musica, danza e cultura tribale

Ingresso gratuito

6° festival internazionale dei gruppi tribali indigeni del mondo

Lazzaretto di Bergamo (a 50 metri dallo stadio) 1-11 giugno 2006

 

PROGRAMMA

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+ 5 - 6 | §

Spazio autogestito

 

Rappresentazioni di zone libere

 

Nella Rete, Internet, fatta di relazioni, moltitudini e rappresentazioni di realta' non sempre virtuali, le modalita' di comunicazione e fruizione degli spazi web hanno subito negli ultimi anni grandi evoluzioni.

La componente artistica e di pensiero radicale ha spinto i creatori di siti a rappresentare quello che sara' elemento sociale sempre piu' diffuso e condiviso, ovvero paura della perdita di identita', sia essa sociale, umana, di gruppo.

La tecnologia individuale e i modelli sociali che regolano le nostre vite ci stanno allontanando uno dall'altro, isolandoci in una realta' di percezioni private. Parallelamente all'esasperazione di un isolamento, nasce a reazione la necessita' di aggregarsi, di non perdersi.

E la Rete rappresenta un luogo "facile" da dove iniziare.

Sono stati questi anni a tracciare il percorso che mi ha spinto a dare vita al sito Zonalibera.org, http://www.zonalibera.org/

Nasce all'inizio di Aprile 2006, il nome vuole essere si significativo ma soprattutto aggregante, ed e' piu' il sottotitolo ad individuarne intenzioni e specificita': "glocalizzazione, attivismo, stimoli e attitudini".

Con GLOCALIZZAZIONE si intende la (ri)valorizzazione di tematiche locali inserite nel loro naturale contesto globale. La perdita del nostro passato, l'alienante scarsa cultura, poca curiosita' e ideologie da mercato che investono la nostra nazione, sono fattori che allontanano le persone da un sentire comune, dalla possibilita' di crescere e sviluppare una propria coscienza e dare valore alla propria unicita', tendendo invece a confonderci nell'assenza di valori, con conseguente difficolta' a riconoscere noi stessi e gli altri.

Soluzione ? glocalizzare. Nessuno toglie e disconosce l'importanza e il valore aggiunto di una buona globalizzazione, ed Internet ne è l'espressione più bella, ma rispetto agli anni passati e' ora necessario fare passi avanti, riequilibrando, stimolando, valorizzando relazioni locali. Questo dara' maggiore valore ad ogni singolo elemento, riflettendosi sull'intera rete di relazioni globali, migliorandone l'integrazione e favorendo uno sviluppo positivo dal quale riceveremo altrettanti stimoli.

Sono fermo sostenitore dell'evoluzione informatica che trova nella Rete la sua massima espressione quale strumento di confronto, discussione ed evoluzione per mezzo delle nuove possiblita' di comunicazione e condivisione con il mondo intero. Ed e' lontano dall'uniformare, bensi' diviene strumento di crescita e miglioramento per le singole entita' che la compongono, purche' le singole entita' abbiano coscienza di esserlo e possano quindi contribuire al bene della collettivita'. Fulcro di tutta la comunicazione rimane l'uomo, sempre, la macchina e' il media imparziale che ne permette il dialogo.

ATTIVISMO in quanto e' necessario fare 'cose', reali e concrete, troppe parole e speranze sono state lasciate sole, fino a svuotarsi di significato, deviare e confondere. Se e' faticoso essere quel tanto sereni in questa vita, costa altrettanto sforzo agire, organizzare, coinvolgere, informare ed aiutare. Ma e' necessario, o non vi sara' evoluzione e miglioramento di vita per noi e per le generazioni future.

STIMOLI e ATTITUDINI perche' tra gli obiettivi del sito vi e' proprio quello di dare segnali, alimentare interessi, idee, attivita', dare spazio e visibilita' a molte iniziative che nel vasto sottobosco continuano a spuntare.

Credo infatti vi sia un grande errore di comunicazione tra il mondo "sommerso" e il vivere quotidiano. Tante, tantissime realta' non trovano modo di uscire, e devono spesso occupare spazi marginali, a volte ghettizzati. Iniziative lodevoli non ricevevano alcuna attenzione, e allora qual'e' il fine se non si riesce a coinvolgere ?

L'Italia ha un patrimonio sommerso incredibile, un sottobosco magnifico di persone e attivita' che fanno troppa fatica ed emergere. E' quindi necessario informare, parlare, confrontarsi. Questo costa fatica, certo, ma sono caparbio sostenitore sia innanzitutto necessario divenire elementi positivi e propositivi nella societa' se si desidera osservarne un cambiamento.

 

Francesco Natali

Zonalibera.org

http://www.zonalibera.org/

 

 

GERMANIA 2006, AMNESTY INTERNATIONAL LANCIA L’ALLARME:

 

“‘CARTELLINO ROSSO AI TRAFFICANTI DI DONNE E RAGAZZE DURANTE I MONDIALI DI CALCIO”’.

 

 

 

Amnesty International teme che durante i Mondiali di calcio, in programma in Germania dal 9 giugno al 9 luglio, vi sarà un aumento del traffico della tratta di donne e ragazze a scopo di sfruttamento sessuale. L’organizzazione per i diritti umani chiede alle istituzioni e ai governi europei di fare tutto quanto è in loro potere per impedire che ciò avvenga.

 

Nelle 12 citta’ che ospiteranno le partite (Berlino, Colonia, Dortmund, Francoforte, Gelsenkirchen, Amburgo, Hannover, Kaiserlautern, Lipsia, Monaco, Norimberga e Stoccarda) si prevede l’affluenza di oltre un milione di tifosi. L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa teme che tra 30.000 e 60.000 donne e ragazze potrebbero essere vittime di traffico tratta per soddisfare l’aumento delle richieste di prestazioni sessuali.

(leggi tutto...)

+ 6 - 5 | §

Preghiera per le Istituzioni e il nuovo Governo della Repubblica

 

Cantico di Anna (1 Sam 2, 1-8)

 

 

Allora Anna pregò e disse:

«Il mio cuore esulta nel SIGNORE,

il SIGNORE ha innalzato la mia potenza,

la mia bocca si apre contro i miei nemici

perché gioisco nella tua salvezza.

Nessuno è santo come il SIGNORE,

poiché non c'è altro Dio all'infuori di te;

e non c'è rocca pari al nostro Dio.

Non parlate più con tanto orgoglio;

non esca più l'arroganza dalla vostra bocca;

poiché il SIGNORE è un Dio che sa tutto

e da lui sono pesate le azioni dell'uomo.

L'arco dei potenti è spezzato,

ma quelli che vacillano sono rivestiti di forza.

Quelli che una volta erano sazi si offrono a giornata per il pane,

e quanti erano affamati ora hanno riposo.

La sterile partorisce sette volte,

ma la donna che aveva molti figli diventa fiacca.

Il SIGNORE fa morire e fa vivere;

fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire.

Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire,

egli abbassa e innalza.

Alza il misero dalla polvere

e innalza il povero dal letame,

per farli sedere con i nobili,

per farli eredi di un trono di gloria;

poiché le colonne della terra sono del SIGNORE

e su queste ha poggiato il mondo."

 

 

La newsletter esprime i migliori auguri a tutte e a  tutti i rappresentanti istituzionali e del nuovo Governo; ci sia permesso anche di esprimere un particolare incoraggiamento al ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero,  per il quale chiediamo al Signore il dono della coerenza di un cammino intrapreso, dai tempi nella Federazione giovanile evangelica e fino alla Direzione nazionale di Rifondazione Comunista. Pensiamo di interpretare i sentimenti di gran parte del mondo evangelico  ma anche di quello ecumenico impegnato nella teologia sociale. L’Onnipotente lo guidi e lo aiuti. Lo benedica nel suo cammino di responsabilità.

 

Un lavoratore precario del gruppo Fiat… che guadagna 776,00 Euro mensili

 

 

 

Milano: profanate tombe ebraiche

 


17 maggio 2006 - (ve/agenzie) Una quarantina di tombe profanate sono state scoperte ieri nel cimitero ebraico di Milano, nella periferia nord-ovest della città. "È una vergogna”, ha detto il teologo camaldolese, esperto in ebraismo, Innocenzo Gargano, commentando la notizia. “Un atto di violenza e un’offesa che speravamo non dovessero mai più ripetersi. È necessario e urgente", ha aggiunto Gargano, "di richiamare gli educatori, gli uomini della cultura e dei media, le forze politiche e sociali, non solo per doverosamente stigmatizzare quello che è avvenuto a Milano ma per rafforzare l’impegno per il dialogo e la pace. Solo così, con la condanna, si darà una risposta efficace a coloro che hanno compiuto l’odioso gesto”. Il pastore valdese Gianni Genre, in una lettera alla comunità ebraica milanese, ha detto: "l’atto di profanazione cui è stato fatto oggetto ieri il vostro cimitero ci riempie di amarezza e di sdegno. Credevamo, in modo illusorio, che il livello di civiltà della città in cui viviamo, ci mettesse al riparo da questi episodi squallidi e gravi, rispetto ai quali è necessario reagire. Sapremo, speriamo presto, se si è trattato di un episodio di vandalismo fine a se stesso o di un rigurgito di razzismo che ci lascia senza parole". Genre ha in ogni modo denunciato "l’ignoranza colpevole di alcuni ed anche il silenzio, altrettanto grave, di una maggioranza che a volte non si sente coinvolta in prima persona in atti di questo genere" e ha concluso manifestando la solidarietà della chiesa valdese milanese alla comunità ebraica del capoluogo.

 

 

 

Dopo il grande business dell’affaire “La passione di Cristo”…

 

Le verità del Codice Da Vinci

 

 

Nel controverso romanzo Il Codice Da Vinci e nel film che esce nelle sale cinematografiche in questi giorni ci sono elementi sui quali è opportuno riflettere. Lo sostiene il teologo e giornalista Brian McLaren, collaboratore della rivista ecumenica americana Sojourners.

(leggi tutto...)

+ 6 - 6 | §

APPELLO DEGLI IMMIGRATI DI DOMENICA 14 MAGGIO 2006

 

Attraverso la mobilitazione di Domenica 14 Maggio '06, indetta dal Comitato Immigrati in Italia-Roma insieme alle associazioni di India, Pakistan, Bangladesh e Srilanka in Italia, El Condor- Latino America, Umangat- Lavoratori Filippini, Intal Bangla e Dhuumcatu, le comunita' immigrate intendono sottoporre all'attenzione delle istituzioni competenti le seguenti problematiche:1. La questione dei Permessi di Soggiorno rigettati - 70 mila in Italia, di cui 17 mila a Roma - e revocati - 25 mila il dato nazionale, di cui a Roma 5 mila - dall'ultima sanatoria, caso emblematico che mette in evidenza le contraddizioni insite nei regolamenti migratori in Italia.Diversi datori di lavoro hanno presentato le richieste dei Permessi di Soggiorno sulla base dell'ultima sanatoria, la legge Bossi-Fini, domande che, a causa di problemi riguardanti gli stessi datori, successivamente le Questure d'Italia hanno rigettato o provveduto alla revoca. La motivazione riportata dalle Prefetture riguardo a tali rigetti e' la seguente: "letti gli atti d'ufficio il quale si evince che, da accertamenti svolti da personale di questo Ufficio in diverse occasioni e orari diversi del giorno, risulta di non aver prestato attivita' lavorativa nel mese di giugno 2002 al mese di settembre 2002".Dal momento che la Questura non e' l'istituzione competente in materia di accertamenti dei rapporti di lavoro e siccome nel decreto non e' in alcun modo specificato che gli accertamenti sino stati effettuati nell'arco dei mesi giugno-settembre 2002, come puo' un recente accertamento confermare l'esistenza di un precedente rapporto di lavoro?Inoltre, in un Paese in cui continua a crescere il lavoro irregolare, in particolare nelle regioni del Centro e del Sud (secondo quanto riportato dal rapporto 2005 del Censis), e' difficile per un lavoratore immigrato poter emergere dal sommerso. Diverse volte i datori di lavoro non riportano sul contratto di lavoro l'esatta qualifica professionale svolta dal lavoratore; ci risulta anche che delle volte il datore di lavoro non sia la persona che ha firmato il contratto, ma una persona che i lavoratori in realta' non hanno mai conosciuto.Il riesame dei Permessi di Soggiorno rigettati dall'ultima sanatoria si basa, dunque, sull'impossibilita' di provare l'esistenza di un rapporto di lavoro con un accertamento che non e' stato eseguito in tale arco di tempo o in prossimita' dei mesi in questione, nonche' sulla necessita' di non far pesare al lavoratore immigrato i brogli o gli sfruttamenti, perpetrati da alcuni datori di lavoro, di cui il lavoratore e' vittima. 2. Un'altra istanza rivolta alle istituzioni e' la necessita' di regolarizzare le oltre 500 mila domande di assunzione rimaste escluse dall'ultimo decreto flussi attraverso una nuova sanatoria, necessaria per far emergere dall'economia sommersa un significativo numero di lavoratori immigrati.3. Sono migliaia i Permessi di Soggiorno a Roma che rischiano di essere rigettati a causa del certificato di idoneita' alloggiativa, requisito stabilito secondo parametri estremamente inadeguati all'emergenza abitativa che colpisce in particolare alcune regioni - 17 mq nella Regione Lazio - .4. Il riconoscimento automatico della cittadinanza italiana per i figli degli immigrati nati in Italia, circa 400 mila, nonche' la possibilita' di poter effettuare il ricongiungimento familiare anche per i figli maggiorenni.

 

Manifestazione a Roma

Domenica 14 Mag 06, ore 17.00 in P.za della Repubblica

 

 

Per il ritiro delle truppe italiane

 

 

Posta ricevuta

 

Mi chiamo Adriano Sgrò e ricopro il ruolo di segretario della Funzione Pubblica Cgil di Milano.

Da parecchi anni contribuisco nel mio piccolo a finanziare la Chiesa Valdese con l'otto per mille.

Apprezzo l'impostazione della Chiesa Valdese su quasi tutte le tematiche affrontate e per il rispetto delle opinioni altrui che sempre hanno contraddistinto il contenuto delle posizioni "valdesi".

Da tanti anni ed anche nella mia città di provenienza-messina- in cui ho avuto modo di conoscere la Famiglia Macris.

Ritengo però, che il messaggio di Maurizio Benazzi, riguardo all'invito alla Ministra Moratti da parte del Seg.Generale della Camera del Lavoro di Milano sia fuori dai margini delle solite argomentazioni utilizzate.

In particolar modo mi pare assurdo invitare a sospendere l'iscrizione al Sindacato dal momento che non si può collegare lo sbaglio di un'iniziativa alla soluzione della cancellazione dell'iscrizione.

Un parere diverso non può giustificare il boicottaggio all'associazione sindacale più importante del nostro paese.

Sia chiaro peraltro che anch'io considero quell'iniziativa errata sul piano della stessa contestualizzazione dell'evento ricorrente e per tutti i mali creati dalla Moratti a Scuola e Lavoratori.

Anzi, vi giunga la notizia che il mio parere è ampiamente diffuso in tutta la Cgil e che, tra qualche giorno, un direttivo della camera del lavoro sarà dedicato a questo tema.

Però il boicottaggio sarebbe troppo e per questo Vi chiedo una variazione sulle finalità della critica.

Non della critica in sè ma del rimedio all'errore dell'invito al boicottaggio.

Provate ad immaginare quale significato avrebbe, laddove la Cgil per condizioni di reciprocità dovesse concludere per un invito ad eventuali azioni di boicottaggio nei confronti Vostri, sul piano non solo delle questioni economiche quanto del significato politico della situazione.

Si può provare a fare un ragionamento.

In caso di possibile ulteriore riflessione potrei farmi parte diligente per aprire nello stesso nostro Sindacato una discussione invitandoVi alla presenza dello stesso Segretario Generale Onorio Rosati.

In attesa di riscontro Vi porgo I miei più sentiti saluti e tutto l'incoraggiamento per continuare nella diffusione del materiale informativo così importante.

 

La ringrazio del messaggio e aderisco all'invito per un appuntamento col Segretario Generale.

Non mi sottraggo alla responsabilità sindacale e politica della proposta che Lei ha qui formulato e che riporterò testualmente anche nella newsletter. Le sarei grato solo di darmi un congruo tempo di preavviso in modo da poter estendere l'invito anche ad altri iscritti alla CGIL, che come me si ritengono interessati a partecipare.

Ne daremo pubblica informazione, se me lo consente.

Personalmente ho chiesto via e.mail al sig. Onorio Rosati di dimettersi. In qualità di semplice iscritto.

Cordialmente

Maurizio Benazzi

PS: pleonastico precisare che non rappresento la chiesa evangelica valdese di Milano, ma sono il fondatore e il gerente di una newsletter indipendente. Ed il messaggio è stato inviato in qualità di cittadino lavoratore precario ed evangelico, iscritto alla CGIL.

D.N.

 

 

Il pastore della Swissmetal

 

(VE/Saemann) Nel corso delle agitazioni sindacali scoppiate alla Swissmetal di Reconvilier in Svizzera, esponenti cristiani si sono schierati dalla parte degli scioperanti. Il pastore riformato del paese, Marc Balz, ha presieduto un culto nella fabbrica occupata. “I valori degli scioperanti sono anche i valori della chiesa”, ha detto il pastore . “Ne va del lavoro, ma ne va anche della dignità delle persone, della loro fede, della loro fiducia nel futuro. Gli operai della Boillat sono miei parrocchiani. Quando mi hanno chiesto di presiedere il culto ho detto subito di sì. Ho posto una sola condizione”, aggiunge Balz, “e cioè che fosse un culto ecumenico”. Per il suo impegno, Balz ha ricevuto molte lodi, ma anche parecchie critiche. Soprattutto da parte di chi avrebbe voluto che la chiesa assumesse un ruolo di mediazione nel conflitto. “Abbiamo certamente sostenuto l’opera di mediazione di Rolf Bloch”., riconosce Balz, “ma in questa vicenda ciò che più mi sta a cuore sono gli operai e la loro sofferenza. Ciò che è successo li ha scossi e ha cambiato la loro vita. Tutti hanno bisogno di sfogarsi, di poter parlare con qualcuno. In questo la chiesa li aiuta.” E le critiche? “Ne prendo atto”, conclude il pastore, “ma non cambio idea”.Invito

 

 

Invito

 

II° TAPPA del cammino verso

OSARE LA PACE PER FEDE

26 – 28 maggio 2006

Centro Madre Cabrini

Via Santa Francesca Cabrini n. 3

Codogno (LO)

L’ORA DELLA RI – CREAZIONE

Prendiamoci cura della Terra!

(leggi tutto...)

+ 9 - 3 | § L'Asia ci interroga...

I poveri sono i derubati della storia

 

 

Povertà

Se siamo seri, quando diciamo di voler mettere fine alla poverta', allora dobbiamo mettere fine ai sistemi che creano la poverta' derubando i poveri dei loro beni comuni, dei loro stili di vita e dei loro guadagni. Prima di poter far diventare la poverta' storia, dobbiamo considerare correttamente la storia della poverta'. Il punto non e' quanto le nazioni ricche possono dare, il punto e' quanto meno possono prendere.

Vandana Shiva

 

Fonte: Il grido dei poveri

 

Dal cantante rock Bob Geldof al politico inglese Gordon Brown, il mondo sembra improvvisamente pieno di persone dall'alto profilo che fanno piani per mettere fine alla poverta'. Jeffrey Sachs, tuttavia, non e' semplicemente una persona che vuol fare del bene, ma uno dei principali economisti mondiali, alla testa dell'Earth Institute e responsabile di un progetto Onu per promuovere un rapido sviluppo. Percio', quando ha lanciato il suo libro "La fine della poverta'", la gente ovunque ne ha preso nota. La rivista "Time" ha persino dedicato ad esso la copertina. Ma c'e' un problema con le prescrizioni di Sachs per porre fine alla poverta'.


In effetti lui non riesce a capire da dove la poverta' venga. Sembra guardare ad essa come al peccato originale. "Poche generazioni fa, praticamente chiunque era un povero", scrive, e poi aggiunge: "La rivoluzione industriale guido' a nuove ricchezze, ma gran parte del mondo fu lasciata indietro". Questa storia della poverta' e' totalmente falsa. I poveri non sono coloro che sono stati "lasciati indietro", sono coloro che sono stati derubati. La ricchezza accumulata dall'Europa e dal Nord America e' largamente basata sulle ricchezze prese all'Asia, allí'Africa e dall'America Latina.
Senza la distruzione della ricca industria tessile dell'India, senza il controllo del commercio di spezie, senza il genocidio delle tribu' native americane, senza la schiavitu' africana, la rivoluzione industriale non avrebbe dato gli stessi risultati di benessere per l'Europa ed il Nord America.


E' stata questa appropriazione violenta delle risorse e dei mercati del Terzo Mondo che ha creato ricchezza al Nord e poverta' al Sud.


Due dei grandi miti economici del nostro tempo permettono alle persone di negare questo stretto collegamento e di diffondere interpretazioni scorrette di cosa sia la poverta'.
In primo luogo, per la distruzione della natura e della capacita' delle persone di aver cura di se stesse il biasimo non cade sulla crescita industriale e sul colonialismo economico, ma sugli stessi poveri. La malattia viene offerta come cura: piu' crescita economica, in modo da risolvere gli stessi problemi di poverta' e di declino ecologico a cui essa stessa ha dato inizio. Questo e' il messaggio che sta al cuore dell'analisi di Sachs.
Il secondo mito e' l'assunto per cui se tu consumi cio' che produci, non stai veramente producendo, almeno non economicamente parlando. Se io mi coltivo il cibo che mangio, e non lo vendo, allora esso non contribuisce al Pil e percio' non contribuisce ad andare verso la "crescita". Le persone vengono percepite come "povere" se mangiano il cibo che hanno coltivato anziche' il cibo malsano distribuito dall'agribusiness globale. Sono visti come poveri se vivono in case che si sono costruiti da soli, con materiali ben adattati ecologicamente come il bambu' ed il fango anziche' in blocchi di cemento. Sono visti come poveri se indossano abiti prodotti con fibre naturali anziche' sintetiche.
Queste esistenze sostenibili, che il ricco Occidente percepisce come poverta', non si accoppiano necessariamente ad una bassa qualita' della vita. Al contrario, per la loro stessa natura di economie basate sul sostentamento assicurano un'alta qualita' della vita, se questa viene misurata in termini di accesso a cibo sano ed acqua, identita' sociale e culturale robusta e percezione di un senso nell'essere vivi.
Poiche' questi poveri non condividono i cosiddetti benefici della crescita economica, vengono rappresentati come "lasciati indietro".
Un sistema come il modello di crescita economica che conosciamo oggi, crea miliardi di miliardi di dollari di profitti per le corporazioni, mentre condanna milioni di persone alla poverta'. La poverta' non e', come Sachs suggerisce, uno stato iniziale del progresso umano da cui dobbiamo fuggire.
E' lo stato finale in cui le persone cadono quando uno sviluppo unilaterale distrugge i sistemi ecologici e sociali che hanno mantenuto la vita, la salute ed il nutrimento dei popoli e del pianeta per ere.
La realta' e' che le persone non muoiono per mancanza di soldi. Muoiono per mancanza di accesso alla ricchezza dei beni comuni.
La gente e' povera quando deve comprare le proprie necessita' di base a prezzi alti, senza riguardo per quale sia il loro introito. Prendete il caso dell'India. Poiche' il cibo e le fibre a basso costo sono state estromesse dal mercato dalle nazioni sviluppate e dall'indebolimento delle leggi di protezione sul commercio compiuto dal governo, i prezzi dei prodotti agricoli in India stanno crollando, il che significa che ogni anno i contadini del paese perdono 26 miliardi di dollari. Impossibilitati a sopravvivere in queste nuove condizioni economiche, molti contadini ora sono colpiti dalla poverta' e migliaia di essi si suicidano ogni anno.
Se siamo seri, quando diciamo di voler mettere fine alla poverta', allora dobbiamo mettere fine ai sistemi che creano la poverta' derubando i poveri dei loro beni comuni, dei loro stili di vita e dei loro guadagni. Prima di poter far diventare la poverta' storia, dobbiamo considerare correttamente la storia della poverta'. Il punto non e' quanto le nazioni ricche possono dare, il punto e' quanto meno possono prendere. *

Vandana Shiva

 

 

Note:

* Vandana Shiva è una delle scienziate più famose al mondo. Attivista politica e ambientalista, è tra le figure più prestigiose che si battono a livello internazionale contro la globalizzazione liberista. Shiva ha vinto il premio Nobel alternativo per la pace nel 1993 ed è direttore della Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy. Ha scritto numerosi saggi, alcuni dei quali tradotti in italiano: Monocolture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura scientifica (Bollati 1995); Sopravvivere allo sviluppo (Isedi 1990); Vacche sacre e mucche pazze. Il furto delle riserve alimentari globali (DeriveApprodi 2001); Campi di battaglia. Biodiversità e agricoltura industriale (Ambiente 2001); Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi indigeni (Cuen 1999).

 

 

 

 

Il coraggio di un teologo presbiteriano asiatico impegnato nel dialogo fra le religioni: Choan Seng Song

Un leader nel suo continente ma totalmente sconosciuto in Europa e mai tradotto in lingua italiana.

 

Chi è Choan Seng Song?

E’ un teologo presbiteriano di Taiwan molto conosciuto in seno al Consiglio Ecumenico e all’Alleanza Riformata Mondiale. Nato nel 1929 a Tainan (Taiwan) al tempo dell’occupazione giapponese del sud dell’isola, ottiene il suo dottorato nel 1964 all’Union Theological Seminary di New York con una tesi su “La relazione della rivelazione divina e della religione umana nella teologia di Karl Barth e di Paul Tillich”. Noti quest’ultimi per le loro idee socialiste. In particolare Tillich. “L’americano”, per nulla americano. Fin dall’inizio delle sue attività Choan Seng Song si interessa alla questione della religione e delle religioni in relazione alla rivelazione cristiana.

Egli ritorna a Tawain nel 1965 ove è chiamato come docente al Tainan Theological College. Insegna Antico Testamento e teologia sistematica. Dal 1973 è direttore aggiunto della Commissione “Fede e Costituzione” del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC), poi s’impegna nel Comitato esecutivo dell’Alleanza Riformata mondiale, di cui sarà eletto presidente nel 1997. Dal 1985 ha insegnato la teologia in relazione alla cultura asiatica, a Berkeley alla Pacific School of Religion.

Song è, con altri, uno specialista del dialogo fra le religioni, molto prima che se ne iniziasse a parlare nel pianeta. E’ costantemente indaffarato ancora oggi nello spostare il cristianesimo dal suo asse occidentale, per aprirlo alle altre spiritualità, quelle asiatiche in primis. Proprio per questo ha criticato il CEC per affermare nei confronti dell’istituzione : 1) il passaggio dall’alto alla base, per ripartire proprio dai bisogni e dai desideri dei popoli 2) il tener conto dei movimenti d’emancipazione , fra cui il movimento femminista, a seguito dell’esperienza dell’impotenza del potere e del potere dell’impotenza, concetti chiave nel suo pensiero 3) considerare di fatto superato l’eurocentrismo teologico 4) occuparsi dei problemi dei popoli e non delle sorti dei dibattiti di “vetrina” (tanto cari a tutti), in cerca di esperienze spirituali forti. La sua opera “Les larmes de Madame Meng” (Le lacrime della signora Meng) narrano la potenza della Grazia nel mondo delle religioni. Si tratta di una parabola cinese sul significato della sofferenza del popolo. Song afferma, fra lo scandalo dei pastori europei in primis,  che “chi non conosce che una sola religione, non ne conosce nessuna”. Vi rendete conto come chi afferma ad es. all’interno dell’area evangelica “fraterne” alleanze avverta un profondo disagio di fronte a queste parole. Non vi diciamo poi cosa accade nelle altre confessioni cristiane (cattolici, ortodossi, anglicani, quelli che i TG nazionali chiamano ad es. “protestanti” commettendo gravi e volute imprecisioni per fini politici) o nelle altre religioni, soprattutto con prospettive di conquista ( la c.d. “missione” ) o di area fondamentalista (esiste il fondamentalismo ad es. anche nell’area buddista, contrariamente a quanto si pensa comunemente per grave ignoranza). Ma quello che suggerisce l’autore sono gli innumerevoli esempi contrari, proprio a partire dallo stesso buddismo quando ci ricorda i tanti religiosi buddisti, che - per protestare contro la guerra in Vietnam - si erano volontariamente immolati col fuoco per la salvezza del loro popolo e per la compassione degli altri (tutti: vittime e carnefici).

Quando Seng parla del Regno di Dio chiede ai cristiani di smetterla di pensare che Gesù si sia autoproclamato “Figlio di Dio”. Semmai il Nazareno, al contrario, ha compreso il suo ministero come preparazione del Regno stesso voluto dal Padre, in nome del quale egli agiva e si esprimeva. Insiste poi che la teologia della creazione debba essere integrata dalla constatazione che la Creazione continua. Ossia è costantemente attiva, nel quadro dell’opera di redenzione. La Grazia di Dio - in altre parole - non ha confini confessionali o religiosi. Qui subentra la visione socialista cristiana definita da Tillich, anche e soprattutto come ricerca del “punto di ancoraggio” o meglio correlazione fra fede cristiana e cultura.

Ma di questo avremo modo di parlarne più diffusamente ben presto. A qualche pastore o prete saranno forse necessari i sali per riprendersi. Aspettiamo un po’ per poi continuare… Immagino comunque che si intuiscano facilmente le ragioni per cui nulla è stato pubblicato in italiano. E comunque non viene diffuso.

Il nostro concetto di “essere chiesa insieme” deve essere rivoluzionato. Non c’è scelta. La chiesa sta o cade proprio su queste visioni di prospettiva. Di futuro e di Speranza.

 

 

L’Europa è oggi solo una parte ricca del mondo. Ma del tutto povera di spiritualità, (salvo quella offerta dal mercato del sacro ovviamente, che non è solo new age…). Noi siamo ancora una volta solo dei “mendicanti” della Grazia di Dio. Quella Grazia che trasforma e mette gli uomini e le donne nuovamente in cammino.

Nel XVI secolo, lo scriveva Lutero, e oggi, lo fa capire Seng. Buone nuove, dunque, anche se nel lontano orizzonte.

Maurizio Benazzi

(Ecumenici)

+ 8 - 4 | §

La Rete Regionale Lombarda contro la precarietà e la legge 30 presenta


REDDITO GARANTITO E NUOVI DIRITTI SOCIALI

 

I sistemi di protezione del reddito in Europa a confronto…

…e le leggi regionali sul reddito in Italia

Presentazione del libro con aperitivo

INTERVENGONO:

Sandro Gobetti  Assessorato al Lavoro, Pari Opportunità e Politiche giovanili della Regione Lazio e curatore del volume “Reddito garantito e nuovi diritti sociali”

Giovanna Vertova  Economista, Università di Bergamo

 

Giovedì 11 MAGGIO, ORE 18:00
CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA MILANO

in CORSO DI PORTA VITTORIA, 43

+ 5 - 6 | §

CONFERENZA: APPUNTAMENTO CON LA STORIA

 

SACILE TERRA AMARA

 

(da “Una Terra amara. Il Friuli occidentale dalla fine dell’Ottocento alla dittatura fascista” di Gian Luigi Bettoli, editore. Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, Udine, 2003).

 

Proiezione di materiale iconografico e documentario.

 

La Signoria Vostra è invitata alla conferenza dell’autore e di SERGIO ZILLI,

docente di geografia storica all’Università degli Studi di Trieste.

 

Giovedì 18 Maggio 2006 alle ore 20,30

Biblioteca civica - Viale Trieste, 34 - Sacile

 

organizzato dal

COMUNE DI SACILE - Assessorato alla Cultura e Biblioteca Civica "Romano Della Valentina"

con la partecipazione di: COOP CONSUMATORI NORDEST

 

 

     L'ordine del giorno della Società Operaia, che richiede al Comune di realizzare case popolari
 

 

 

Ortodossia cristiana: un linguaggio e una grammatica differenti. Ma non solo...


(Ecumenici) La newsletter per la prima volta tenta un approccio di conoscenza il più sistematico possibile col mondo ortodosso cristiano in Italia. Per fare ciò abbiamo intervistato il direttore della Rivista “Italia Ortodossa” Georgios Karalis, (sito http://www.italiaortodossa.it/index.php ).

Le sorprese, per certi aspetti, non mancano ai nostri occhi, ma anche in questo caso  preferiamo che l’analisi e le valutazioni siano solo a cura dei lettori. Da parte nostra riconfermiamo l’interesse ad accogliere le diverse voci della minoranze religiose. Anche quando il dialogo è difficile e perfino il linguaggio e la grammatica sono differenti e la prospettiva cristiana è diametralmente opposta. Si pensi alla valutazione del processo di secolarizzazione. La reciprocità è - ad. esempio - ancora lontana dall’essere un valore condiviso. Dagli altri. Non per caso, comunque.

Abbiamo scelto come redazione di non produrre alcuna foto per corredare l’articolo, anche se chieste espressamente al nostro interlocutore. Le immagini evocate nel testo, da parte dell’intervistato, sono del resto molte chiare.

Confessiamo francamente di aver minori difficoltà complessive e uno spirito d’amicizia umanamente più intenso, con gli islamici in generale, i sufi in particolare, e il mondo ebraico liberal o progressivo. Siamo poi accolti con benevolenza da ampi settori di non credenti, eticamente impegnati nel quotidiano oltre che in politica. Crediamo che anche questo sia uno dei frutti dell’opera del Dio vivente. Il Dio della città secolare.

Fortunatamente il soffio dello Spirito eterno è libero. Non è proprietà privata di nessuno.

Rimane la constatazione - in ambito cristiano -  che oltre ai “padri” bisognerebbe saper ascoltare anche i figli e le madri della Chiesa apostolica. Ma qui entriamo già nel terreno del dibattito serrato. Quello che rimanda anche alla violenza patriarcale. Degli oppressori di sempre. Che non hanno nessuna fretta di cambiare il loro cuore. Figuriamoci il mondo che ci è dato di vivere o l’assemblea dei credenti..

Buona lettura.

Maurizio Benazzi


 
 
 

 

1)    Lo Spirito Santo che dinamiche ha avuto come sviluppo teoretico -pneumatologico nella teologia ortodossa in questi ultimi 1000 anni? Si può spiegare  il concetto di energie divine sviluppato nella letteratura e nelle esperienze mistiche orientali?

 

L'Ortodossia non ragiona così perché non pone il discorso prima della vita in Cristo (credo ut intelligam) ma la vita in Cristo prima di ogni possibile discorso.. Per essa, quindi, il Cristianesimo è anzitutto un'esperienza, una vita di comunione fra uomo e Dio. Dio diventa uomo affinché l'uomo diventa Dio, l'uomo si divinizzi, arriva cioè, rapito dalla Grazia increata di Dio, nel Suo Regno increato. E in questo regno l'uomo vede “cose indicibili” che le parole umane e la filosofia umana non possono esprimere, perché non esiste nessuna analogia fra creato e increato. Discorsi allora e sviluppi teoretici pneumatologici sono tutti da evitare.

Nella Chiesa ortodossa i Padri, non i teologi accademici,  sono un'autorità perché, prima di scrivere, hanno vissuto quest'esperienza, hanno vissuto cioè nello stadio dell'illuminazione e della divinizzazione. Il loro scopo principale non è stato quello di fare filosofia né di parlare filosoficamente agli uomini del loro tempo, visto che la filosofia imprigiona l'uomo nella realtà creata così strettamente da creare un “dio” a immagine e somiglianza dell'uomo, un “dio” creato dall'intelletto umano, che non ha a che fare con il Dio Vivente, con il Suo Amore con La Sua Energia Increata che nessun pensiero filosofico, cioè immaginario dell'uomo, può mai capire. Il loro scopo principale è stato quello di vivere in Cristo, di eliminare cioè le loro passioni, per arrivare ad avere il corpo risorto di Cristo, la vera immagine ristabilita da Cristo, il nuovo Adamo.

Questo significa non vivere per loro stessi, per le loro volontà personali, per le loro passioni, ma vivere per Cristo e volere quello che Lui vuole. Le contingenze e le eresie del tempo, e di oggi, che trasformavano e trasformano il cristianesimo in una ideologia, in una filosofia, eliminando all'uomo l'unica possibilità di unirsi con l'Energia Increata di Dio, cioè, con Dio Amore, e di Salvarsi, imprigionandolo nella realtà della natura caduta, li hanno obbligati a parlare e a scrivere. Nelle loro opere si può allora rinvenire un discorso che, riassunto, suona così: "La mia vita ascetica mi ha avvicinato a Dio che con la sua Grazia mi ha purificato e mi ha fatto sperimentare la Verità del Cristianesimo, mi ha trasportato nel Suo Regno increato dove parole umane e concetti perdono il loro significato".

La Verità del Cristianesimo, per essere affermata con questa stabile certezza, ha bisogno d'essere distinta da tutti quei percorsi che portano all'illusione, alla filosofia, allo svuotamento interiore e all'allontanamento da Dio. I dogmi formulati lungo il tempo sono, quindi, delle semplici transenne perché il fedele possa condurre rettamente il suo cammino verso l'unione con la Grazia increata di Dio; non sono deduzioni filosofiche sulla base della Scrittura e della consuetudine ecclesiastica! Queste transenne sono a loro volta delle definizioni che nascono da un rapporto del fedele con Dio. Dire che Dio ha una realtà impartecipabile (la sostanza - ousia) e una partecipabile (l'energia), che è poi la Sua Vita, significa affermare un dogma che i Padri hanno "patito" e visto personalmente. Quando San Gregorio Palamas, come altri autori prima di lui, afferma che Dio nella sua energia è partecipabile ed esperibile come luce, significa che è stato colpito da qualcosa d'indescrivibile ed è in seguito a ciò, che ha scritto, non per aver fatto una deduzione filosofica. Se Palamas e tutti gli altri avessero fatto deduzioni filosofiche sarebbero più che opinabili e discutibili!

È per tutto quest'insieme di motivi che i Padri non hanno un'autorità formale ma sostanziale all'interno della Chiesa Ortodossa.

(leggi tutto...)

+ 7 - 6 | § Dibattito: riparliamo di laicità

Cari amici,

da tempo ricevo e leggo con interesse "ECUMENICI", perchè condivido i valori dell'ecumenismo, della nonviolenza e della giustizia, della laicità e della libertà. Da anni infatti sono impegnato in questi campi a Ivrea (commissione ecumenica della mia diocesi, associazioni per la Palestina e per l'Uganda, Tavola della pace del Canavese, il Social Forum, ecc.).

Sono insegnante da  27 anni nelle scuole superiori e ai miei studenti più volte ho presentato questi valori con convinzione e nel rispetto delle loro convinzioni. (Vi allego il murale che ho fatto con gli studenti per il 60° anniversario della Liberazione l'anno scorso, e settimana scorsa ne abbiamo fatto un altro sulla donna per la pace, con conferenza che ho organizzato, sulla Donna dalla resistenza alla repubblica).

Ho 53 anni e ho tre figli studenti. Tra dieci anni spero di andare in pensione.

Su questo numero di Ecumenici c'è una bellissima frase tratta dall'autodifesa di Don Milani a me molto cara, infatti sono stato a Barbiana con gli insegnanti per la nonviolenza e trenta anni fa, seguendo l'insegnamento di Don Milani, ho fatto la scelta dell'obiezione al servizio militare,  quando allora eravamo solo in 500 in Italia.

Su questo numero si parla anche dell'immissione in ruolo di altri 3077 insegnanti di religione (il 20% degli insegnanti che hanno passato il concorso, mentre il 60% sta facendo l'anno di prova dopo essere entrato in ruolo nel settembre scorso e il restante 20% dovrebbe entrare in ruolo a fine anno, tutto come da accordi, ma con qualche ritardo).

Io sono uno di questi insegnanti. E inizio ora il corso per chi fa l'anno di prova, di ogni materia.

Non sono contento dell'impostazione dell'insegnamento della religione, che tutti, insegnanti, istituzione scolastica, studenti, politici, confessioni religiose, per motivi diversi soffriamo.

Ma non approvo il termine usato "schiaffo alla laicità" dato dall'immissione in ruolo degli IRC.

In quanti modi si può intendere la laicità dello Stato?

E poi, in attesa di una perfetta impostazione dell'insegnamento della religione nelle scuole dovremmo non comunicare più nulla di cultura religiosa? Ma non vedete quanta ignoranza c'è e quanti pregiudizi, specialmente in campo religioso?

Faccio un esempio: Volete che vi dica cosa sapevano i miei studenti dei Valdesi prima che facessi lezioni, proiettassi filmati e li portassi in visita alla Chiesa Valdese, all'incontro con il mio amico pastore? O in sinagoga con il rappresentante della comunità ebraica? Spero di portare studenti anche al Centro islamico (ma devo vincere tanti pregiudizi).

 Nella mia scuola oggi non vedo chi al posto dell'insegnante di religione possa comunicare questi insegnamenti.

Sono pronto a discutere su tutto. Anche a rivedere la confessionalità, e insieme l'opzionalità dell'IRC, ma non priviamo i ragazzi che vogliono avere più cultura, anche in campo religioso, di questa debole opportunità. E' un disvalore questa cultura? Non si dice continuamente che si manca di valori? Credetemi, il mio modo di insegnare è, o più modestamente, vuole essere veramente ecumenico. Con i miei studenti infatti mi ritrovo, nelle discussioni, a dovere difendere la religione e la non religione degli altri, non cattolici.

Per quanto riguarda il nostro stato giuridico: secondo voi dovremmo essere precari sempre? Anche con due lauree come ho io e 27 anni di lavoro nella scuola di stato? Sono certo che anche voi siete contro la precarietà del lavoro. E allora io e i miei colleghi secondo voi come dovremmo finire?

Ho fatto tante manifestazioni con i lavoratori, anche contro il precariato nella scuola, infatti sono solidale con i precari che aspettano da anni un posto stabile, ma appunto non accetto distinzioni tra categorie di insegnanti e sono pronto a protestare in piazza per ottenere l'incarico a tempo indeterminato anche per noi insegnanti di religione (tra l'altro, sapete che alla fine saranno immessi in ruolo il 70% delle cattedre di religione?).

Ci sono privilegi? Discutiamo. Io non voglio lavoratori di serie A e B. e voi?. Discutiamo.

Infine presi dall'accanimento avete scritto "il costo degli insegnanti di religione fa mancare risorse per servizi essenziali quali quelli agli anziani, per gli asili nido, per la tutela dell'ambiente", ma davvero il pastore Rapisarda ha detto questo? Cosa significa??? Che la paga dei lavoratori è sottrazione di servizi? Conto fino a dieci ... e dico ancora una volta: discutiamo.

 

Ecumenicamente, cioè alla ricerca dell'unità, nella diversità.

Pronto a leggervi sempre con interesse.

 

Pierangelo Monti

 

 

Il Signor Pierangelo Monti, insegnate di religione, ovviamente di religione cattolica nella scuola pubblica, si mostra risentito da alcune frasi da me scritte e diffuse con nota dell'Agenzia NEV, ripresa da Ecumenici. Egli chiede di discutere. Lo facciamo volentieri nella convinzione che la discussione serve a mostrare l'altro lato della medaglia, a guardare le cose con occhi nuovi.

Mi rendo conto di avere come interlocutore una persona impegnata su più fronti che condivido. Senza dubbio egli è un credente con cui sono pronto a pregare per la giustizia e la pace, per un mondo più giusto e a dire assieme il Padre Nostro. Tutto questo, però, non mi impedisce di affermare che un insegnante di religione nella scuola pubblica opera in regime di privilegio per i alcuni motivi che vado a enucleare brevemente. La dizione insegnante di religione è riduttiva (volutamente ?). Essi sono scelti e pagati per insegnare religione cattolica. Quanto sia eticamente corretto che questi insegnanti si avventurino nell'insegnamento di altre religioni, da una posizione necessariamente unilaterale, è questione sulla quale mi piacerebbe continuare a discutere. L'insegnante di religione cattolica, è appena il caso di ricordarlo, entra nella scuola in forza di un privilegio, residuo del vecchio concordato mussoliniano del '29, al tempo della religione di Stato, e ribadito con chiaro opportunismo politico col concordato craxiano, in contraddizione col concetto che l'Italia non ha una religione di Stato e col concetto di laicità dello Stato affermato dalla Costituzione. Conseguenza di questa impostazione, non va dimenticato, è che l'insegnate di religione cattolica entra dalla porta del vescovo e non del provveditorato. Egli è sempre sotto il controllo del vescovo (in spregio alla libertà di coscienza). Infatti il suo mandato può essere revocato in qualsiasi momento (se donna e porta la minigonna, se convive, se divorzia, se consiglia il condom ecc.). Questo residuo di concordato d'altri tempi, questa presenza massiccia del vescovo nella scuola (precetto pasquale in orario scolastico, confessionali nei corridoi, crocifissi e statue dappertutto, ruolo degli insegnanti di religione nella valutazione degli alunni ecc.) è pagato dallo Stato, con i soldi di tutti, anche dei miei, che non condivido l'IRC (ho il diritto di protestare ?!). Sappiamo che la coperta, cioè i fondi pubblici, è corta. Se il denaro pubblico viene speso per mantenere l'IRC è del tutto evidente che non vi saranno risorse per altro (asili, servizi per anziani, ambiente, per fare soltanto un piccolo elenco). La regione Sicilia, dove abito, paga i cappellani negli ospedali, ma non ha fondi per i LSU. La precarietà è galoppante, le nuove povertà avanzano. Ma certo, chi non è protetto dalla chiesa cattolica può stare a protestare quanto vuole o può chiedere ospitalità presso qualche pio istituto finanziato con i soldi pubblici !

Qui, per logica conseguenza, si dovrà parlare del lavoro degli insegnanti di RC e, ovviamente, del loro stipendio. L'insegnate di RC vuole entrare a scuola dalla porta principale, non vuole essere un insegnate di seconda categoria, fa valere i suoi titoli di studio. Ma dov'è il concorso vinto ? Dov'è il corso abilitante superato in concorrenza con migliaia di altri docenti ? Dov'è la gavetta fatta con supplenze, incarichi annuali, emigrazione e competizione in campo aperto ? Già ! L'insegnante di religione vuole essere e pretende di essere come tutti gli altri insegnanti ! Non è fuori luogo ricordare che molte persone scelgono una missione e proprio per questo non vogliono essere come tutti gli altri. Proprio perché hanno scelto una missione non cercano privilegi, ma sono pronti a pagare, economicamente, s'intende, le scelte fatte. Il posto, il posto sicuro, come avviene con l'entrata in ruolo, non è una categoria che collima con il concetto di missione. Mi si dirà che non tutti possono vivere per missione. Io credo che tutti dovrebbero nobilitare il proprio agire sentendolo come missione, come dono della propria vita, come uno spendersi per gli altri. Il posto, la sicurezza economica la cercano tutti, ma allora il nostro voler essere come tutti gli altri significa accettare la competizione, avere concorrenti, non ritagliarsi alcun ambito privilegiato per motivi religiosi o politici, spesso clientelari.

Lasciamo da parte ora le questioni politiche ed economiche a cui abbiamo fatto soltanto un cenno e veniamo alle questioni legate alla validità-opportunità di continuare con l'IRC. Dal mio punto di vista l'IRC è un fallimento totale, al di là dei numeri di chi lo sceglie. Il progresso morale e spirituale degli alunni e alunne della scuola non è corrispondente alle risorse che il sistema IRC vi investe. La mancanza di pluralismo religioso è sotto gli occhi di tutti (e questa è una grave ferita al corpo sociale). Religione a scuola equivale a ghettizzazione, tanto di chi la sceglie, quanto di chi non se ne avvale. Continuare con l'IRC significa sottrarre ambiti sostanziali all'insegnamento del fatto religioso e della cultura religiosa tramite materie quali storia, filosofia, arte, letteratura, musica. Si tratta di ambiti in cui l'interdisciplinarietà sarebbe altamente auspicabile, ma la settorializzazione della materia e la conservazione del ruolo degli insegnanti lo impedisce.

Come credente mi interessa fare una chiara distinzione tra religione e fede. La religione si può insegnare o presentare, ma se la religione è un fatto culturale, perché gli alunni delle nostre scuole debbono conoscere soltanto la religione cattolica o le altre religioni quando, bontà loro, gli insegnati di RC se ne vogliono fare carico ? Chi di noi va ad apprendere la lingua tedesca da un cittadino inglese, potendola apprendere da un tedesco ? Perché i nostri alunni debbono apprendere l'Islam attraverso una fugace visita alla moschea e tramite la presentazione che viene loro fatta dall'insegnante di RC ? Non so se sia meglio invitare a scuola esponenti del mondo buddista, islamico, ebraico, protestante, animista, agnostico, ateo ecc, o non sia meglio affrontare la questione come studio del fatto religioso nelle varie materie di cui sopra e lasciare alle famiglie, chiese, sinagoghe, moschee ecc. di educare alla fede.

Da noi non mancano i luoghi di culto. La fede non si insegna ma si testimonia. Gli insegnanti di religione non possono supplire ai luoghi di testimonianza della fede (famiglie e comunità religiosa di appartenenza). E' profondamente sbagliato dare l'impressione che in questa materia si possa procedere per delega, pagando uno specialista, affidando ad altri la cura spirituale degli adolescenti e dei giovani.

A conclusione di queste note, che hanno toccato alcuni punti sollevati dal mio interlocutore, non voglio sottrarmi alla sollecitazione circa la laicità dello Stato. Su questo tema il dibattito è ampio e ogni società interpreta la laicità tenendo conto del proprio contesto. Una cosa è la laicità in Francia, altra cosa è in USA. Ma che cos'è la laicità in Italia, concetto di cui parla la Costituzione ? Laicità ha a che fare col popolo e il popolo non è sempre lo stesso. Non siamo più nel '29, non dobbiamo più riparare la breccia di Porta Pia e l'offesa arrecata dai garibaldini al potere temporale dei papi. La società di oggi va vista in prospettiva futura, si tratta di costruire non di preservare lo status quo (ognuno coltiva il proprio ambito, salvo continui sconfinamenti !). Davanti a noi c'è una società pluralista, dove le sue componenti non fanno più crociate, non demonizzano, non si accaparrano tutti gli ambiti del vivere, dove non vige la legge del più forte, che crea sentimenti di rivalsa. La laicità va costruita col concorso di tutti. Questa costruzione avrà qualche speranza di successo se si vorrà riforma l'assetto attuale.

La poltica degli ultimi anni ha seminato la continuazione dei privilegi. Le ingerenze della gerarchia cattolica sono giunte puntuali come un orologio svizzero. La coalizione che si affaccia al governo non ha una voce forte sulla laicità. I sindacati, anche quelli che hanno condotto battaglie legali per la laicità, invitano il ministro della P.I.. I credenti vanni per linee divergenti. C'è speranza ? Si, perché la speranza si fonda sulla bontà delle idee.

Salvatore Rapisarda

 

La newsletter ha invitato a partecipare al dibattito anche il Presidente dell’Associazione 31 ottobre, che ha accettato.

+ 8 - 4 | §

KILUSANG MAYO UNO
(May First Labor Center)
TAGAPAMANDILA NG TUNAY NA UNYONISMO
No. 63 Narra St. Bgy. Claro, Proj. 3 Quezon City
Telfax 421-0768/421 1049; Ph: 421-0986 Email:  kmuid@tri-isys.com

 

KMU MAY DAY MESSAGE
1 May 2006

 

RESIST THE IMPERIALIST PLOY TO SILENCE THE VOICE OF THE WORKERS WORLDWIDE

 In commemoration of the International Labor Day, we salute the workers of the Philippines and workers all over the world. We celebrate Labor Day today – the most important event for us workers, a day symbolizing all the victories of our struggle against capitalist domination, exploitation and oppression – as imperialism intensifies its attacks to reverse the same victories the working class has paid for in sweat and blood. Whatever rights the workers and all oppressed peoples of the world still enjoy today are due, to a large extent, to our organizations and trade unions’ militant resistance to the brutal attacks of imperialism.


Resolving the Crisis of Imperialism at the Expense of the World’s Working People

(leggi tutto...)

+ 8 - 4 | §

L'avanguardia sarda

 

La Sardegna è la regione che in questi anni si è posta all'avanguardia della lotta nonviolenta per l'indipendenza, nella prospettiva gandhiana dell'Hind Swaraj, che rivendica la liberazione da ogni forma di sfruttamento coloniale e dall'oppressione delle “servitù militari”, difendendo la propria identità e avviando un programma di ricostruzione della vita comunitaria.

Il n°9 di , Quaderni Satyagraha, volume di 300 pagine dal titolo Tessiduras de Paghe, Tessiture di Pace, pubblicato da pochi giorni, è dedicato alle trame di Pace presenti nell'isola. Elisa Nivola e Maria Erminia Satta-Puggioni, curatrici del quaderno, da sempre impegnate nel lavoro sociale di base e nella pratica della pedagogia della nonviolenza, sono le tessitrici di un discorso antropologico nuovo che, riprendendo i fili della tradizione culturale sarda, vuole trasformare il presente per costruire le trame di un futuro di pace, non più chiuso in un angusto localismo, ma aperto alla mondialità.

Il volume comprende anche due importanti interventi del filosofo della nonviolenza Jean-Marie Muller e il resoconto del Nonviolence Training di Amman (4-9 Gennaio 2006).

 

Sito web: http://pdpace.interfree.it/  (a cura di Giovanni Mandorino; e-mail: pdpace@interfree.it)

o anche Gavino Puggioni 329-1393095

 

 

 

La riflessione condivisa

 

 

Primo comandamento di tutti gli eserciti:

tu non avrai altra ragione

all’infuori della ragione (impazzita)

di colui che ti manda.

I soldati devono solo uccidere

ed essere uccisi.

(David Maria Turoldo)

 

Questa è la guerra, signori, che ora è il dolore della nostra Italia ma che è la quotidiana tragedia di gran parte dell’umanità. Ora siamo noi a piangere perché a morire sono stati i nostri figli ma questa è la guerra, signori. I soldati fanno questo di mestiere: “uccidere ed essere uccisi”. Il dramma è l’ipocrisia degli uomini di stato che prima li mandano ad “uccidere e ad essere uccisi” e poi ostentano un dolore attonito ed ufficiale che non ha nessuna forza morale su di noi che conosciamo i meccanismi di questa come di tutte le altre guerre.

Questa è la guerra, signori, che obbedisce solo alla “ragione (impazzita) di colui che ti manda. Sono i “mandanti” i responsabili di questi morti come di tutti gli altri morti senza onori. Delle migliaia di morti civili che nessuno aveva mandato, senza patrie e senza politici e presentatori televisivi ad ostentare dolori ufficiali. Il “valore aggiunto” di essere italiani (o americani) non toglie alla morte la sua tragicità e il suo carico di dolore. Le madri, i figli, le fidanzate…non hanno patria, non hanno nazionalità. Soffrono tutte allo stesso modo, indicibilmente allo stesso modo, anche le madri, i figli, le fidanzate dei “nemici”.

Questa è la guerra, signori, che sovverte i comandamenti della vita, che tutto distrugge davanti a se, che non sopporta eccezioni “umanitarie”. Perché tutti i soldati sono uguali e tutti i soldati per le proprie patrie sono i migliori ma tutti uccidono e sono uccisi. E tutti sono uomini ingannati dalle bandiere e dalle ideologie e dal fanatismo o dalla necessità economiche che li convincono a buttare la vita per qualche migliaia di dollari al mese.

Questa è la guerra, signori. Ma non raccontate ai nostri ragazzi che questo è un bel morire, che questa è la patria, che questo è un ideale. Il petrolio, il “posto al sole”, i “sacri confini”, la “guerra al terrorismo” non sono ideali. Sono sempre e solo “pretesti” dei furbi governanti di questo mondo per convincere tanti piccoli uomini a morire per loro. Sì, è triste e drammatico dirlo ma questi poveri ragazzi non sono morti per nessuna patria che non siano le menzogne di qualche petroliere americano e le ambizioni di qualche piccolo politico italiano.

Questa è la guerra, signori. E se anche l’ipocrisia del teatrino della politica italiana ha stabilito che ora è il momento del dolore, è un dovere civile gridare l’assurdità di questo dolore e del dolore degli altri, dei troppi, dimenticati… e rifiutarsi di ingrossare le fila delle retoriche e vuote “liturgie” patriottiche che da sempre preparano altre guerre ed altri morti. Questa è la guerra, signori…e noi ci rifiutiamo di servire queste meschine “patrie mercantili”. “Deus non vult!”

 

E poi sulla terra intera a innalzare
monumenti “Ai Caduti”!
così felici di essere caduti!

Ma provate a fissare quei corpi squarciati,
a fissare la loro smorfia ultima
sulle facce frantumate,
e quegli occhi che vi guardano.

Provate a udire nella notte
l’infinito e silenzioso urlo degli ossari:
“Uccideteci ancora e sia finita”!


(David Maria Turoldo)


Don Gianfranco Formenton

Parroco di S.Angelo in Mercole e S.Martino in Frignano (Spoleto)

(Fonte: Aprile on line)

 

 

 

PARLAMENTARI EUROPEI CHIEDONO INCONTRO ALL'UNIONE SU QUESTIONE ISRAELO-PALESTINESE

 

Bruxelles, 24 Aprile 2006,

Luisa Morgantini, a nome della delegazione di parlamentari europei appena rientrata da Israele e Palestina,  ha  inviato una lettera ai leader dell'Unione, Romano Prodi, Francesco Rutelli, Piero Fassino, Fausto Bertinotti, Clemente Mastella, Luciana Sbarbati, Oliviero Diliberto, Enrico Boselli, Emma Bonino, Antonio Di Pietro, Pecoraro Scanio, per chiedere un incontro sulla questione israelo-palestinese.

In particolare Luisa Morgantini, in qualità di coordinatrice della delegazione dei sette Eurodeputati di differenti gruppi politici, tra cui Chris Davies (ALDE, UK), Andre` Brie (GUE/NGL, Germania), David Hammerstein Mintz (GREENS/EFA, Spagna), Veronique Mathieu (PPE-ED, Francia), Proinsias De Rossa (PSE, Irlanda), Margrete Auken (GREENS/EFA, Danimarca), ha sostenuto l'opportunità di tale incontro con i leader dell’Unione che formeranno il nuovo governo "per esprimere le proprie opinioni e la propria esperienza, in relazione alla necessità, che l’Unione Europea e i suoi singoli stati membri, intraprendano una politica estera sul Medio Oriente incentrata sul dialogo e la mediazione, in grado di attivarsi il prima possibile, per il rispetto della legalità internazionale in Israele e Palestina e abbandonando la politica di “due pesi, due misure” che nuoce agli israeliani, ai palestinesi e anche all’Europa", ha detto Luisa Morgantini.

La delegazione di parlamentari europei, in Israele e Palestina dal 9-4 al 13-4, ha incontrato per la prima volta i rappresentanti eletti al Consiglio Legislativo Palestinese della lista Cambio e Riforma (Hamas), rappresentanti che hanno ribadito: “di essere pronti a riconoscere i confini del 1967 e l`OLP come rappresentante legittimo del popolo palestinese, dichiarazioni che implicano automaticamente anche il riconoscimento dello Stato di Israele. Hanno inoltre ribadito con fermezza che sono più di 18 mesi che Hamas non compie azioni militari o attentati e che sono intenzionati a continuare nell’accordo del cessate il fuoco stabilito con il presidente Mahoumud Abbas al Cairo. Chiedono però un riconoscimento reciproco da parte del governo israeliano, basato sui confini del 1967, la fine delle incursioni militari israeliane e l’applicazione della legalità internazionale”.

La delegazione di parlamentari europei ha anche incontrato il Presidente palestinese Mahmoud Abbas.

"In funzione di questa esperienza, la delegazione chiede quindi un incontro con i leader dell’Unione per approfondire gli argomenti sopra citati e le indicazioni politiche del nuovo governo italiano", ha concluso nella lettera Luisa Morgantini.

 

Per informazioni LUISA MORGANTINI 00393483921465 o FRANCESCA CUTARELLI 0032484714862

GUE/NGL PRESS OFFICE: Gianfranco Battistini + 32 475 646628 / + 32 -0- 2 2846785 www.guengl.eu

+ 4 - 8 | § La Riforma radicale in Tirolo: Michael Gaismair

Invito

 

Ancor oggi, molti rivoluzionari pensano che il comunismo si sia incarnato nel XIX secolo nel movimento operaio e che la sua data di nascita – anno dello scisma tra proletariato e borghesia, per riprendere l’espressione di Bordiga – sia il 1848. Questa visione è erronea. Il comunismo, prima dell’apparizione della classe operaia moderna, non è esistito solo nella testa di alcuni visionari geniali (Thomas More, Campanella, ecc.) disperatamente in anticipo sulla loro epoca, ma si è materializzato in poderosi movimenti, soprattutto nel Cinquecento europeo. Questo secolo, con il suo corteggio di incessanti rivolte dei poveri, costituisce uno dei momenti di punta della secolare guerra contro i ricchi, per l’abolizione delle classi e del denaro» .

 

Inizia così l’inserto di approfondimento (661 KB in normale formato .rtf) “Cronologia Gaismair e dintorni” in distribuzione gratuita scrivendo semplicemente alla redazione ecumenici@tiscali.it ; inserto che ci è stato gentilmente donato da Massimo di Rovereto (per ulteriori info: navedeifolli@gmail.com) per invitarci all’ interessante serata di Trento del prossimo 2 maggio su Gaismair. Un evento da non perdere, anche perché in Italia non capitano quasi mai queste occasioni culturali: tutti sembrano ben affaccendati a baciare anelli ecclesiastici e strizzare l’occhio al potente di turno. Meglio se con qualche chance di controllo delle menti, oggi a livello mediatico.

 

Massimo ci precisa che “ci sono ovviamente libri interi su Durer, Ratgeb, Grunewald, Cranch, Graf, ecc. Per la bibliografia, Vi mando una lunga e ben fatta cronologia sulle rivolte contadine preparata dal Centro di iniziativa Luca Rossi di Milano. Su Gaismair, nello specifico, i titoli migliori sono:

- Aldo Stella, "La rivoluzione contadina del 1525 e l'utopia di Michael Gaismair", Livinia, Padova, 1980

- Giorgio Politi, "Gli statuti impossibili. La rivoluzione tirolese del 1525 e il 'programma' di Michael Gaismair", Einaudi, Torino, 1995

 

Sui relatori della serata:

 

Tavo Burat è stato il fondatore del Centro Studi Dolciniani, che anima da più di trent'anni. Redattore della "Rivista dolciniana", ha scritto numerosi libri e saggi (su Dolcino e Margherita,  sul tuchinaggio, sulle minoranze linguistiche, su David Lazzaretti, ecc.)

 

Paolo Thea, docente di storia dell'arte all'Accademia Albertina di Torino, ha scritto diversi libri sul rapporto fra arte e rivolta, arte e alchimia, immagini interiori e creazione artistica ("Interiormente figure", Toso, Torino, 1995; "Gli artisti e gli 'spregevoli'. 1525: la creazione artistica e la guerra dei contadini in Germania", Mimesis, Milano, 1998; "Arte e magia", Mimesis, Milano, 2001, "Il vero cioè il falso", Mimesis, Milano, 2003).”

 

Micharl Gaismair e l'insurrezione tirolese del 1525

con Tavo Burat, fondatore e animatore del Centro Studi Dolciniani

 

Le immagini in rivolta. Gli artisti nella guerra dei contadini in Germania

con Paolo Thea, storico dell'arte

 

Martedì 2 maggio presso la Facoltà di Lettere e Filosofia

via S. Croce, 65 - Trento - Ore 20.30

 

1476

 

19 luglio. Sulla piazza di Würzburg, il principe-vescovo Rudolf von Scherenberg fa decapitare due contadini per aver tentato di liberare il predicatore Hans Böheim, noto come il pifferaio (o timpanista) di Niklashausen, arrestato nella notte tra il 12 e il 13 luglio. Per parte sua, il giovane prete e musicante viene bruciato come eretico, e le sue ceneri vengono disperse nel Meno: aveva negato le distinzioni cetuali e le strutture di base della società del suo tempo[1] (abolizione di tutti i censi, dei tributi, del mortuario[2], del laudemio[3], dei dazi, delle tasse, della taglia[4] e delle decime; libertà di accesso ai boschi, alle acque, alle fonti e ai pascoli), criticato l’imperatore «che dà ai prìncipi, ai conti e ai cavalieri il diritto d’imporre tasse al popolo», rifiutato la Chiesa istituzionalizzata e stigmatizzato il lusso[5], propugnando un mondo in cui «nessuno dovesse possedere più degli altri» ma, al contrario, ciascuno fosse «fratello all’altro» e si procurasse «il nutrimento necessario con le proprie mani». I contenuti della predicazione di Böheim avevano infiammato migliaia di rurali (provenienti da varie parti della Germania: Odenwald, Meno, Kocher, Jagst, Baviera, Svevia e Reno), che nelle settimane precedenti avevano dato vita a tumultuosi pellegrinaggi verso l’immagine della Vergine Maria di Niklashausen, e che, dopo il suo arresto, armati alla bell’e meglio, si erano messi in marcia per liberarlo, desistendo infine di fronte ai soldati e alle minacce del principe-vescovo (che li aveva richiamati al giuramento di fedeltà prestato). [Molte delle istanze avanzate dal pifferaio di Niklashausen, ben lungi dal morire con lui, riemergeranno circa mezzo secolo dopo come articoli dei contadini in rivolta, e la Franconia, nel 1520-’25, si confermerà come una delle regioni più «calde»: nella primavera del 1525, vi scorrazzerà la «banda nera» di Florian Geyer, cavaliere francone passato dalla parte delle schiere contadine dopo essere stato al servizio del gran maestro dell’Ordine Teutonico Alberto di Hohenzollern, celebre demolitrice di tutti i castelli e i «covi di preti» (Engels) via via incontrati nella regione del Neckar e di Würzburg.]

 

Hugo van der Gœs dipinge il Trittico Portinari per l’omonima famiglia fiorentina[6].

 

Pubblicazione dello Speculum humanae salvationis.

 

 

(segue)

 

 

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[1] Nelle campagne tedesche del Sacro Romano Impero «prevalgono rapporti che si possono definire di dominio patrimoniale, per i quali un’aristocrazia di potenti laici ed ecclesiastici, i signori (Herren), detiene un insieme di prerogative di appropriazione di beni e servizi sorretti, alla base, dal lavoro contadino: i signori concedono l’uso della terra o altre risorse del loro patrimonio ereditario a famiglie coltivatrici, che sono tenute a versare in cambio tributi. Una caratteristica saliente di questo sistema è che consente a più persone, sia tra i signori sia tra i contadini, di avere giurisdizione su uno stesso appezzamento di terra o sui suoi occupanti, fino a creare una complicata piramide di prerogative intrecciate e stratificate. Più in particolare, i signori esercitano il proprio dominio sulla popolazione contadina e ne estraggono tributi principalmente a tre diversi titoli: la signoria terriera o diritti sulla terra (Grundherrschaft), il potere bannale (Obrigkeit), ossia il monopolio in materia fiscale, militare e di amministrazione della giustizia, e la signoria “corporale” (Leibeigenschaft), o autorità diretta sui coltivatori vincolati da un rapporto di servaggio. L’intreccio di questi diritti fa sì che un contadino possa appartenere alla giurisdizione bannale di un signore, lavorare la terra di un altro ed essere contemporaneamente legato a un terzo da vincoli di carattere servile» (Sandro Lombardini, Rivolte contadine in Europa, secoli xvi-xviii, Loescher, Torino, 1983, p. 22).

[2] Tributo sulla morte, consistente nella cessione al feudatario del miglior capo di bestiame e del miglior indumento appartenuti al defunto.

[3] Tassa dovuta al signore feudale in occasione del cambio di proprietà di un bene.

[4] Sórta come donativo da versare in occasioni eccezionali (matrimonio del figlio del feudatario, insediamento di un nuovo vescovo, calamità naturali o guerre), la taglia era poi divenuta una vera e propria tassa diretta, da pagarsi ogni anno in denaro al principe territoriale (ne erano esentati la nobiltà, i cavalieri e il clero).

[5] L’«ascetismo che incontriamo con colorazione religiosa in tutte le insurrezioni medievali e, nell’età moderna, negli inizi di ogni movimento proletario» (Engels) è ricondotto da Claude Bitot allo «stato di arretratezza economica che caratterizzava allora la società»: «nell’impossibilità di risolvere realmente la questione sociale, veniva preconizzato un socialismo ascetico, sublimato cristianamente in “culto della povertà” o travestito alla maniera rousseauiana e naturalista in “semplicità dei bisogni”, il tutto coronato da un moralismo austero e virtuoso» (Claude Bitot, Le communisme n’a pas encore commencé, Spartacus, Paris, 1995, parte prima: “Bilan historique”, cap. I: “Histoire et socialisme”, § “Les causes réelles de l’échec”, p. 26). Interrogandosi sulla sorte cui sono andati incontro i movimenti che, sfidando le élites allora dominanti e cercando di arrestare il processo destinato a sfociare nella società del capitale, hanno di volta in volta cercato d’instaurare il «Regno di Dio sulla Terra», la «comunanza dei beni», la «Nuova Gerusalemme», la «Repubblica egualitaria» ecc., l’Autore individua la prima causa della sconfitta nel «fatto di poter disporre solo di un embrione di proletariato. Nelle rivolte millenariste si tratta di un “proletariato senza terra o dimora”, prodotto dall’espropriazione violenta di una parte della popolazione agricola che un capitalismo affatto balbuziente non è ancora in grado di mettere al lavoro. Essendo esclusa dai rapporti feudali, questa massa è l’elemento veramente attivo e radicale, disposto a seguire i profeti del millenarismo rivoluzionario, disponibile per tutte le avventure e le rivolte più folli. Ma tutte quante votate al fallimento: il grosso della popolazione continua a essere integrato nei quadri del sistema feudale – che lega il contadino alla gleba e l’artigiano alla sua corporazione – e non può riconoscersi in questi movimenti di uomini sradicati, che si ritrovano perciò presto isolati e vengono neutralizzati con facilità». La seconda «causa reale del fallimento del socialismo è l’assenza di una solida base materiale che ne permetta l’instaurazione. Non è prendendo ai ricchi (allora un’infima minoranza della popolazione) per dare ai poveri che si produce il socialismo: è appropriandosi delle forze produttive esistenti, che devono già essere numerose e ben sviluppate, per farle funzionare a beneficio della collettività. In assenza di queste condizioni, il socialismo non poteva che mancare al suo scopo più immediato: far uscire l’immensa maggioranza degli uomini dal regno della miseria» (ivi, pp. 25 e 27-28).

[6] N.B.: in questa cronologia ci limitiamo a fornire alcune informazioni sugli avvenimenti più importanti in campo artistico-culturale e sulla circolazione delle idee.

+ 6 - 6 | § Una firma per i fanciulli incarcerati in Israele

Defense for Children International – sezione palestinese e l'Istituzione Araba per i diritti umani hanno accusato Israele di aver intensificato la politica di detenzione di minorenni palestinesi.

La dichiarazione indica che dall' inizio di quest'anno 350 fanciulli, fra i 13 e i 18 anni, sono stati detenuti mentre nell' anno 2005, 700 minorenni sono stati detenuti. Si nota che cerca 4000 minorenni palestinesi sono stati detenuti dall' inizio della seconda intifada, di cui 400 sono ancora detenuti nelle prigioni israeliani. La dichiarazione accusa che tutti i fanciulli arrestati dalle forze israeliane sono sottoposti a diversi tipi di tortura.

 

A questo link, c'è una petizione (tradotta qui sotto) da firmare.

http://www.petitiononline.com/mzhra/petition.html

 

 

Al Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Infanzia,

 

PETIZIONE PER LA LIBERAZIONE DAI CARCERI ISRAELIANI DEI PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI MINORENNI E PER UN INDAGINE INTERNAZIONALE SULLE PRATICHE ISRAELIANE VERSO I DETENUTI MINORENNI.

 

Considerato che la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo, ratificato da Israele,  dichiara nel articolo 37 che “… la detenzione o l’imprigionamento di un fanciullo deve essere effettuato in conformità con la legge, costituire un provvedimento di ultima risorsa ed avere la durata più breve possibile; .”;

Considerato che articolo 37 dichiara che , “ogni fanciullo privato di libertà sia trattato con umanità e con il rispetto dovuto alla dignità della persona umana ed in maniera da tener conto delle esigenze delle persone della sua età. ”;

Considerato che la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo, la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura e Altre Pane o Trattamenti Crudeli, Inumani,  Degradanti, e altri trattati internazionali proibiscono l'uso della tortura durante l'interrogazione e l'imprigionamento;

E considerato che dal 28 settembre 2000 più di  3.600 fanciulli palestinesi sono stati detenuti dalle autorità israeliane e cerca 400 sono ancora detenuti nei carceri israeliani, e considerato che la maggioranza di questi fanciulli hanno sofferto torture sia fisiche che psicologiche durante l'interrogazione;

Noi sottoscritti, chiamiamo la Commissione delle Nazioni Uniti per i Diritti Umani a premere urgentemente su Israele per la liberazione di tutti i prigionieri politici palestinesi minorenni e per la cessazione di questa pratica illegale.

Inoltre, chiediamo un indagine immediata delle pratiche illegali israeliane contro i detenuti palestinesi minorenni.  Tale indagine deve concentrarsi sui questi punti: l'uso della tortura durante le interrogazioni, negazione delle visite di parenti e avvocati, e l'imprigionamento di prigionieri politici minorenni palestinesi insieme con prigionieri criminali minorenni israeliani.

 

Proposta inoltrata da Doriana Goracci, a cui aderiamo senza riserve. L’Ambasciatore d’Israele in Italia è invitato a dare risposte concrete e immediate, anche su quest’argomento. Un doppio grazie, anche perché sappiamo che il tema non è molto gradito…

 

La red

+ 8 - 6 | § La Resistenza è vita !

ALLE FRONDE DEI SALICI
 

E come potevamo noi cantare

con il piede straniero sopra il cuore,

fra i morti abbandonati nelle piazze

sull’erba dura di ghiaccio, al lamento

d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero

della madre che andava incontro al figlio

crocifisso sul palo del telegrafo ?

Alle fronde dei salici, per voto,

anche le nostre cetre erano appese,

oscillavano lievi al triste vento.

 

(Salvatore Quasimodo, “Giorno dopo giorno”, 1947)

 

 

AI QUINDICI DI PIAZZALE LORETO

 

Esposito, Fiorani, Fogagnolo,

Casiraghi, chi siete ? Voi nomi, ombre ?

Soncini, Principato, spente epigrafi,

voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati,

Gasparini ? Foglie d’un albero

di sangue, Galimberti, Ragni, voi,

Bravin, Mastrodomenico, Poletti ?

O caro sangue nostro che non sporca

la terra, sangue che inizia la terra

nell’ora dei moschetti. Sulle spalle

le vostre piaghe di piombo ci umiliano :

troppo tempo passò. Ricade morte

da bocche funebri, chiedono morte

le bandiere straniere sulle porte

ancora delle vostre case. Temono

da voi la morte, credendosi vivi.

La nostra non è guardia di tristezza,

non è veglia di lacrime alle tombe:

la morte non dà ombra quando è vita

 

(Salvatore Quasimodo, “Il falso e vero verde” 1949-1955)

 

Poesie segnalateci da Gian Luigi Nespoli

 

 

Comitato per il sostegno finanziario 2006 alla newsletter: Enzo Arighi, Gian Luigi Bettoli, Doriana Goracci, Giorgio Saglietti, Martino Ottomaniello, On. Alfonso Gianni, Oriella Orazi,  Andrea Iardella, Nosenzo Dominaci, Emanuela Benni.  Ha preannunciato il suo contributo il giornalista e storico Gavino Puggioni, che ringraziamo per le parole di amicizia dette in occasione del pranzo di Pasqua. La Sua riflessione, teologica e politica al tempo stesso, sull’attività della newsletter ci ha profondamente colpito. Speriamo che possa continuare, anche su queste pagine, la sua attività di ricercatore fra le tematiche fiabesche riprese nel terzo segreto di Fatima, la Storia e l’impegno civile quotidiano.

 

 

 

                                                                        Piera Egidi Bouchard

                                                                               (giornalista)

 

                                                                        Eppur bisogna andar

                                                                      Testimoni della Resistenza

 

                                                                    Libertà e giustizia, Claudiana

                                                   (pp. 249 più 8 di illustrazioni f.t., Euro 13.50, 2005)

                                                                    Prefazione di Nicola Tranfaglia

                                                                Con uno scritto di Giorgio Vaccarino

 

 

Una ventina di ritratti - tra storia orale, giornalismo e letteratura - di grandi protagonisti della lotta di liberazione. Percorsi di vita a partire dalle contraddizioni, le difficoltà e le ragioni delle scelte di uomini e donne che, formati sotto il regime totalitario fascista, presero coscienza della necessità della Libertà.

Bianca Guidetti Serra, Giorgina Arian Levi, Cesare Alvazzi, Marisa Diena, Giulietto Giordano, Giuliana Segre, Giorgio Girardet...

Evangelici, cattolici, ebrei e laici nelle Valli valdesi, in Liguria, a Torino, Ivrea, Firenze, Roma...

 

 

 

Estratto

 

PREFAZIONE

 

NON PORTAVA IL CAPPOTTO

di MARIO MIEGGE

 

In una mattina invernale molto limpida (come talora accade persino nella pianura padana) camminavo con Ferdinando Visco Gilardi nella periferia di Cinisello Balsamo, poco trafficata nelle ore in cui tutti sono al lavoro. Nando era uscito di casa senza giaccone o cappotto e gli chiesi se non avesse freddo. Sorrise e disse che, nei mesi della reclusione nel lager di Bolzano (dal dicembre 1944 al 30 aprile 1945), era diventato del tutto insensibile alle variazioni di temperatura. Aggiunse che quel mutamento fisico e mentale aveva avuto inizio al momento della tortura. Nel corso di un interrogatorio spietato, condotto per mezzo di elettrodi, la soglia estrema del dolore si era improvvisamente ribaltata nella percezione tranquilla di un centro luminoso, che non si spegneva 1. Tornato vivo nella sua cella, l’illuminato non aveva più patito né caldo né freddo: «e così è stato fino a ora».

Era la prima volta che incontravo Visco Gilardi e mi duole di non aver avuto in seguito altre lunghe conversazioni con lui, come quella mattina. Non ricordo con precisione l’anno e la data (1968 o 1969). Erano comunque i primi tempi della «Comune» di Cinisello 2 , di cui ero ospite, affascinato dalla novità, intensità e ricchezza di un esperimento di vita associata e di lavoro collegiale, solidamente «puritano» nell’impianto e nella gestione quotidiana.

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+ 6 - 7 | §

Cuba: giro di vite USA

 


 

                                                                          Rick Ufford-Chase


(ve/pcusa) L’amministrazione Bush inasprisce le restrizioni imposte ai cittadini americani che intendono recarsi a Cuba. E questo rende difficoltose le relazioni tra le chiese statunitensi e cubane. La denuncia viene da Rick Ufford-Chase, moderatore della Chiesa evangelica presbiteriana degli Stati Uniti: “Chiediamo al governo americano di permettere alle nostre chiese di mantenere e rafforzare i rapporti e ai leaders delle nostre chiese di spostarsi liberamente”, ha detto Ufford-Chase al termine di una visita di sei giorni a Cuba. Gli ha fatto eco, dall’isola, la teologa presbiteriana Ofelia Ortega, ex presidente dell’area caraibica e sudamericana del Consiglio Ecumenico delle Chiese: “Levare le restrizioni sarebbe per noi un grande aiuto. Vogliamo rompere il nostro isolamento, incontrare gente che proviene da altri paesi e scambiare idee e progetti”.

 

 

Presbiteriani contro Mc Donald’s

 


Molte chiese evangeliche negli Stati Uniti sono impegnate in una campagna di protesta contro il gigante degli hamburgers McDonald’s.

(ve/pcusa) Gli evangelici chiedono che gli addetti alla raccolta dei pomodori usati dalla catena di fastfood siano pagati più equamente. Molta gente consegna la lettera di protesta direttamente al ristorante più vicino. Altri la spediscono per posta elettronica o per fax agli uffici della McDonald’s a Chicago. La campagna di protesta risponde alla sollecitazione giunta da parte della Coalition of Immokalee Workers (CIW), un’organizzazione basata in Florida che rappresenta coltivatori e raccoglitori di pomodori. La CIW chiede che il gigante degli hamburgers migliori le condizioni di lavoro e i salari degli agricoltori che producono per la catena di fastfood. La campagna di protesta è stata lanciata lo scorso 1. febbraio, giorno in cui ricorre l’anniversario dell’abolizione della schiavitù. L’intenzione della CIW è di ricordare che la schiavitù non è stata ancora del tutto sradicata nelle fattorie della Florida. Hanno aderito alla campagna anche la United Church of Christ e il National Council of Churches.

+ 9 - 6 | §

Un sito con 18.450 pagine viste: ciascuna contiene da 40 a 180 articoli un po’ speciali

Il nuovo indirizzo elettronico della newsletter è solo  ecumenici@tiscali.it .

 

Comitato per il sostegno finanziario 2006 alla newsletter: Enzo Arighi, Gian Luigi Bettoli, Doriana Goracci, Giorgio Saglietti, Roberto Ferro, Martino Ottomaniello e On. Alfonso Gianni, recentemente rieletto e a cui auguriamo un proficuo lavoro parlamentare. Sono arrivati in queste ore anche un contributo da parte di Oriella Orazi e da Andrea Iardella: un grande grazie a questi amici che ci seguono da anni.

Aiutaci anche Tu – se puoi - ad essere indipendenti e a non aver padroni. Preferisci la libertà. Sempre.

 

 

 

AMNESTY INTERNATIONAL: OLTRE 20.000 PRIGIONIERI NEI BRACCI DELLA MORTE.

NEL 2005, ALMENO 2.148 ESECUZIONI E 5.186 CONDANNE A MORTE

 

 

Amnesty International ha reso noto oggi che oltre 20.000 prigionieri nel mondo sono in attesa di essere uccisi dai loro governi.

 

Secondo i dati sull’applicazione della pena di morte nel mondo, diffusi oggi dall’organizzazione per i diritti umani, nel 2005 sono state messe a morte almeno 2.148 persone in 22 paesi. Il 94% delle esecuzioni ha avuto luogo in Cina, Iran, Arabia Saudita e Usa. Lo scorso anno sono state emesse 5.186 condanne a morte in 53 paesi.

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+ 7 - 6 | §

Agenda

 

E’ in programma la quarta edizione di HOMEWORK FESTIVAL, rassegna di musica elettronica ed arti digitali, che si terrà da giovedi 11 maggio a sabato 13 maggio 2006 in diverse locations del centro di Bologna (Link, Cassero, Centro multimediale 2bo, Circolo ARCI Sesto Senso e Circolo ARCI Macondo) e che presenterà più di 50 tra live set musicali e vj performances, 5 workshop su software ed hardware legati alla creazione ed alla manipolazione digitale di video e musica e momenti di dibattito su argomenti riguardanti la cultura digitale.

Per informazioni ecco il link alla cartella stampa in formato PDF, con presentazione dettagliata dei contenuti del festival, loghi e foto dell'edizione del maggio 2005:

 

www.homeworkfestival.net/hwf4/hwf4_media_partners.pdf

 

Per ulteriori informazioni o richieste si prega di inviare una email all'indirizzo lagar.hw@gmail.com

Grazie della cortese attenzione.

Luca Garuffi

 

Ufficio Stampa Homework

via Castiglione 74

40124 Bologna - Italia

tel. +39 349 6485446

 

 

LE NUOVE FRONTIERE DEL CONTROLLO SUI LAVORATORI (IL CHIP RFID)

 

di Mario Fezzi

 

 

Un’impresa milanese ha recentemente sostituito i badge in uso ai dipendenti per accedere in azienda e rilevare gli accessi e le uscite. Il nuovo badge contiene un microchip, apparentemente invisibile, che lancia un segnale ogni volta che il possessore del badge si avvicina a uno dei punti in cui sono installati appositi lettori, distribuiti in tutta l’area aziendale.

 

L’impresa è così in grado di sapere in ogni momento della giornata dove si trova ciascun dipendente, e a fine giornata può ricostruire tutti i suoi movimenti nell’arco delle otto ore lavorative.

 

Mentre il vecchio badge doveva essere fatto passare dal dipendente attraverso un apposito lettore, il nuovo badge munito di questo microchip consente di segnalare la presenza di chi lo porta con sé anche a sua insaputa.

 

In tal modo il controllo del dipendente diviene non solo estremamente intrusivo, ma anche veramente “globale”.

 

Come si è arrivati a tutto ciò ?

 

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+ 9 - 3 | § Una voce libera ha bisogno di te: pensaci

Abbiamo bisogno di te perché non viviamo sopra le nuvole.....






Puoi aiutarci in vari modi:

Regalandoci un abbonamento a una rivista o a un quotidiano, offrendo il tuo tempo per traduzioni o scrivendo articoli di tuo pugno, fare lavori di ricerca, compilando un bollettino di conto corrente postale a favore di Maurizio Benazzi, Via A. Vespucci, 72 – 20025 Legnano MI, con causale Ecumenici, c/c nr. 30592190, o fare un bonifico bancario sul conto nr. 3084 della Banca Popolare di Milano, agenzia nr. 106, codice ABI 05584 CAB 20200 CIN Y, avente la medesima intestazione e con la stessa causale. Ma anche ricaricando il cellulare Tre che utilizziamo al 338 1211439… Grazie


Siamo nella condizione di dover sospendere le pubblicazioni fino a quando non troveremo adeguati supporti di sostegno finanziario all'iniziativa o di uno sponsor  che ci consenta di esprimerci comunque in piena autonomia.

Ci scusiamo con tutte e tutti per il disagio.

Maurizio Benazzi


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Abbiamo espresso in queste ore  il nostro messaggio di arrivederci a Tom Fox, attivista quacchero americano dei Christian Peacemaker Teams*,
ucciso nei giorni scorsi in Iraq, sul sito http://www.cpt.org/index.html





Esprimiamo un dolore profondo per la morte di un grande testimone della Pace, un Amico quacchero seriamente impegnato nelle strade di questa terra a cercare l'utopia di un mondo più giusto e umano.
L'Eterno lo accolga nelle sue braccia con tanto amore.

Ecumenical newsletter
http://ecumenici.altervista.org/html/index.php


*CPT è un'organizzazione che interviene, con metodi nonviolenti, in diverse regioni in cui sono in corso dei conflitti. L'organizzazione ha i suoi uffici a Chicago e Toronto. CPT è stata fondata nel 1984 da Mennoniti, Fratelli e Quaccheri, membri dunque delle cosiddette "chiese della pace" (peace churches).

+ 10 - 4 | § Sostienici: siamo una voce libera

Oltre 4800 iscritti alla newsletter in Italia e nel mondo

Bastano anche  poche decine di euro per sostenere le attività del gruppo Leonhard Ragaz: iniziative referendarie, newsletter elettronica Ecumenici, mediazione interculturale e religiosa, difesa delle minoranze, pratiche di non violenza attiva, solidarietà laica ai carcerati e ai migranti. E molto altro ancora...

 

Aspettiamo il tuo piccolo o grande contributo anche attraverso l'invio di un assegnobancario non trasferibile intestato a Maurizio Benazzi e spedito in via A. Vespucci 72 - 20025 Legnano MI - Puoi inoltre inviare i tuoi messaggi MMS o SMS al 338-1211439 oppure scrivere a ecumenici@tiscali.it per qualsiasi richiesta. Il nostro numero di fax è 0331-545910 (è attiva anche una segreteria telefonica).

 

Ti ricordiamo che Ecumenici è una newsletter elettronica indipendente che in 6 anni di libera attività non ha avuto e non ha anche oggi finanziamenti ecclesiastici, politici o aziendali.

 

La nostra libertà di espressione è anche la tua. Ti diciamo quello che gli altri non dicono.

 

Puoi fare un versamento bancario sul conto intestato a Maurizio Benazzi, con causale "Ecumenici", sul

c/c nr. 3084 della Banca Popolare di Milano, agenzia nr. 106 di Legnano,  codice ABI 05584 CAB 20200 CIN Y oppure sul

c/c nr 30592190 del Banco Posta , ABI 07601 CAB 01600 CIN K - In quest'ultimo caso è sufficiente utilizzare un normale bollettino di c/c postale per effettuare il versamento indicando semplicemente il numero di conto.

 

 

Maurizio Benazzi, fondatore di Ecumenici, nella pausa dei lavori di un Seminario di studio a Firenze sulla diaconia.

 

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Invitiamo tutt* a consultare (selezionando la funzione di menù) gli archivi del sito: contengono già tutti i numeri della newsletter pubblicati a partire dal mese di novembre 2004. Non sempre vengono infatti visualizzati nelle pagine di categoria. Prosegui poi nella lettura di questo articolo se vuoi sapere ove sono posizionati gli altri archivi elettronici dal febbraio 2002 in avanti.

Buona lettura

 

I nostri link sono consultabili alla pagina http://it.groups.yahoo.com/group/Nuovi_orientamenti_ecumenici/links

Maurizio, Marco e Alessia per Senzaconfine

Prosegui nella lettura di quest'articolo per conoscere gli archivi ...

 

                                                                               Sibaud

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+ 7 - 3 | § Posta ricevuta: lettere e non solo...

Il gruppo Positi_VA vi invita martedì 18 ottobre ore 21 presso la sala Filmstudio – Coopuf, via De Cristoforis – Varese:

Incontro aperto per Organizzazione StreetParade Varese contro ogni razzismo !

Avremo modo di parlare di:

 -presentazione del programma della giornata  -percorso streetparade  -concentramento finale: interventi e spettacoli  -servizio d'ordine: organizzazione e strumenti  -Adesioni e carri sound system partecipanti

Ciao e non mancate!

www.positi-va.org

 

 

Da Giuliano Falco e Giorgio Nobili abbiamo ricevuto l’invito a firmare l’appello a  sostegno di Giorgio e Luciana Alpi contro la querela di Taormina: http://www.articolo21.info/appelli_form.php?id=51

 

 

Cari amici, rispondo molto volentieri al vostro messaggio, col solo dispiacere di non poter venire a Firenze per l'incontro di mercoledì. Per la nostra associazione il problema delle carceri è un punto importante (beninteso, ancor più, in generale, come persone e cittadini), per i motivi brevemente illustrati nel testo che vi allego. Fatene l'uso che ritenete, vi preghiamo solo di tener presenti anche questi aspetti.

NB- L'appello di cui si parla è per la chiusura dei CPT; il campo di Triboniano si trova a Milano e ospita, separatamente, Rom romeni e bosniaci. Ma il discorso è ovviamente generale.

Ringraziandovi per l'attenzione, vi mandiamo molti cordiali saluti e auguri di buon lavoro.

Ernesto Rossi

 

 

Cari amici, aderiamo molto volentieri all'appello che ci è stato trasmesso da Tommaso Vitale.
I cpt sono semplicemente fuori dalla democrazia italiana, luogo di sofferenze e detenzione arbitraria, sottratto alle leggi e ad ogni <controllo democratico, aspetto che ne sottolinea la natura abusiva e brutale.
Succede che anche i Rom -uomini, donne, ragazzi- vi siano condotti per essere 'rimpatriati'. Questo succede con particolare <intensità in periodi come quello attuale, in cui, per 'sfoltire' la loro presenza, in vista del rifacimento del campo comunale di via Triboniano, siano più numerosi quelli che vi vengono ristretti.
Non è, in questi casi, assolutamente chiaro di quale 'patria' si parli: si parla invece spesso di persone nate o vissute in Italia, <respinte verso paesi in cui succede che non abbiano più parenti (che rimangono qui, separati dai loro cari e senza più notizie su <di loro) e dei quali, specie i più giovani, quasi nemmeno conoscono la lingua.
Infatti, a differenza di molti altri immigrati, i Rom si trovano in Italia con le loro famiglie: non è raro il caso che mariti o mogli <vengano detenuti e poi espulsi, lasciando qui il coniuge con i bambini piccoli.
Inoltre per molti Rom questo stato di detenzione è forse ancora più crudele che per altre vittime. A causa del pregiudizio e della loro separatezza dalla nostra società, più difficilmente intorno a loro si organizza un movimento di solidarietà e sostegno.
Il risultato, infine, è un feroce inasprimento delle già vergognose condizioni in cui in questo paese, assai peggio che in altri, sono <costretti a sopravvivere.
La nostra adesione all'appello è dunque, come si può vedere, molto sentita e motivata.
Un cordiale saluto.

 

Milano 17 giugno 2005  presidente Laurentiu Sandu, vicepresidente Ernesto Rossi

 

ASSOCIAZIONE “AVEN AMENTZA” – UNIONE ROM E SINTI – ONLUS
_________________________________________________________________________
Via Triboniano 212 – 20156 Milano  (Italia). Tel. +39.(02).48409114
Costituita il 18 luglio 2004, registrata a Milano il 22 novembre 2004 , n° 104485 serie 3. Codice fiscale 97389270154

 

 

Carissimo Ernesto,

la newsletter Ecumenici è a totale disposizione della Sua Associazione: se dovessimo scegliere un fiore da mettere all’occhiello della giacca preferiremmo il vostro. Anche nel logo che dobbiamo cercare a breve…

Possiamo dire che ci sentiamo Sinti e Rom per scelta istintiva. Abbiamo però bisogno di un canale per fare controinformazione ma anche informazione. Può darci una mano, nei modi che Lei preferirà?

Qualsiasi tipo di intervento (comunicati, lettere, possibili interviste, iniziative) sarà evidenziato con estrema cura.

Anche il compagno Luciano Muhlbauer, consigliere regionale lombardo (che legge in copia), si è mostrato interessato a un rapporto non legato a eventi sporadici e/o di gestione delle possibili situazioni di emergenza. Ho avuto modo di parlagli della sua e-mail in occasione della presenza in piazza a Milano giovedì scorso, per chiedere la chiusura del CPT di via Corelli.

Spero che gradisca questa comunicazione e che la trovi di Suo interesse.

Le auguro ogni bene.

Cordialità

Maurizio Benazzi

 

 

 

 

Caro Leonhard,

mi congratulo per l'opera spirituale di Ecumenici.

Fra qualche giorno ti spedirò un testo sugli scopi degli studi sulla pace di cui mi occupo.

Cordialmente    Piero Giorgi

www.pierogiorgi.org

www.centroeuropeo.info

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+ 5 - 7 | § La critica alla religione

La nostra redazione precisa che è intervenuta in più riprese al fine di non oscurare le idee socialiste di Ragaz, talvolta incomprese dall'autore di quest'articolo, Hans Ulrich Jaeger-Werth, che ha invece una matrice di pensiero liberale e patriottica.  La struttura dell'intervento meritava comunque di essere da noi segnalata... Ne siamo grati in ogni caso al pastore.

 

Cristianesimo e socialismo

 

Ragaz ha ampiamente presentato la sua posizione sul socialismo nello scritto “Von Christus zu Marx - von Marx zu Christus” (Da Cristo a Marx - Da Marx a Cristo, del 1929). La tesi di fondo dei quattro discorsi contenuti nel libro sono: Socialismo e Cristianesimo sono veramente un tutt’uno.
Essi sono due metà di un anello. Il regno di Dio li comprende tutti e due. Esso comporta un nuovo cielo e una nuova terra nei quali abita la giustizia.
Il cristianesimo usuale, che vede solo il nuovo cielo e si accontenta della vecchia terra, è politicamente conservatore fino ad essere reazionario. Esso cerca Dio senza il regno, che viene visto puramente come al di là, diventando così oppio dei popoli. Esercita un’attività d’amore ma manca nella questione della proprietà e del potere. Dal flusso ardente del regno di Dio giungono sempre nuovi impulsi, che, però, vengono rifiutati dal cristianesimo ufficiale e si rivoltano contro questo, come, nel 1525, quando Lutero si pronunciò contro la rivoluzione dei contadini. Qui l’anello è definitivamente spezzato.
Il socialismo, al contrario, può volere il regno senza Dio, la nuova terra, in cui abita la giustizia, senza il nuovo cielo. Esso vuole liberare l’umanità dalla subordinazione alle cose e vuole creare una cooperativa solidale. E’ merito di Karl Marx quello di aver indicato, con vigore, il significato dei rapporti materiali. Deluso del quietismo del cristianesimo e dell’idealismo, il socialismo si collega con lo scientismo, la fede nella scienza del 18° secolo, con la sua visione meccanicistica del mondo. Il materialismo storico ha un’inclinazione verso il materialismo metafisico. La concezione secondo cui la storia si sviluppa dialetticamente verso una mèta razionale, produce l’idealismo hegeliano e acquista qui un fondamento religioso. Il “socialismo scientifico” di Marx e Engels ha, dunque, un fondamento solo fittizio; di fatto mescola analisi e interpretazione dei fatti, intraprende esplorazioni infondate rivelandosi, così, non scientifico. Malgrado le tinte scientifiche, il marxismo è ugualmente un tipo di religione messianica, per ciò che riguarda la sua attesa del futuro. “E’ stato questo messaggio messianico, in forma di speculazione filosofica o di fredda scienza, a afferrare e scuotere le masse come un evangelo e ad entusiasmarle e rinforzarle verso una nuova speranza e una nuova vita.”
Il bolscevismo ha superato poi la visione volgarmente darwiniana e cinica del mondo, con la quale la borghesia giustificava il suo colonialismo, il suo militarismo e il suo imperialismo, e ha sviluppato a sua volta una “forma imperialistico-militarista" di lotta di classe.

Di fronte a ciò, il reale cristianesimo e il vero socialismo devono unirsi in un socialismo etico, quali materialismo ed idealismo che si riferiscono l’un l’altro come due poli supplementari.
I mezzi devono corrispondere allo scopo. Chi vuole creare il socialismo con violenza e dittatura rimane piantato in violenza e dittatura.  Non si può creare la pace con la guerra, il socialismo può nascere solo dal socialismo. Di esso fan parte un particolare stile di vita e un corrispondente comportamento spirituale. Allo stesso modo, il cristianesimo deve rinnovarsi e riconoscere che il regno di Dio e la sequela appartengono a Dio. Così le due metà dell’anello possono ricongiungersi.

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+ 3 - 9 | § La lotta di Ragaz e la sua svolta col sermone per lo sciopero dei muratori

 

Lo scrittore

Ragaz lasciò una grossa opera letteraria che comprende, senza i 49 volumi del “Neuen Wege”, 70 libri e scritti indipendenti, che sono stati tradotti ripetutamente. Come il suo compagno di lotta Hermann Kutter, qualche volta riusciva a scrivere in poche settimane un libro, su temi politici e religiosi, in modo talmente magistrale da meritarsi il premio per la letteratura della città di Zurigo.
Una particolare miniera di materiale è costituita dai circa 5000 manoscritti delle lezioni, pagine scritte, spesso,  in bianco e volta.
 Del periodo basilese sono degni di nota il discorso programmatico pronunciato all’assemblea annua della società pastorale svizzera, “Das Evangelium und der soziale Kampf der Gegenwart” (L’evangelo e la lotta sociale del presente, 1909), i due volumi di prediche “Dein Reich komme” (Il tuo regno venga) e la raccolta di preghiere “Zuflucht zu Gott” (Rifugiarsi in Dio, senza anno). Durante i primi anni del suo incarico a professore, Ragaz potè pubblicare poco. Nel 1920 pubblicò la lezione “Die pädagogische Revolution” (La rivoluzione pedagogica), in cui presenta un modello permeabile di formazione con sostanziale partecipazione, tentando di unire la teoria e la prassi, l’università e la scuola professionale. Nel 1922 apparse la sua raccolta di articoli “Weltreich, Religion und Gottesherrschaft” (Regno terreno, religione e signorìa di Dio), e la sua esposizione della teologia dei due Blumhardt “Der Kampf um das Reich Gottes in Blumhardt, Vater und Sohn -und weiter!” (La lotta per il regno di Dio in Blumhardt, padre e figlio - eccetera!). Considerevole è anche il suo scritto “Die Abrüstung als Mission der Schweiz” (Il disarmo come missione della Svizzera, 1924), steso per il suo impegno per la pace nel periodo interbellico. Nel 1929 Ragaz tenne quattro conferenze sul ciclo di temi: marxismo, socialismo e la fede cristiana, che egli pubblicò sotto il titolo: “Von Christus zu Marx - von Marx zu Christus” (Da Cristo a Marx - Da Marx a Cristo). Su un discorso tenuto già nel 1931, si basa “Sinn und werden der religiös-sozialen Bewegung”  (Significato e divenire del movimento social-religioso, 1936) che riflette, tra l’altro, sul rapporto con la  teologia dialettica.
Tra gli scritti tardivi spicca “Die Botschaft vom Reiche Gottes, Ein Katechismus für Erwachsene” (Il messaggio del regno di Dio. Un catechismo per adulti, 1942), nel quale Ragaz sviluppa, ancora una volta, il rapporto tra i suoi interrogativi religiosi e politici. Un altro tema importante per Ragaz è quello definito “Israel -Judentum -Christentum” (Israele - Ebraismo - Cristianesimo, 1942). Furono ristampati diversi libri sui passi centrali della Bibbia: “Die Gleichnisse Jesu” (Le parabole di Gesù, 1944) e “Die Bergpredigt Jesu” (Il sermone sul monte di Gesù, (1945). Lo scritto “Die Geschichte der Sache Chisti” (La storia della cosa Cristo,1945) mostra la visione della storia di Ragaz. Solo postume apparvero le sue considerazioni sulla Bibbia, in sette volumi, “Die Bibel - eine Deutung”  (La Bibbia - Una interpretazione, 1947-50, ristampate in quattro volumi tascabili) e la sua biografia “Mein Weg” (La mia strada, 1952).  Nel 1966, 1982 e 1992 venne pubblicata, in tre volumi, una scelta di sue lettere e per i 50 anni della sua morte é apparso il libro: Leonhard Ragaz, Eingriffe ins Zeitgeschehen. Reich Gottes und Politik, Luzern 1995 (Leonhard Ragaz. Interventi nell’attualità. Regno di Dio e politica).

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+ 8 - 3 | § Un grande grazie a Marco de Cesare

Dobbiamo tutt* un grande ringraziamento per il ripristino del sito danneggiato a Marco de Cesare di Tradate, il nuovo webmaster. Ha dedicato tempo e energie preziose anche al rinnovamento dello stesso.

Parliamo di un giovane comunista libertario che ci ha dato molto di più di una mano: ci ha regalato la sua passione informatica e nuovi obiettivi da raggiungere.

Proseguiamo dunque il cammino....

La redazione

PS: per scrivergli direttamente utilizzate questo indirizzo elettronico: tafano@tafano.org

 

+ 7 - 4 | § Un postino elettronico molto indaffarato...

Pier Paolo Pasolini

 

Così giunsi ai giorni della Resistenza senza saperne nulla se non lo stile:   

fu stile tutta luce, memorabile coscienza di sole. Non poté mai sfiorire,   

neanche per un istante, neanche quando l' Europa tremò nella più morta vigilia.

Fuggimmo con le masserizie su un carro da Casarsa a un villaggio perduto  

tra rogge e viti: ed era pura luce.

Mio fratello partì, in un mattino muto di marzo, su un treno, clandestino,   

la pistola in un libro: ed era pura luce. Visse a lungo sui monti, che albeggiavano   

quasi paradisiaci nel tetro azzurrino del piano friulano: ed era pura luce.

Nella soffitta del casolare mia madre guardava sempre perdutamente quei monti,   

già conscia del destino: ed era pura luce.

Coi pochi contadini intorno vivevo una gloriosa vita di perseguitato   

dagli atroci editti: ed era pura luce. Venne il giorno della morte   

e della libertà, il mondo martoriato si riconobbe nuovo nella luce......

 

Quella luce era speranza di giustizia: non sapevo quale: la Giustizia.

La luce è sempre uguale ad altra luce. Poi variò: da luce diventò incerta alba,   

un'alba che cresceva, si allargava sopra i campi friulani, sulle rogge.   

Illuminava i braccianti che lottavano. Così l'alba nascente fu una luce

fuori dall'eternità dello stile....  Nella storia la giustizia fu coscienza   

d'una umana divisione di ricchezza, e la speranza ebbe nuova luce.

 

(proposta da Fausto Concer)

 

 

 

Scriveva tempo fa Augusto Boal: “Non basta avere coscienza che il mondo deve essere trasformato: bisogna trasformarlo”. Non è difficile però immaginare cosa ne pensa a questo proposito la consigliere comunale milanese di Alleanza Nazionale Carla De Albertis (carla@dealbertis.it – cellulare pubblico 320-2043122)  che sta raccogliendo firme affinché “il mondo gay non può e non deve essere il modello per i nostri figli".

 

Spadroneggia su Telelombardia in ore serali, a suon di Euro immaginiamo: non si cura molto della forma dei suoi discorsi; prende come bandiera quella dell’integralismo cattolico nostrano. Probabilmente non ha mai letto un testo di teologia di Karl Rahner o di Hans Kung: ma che importa… Questo vogliono i lumbard! Alla Prosperini per intenderci.

 

Questo numero di Ecumenici è dedicato a tutt* gli/le intolleranti. Segnaliamo purtroppo che sabato 23 aprile, in via del Corso a Roma due ragazzi che passeggiavano mano nella mano, non lontano dal luogo in cui in cui alcuni militanti di ultradestra stavano manifestando con bandiere con croci celtiche per chiedere l’abolizione della festa del 25 aprile, sono stati picchiati. “Voi gay non ci potete andare in giro così...” "Ma dove vi credete di essere, ve ne dovete andare..." avrebbero detto gli aggressori ai due ragazzi, secondo quanto riferito dall'edizione romana di Repubblica. E alle parole, hanno fatto seguire i fatti: una scarica di calci e pugni alla faccia e alla pancia, sotto gli occhi di passanti e turisti, alcuni dei quali sono intervenuti per soccorrere i giovani. Le contusioni e ferite sono state valutate dai medici del pronto soccorso del San Giacomo, dove i due sono stati portati, guaribili in dieci giorni. Un aggressore è stato identificato.

 

Ecumenici intende inoltre smentire le varie organizzazioni omosessuali italiane (GLO compreso): questa newsletter si dichiara apertamente favorevole al matrimonio e all’adozione di figli di coppie dello stesso sesso, così come proposto e sostenuto dalla Chiesa Unita protestante del Canada. E sottolinea con gioia la recente e lungimirante scelta della Chiesa Luterana negli USA di privilegiare - fra i suoi pastori di orientamento omosessuale - coloro che vivono proprio una situazione affettiva stabile in ambito di coppia.

Fiat lux.

 

MB

 

 

                                                Attivisti spagnoli davanti al Parlamento

 

Segue un secondo gruppo di lettere del mese di aprile

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+ 10 - 3 | § La newsletter siete voi: con le vostre idee, le Vostre identità e azioni

Ecco alcune lettere ricuvute nei mesi di gennaio e febbraio....

 

Milano, 3 gennaio 2005

Carissimi,

ricambio di cuore gli auguri per un sereno 2005.

Un caro saluto.

Antonio Di Pietro

 

 

 

Gentile Maurizio Benazzi

le chiedo scusa per il ritardo, sono stata molto occupata: ho letto il suo messaggio e mi ha molto incuriosito la figura di questa donna Clara Nadig Ragaz che non conoscevo. Purtroppo non ho il tempo materiale di fare indagini presso i nostri archivi internazionali, quello che posso fare è passarle un indirizzo email.

L'archivio della Wilpf internazionale è stato interamente trasferito in un archivio universitario del Colorado, al quale bisogna rivolgersi per avere informazioni e notizie. L'archivista che si occupa del nostro materiale è David Hays, al quale può tranquillamente dire che l'abbiamo indirizzata noi, l'indirizzo è il seguente:

arv@colorado.edu

Quanto all'archivio di Ginevra, non è ordinato e pertanto non è agibile da persone esterne alla Wilpf. E d'altra parte non credo che ci sia materiale che non si trovi anche nel Colorado.

Le auguro di riuscire nel suo intento. E le sarò grata se vorrà informarmi sui risultati della sua ricerca.

Buon lavoro e buon anno.

Ada Donno

 

 

 

Caro signor Benazzi,

abbiamo spedito stamani il promesso pacco di medicinali per il carcere. Ho cercato di mettere ciò che poteva avere un senso, ed ho eliminato alcuni flaconi di sciroppo per la tosse e di antistaminici; nel dubbio potessero servire mi pareva un inutile rischio inserirli all'interno di un pacco spedito per posta.

Spero che il suo impegno possa dare risultati concreti! Molti auguri per lei e per la sua mamma.

                                                            Maria Teresa Salioni      

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+ 6 - 4 | § Un TIR di lettere

Dedichiamo ben due numeri della newsletter alla corrispondenza arretrata: segnalo poi che per il secondo mese consecutivo le visite al nostro sito aumentano sensibilmente a testimonianza di un interesse anche da parte di chi non risulta iscritto alla Mailing List e che l’adesione alla petizione antifascista e di solidarietà alla comunità ebraica di Lugano è stata significativa e apprezzata. Grazie, grazie,grazie.

 

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+ 6 - 5 | § Ci chiedono informazioni...

Sono Dino d'Aloia di San Severo. Anche noi in puglia abbiamo messo su un centro ecumenico, dove ecumenismo viene inteso in senso allargato al dialogo e la collaborazione con tutte le religioni. Ci parlate un po' della vostra associazione e delle sue finalità?

Attendiamo notizie.

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+ 5 - 6 | § Il socialismo alla Ragaz

L’alba di Friesenberg a Zurigo

 

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+ 9 - 6 | § Ragaz a Cuba

Sulla rivista teorica e politica “Cuba socialista”, edita dal Comitato Centrale del partito comunista cubano, Leonhard Ragaz fa testo e viene colto per ciò che ha pensato effettivamente. In Italia è invece ancora ampiamente frainteso; me ne rendo conto dalla posta che ad es. ricevo da parte soprattutto dai clericali, cattolici e protestanti poco importa: a Cuba si parla correttamente di socialismo biblico e non religioso. Il Regno di Dio ha infatti a che fare con la nuova creazione, il nuovo mondo e non certamente col dio della religione o di quello tappabuchi citato da Bonhoeffer.

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+ 5 - 4 | § Clara Nadig Ragaz

Clara Ragaz Nadig (1874-1957) : una giornalista contro la guerra e per la democrazia sostanziale

 

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+ 4 - 6 | § Ecumenici cerca te

Cerchiamo penne, pardon tastiere spinte dalla passione per la Pace, la Giustizia e la salvaguardia del creato. Cerchiamo insomma te, che hai a cuore il mondo dei migranti, i problemi del carcere o la tutela della salute dei cittadini dai rischi delle antenne UMTS e non solo…

Se vuoi mettere a disposizione il tuo tempo e il tuo ingegno, scrivi a ecumenici@tiscali.it

Un regalo iniziale di Gianluca Zoni e poi da Marco de Cesare. In tempi contrassegnati da un egoismo imperante e dalle logiche del profitto a tutti i costi, continuiamo a manifestare e offrire piccoli segni di controtendenza, con l’entusiasmo di chi crede che un altro mondo è veramente possibile!

Un abbraccio di Pace a tutt*

+ 9 - 1 | § Fra le tantissime pagine di posta ricevuta

Vi prego non fermatevi...

L'interruzione del vostro lavoro sarebbe una perdita gravissima per me, mi sentirei ancora più solo e sfiduciato. Non fatelo, c'è così tanto bisogno di persone come voi. Io non intervengo quasi mai, e questo non mi fa certo onore, ma vi ascolto sempre.

Con affetto e stima

 

Giovanni Checcucci

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+ 7 - 1 | § Dedicato a...

Quando nacque nel 1999 questa newsletter nella sacrestia di una chiesa evangelica in Milano non immaginavo certo di prendere un impegno così radicale e per molti aspetti rivoluzionario, ossia fuori dagli schemi classici non solo del cattolicesimo ma anche del protestantesimo. Ho attraversato tante chiese ma ho trovato quasi sempre Dio fuori di esse. Ha il volto della sorella e del fratello, anche non credente. A loro è dedicato questo sito.

Maurizio Benazzi - Fondatore

 

 

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+ 5 - 4 | § Il manifesto del 1926

L'impegno di Leonhard Ragaz contro il militarismo, schiavitù dell'essere umano,  in favore della Pace

Ragaz fu influenzato dal pensiero teologico di Kierkegaard: criticò il clericalismo protestante, alleanza profana fra potere e religione e fondò un centro educativo. Subì la censura svizzera durante la seconda guerra mondiale per il suo pacifismo radicale e tenne fino alla morte relazioni proficue con amici cecoslovacchi, olandesi e scandinavi.

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+ 5 - 7 | § Leonhard Ragaz, per un’etica della politica e un giornalismo profetico

Quasi dimenticato in Svizzera, pressoché sconosciuto all’estero, solo il movimento del ‘68 e la teologia della liberazione hanno riscoperto il significato dell’opera del teologo svizzero Leonhard Ragaz, nato a Tamins, nei Grigioni, il 28 luglio 1868.

Markus Mattmüller

Da www.voceevangelica.ch

 

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+ 6 - 2 | § Il socialismo biblico

Il teologo svizzero Leonhard Ragaz (1868-1945), negli anni del primo conflitto mondiale, pone il sermone sul monte (capitoli 5, 6 e 7 del Vangelo di Matteo)  come programma di un nuovo ordine nonviolento, democratico e socialista: la “magna Charta del regno di Dio” dovrà essere realizzata nella lotta per il disarmo, contro il militarismo, il capitalismo e l’odio dei popoli. Scrisse: “Il sermone sul monte è il messaggio incredibile della rivoluzione del mondo da parte di Dio”.

Un'immagine di Leonhard Ragaz e sua moglie Clara Nadig nel 1923

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+ 8 - 5 | § Il rinnovamento socialista non violento di Leonhard Ragaz

Leonhard Ragaz (1868-1945) attraverso la rivista Neue Wege (Nuove vie) riuscirà a rinnovare lo scenario etico-politico e religioso non solo della Svizzera ma anche del socialismo europeo.  Ne tracciamo un primo ritratto per comprendere l’opera e l’insegnamento di questo gigante del socialismo cristiano.

(traduzione a cura di Maurizio Benazzi)

 

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+ 2 - 7 | § Il manifesto

 "Omnia sunt communia!", tutte le cose sono di tutti (Thomas Muntzer).

NO ALLA GUERRA - NO WAR! SOCIALISTS FOR THE PEACE!
Cristiani, ebrei e non per la non violenza e il socialismo. Questa è una mailing list interdenominazionale, ispirata alla figura di Leonhard Ragaz, evangelico svizzero. E' gradita una breve autopresentazione all'iscrizione. E' una newsletter informativa e formativa gratuita, inviata a credenti in dialogo, di diverse chiese e gruppi anche informali ma anche a liberi interlocutori, appartenenti a diverse nazionalità: hanno in comune il desiderio di camminare insieme. Nella prospettiva del sacerdozio universale dei credenti ci si interroga soprattutto su come vivere la Fede e promuovere la Pace, la Giustizia e la salvaguardia del creato.
E' aperta al dialogo e al confronto con tutte le fedi viventi e in particolare coi non credenti. E' stata fondata nel 1999 da Maurizio Benazzi: non è finanziata da chiese. Appaiono articoli e comunicati stampa di varie associazioni considerate amiche.
Per la chiesa confessante facciamo memoria oggi di questo scritto:

"Fare e osare non qualunque cosa, ma la cosa giusta;
non restare sospesi nel possibile, ma afferrare arditi il reale;
non della fuga dei pensieri, ma nell'azione soltanto è la libertà.
L'obbedienza sa cosa è bene,
e lo compie,
La libertà osa agire, e rimette a Dio il giudizio
su ciò che è bene e male.
L'obbedienza segue ciecamente,
la libertà ha gli occhi ben aperti.
L'obbedienza agisce senza domandare,
la libertà vuole sapere il perché.
L'obbedienza ha le mani legate, la libertà è creativa.
Nell'obbedienza l'uomo osserva i comandamenti di Dio,
nella libertà l'uomo crea comandamenti nuovi.
Nella responsabilità trovano realizzazione entrambe, l'obbedienza è libertà."

(Dietrich Bonhoeffer)

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